Un albero, fiore, pianta per...

Il datura, potente allucinogeno e pianta sacra, svela a Pinwheel Cave in California un legame profondo tra arte rupestre, ritualità e visioni ancestrali.

 

RUDBECKIA

Robuste, versatili e amate dai collezionisti: le Rudbeckie, con la loro straordinaria varietà di forme e colori, regalano luce e biodiversità ai giardini.

 

roberto fambrini

Se n’è andato ieri, com’è della verità: all’improvviso. All'amico Roberto Fambrini, che sapeva ascoltare l’inconscio civile di una città e tradurlo in parole giuste, dedico una quercia.

artemisia; assenzio

Dal culto terapeutico alla damnatio politica e alla rinascita culturale: l’assenzio a base di Artemisia tra medicina antica, arte e lobby industriali.
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L’Artemisia absinthium, pianta perenne dai toni amari e aromatici, ha radici antiche nella storia della medicina. Già nel V secolo a.C., Ippocrate, padre della medicina occidentale, la consigliava contro dolori mestruali, ittero, anemia e reumatismi. Utilizzata anche per facilitare il parto, l’Artemisia era preparata in infusi con vino o alcol, in un precursore dell’assenzio moderno.
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Nel XIX secolo, l’assenzio si diffuse come bevanda alcolica iconica, simbolo della bohème parigina. Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Baudelaire ne furono estimatori: la “Fata Verde” divenne musa e vizio, tra visioni e creatività. Ma la sua ascesa avvenne in un contesto critico per l’industria vinicola francese, colpita dalla fillossera. Le lobby del vino promossero una campagna di demonizzazione contro l’assenzio, indicandolo come causa di follia e decadenza morale. La tujone, molecola contenuta nell’Artemisia, fu accusata (senza solide basi scientifiche) di indurre allucinazioni e comportamenti criminali. L’assenzio venne vietato in Francia nel 1915, seguito da altri Paesi.
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Solo alla fine del Novecento, con nuove ricerche scientifiche, si scoprì che le dosi di tujone nei prodotti tradizionali erano ben sotto i limiti tossici. La normativa europea ha così consentito la sua regolamentazione e il ritorno legale dell’assenzio, oggi apprezzato come distillato artigianale e simbolo di cultura alternativa.
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L’Artemisia absinthium, da rimedio ippocratico a icona maledetta e infine a protagonista di una rinascita consapevole, incarna il potere rigenerativo della natura e la ciclicità dei simboli culturali. Una pianta per… ritrovare equilibrio tra scienza, tradizione e libertà espressiva.
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AnneClaire Budin

Icona tragica e misteriosa, Elizabeth Short è al centro di libri, film e teorie. La Dalia Nera resta uno dei casi più oscuri del Novecento americano.
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Hollywood, 1947. Il sogno americano ha il volto giovane di Elizabeth Short, una ragazza di 22 anni giunta in California per cercare fortuna nel cinema. Il suo nome è legato a uno dei misteri più inquietanti del Novecento: quello della “Dalia Nera”.
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Nata a Boston nel 1924, cresciuta tra il Massachusetts e la Florida, Elizabeth visse un’adolescenza difficile. A diciannove anni si trasferì a Los Angeles, attratta dalla promessa della fama. Lavori saltuari, vestiti neri, un’aura enigmatica: fu proprio la stampa a ribattezzarla “Dalia Nera”, ispirandosi al film noir La dalia azzurra (1946).

Il 15 gennaio 1947, il suo corpo venne ritrovato a Leimert Park, diviso in due, mutilato e completamente dissanguato. Un crimine efferato che mobilitò l’intera città e ispirò decine di romanzi, saggi e film. Nessuno fu mai condannato. Nel tempo si sono susseguite teorie: l’ex chirurgo George Hodel, l’editore Norman Chandler, persino il regista Orson Welles. Ma nessuna pista ha trovato conferma.

Il caso ha affascinato scrittori come James Ellroy, che nel suo romanzo The Black Dahlia (1987) ha immaginato una soluzione letteraria al mistero, dando vita a una Los Angeles cupa e ambigua. Dal libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Brian De Palma (2006), con Scarlett Johansson e Josh Hartnett. Il figlio del sospettato Hodel, Steve, ha scritto vari libri, tra cui Black Dahlia Avenger (2003), convinto che suo padre fosse l'assassino. Altri titoli, come Severed di John Gilmore o Daddy Was the Black Dahlia Killer di Janice Knowlton, intrecciano cronaca e memoria personale.
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Elizabeth Short riposa al Mountain View Cemetery di Oakland, in California, lo Stato che amava. La dalia nera non esiste in natura: è una cultivar scura, intensa, simbolo di mistero e malinconia. Un fiore per Elizabeth è un tributo alla sua memoria e a tutte le donne fragili, libere e spezzate da una società che ancora fatica ad ascoltarle.

AnneClaire Budin