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Oltre 11 milioni di euro: questa la cifra complessiva destinata dalla Regione Toscana al piano operativo antincendi boschivi per il 2014.

Il piano, che conferma gli investimenti del 2013, è stato presentato oggi dall'assessore all'agricoltura e foreste della Regione, Gianni Salvadori, che ha presieduto una riunione alla quale hanno partecipato i rappresentanti degli Enti Locali (Upi per le province, Uncem per le unioni dei comuni, Anci per i comuni) e di tutti i soggetti (volontariato, Corpo Forestale, Vigili del Fuoco) che prendono parte al sistema antincendi boschivi della Regione Toscana.
 
"Il nuovo piano operativo, che comprende un arco temporale di 3 anni (2014-2016) – ha spiegato Salvadori - punta a 3 obiettivi principali: prevenzione, razionalizzazione delle risorse, ulteriore miglioramento degli interventi di lotta attiva.
 
Sulla prevenzione – ha continuato l'assessore – investiamo nell'educazione e sensibilizzazione rivolta a tutta la popolazione, sulle buone pratiche rivolte ad agricoltori e utilizzatori forestali e sulla sorveglianza del territorio a titolo preventivo.
 
Per quanto riguarda la razionalizzazione delle risorse – ha aggiunto – abbiamo introdotto gli indici di rischio su tutto il territorio, una novità che una volta uscita dalla fase sperimentale servirà a pianificare meglio i servizi con un più corretto utilizzo delle risorse. Valuteremo inoltre i costi per incendio, il che significa analizzare l'efficacia e l'efficienza dell'organizzazione antincendio, e incentiveremo gli interventi selvicolturali volti a ridurre i rischi e mitigare i danni causati dagli incendi.
 
Per quanto riguarda la fase di spegnimento – ha concluso Salvadori - si lavorerà particolarmente sulla sinergia fra le varie forze in campo, in modo da accrescere ulteriormente il già ottimo lavoro di squadra che ogni anno viene fatto in Toscana e che negli anni ha permesso di ridurre sensibilmente i danni prodotti dal fuoco al patrimonio boschivo della Toscana."
 
Redazione Floraviva

L’Assemblea elettiva, riunita all’Auditorium della Tecnica a Roma, ha eletto l’imprenditore vitivinicolo astigiano alla guida della Confederazione per i prossimi 4 anni. Succede a Giuseppe Politi. L’agricoltura e l’agroalimentare sono strategici per il Paese e non possono più essere relegati in un angolo. Serve un cambio di marcia. Bene il riconoscimento del settore nel ‘Job Act’ del premier Renzi, oggi c’è bisogno di una nuova politica nazionale dedicata anche in vista di Expo 2015 e della nuova Pac. Con Agrinsieme in anticipo sulla politica nel segno della semplificazione

 
Dino Scanavino è il nuovo presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori. Imprenditore vitivinicolo e vivaistico di Calamandrana, nell’Astigiano, 53 anni, è stato eletto oggi all'unanimità dall’Assemblea elettiva, riunita a Roma presso l’Auditorium della Tecnica e composta da 436 delegati, in rappresentanza dei quasi 900 mila iscritti dell’organizzazione in tutta Italia.
 
Scanavino, già vicepresidente nazionale dal 2010 nonché presidente della Cia di Asti dal 2002, sarà alla guida della Confederazione per i prossimi quattro anni e rappresenta il passaggio finale e definitivo da una governance mista composta da agricoltori e funzionari confederali a una tutta di agricoltori, come sancito dal nuovo Statuto. Succede a Giuseppe Politi, che è stato al vertice dell’organizzazione per gli ultimi dieci anni
 
“Oggi i cittadini, agricoltori compresi, non si sentono rappresentati dalla politica -ha detto il neo presidente della Cia- e quindi è assolutamente necessaria quella che io chiamo una ‘intermediazione buona’ tra gli interessi dei cittadini agricoltori e quelli della nazione, per curare il disagio che c’è nel Paese”.
 
D’altra parte, “l’agricoltura è un settore fondamentale: non solo è letteralmente la “dispensa” dell’Italia, ma rappresenta una risorsa strategica per la ripresa dell’economia -ha spiegato Scanavino-. Anche con la crisi, infatti, l’agricoltura sta garantendo occupazione e produttività, spesso in controtendenza rispetto all’andamento generale. Basti pensare che nel 2013 sulla scena agricola sono spuntate 11.485 nuove aziende, pari al 10 per cento delle imprese neonate in Italia, e che oltre il 17 per cento di questa nutrita pattuglia di ‘new entry’ ha un titolare di età inferiore ai 30 anni”. Inoltre, “non si può dimenticare che l’agroalimentare è l’unico comparto che continua a crescere sui mercati stranieri e che oggi cibo e vino ‘made in Italy’ costituiscono il secondo comparto manifatturiero del Paese, dopo quello metalmeccanico, con un fatturato di oltre 130 miliardi di euro e un'incidenza del 15 per cento sul Pil”.
 
Eppure, “nonostante questi segnali positivi, il reddito degli agricoltori non cresce, perché lo Stato appesantisce il settore con inconcepibili oneri burocratici, mettendoci fuori dalla competitività europea -ha osservato il nuovo presidente della Cia-. Per questo ora serve un cambio di passo: la politica deve investire sul serio sul settore, dedicandovi tempo e risorse”. In questo senso “la scelta di individuare agricoltura e cibo tra i settori chiave per il rilancio, com’è indicato nel ‘Job Act’ del premier Renzi, è un buon inizio. Oggi più che mai è necessario un nuovo progetto di politica agricola e agroalimentare nazionale, per dare prospettive e futuro alle imprese in termini di occupazione, valorizzazione e sviluppo”.
 
“Bisogna arrivare preparati per cogliere appieno i nuovi appuntamenti che ci attendono, a partire dall’applicazione della nuova Pac e dall’Expo 2015 -ha aggiunto Scanavino- continuando a lavorare contestualmente per promuovere l’aggregazione e l’internazionalizzazione delle imprese; ridurre i costi produttivi, amministrativi e fiscali e favorire davvero il ricambio generazionale. Perché c’è un’intera generazione, che è quella dei nostri figli, che rischia di restare fuori dal mercato, vittima di questa crisi, ed è a loro che dobbiamo restituire una prospettiva di vita dignitosa”.       
 
La parola d’ordine, comunque, deve essere sempre “semplificare” e “Agrinsieme ne è un esempio, poiché nasce dalla scelta di lavorare uniti di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, rompendo le logiche della frammentazione -ha chiosato Scanavino-. Credo che abbiamo dato un segnale di anticipo sulla politica. Un segnale di concretezza, perché questo patto copre praticamente tutta la filiera agroalimentare e i suoi problemi, che finiscono per riflettersi anche su quelli di chi va a fare la spesa. Agrinsieme resta una via obbligata: solo insieme si può far ‘pesare’ di più l’agricoltura e affrontare in maniera adeguata questioni ataviche e nuove sfide del settore”.

Tra gli strumenti individuati vi sono gli aiuti per l’assicurazione del raccolto, degli animali e delle piante

L'Unione europea ha individuato nuovi strumenti per la gestione del rischio in agricoltura come gli aiuti per l’assicurazione del raccolto, degli animali e delle piante: si tratta di sovvenzioni pubbliche per il pagamento di premi versati dagli imprenditori per assicurare il raccolto e gli allevamenti, con un tetto massimo del 65% dell’entità del premio. Il presidente di Confai, Leonardo Bolis, ha commentato: “L’agricoltura è sempre stata un settore soggetto a rischi, a partire dal meteo fino alle fluttuazioni dei mercati locali e internazionali. Per questo le nuove misure prospettate dall’Unione europea all’interno del regolamento sullo sviluppo rurale possano avere positive ripercussioni sulla stabilità del settore”.
 
Previsti inoltre i fondi di mutualizzazione: lo scopo è quello di facilitare la costituzione di fondi nazionali o regionali per contribuire a risarcire gli agricoltori delle perdite causate da avversità atmosferiche e ambientali, epizoozie e gravi problemi fitosanitari. Tali fondialtra importante novità - funzionerebbero anche come strumenti di stabilizzazione del reddito, attivandosi qualora le entrate degli agricoltori subissero un calo superiore al 30% della media annua del singolo agricoltore nel triennio precedenti.
 
“Far funzionare o meno questi meccanismi di gestione del rischio – fa notare Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai - dipenderà dalle decisioni adottate da ciascuno Stato membro a livello nazionale e regionale. Il nostro auspicio è che l’accesso a questi fondi europei sia consentito anche alle imprese agromeccaniche”.
 
Redazione Floraviva

Venerdi 21 Febbraio alle ore 21:00 Andrea Giuntoli candidato a Sindaco per il comume di Pescia invita tutta la cittadinanza ad un incontro sul tema "Parco Agricolo". L'incontro si svolgera presso la sala riunioni Del Tozzotto del Mercato dei Fiori di Pescia

Andrea Giuntoli richiama l'attenzione dei Cittadini con un messaggio personale "se hai dei dubbi, se non ne comprendi l’utilità, se vuoi sapere se la tua azienda può essere una realtà di questo progetto, se vuoi sapere se ciò può rappresentare un futuro per i tuoi figli… Sciogli insieme a noi questi nodi

Parteciperà all'iniziativa Oreste Nardini -Legambiente Valdinievole- che risponderà alle domande dei partecipanti. Sarà ospite all’incontro l’On. Edoardo Fanucchi

Redazione Floraviva

Stop immediato all'operazione urbanistica che aumenta il rischio idrogeologico: fa perdere tempo

Pistoia, 19 febbraio 2014. Coldiretti conferma la sua posizione contraria all'ipotizzato Business park a Pescia. Un'operazione urbanistica che a fronte di utilità solo ipotizzate, aumenta sicuramente il rischio idrogeologico del territorio: un fazzoletto di terra nella Valdinievole tra due fiumi. Il greto dei due corsi d'acqua distano poche centinaia di metri. Due fiumi dal nome simile (la Pescia di Pescia e la Pescia di Collodi) che hanno percorsi 'paralleli'. Proprio in una delle aree in cui la distanza tra le due Pescia è minore da anni si è ipotizzato la costruzione di una zona industriale. Appena fuori da un centro abitato come è Pescia, una delle capitali italiane del settore floricolo.

Coldiretti ripropone la propria contrarietà a un'operazione urbanistica che vede la contrarietà di cittadini e attività agricole, che verrebbero danneggiati. “L'operazione a fronte di utilità solo ipotizzate, aumenta sicuramente il rischio idrogeologico. Non procurerebbe il tanto auspicato sviluppo -dichiara Vincenzo Tropiano, direttore di Coldiretti Pistoia-, e ci fa perdere tempo in inutili discussioni. Auspichiamo che l'amministrazione comunale di Pescia, che entrerà in carica dopo le prossime elezioni di primavera, tolga immediatamente dall'ordine del giorno il Business park”.

“La zona di Pescia ha tante potenzialità e urgenza di individuare nuove strade, che si possano affiancare all'attività floricola, che deve essere rinnovata -conferma Bruno Giudicini, presidente Coldiretti Pescia-”.

Lo stop all'ipotesi Business park aiuterebbe tutti, istituzioni, cittadini, attività produttive di tutti i settori a sciogliere i nodi che frenano lo sviluppo di Pescia e di tutta l'area.

“Per esempio, i consumatori hanno sete di mangiare prodotti italiani -spiega Tropiano-, perché non favorire la nascita di un polo ortofrutticolo della Valdinievole, invece di togliere ottima terra all'agricoltura?”.

Fonte: Ufficio stampa