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Firmato a Roma il protocollo tra CREA e Re.N.Is.A, alla presenza del ministro Lollobrigida: “Ricerca e giovani per il futuro dell’agricoltura”. Rocchi (CREA): “Hub ponte tra scuola, ricerca e impresa”

ROMA – Un accordo per un’agricoltura sempre più giovane, innovativa e sostenibile: è quanto siglato il 20 maggio tra il CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) e Re.N.Is.A. (Rete Nazionale degli Istituti Agrari), in occasione dell’inaugurazione del primo “Agrifood Innovation Hub” presso la sede centrale del CREA a Roma, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Il nuovo protocollo punta a rafforzare la sinergia tra il mondo della ricerca e quello dell’istruzione agraria, coinvolgendo direttamente oltre 280 istituti tecnici e professionali italiani in percorsi di formazione e innovazione applicata. Gli “hub” che nasceranno nelle sedi CREA saranno spazi operativi per attività pratiche, sperimentazioni, partecipazione a bandi, incontri e percorsi educativi mirati, a stretto contatto con i ricercatori.

“Mettere a sistema competenze, innovazione e formazione è fondamentale per sostenere i nostri giovani in questo settore strategico – ha dichiarato il ministro Lollobrigida – Ricerca, tradizione e sviluppo locale passano dal ricambio generazionale e da politiche di reddito efficaci”.

La presidente di Re.N.Is.A., Patrizia Marini, ha parlato di “giornata storica per gli istituti agrari italiani”, mentre il presidente del CREA Andrea Rocchi ha sottolineato come “investire sui giovani significhi costruire il futuro dell’agricoltura, coniugando sapere, saper fare e far sapere in un ecosistema formativo che lega scuola, ricerca e impresa”.

Un’iniziativa strategica che intercetta le sfide del cambiamento climatico, della digitalizzazione e della sostenibilità, valorizzando le competenze tecniche e scientifiche delle nuove generazioni in un settore chiave per l’economia e l’ambiente del Paese.

Redazione

 
 

Dal 1° luglio 2025 scattano i dazi aggiuntivi decisi da Bruxelles. Copa Cogeca commenta: senza alternative per gli agricoltori, si mina la sostenibilità del settore agricolo europeo.

Con il voto del Parlamento europeo, è stata approvata in via definitiva la proposta della Commissione UE che introduce dazi aggiuntivi sulle importazioni di fertilizzanti da Russia e Bielorussia, con applicazione a partire dal 1° luglio 2025. La misura, che mira a rafforzare le sanzioni economiche nel contesto geopolitico attuale, ha però sollevato forti critiche da parte del Copa e della Cogeca, le due principali organizzazioni rappresentative degli agricoltori e delle cooperative agricole europee.

Pur riconoscendo la legittimità degli obiettivi di politica estera, Copa e Cogeca denunciano la totale assenza di una valutazione d’impatto e l’assenza di strategie di approvvigionamento alternative, elementi che rendono la misura un potenziale fattore di squilibrio per la competitività e la sostenibilità delle aziende agricole dell’UE.

“Serve una visione strategica – sottolineano – che includa soluzioni di economia circolare, come il ricorso a nutrienti riciclati da digestati e materiali RENURE, e deroghe strutturali alla direttiva nitrati per l’uso di effluenti zootecnici, in modo da ridurre la dipendenza dai fertilizzanti fossili”.

Le organizzazioni agricole europee chiedono inoltre di eliminare le sovrapposizioni normative tra CBAM, direttiva nitrati e limiti sul cadmio, per evitare di penalizzare gli agricoltori più virtuosi. Invocano anche l’abolizione dei dazi su fertilizzanti provenienti da Paesi affidabili e la creazione di uno strumento europeo di gestione del rischio per l’intera filiera dei fertilizzanti, unitamente alla pubblicazione mensile dei prezzi in tutti gli Stati membri.

Per Copa e Cogeca, infine, resta irrisolta la questione di fondo: “Senza una credibile strategia di diversificazione, la proposta rischia di compromettere la sicurezza alimentare e la redditività economica dell’agricoltura europea”.

Andrea Vitali

NEL 2025 È SCOMPARSA L’ORCHIDEA PALUSTRE PIÙ RARA D’ITALIA: LA DACTYLORHIZA ELATA

Scarpetta di Venere, Barbone adriatico, Ofride specchio, Orchis patens e Dactylorhiza elata subsp. sesquipedalis: sono tra le orchidee italiane più minacciate secondo il nuovo report di Legambiente. Appello alla vigilia della Giornata della Biodiversità.

In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità (22 maggio) e della Giornata europea dei Parchi (24 maggio), Legambiente pubblica il Rapporto “Biodiversità a rischio 2025”, lanciando un allarme sulle orchidee selvatiche italiane: 240 specie, un quarto delle quali endemiche, ma sempre più minacciate da cambiamenti climatici, perdita di habitat, raccolta illegale e normative non aggiornate. Il caso più grave è la scomparsa, confermata nel 2025, della Dactylorhiza elata subsp. sesquipedalis in Sardegna.

 

DACTYLORHIZA ELATA SUBSP. SESQUIPEDALIS: ESTINTA IN SARDEGNA

Dactylorhiza elata subsp
L’ultima popolazione nota nel Nuorese è scomparsa nel 2025. Una perdita simbolica per la flora palustre italiana.

Questa rarissima orchidea palustre è ufficialmente estinta. Un tempo presente nella provincia di Nuoro, contava 30 esemplari negli anni ’80, scesi a 3 nel 2020. Il 2025 ha segnato la sua definitiva scomparsa.
Credito foto: © Legambiente – Tutti i diritti riservati. Link Fotogallery: legambiente.it/orchidee2025


CYPREPIDIUM CALCEOLUS (SCARPETTA DI VENERE): QUASI SCOMPARSA

Scarpetta di Venere
Specie iconica dell'arco alpino, oggi sopravvive solo in aree isolate delle Alpi occidentali. Colpita da raccolta illegale e frammentazione del suo habitat naturale, questa specie è oggi ridotta a pochissimi nuclei, nonostante sia una delle più protette in Europa.
Credito foto: © Legambiente – Tutti i diritti riservati. Link Fotogallery: legambiente.it/orchidee2025

HIMANTOGLOSSUM ADRIATICUM (BARBONE ADRIATICO): IN DECLINO

Himantoglossum adriaticum 1
Foto di: Bernard Haynold
Orchidea slanciata e rara, predilige i prati aridi dell’Appennino e del litorale adriatico. È sempre più minacciata da pascoli intensivi e dall’abbandono delle pratiche agricole estensive.


OPHRYS SPECULUM (OFRIDE SPECCHIO): UN GIOIELLO A RISCHIO
speculum orchidea
Foto di: Antonio Antonucci

È una delle orchidee più affascinanti della flora mediterranea, con un labello blu metallizzato che imita un insetto. Minacciata da urbanizzazione e perdita di habitat, è sempre più rara in Italia.


ORCHIS PATENS: UNA PRESENZA FRAGILE NEL SUD ITALIA

0rchis.ptens
Specie localizzata e rara, legata ai boschi umidi del Sud. La frammentazione dell’ambiente e la mancanza di tutela coordinata la rendono altamente vulnerabile.
Di Mg-k - selbst fotografiert - own picture - published on www.m-klueber.de (my own site), CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3458851


ORCHIS PURPUREA: SEGNALE DI FRAGILITÀ
Orchis purpurea

Diffusa in boschi collinari e prati calcarei, è oggi ridotta in molte aree dell’Italia centrale. Non ancora estinta, ma fortemente ridimensionata in seguito alla perdita dei prati stabili e all’espansione dei boschi fitti.
Credito foto: © Legambiente – Tutti i diritti riservati. Link Fotogallery: legambiente.it/orchidee2025


L’APPELLO DI LEGAMBIENTE: “PIÙ PARCHI, PIÙ TUTELA”

Legambiente sottolinea che l’Italia è in grave ritardo sulla Strategia UE per la biodiversità 2030: se si prosegue con l’attuale ritmo, l’obiettivo del 30% di territorio e mare protetti verrà raggiunto tra 80 anni. Il trentennale di cinque aree protette italiane deve diventare un’occasione concreta per rilanciare la tutela della flora a partire dalle orchidee, coinvolgendo anche comunità locali e gestori del territorio.

© Redazione FloraViva
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copa cogeca

Giansanti (COPA): “Così si distrugge il futuro del nostro settore. La Pac va difesa”

“Un no secco all’idea di un fondo unico che inglobi la Politica agricola comune nel prossimo bilancio dell’Unione Europea”. È il messaggio forte e chiaro lanciato questa mattina da Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del COPA, durante la manifestazione che ha avuto luogo a Bruxelles, nella rotonda Schuman di fronte alle sedi del Consiglio e della Commissione Ue. Al suo fianco, delegazioni di agricoltori da tutta Europa, scesi in piazza per riaffermare l’importanza strategica della Pac.

Nel cuore politico dell’Europa, Giansanti ha ribadito che il settore primario europeo non può essere marginalizzato in nome di razionalizzazioni contabili. «Mentre noi siamo impegnati a produrre cibo per i cittadini europei – ha dichiarato – le istituzioni progettano un accorpamento della Pac ad altri strumenti di spesa che rischia di compromettere il futuro agricolo del continente. La Politica agricola comune non è solo un capitolo di bilancio: è una garanzia di sicurezza alimentare, di competitività e di resilienza davanti a crisi climatiche e geopolitiche».

Il presidente del Copa ha sottolineato come la mobilitazione odierna rappresenti solo l’inizio di una nuova fase di protesta, nata da un fronte agricolo unito a livello europeo: «Oggi non siamo qui come rappresentanti di singoli Stati, ma come agricoltori europei. Ringrazio i colleghi belgi e il Cogeca per il sostegno. È tempo di parlare con una sola voce per difendere la centralità della produzione agricola europea».

Durante la giornata, Giansanti ha anche incontrato il commissario Ue al Bilancio, Piotr Serafin, per ribadire la posizione del comparto agricolo. Contemporaneamente, a Roma, una delegazione formata da Confagricoltura, Cia – Agricoltori Italiani e Alleanza delle Cooperative ha consegnato alla Rappresentanza permanente della Commissione europea il manifesto “EU – House of cards”, che raccoglie le istanze degli agricoltori contro la marginalizzazione della Pac nel futuro assetto finanziario comunitario.

 
Redazione 
 
 

Dal confronto con Caponi e Damiano l’appello a un nuovo equilibrio tra imprese agricole e lavoro: meno cuneo fiscale, più formazione e contrattazione collettiva qualificata

Toscana, 20 maggio 2025 – Ridurre il peso del costo del lavoro per le imprese senza penalizzare i lavoratori, puntare sulla contrattazione collettiva rappresentativa e investire in formazione per la sicurezza sul lavoro. È questa la posizione ribadita da Confagricoltura Toscana durante l’iniziativa “Impresa, lavoro e lavoratori: il coraggio di investire”, andata in onda su Italia 7 e sul canale YouTube dell’associazione.

Il direttore regionale Gianluca Cavicchioli ha lanciato un messaggio chiaro: «Il costo del lavoro è oggi una voce che grava pesantemente sui bilanci aziendali agricoli, senza generare un corrispondente vantaggio economico per i lavoratori. Serve una riforma strutturale e premiante, che alleggerisca il cuneo fiscale e consenta alle imprese di essere più competitive, garantendo al tempo stesso retribuzioni dignitose».

Nel corso del confronto con Roberto Caponi, direttore generale di Confagricoltura, e Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e oggi presidente dell’Associazione Welfare e Lavoro, è stata ribadita l’importanza della contrattazione collettiva come strumento da valorizzare, a condizione che sia affidata a soggetti sindacali rappresentativi e trasparenti. «Non va superata – ha spiegato Cavicchioli – ma rafforzata nella sua funzione di mediazione tra esigenze produttive e tutele dei lavoratori».

Un altro tema centrale è stato quello della sicurezza sul lavoro: «Non basta aumentare le sanzioni – ha sottolineato il direttore – occorre un vero cambiamento culturale, che premi i comportamenti virtuosi e si basi su una formazione continua e mirata».

Flessibilità organizzativa, crescita professionale e qualità del lavoro sono, secondo Confagricoltura Toscana, i cardini su cui costruire un modello sostenibile per il futuro del settore primario. Un appello che si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di rendere più efficiente, giusto e competitivo il sistema del lavoro agricolo in Italia.

Redazione