Filiera olivo-olio
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Il progetto europeo GEN4OLIVE, che punta a salvaguardare e migliorare le risorse genetiche dell’olivo in relazione anche al cambiamento climatico e che finanzia attività di pre-allevamento, ha lanciato una “call for proposals” (invito a presentare proposte): a disposizione 750.000 €, scadenza il 1° dicembre 2021. Il 15 settembre evento online per illustrare tale bando e per favorire incontri fra soggetti interessati e la formazione di partnership.
Il cambiamento climatico e le malattie emergenti minacciano la produzione di olive. L'erosione genetica comporta un rischio elevato poiché solo il 5% delle varietà di olivo esistenti nel mondo viene sfruttato commercialmente. Le risorse genetiche dell'olivo potrebbero offrire una soluzione, ma rimangono inutilizzate a causa del limitato sviluppo delle attività di pre-allevamento (pre-breeding) e della mancanza di collaborazione tra banche del germoplasma e olivicoltori/breeder.
Il progetto GEN4OLIVE, azione innovativa finanziata dall’Unione Europea per aumentare la mobilitazione delle risorse genetiche dell’olivo e incoraggiare le attività di pre-breeding, ha lanciato il suo primo invito aperto a presentare proposte (dal 1° settembre al 1° dicembre 2021) mettendo a disposizione 750.000 € per finanziare attività di pre-allevamento delle piante di olivo e nuove tecnologie che affrontino tale problematica e rendano più efficace il processo di selezione. GEN4OLIVE mira a caratterizzare circa 500 varietà e 1000 genotipi selvatici e antichi provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo; a sviluppare strumenti intelligenti per rendere le risorse genetiche dell’olivo più accessibili; a migliorare la partecipazione dei coltivatori e allevatori di olivi attraverso due inviti aperti per il sostegno di attività di pre-breeding. Queste attività di pre-allevamento saranno direzionate lungo i seguenti filoni d’indagine: varietà resilienti ai cambiamenti climatici, varietà resilienti a parassiti e malattie, varietà ad alta produzione e qualità, varietà adatte ai moderni sistemi di impianto.
Il 15 settembre prossimo, dalle ore 10 alle 17, si terrà un evento online per presentare tale bando (la call for proposals o invito a presentare proposte) organizzato dai partner del progetto GEN4OLIVE. Questo appuntamento sarà diviso in due sessioni:
- sessione informativa (ore 10-11,30), durante la quale i relatori della Technological Corporation of Andalusia (CTA) Società Tecnologica dell'Andalusia (CTA) illustreranno il bando con i suoi criteri di ammissione.
- sessione di matchmaking (combinazione di incontri) (ore 11,30-17), in cui i partecipanti possono organizzare tra loro incontri faccia a faccia per valutare le possibilità di cooperazione e trovare potenziali partner per futuri consorzi.
Chi può essere interessato all’evento online del 15 settembre?
- Pmi (piccole e medie imprese) europee impegnate in attività olivicole: dai vivaisti olivicoli ai produttori di olio.
- Fornitori di biotecnologie e information technology che possono contribuire a migliorare le risorse genetiche dell'olivo.
- Agronomi e altri esperti.
- La comunità accademica.
- I decisori politici e altre istituzioni.
- I consumatori.
Per ulteriori informazioni e registrarsi, chi sa l’inglese può farlo a questo link.
L.S.
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«La conta degli ulivi infetti con il monitoraggio partito a maggio 2021 registra altre 7 piante malate a Fasano, portando a 43 gli ulivi colpiti dalla malattia tra le province di Bari e Brindisi, per cui è necessario intervenire con urgenza per estinguere i focolai attivi e salvare la Piana degli Ulivi Monumentali».
E’ il grido di allarme lanciato in un post del 13 agosto da Coldiretti Puglia con riferimento ai risultati diffusi da Infoxylella e dal sito Emergenza Xylella, per il quale il più a nord dei sette olivi infetti di Fasano dista circa 200 metri dalla zona cuscinetto e dall’agro del comune di Monopoli, «proprio nel cuore della Piana degli Ulivi Monumentali».
«Secondo lo studio e il monitoraggio dell’andamento della malattia del CNR di Bari – ha affermato il presidente di Coldiretti Puglia Savino Muraglia - la diffusione della malattia è passata dagli 8mila ettari del 2013 ad oltre 8mila chilometri quadrati dell’attuale area demarcata, numeri che spaventano la Puglia ma anche il resto d’Italia».
«La Xylella – sostiene Coldiretti Puglia - è certamente la peggior fitopatia che l'Italia potesse conoscere che cammina ad una velocità impressionante, considerato che in 8 anni il danno del patrimonio olivetato ha superato 1,6 miliardi di euro. La stessa Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha lanciato l’allarme sulla diffusione della Xylella, che minaccia la maggior parte del territorio Ue, dove tra l’altro sono stati individuati altri casi di malattia, dalla Francia alla Spagna, dalla Germania al Portogallo con il contagio che avanza inarrestabile verso nord».
«Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – continua la nota di Coldiretti Puglia – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, fino ad arrivare in provincia di Bari».
«Monitoraggi, campionamenti ed espianti in caso di ulivi infetti, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, restano l'unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento della infezione» aggiunge Coldiretti Puglia, che conclude: «l'efficacia e sistematicità sono garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe».
Redazione
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L’assessora all’agricoltura della Regione Toscana ha visitato Cooperative Montalbano Olio & Vino in provincia di Pistoia, dove è in corso di attuazione un progetto che mira al tempo stesso al recupero degli oliveti abbandonati e a esaltare la capacità dell’olivicoltura di mitigare i cambiamenti climatici. Saccardi: «uno dei progetti per il PNRR riguarda l’olio: dalle piante dei vivai fino alla commercializzazione del prodotto finale».
«E’ un bel progetto di collaborazione per riappropriarsi di terreni abbandonati e farli tornare a vivere. Dobbiamo far sì che l’olio diventi attrattore come il vino toscano. Uno dei progetti che abbiamo candidato per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza riguarda proprio l’olio. Dalle piante dei vivai, alla piantumazione, fino al prodotto finale e alla sua commercializzazione».
E’ quanto dichiarato ieri dall’assessora all’agricoltura della Regione Toscana Stefania Saccardi in occasione della sua visita, in compagnia dei consiglieri regionali Marco Niccolai ed Enrico Sostegni, a Cooperative Montalbano Olio & Vino, che è protagonista insieme alle università di Firenze e di Pisa, al Cnr e a Dream Italia, del gruppo operativo (Go) che ha progettato il piano strategico: “Il recupero del patrimonio olivicolo toscano: azione di contrasto ai cambiamenti climatici per lo stoccaggio di CO2 attraverso una gestione innovativa, cooperativa e sostenibile del territorio”. Un progetto dagli obiettivi molto ambiziosi che il Go ha avviato grazie al finanziamento della Regione Toscana, che mette a disposizione strumenti tecnologici e formazione.
Come hanno illustrato all’assessora regionale Saccardi i protagonisti del Go, il progetto mira ad «applicare un modello organizzativo di gestione e strumenti tecnici innovativi per rimettere in produzione oliveti in abbandono e allo stesso tempo esaltare le capacità mitigative ai cambiamenti climatici dell’agro-ecosistema olivicolo». Più nello specifico, spiega un comunicato della Regione Toscana, «il piano prevede azioni finalizzate alla sensibilizzazione e coinvolgimento degli agricoltori locali sulle problematiche ambientali inerenti l’abbandono della produzione olivicola in contrapposizione ai vantaggi che si possono ottenere dalla riconversione di oliveti sia di produttività sia di miglioramento della qualità paesaggistica, e dunque dell’offerta turistica del territorio. Il tutto utilizzando tecnologie all’avanguardia per il monitoraggio delle colture così da ottimizzare la produzione e garantire la sostenibilità economico-ambientale del sistema».
«Grazie al coinvolgimento diretto delle aziende pilota che “contaminano” l’innovazione verso le aziende olivicole dell’intero comprensorio del Montalbano – continua il comunicato della Regione - sarà diffusa il più possibile la sua adozione. Questo processo sarà favorito anche dall’organizzazione di numerose attività informazione, formazione e trasferimento della conoscenza delle metodologie e tecniche innovative in cui le due aziende faranno da “vetrina reale” dei benefici derivanti dall’applicazione delle innovazioni proposte».
L’ambizione finale è «rappresentare per il comparto olivicolo toscano un modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista economico ed ambientale di facile replicabilità anche in altri contesti rurali, da considerarsi anche come strumento di tutela delle produzioni di qualità e la conservazione del paesaggio rurale toscano».
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Il nuovo consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela dell’Olio Toscano Igp, eletto dall’assemblea del 9 luglio, ha confermato oggi come presidente Fabrizio Filippi. Ad affiancarlo due vice presidenti: il riconfermato Giampiero Cresti e il neo eletto Paolo Di Gaetano.
Come reso noto da Teatro Naturale e InToscana, il presidente Filippi ha dichiarato che l’olivicoltura regionale deve puntare per il suo rilancio alla ristrutturazione delle olivete attraverso nuovi impianti con le sole varietà autoctone della Regione Toscana e fare leva sulla garanzia dell’origine e della qualità certificata dai marchi Dop e Igp.
Il Consorzio ha più di 8 mila soci sul territorio toscano, circa 300 frantoi ovvero circa l’80% della regione, oltre 400 imbottigliatori, e la sua produzione rappresenta in media fra il 15% e il 25% della quantità di olio extravergine prodotto in Toscana.
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«Resta prioritario lavorare sulla migliore capacità produttiva e su strutture di stoccaggio e trasformazione efficienti, anche per innalzare il livello della qualità, ma certo non serve una nuova classe di super-extra».
Lo ha sostenuto il presidente di Cia – Agricoltori italiani Dino Scanavino intervenendo qualche giorno fa, in rappresentanza di Agrinsieme, al convegno organizzato da Fooi – Filiera olivicola olearia italiana sul tema “Le sfide della filiera olivicolo-olearia: Pac e Recovery fund per dare futuro al settore”.
Più in generale il suo messaggio è stato che «gli olivicoltori sono pronti ad accettare la sfida verde. Dalla futura Pac arrivano nuove opportunità per il comparto, legate alla competitività di sistema e di settore. Permettendo, attraverso il primo pilastro, di mettere i comportamenti green virtuosi alla base dei pagamenti diretti, l’olivicoltura italiana potrà infatti vedere riconosciuto il suo apporto alla tutela territoriale e ambientale e di lotta ai cambiamenti climatici».
Riguardo al PNRR, per Scanavino esso «rappresenta una grande chance. Bisogna lavorare sulla promozione al consumo dell’olio extravergine italiano, e soprattutto stringere accordi nel bacino del Mediterraneo, perché la contrapposizione con i nuovi Paesi produttori non ci farà uscire vincitori. Servono, invece, regole certe, condivise e reciproche».
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Il 14 luglio mattina convegno della FOOI trasmesso in diretta su Zoom sul tema “Le sfide della filiera olivicolo-olearia: Pac e Recovery Fund per dare futuro al settore”. Apre il direttore Giuliano Martino, chiude il presidente Paolo Mariani. Tra i relatori il viceministro dello Sviluppo economico Pichetto Fratin, il presidente della Commissione Politiche dell’Ue del Senato Stefano, il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Gallinella. E i presidenti di Cia, Gruppo Olio di Oliva Assitol, Italia Olivicola, Unapol, Assofrantoi e Aifo.
Le sfide della PAC prossima ventura e del PNRR per il settore olivicolo italiano, con interventi tecnici ed istituzionali di importanti esponenti della filiera e rappresentanti istituzionali.
Redazione





