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parco appennino tosco emiliano

"Siamo orgogliosi di un riconoscimento che premia il lavoro intenso di candidatura attivato da più di un anno da parte del parco dell'Appennino e delle comunità locali. Un riconoscimento che, nella sua interezza, premia anche la Regione con più boschi in Italia e con un eccezionale patrimonio naturalistico e biodiversità". Lo sottolinea il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sottolinea alla notizia del raggiungimento dell'ambito riconoscimento Unesco da parte del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, inserito dall'Unesco nell'elenco delle Riserve della Biosfera uniche al mondo insieme al Delta del Po e alle Alpi del Ledro e Judiciar.
L'area premiata comprende quasi 250 mila ettari che considerano il Parco nazionale ma che si estendono anche al suo esterno, interessando ben 38 comuni e saldandosi col Parco regionale delle Alpi Apuane. Dagli anni Settanta l''Unesco ha attivato il riconoscimento delle "Riserve della biosfera" , quali aree naturali di pregio universale nell'ottica della conservazione del particolare pregio naturalistico e di biodiversità in esse presenti. Ad oggi in tutto il mondo sono state già riconosciute 631 Riserve in 119 Paesi di cui 10 in Italia, e adesso una anche in Toscana.
Il sito del Parco: www.parcoappennino.it

Redazione Floraviva

agricoltura italiana

Salgono a sei le Organizzazioni professionali e le centrali cooperative che fanno parte del Coordinamento. Insieme rappresentano oltre il 50% del valore della produzione agricola nazionale e circa il 40%  del valore dell’agroalimentare italiano. In autunno la seconda Conferenza economica.

Copagri aderisce ad Agrinsieme. Salgono così a sei le Organizzazioni legate da un accordo interassociativo, che operano in modo coordinato ed unitario: Cia, Confagricoltura, Copagri (come organizzazioni professionali); Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare (come centrali cooperative, a loro volte riunite nella sigla Alleanza delle Cooperative Agroalimentari). Agrinsieme rappresenta circa il 40% del valore della produzione e del valore aggiunto di settore. La novità è stata segnalata nel corso della conferenza stampa di Agrinsieme.
Annunciato poi il passaggio del testimone da Mario Guidi a Dino Scanavino, che assume l’incarico di nuovo coordinatore di Agrinsieme e resterà in carica per la durata di un anno, come previsto dal documento congiunto delle sei sigle.
“Le varie organizzazioni del Coordinamento -ha commentato il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi- hanno saputo integrare storie e patrimoni di valori che non vengono annullati, ma esaltati in una strategia unitaria fortemente orientata al futuro.  Siamo un raggruppamento inclusivo. Le nostre porte sono aperte a quelle organizzazioni che si riconoscono nella nostra visione dell’agroalimentare italiano”.
“Ci accingiamo ad assumere il compito di coordinamento con la consapevolezza del lavoro importante ed equilibrato svolto da Mario Guidi e delle nuove sfide che ci attendono -ha spiegato il presidente della Cia, Dino Scanavino-. Il mio pensiero va a Giuseppe Politi, primo coordinatore e strenuo sostenitore della necessità del processo unitario della rappresentanza agricola. Due le priorità: accompagnare e sostenere le imprese in una fase economica e sociale difficile; promuovere e sviluppare sempre più le forme di aggregazione economica”.
“La ragione della nostra adesione ad Agrinsieme è nella stessa natura di Copagri, che è nata come aggregazione di diverse associazioni -ha detto il suo presidente, Franco Verrascina-. L'unità è nel nostro Dna, per questo abbiamo deciso di fare questo sostanziale passo avanti nella nostra storia e in quella dell’agricoltura italiana. Aderiamo ad Agrinsieme per semplificare la rappresentanza delle imprese agricole. Unità è ciò che chiedono i produttori”.

“Una delle nostre priorità nei prossimi mesi -ha proseguito il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Giorgio Mercuri- sarà sicuramente quella di far sì che le prossime risorse previste nei Psr delle Regioni siano sempre più indirizzate a incentivare forme di aggregazione, orientando gli investimenti delle aziende agroalimentari sull’innovazione e sull’internazionalizzazione, strumenti necessari per rendere più competitive le imprese sul mercato”.
Questi gli obiettivi comuni che stanno a cuore al Coordinamento e delineati nel proprio documento programmatico: attuare politiche di rafforzamento dell’impresa per modernizzarle e favorirne l’aggregazione in strutture economiche fortemente orientate al mercato; organizzare le filiere; sostenere l’internazionalizzazione delle imprese; svolgere una sistematica azione di semplificazione burocratica, diretta a ottenere il riordino degli enti e delle tecnostrutture operative, sia in ambito nazionale sia in quello regionale; rilanciare la ricerca e le politiche di supporto al trasferimento dell’innovazione; sostenere il ricambio generazionale; definire strumenti per il credito (puntando pure su politiche innovative relative a strumenti assicurativi e fondi mutualistici); incamminarsi sulla strada  della corretta gestione delle risorse naturali (suolo ed acqua), per coniugare produttività e sostenibilità e per valorizzare il ruolo delle aziende agricole  anche nel campo delle energie rinnovabili e dei servizi eco-ambientali; proseguire nell’aggiornamento del  quadro normativo di riferimento a livello europeo, nazionale e regionale. Molte novità si sono registrate proprio grazie all’impegno costante e continuativo di Agrinsieme, ma molto c’è ancora da fare.
“La mobilitazione sull’Imu -hanno quindi detto i presidenti- continuerà perché è inaccettabile una tassa che grava sui fattori di produzione. Abbiamo riscontrato un forte interesse da forze politiche ed opinione pubblica che ci conforta”.

Infine è stata annunciata la seconda Conferenza economica di Agrinsieme, prevista in autunno e che sarà anche l’occasione per una riflessione sul “dopo-Expo”. Ad avviso di Agrinsieme l’Esposizione universale lascerà un’eredità che andrà raccolta, capitalizzata, in ragione di informazioni, contatti, confronto tra buone pratiche e buone policy, collaborazione tra Paesi. Potrà orientare ed aiutare anche la crescita dell’agroalimentare italiano.

I NUMERI DI AGRINSIEME
1 milione di aziende agricole
più di 5 mila cooperative       
oltre la metà della superficie e del valore della produzione agricola nazionale
circa il 40% del valore dell’agroalimentare italiano
 
Redazione Floraviva

festival giardini francia

A meno di 200 chilometri a sud di Parigi, nella poetica Loira selvatica, sorge il Domaine de Chaumont-sur-Loire: oasi naturale che ogni anno dal 1992 ospita il Festival Internazionale dei Giardini, dal 23 aprile fino al primo novembre. L’arte del giardino è al centro del Festival, diventato ormai un immancabile appuntamento per paesaggisti, architetti, scenografi e giardinieri. Per il 2015 ben quindici nuovi artisti hanno preso possesso della tenuta e del parco per stupire i visitatori.

Pubblico e professionisti del settore rimangono ogni anno meravigliati dal Festival Internazionale dei Giardini nel Domaine de Chaumont-sur-Loire: vero e proprio vivaio di nuovi e confermati talenti. È infatti incredibile la varietà di composizioni floreali inedite e di approcci innovatori che qui si incontrano. Situata tra le città di Tours e Blois, l’oasi naturale è un promontorio posto a quaranta metri al di sopra della Loira selvatica ed è aperta tutto l’anno, assieme al suo castello, che fu proprietà di Caterina de’ Medici, di Diana di Poitiers e della Principessa di Broglie. Per questa edizione del Festival quindici nuovi artisti hanno fatto loro la tenuta e il parco del Domaine de Chaumont-sur-Loire con le loro opere: i fiori fantasmi di Gabriel Orozco, il giardino sospeso di Gerda Steiner e Jörg Lenzlinger, l’installazione dell’artista brasiliano Tunga nel maneggio delle scuderie, le sculture di El Anatsui. Nel parco storico i visitatori incontreranno le sculture aracnee dell’artista tedesca Cornélia Konrads, l’albero cavaliere di Antti Laitinen, la “Costellazione del Fiume” di Christian Lapie e ancora, le bellissime immagini dei fotografi Burtynsky, Naoya Hatakeyama e Alex MacLean metteranno in scena le devastazioni compiute dall’uomo sulla natura. Alberi provenienti dal tutto il mondo saranno scoperti nel loro splendore da Mélik Ohanian, Xavier Zimmermann e Jean-Christophe Ballot.

Redazione Floraviva

 

decalogo verde cia

E' un appello rivolto a tutto il mondo quello che la Confederazione italiana degli Agricoltori in occasione di “From Expo 2015 and beyond: agriculture to feed the planet”, il Forum dell’Agricoltura che si tiene a Milano oggi e domani: “Mettiamo il lavoro della terra al centro del nuovo modello di crescita. Va assicurato reddito alle imprese e protagonismo sociale agli agricoltori per tutelare la biodiversità e sfamare il pianeta, evitando l’omologazione ed esaltando i valori rurali”.

“Noi siamo i custodi del mondo buono e rivendichiamo un giusto reddito e il riconoscimento del nostro ruolo sociale”. E’ questo in sintesi il messaggio che la Cia-Confederazione italiana agricoltori, forte di oltre 900 mila soci, ha consegnato ai grandi della terra - oltre 50 ministri delle Risorse agricole - riuniti all’Expo di Milano nel primo Forum Internazionale dell’Agricoltura, dove il ministro italiano Maurizio Martina ha presentato la “Carta di Milano”. Una “Carta” a cui la Cia ha voluto contribuire con un lavoro d’indagine, di ascolto del mondo agricolo, di valutazione delle opportunità e delle criticità raccolto nel documento “Il Territorio come destino” E partendo da questo documento, la Cia ora prova a “dettare” ai rappresentanti delle istituzioni riuniti a Milano un vero e proprio decalogo per disegnare il futuro agricolo, convinta com’è che il diritto al cibo non sia un generico appello a risolvere l’emergenza alimentare, ma debba essere diritto al cibo buono, di qualità e identitario contro una visione dell’agricoltura capace di produrre solo commodity in mano alle multinazionali.
Il decalogo della Cia ha come titolo “l’agricoltura sostenibile”. E si riassume in questi punti qualificanti:
1 - L’Agricoltura è il motore dello sviluppo sostenibile
2 - L’Agricoltura tutela e mette in valore la biodiversità
3 - L’Agricoltura è identitaria e territoriale
4 - L’Agricoltore è custode del mondo
5 - L’Agricoltore ha diritto a un reddito sostenibile
6 - L’Agricoltore ha diritto al riconoscimento del suo ruolo sociale
7 - L’Agricoltura ha il dovere di provvedere al genere umano nel rispetto di tutte le specie vegetali e animali
8 - L’Agricoltura promuove e utilizza la ricerca al fine di migliorare le condizioni dell’uomo e della biosfera
9 - L’Agricoltura è protagonista di tutta la filiera alimentare e trae il suo reddito da questo protagonismo
10 - L’Agricoltura è un valore culturale, le pratiche agricole s’ispirano alle identità territoriali, gli agricoltori sono gli operatori di questo complesso valoriale.
Da qui bisogna ripartire per disegnare una mappa del nuovo sviluppo mondiale -osserva la Cia- capace di soddisfare da un lato la richiesta di cibo e, dall’altro, di preservare le risorse naturali. Pratiche come il “land grabbing”, come la privatizzazione delle risorse idriche, come la riduzione delle specialità agricole a commodity, come il disconoscimento dell’origine dei prodotti agricoli e agroalimentari sono l’estrinsecazione di un modello di sviluppo che depaupera il pianeta e non risolve la questione alimentare.
La Cia è fermamente convinta che solo “l’economia verde”, e cioè un modo di produrre che incorpora il concetto del limite e contemporaneamente esalta le specificità territoriali e le identità colturali nel rispetto della biodiversità, sia la risposta possibile alla questione alimentare e debba essere il profilo della nuova agricoltura che uscirà da questo Forum Internazionale. E’ provato, infatti, che continuare a insistere sul modello quantitativo senza introdurre la centralità del valore agricolo non risolverà affatto la questione alimentare ma, anzi, innescherà nuovi conflitti e ancor maggiori diseguaglianze.
La Cia ha dunque l’orgoglio di candidare il modello agricolo italiano a paradigma del nuovo orizzonte mondiale agricolo, dimostrando che un’agricoltura intensiva, ma rispettosa della biodiversità, un’agricoltura che si fa custode dell’ambiente e del patrimonio di civiltà che esso contiene e determina, un’agricoltura protagonista dell’intera filiera dal campo alla tavola non solo è ambientalmente sostenibile, ma può e deve essere economicamente sostenibile. Com’è scritto nel “Territorio come destino” e come dovrà essere sancito dalla “Carta di Milano”. L’auspicio della Cia è, perciò, che i grandi della terra si mettano in ascolto del cuore verde del mondo e facciano dell’agricoltura il centro di tutte le politiche mondiali.

Redazione Floraviva

agricoltura italiana

Secondo quanto emerge da uno studio effettuato da Coldiretti uno su tre nel mondo lavora in agricoltura o nella pesca con 2,5 miliardi di persone impegnate quotidianamente a sfamare il pianeta che molto spesso pero’ vivono in condizioni di povertà perché manca un adeguato riconoscimento sociale ed economico del lavoro nei campi. Lo studio è stato presentato dalla Coldiretti all’Expo, in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura, che evidenzia come lo sfruttamento e la speculazione sul cibo alimenti il paradosso della presenza di molti agricoltori tra le oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame, secondo la Fao. Sono 570 milioni le aziende agricole presenti nel mondo delle quali - sottolinea la Coldiretti - ben l’88 per cento di tipo familiare, che sono la stragrande maggioranza sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Di queste ben il 35 per cento si trova in Cina, il 24 per cento in india e solo il 7 per cento in Asia Centrale ed in Europa dove l’Italia - sottolinea la Coldiretti - si presenta all’Expo con 155mila imprese in meno rispetto all’inizio della crisi nel 2007 e non puo’ permettersi dl perdere l’opportunità di rilancio offerta dalla grande esposizione universale.
 
“La globalizzazione dei mercati a cui non ha fatto seguito quella delle regole ha delegittimato il cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi con gli effetti che vanno dalle speculazioni sulle materie prime agricole al furto di milioni di ettari di terre fertili a danno dei Paesi piu’ poveri, il cosiddetto land grabbing”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l’Expo è una enorme occasione per ripensare a fondo il sistema di produzione e di distribuzione del cibo e perseguire un modello di sviluppo sostenibile che garantisca un sistema di tutela sociale ed economica in grado di assicurare un futuro all’agricoltura e un cibo sicuro e accessibile a tutti, in Italia e nei Paesi piu’ poveri”. E’ necessario - sostiene Moncalvo - lavorare sulla sovranità alimentare con politiche ed investimenti dei Governi volti a favorire la crescita delle agricolture dei diversi Paesi e regole commerciali rispettose e consapevoli del valore del cibo ma anche promuovere azioni di riequilibrio all’interno della catena alimentare che contribuiscano alla valorizzazione e alla remunerazione delle produzioni agricole. Oggi secondo lo studio della Coldiretti per ogni euro speso dai consumatori italiani per l’acquisto di prodotti alimentari appena 15 centesimi arrivano agli agricoltori ed in alcuni casi i compensi non sono neanche sufficienti a coprire i costi di produzione o a dare da mangiare agli animali allevati, come nel caso del latte. L'emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all'origine per i produttori perche' questi non consentono all'agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è più in grado di riprendersi”, conclude il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “occorre investire nell'agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni territoriali per sfamare prima di tutto le popolazioni locali e sfuggire all'omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall'estero”.
 
A segnare il ruolo delle campagne all’interno dell’Expo c’è il padiglione della Coldiretti all’inizio del Cardo sul lato opposto all’albero della vita con una enorme scritta “No farmers no party” ed i maxivolti di veri agricoltori che tappezzano completamente le pareti esterne. Non c'è Expo, non c'è cibo e non c'è vita senza il duro lavoro nelle campagne. Le immagini degli agricoltori italiani raccolte lungo tutta la penisola testimoniano il giusto orgoglio di una professione che ha la responsabilità di nutrire il mondo. Con le due fiorentine nel piatto c’è il volto di Paolo Giorgi 31 anni un giovane allevatore toscano che insieme al fratello conduce un’azienda con oltre 500 bovini di razza Limousine, alimentati con mangimi prodotti in azienda. Lancia invece le sue cipolle Luca Tomei un giovane trentino laureato in scienze forestali che nella sua azienda produce una vasta gamma di frutta e ortaggi che trasforma anche in succhi e confetture che offre agli affezionati clienti che lo incontrano puntualmente nei mercati di Campagna Amica. Con una cassetta di fragole tra le mani c’ è la signora Maria che con il marito Giuseppe si mantengono in forma grazie alla loro attività producendo nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento.
 
Redazione Floraviva