Servizi
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Luca Griggio, ad di Geo spa che organizza Flormart, e il presidente di Anve Marco Cappellini sottolineano i progressi della 68^ edizione e le ragioni del progetto Giardino Italia. Mati si sofferma sulla nuova cultura del verde implicita nella fiera. Dall’Associazione Vivai di Pescia apprezzamenti per lo sforzo sugli stand commerciali, ma forti riserve sull’assenza di olivi e su Giardino Italia; d’accordo Andrea Vitali, che giudica troppo orientata sul consumatore finale la comunicazione e non ancora credibile il tentativo di ricambio generazionale.
Prima che arrivi un vero e proprio consuntivo ragionato sui dati della 68^ edizione di Flormart, ecco un resoconto degli incontri di Floraviva con esponenti dell’organizzazione e del settore florovivaistico nelle prime due giornate, quelle riservate ai visitatori professionali del salone internazionale del florovivaismo, architettura del paesaggio e infrastrutture verdi di Padova.
A colpo d’occhio, la prima giornata, nonostante l’aumentato numero degli espositori (316 aziende secondo l’ultimo comunicato ricevuto) e un allestimento più completo rispetto all’anno scorso, e nonostante la qualità di alcuni incontri quale “Horticultural Experiences”, che ha registrato la partecipazione dei presidenti dell’Ena e di Aiph, è stata deludente dal punto di vista dei visitatori: pochi operatori fra gli stand e pochissimi al convegno citato. Chiaramente migliore è sembrata invece la seconda giornata, sia per le presenze fra gli stand che per il numero di persone che hanno seguito meeting come ad esempio il forum EchoTechGreen di Paysage. Come siano andati gli affari è presto per dirlo. Non ci sono parsi trascurabili, ad ogni modo, i vuoti legati all’assenza del Flormart Garden Show e delle dimostrazioni sui trend floreali di Master Flower alla maniera delle due edizioni precedenti (eventi sui trend curati da Anne-Clair Budin, art director di Diade adv). Difficile da valutare ancora il ritorno del progetto innovativo di esposizione permanente Giardino Italia e la portata (in particolare sul piano commerciale) di iniziative quali Flormart U35, spazio dedicato ai giovani under 35.
Ma vediamo, in una sorta di canto e controcanto, che cosa ci hanno detto organizzatori e importanti esponenti del florovivaismo durante la prima giornata e tre operatori della filiera provenienti da Pescia nella seconda: due esponenti dell’Associazione Vivai di Pescia quali il presidente Luca Cinelli e la responsabile dell’area Olivi Elena Sonnoli e l’editore di Floraviva, Andrea Vitali, analista del settore nonché consulente di marketing specializzato in questo campo.
In seguito alla dichiarazione di Pietro Gasparri, dirigente del Ministero delle politiche agricole, il quale ha sottolineato che «per il Ministero essere qui a Flormart è una cosa molto importante, perché la nuova edizione della fiera è per noi un rilancio di tutto il settore produttivo», abbiamo sentito Francesco Mati, responsabile nazionale florovivaismo di Confagricoltura e presidente del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia. «Dopo un periodo di grande comunicazione da parte di tutto il settore per aumentare la sensibilizzazione della stampa e dell’opinione pubblica – ha affermato Mati -, vedere che anche una manifestazione come il Flormart si è rinnovata andando incontro a una certa cultura del verde fa molto piacere. Ha interpretato in maniera saggia e spero poi proficua per gli espositori un argomento, quello fieristico, che richiedeva un rinnovamento in maniera forte. Questo sembra essere avvenuto. La stampa, i giornali ne parlano e questo è molto importante perché il verde in Italia ha bisogno di essere allineato con il resto di Europa e noi da questo punto di vista siamo indietro di almeno 20/25 anni». Mati ha poi segnalato l’incontro che ci sarà il 27 di settembre a Montecitorio (vedi nostro articolo) «per cercare di perorare la causa dell’inserimento del verde negli incentivi del pacchetto casa. C’è bisogno di aumentare la qualità e la quantità del verde in Italia, il vivaismo e tutta la filiera che alimenta è pronto per fare questo. Se anche la politica, come sembra adesso, ci pone l’attenzione, c’è la possibilità che nei prossimi anni aumentino i posti di lavoro, l’occupazione quindi e il gettito fiscale, e anche il volume degli affari in Italia, non solo per il vivaismo ma anche per tutto ciò che gravita intorno ad esso»
Per il presidente di Cia di Padova, Roberto Betto, Flormart «aveva perso un po’ di smalto negli ultimi anni, ma ci siamo impegnati col cuore insieme alle istituzioni e ci abbiamo messo partecipazione e la volontà di fare crescere un settore partendo da un nuovo concetto fieristico». A suo avviso, è «un momento in cui c’è la sensibilità delle istituzioni sul fatto che partendo dal florovivaismo e da questa cultura del verde si potrebbe cambiare un sistema ormai opacizzato dai cambiamenti climatici e da problemi di ogni genere dal punto di vista idrogeologico». Concetto confermato dal presidente di Geo spa Andrea Olivi, la società che da circa un anno gestisce l’ente fieristico di Padova e quindi Flormart: «è un’edizione totalmente rinnovata – dice - in uno spirito volto soprattutto a favorire lo sviluppo di questo settore, che è un settore portante non solo dell’economia agricola, ma più in generale in quanto evocativo della qualità italiana e di quello che essa può rendere in termini economici. Su questo lavoreremo moltissimo. Abbiamo incominciato con questo salone un’operazione con questo prototipo di Giardino Italia per dar modo ai nostri fantastici produttori di usufruire di una sorta di show room permanente. Tutto il progetto verrà portato anche fuori del quartiere in ambiti cittadini e non solo. Parleremo di rigenerazione urbana o rigenerazione del paesaggio anche in altre città e luoghi».
«Quest’anno Flormart – ha spiegato l’amministratore delegato di Geo spa Luca Griggio - sta consolidando i vettori di indirizzo che avevamo già lanciato l’anno scorso al nostro esordio. Il primo sta nello spostare l’attenzione su ciò che è produzione di florovivaismo e sull’importanza strategica che la produzione di queste aziende può avere nello sviluppo del territorio e nella sua riqualificazione». «Oggi riqualificare il territorio – ha continuato - significa innanzi tutto partire dalla riqualificazione verde e solo successivamente cominciare a pensare a come fare edilizia, che è un’inversione di paradigma ancora non ben compresa. Ad esempio anche noi qui banalmente nel nostro quartiere fieristico, che è un’area che aveva bisogno di urgenti interventi di riqualificazione, siamo partiti dal ripensare all’inserimento del verde, del verde intelligente e di qualità superiore, perché la biodiversità italiana [di Giardino Italia, ndr] consente di fornire non solo una varietà di prodotto percepito eccezionale, ma significa anche una maestria nella coltivazione che è unica. Sono disponibilità che abbiamo sotto mano ma che come al solito qui in Italia non siamo capaci di valorizzare. Quindi in tal senso Flormart ha voluto lanciare una provocazione: […] questa è una fiera che non è una fiera, è un esercizio di stile, di progettualità con il coinvolgimento di tutte le aziende che hanno partecipato attivamente, non solo nella progettualità ma anche nella fornitura, e quindi hanno venduto ancor prima di partecipare alla rassegna. E oggi questo esperimento, questa equipe che è poi diventata una vera e propria rete d’impresa, sta lanciando il know how assimilato a Padova e abbiamo intenzione di estendere questo metodo anche su tavoli di livello nazionale quali il Ministero dell’ambiente e il Ministero delle politiche agricole». «E’ evidente – ha aggiunto Griggio - che poi il mercato non si fa solo con rapporti domestici ma bisogna porre l’attenzione all’estero, motivo per cui Flormart quest’anno ha aperto i propri padiglioni a tante aziende estere, che sono state invitate per ricreare quei link commerciali che sono stati per molto tempo la caratteristica dominante di questa manifestazione». Quali attese per il futuro? «Flormart – risponde Griggio - è stata una manifestazione fieristica che per anni aveva assunto il ruolo di leader europea. Evidentemente questa leadership è stata poi compromessa dalla mancanza di innovazione. Ritengo che qui ci siano tutti i presupposti per ritornare al livello di leadership che sono stati ottenuti per molto tempo. Perché quando un marchio è così forte e noto a livello internazionale ritengo non sia così difficile far comprendere al mondo che Flormart sta ricomponendo i propri indirizzi di sviluppo perché questo è un settore che ha bisogno di riposizionarsi..». Quanto ci vorrà per tornare a livelli buoni? La 68^ edizione, per Griggio, è stata «il banco di prova di un metodo» e già nell’edizione del 2018 si attende un ritorno alla leadership del passato.
«Per quanto riguarda il Flormart – ha detto Marco Cappellini, presidente di Anve, Associazione nazionale vivaisti esportatori - la situazione è completamente cambiata e rinnovata. Si va da un momento purtroppo storicamente negativo sia per il settore del vivaismo sia per quanto riguarda la fiera (che poi le due cose vanno insieme, come giustamente diceva Olivi). Adesso hanno investito sulla fiera, che da due padiglioni scarsi dell’altro anno e dalla gestione dell’azienda francese è passata a un’azienda italiana. Ci sono 7 padiglioni e una fiera completamente rinnovata. Anve è presente con un padiglione intero, mentre l’anno scorso avevamo uno stand di 1000 metri, quest’anno abbiamo voluto scommettere sul padiglione 5», dove espongono «75 aziende di cui 35 associate all’Anve e altre straniere che fanno parte dell’Ena (European nurserystock association) e dell’Aiph (International Association of Horticultural Producers), venute a Flormart su spinta di Anve». Riguardo al progetto di esposizione permanente Giardino Italia, Cappellini spiega che «è formata da 12 realizzazioni differenti di 12 aziende italiane diverse che vanno dal sud al nord. Permanente perché dura 2 anni con la possibilità che si possa rinnovare per altri anni. I contratti che tutte le aziende hanno fatto, la metà sono dell’Anve (che è presente anche con uno spazio suo), sono di 2 anni per cui c’è la fornitura che è stata fatta da queste aziende, la posa in opera che è stata fatta dalle aziende in accordo con la fiera e la manutenzione a carico della fiera. Questo serve perché anche nelle altre fiere organizzate qui durante l’anno sia presente questo percorso interessante in cui si apprezzano le caratteristiche delle piante italiane». Al progetto partecipano Mati1909 e Giorgio Tesi Group per la Toscana.
Vediamo però il parere di voci esterne all’organizzazione di Flormart 2017, sentite verso la fine della due giorni riservata agli operatori del settore (il 23 settembre era aperto anche ai visitatori non professionali), la sera del 22 settembre. Luca Cinelli, presidente dell’Associazione Vivai di Pescia, ha spiegato: «siamo venuti a vedere se questa fiera dopo anni di rilassamento abbia degli sprazzi di ripresa. Abbiamo trovato una fiera carina, in ripresa. A sentire gli altri colleghi che la stanno facendo ci sono anche delle buone prospettive di mercato e ritengo che una fiera di settore come questa nel mese di settembre per il mercato italiano ci voglia, più che una fiera di settore fatta a marzo o aprile». «Stanno facendo degli sforzi per riportarla agli allori di prima – ha proseguito Cinelli -. A livello di allestimento mi sembra di essere ritornati alle vecchie fiere degli anni ’80-90 come impostazione, dove si vedevano le piante, si vedeva magari poco il logo aziendale, ma c’erano tante piante». Sul progetto Giardino Italia invece il suo parere è di segno meno positivo: «mi sembra ben allestito, anche se ritengo più importante in una fiera la parte degli espositori commerciali, e non mi convince come idea, mi piaceva di più la vecchia fiera anni ’90 dove fuori, al posto del Giardino Italia, c’erano tutti gli espositori delle serre, dei macchinari ecc. Perché significava che il mercato tirava». Invece Elena Sonnoli, responsabile “Area olivi” dell’Associazione Vivai di Pescia, salita recentemente alla ribalta per aver dato vita a Uzzano in collaborazione con Cinelli al primo Centro di Moltiplicazione privato di piante di olivo virus esenti in Toscana, si è soffermata sul comparto di sua competenza: «ho visto il settore olivicolo pressoché assente, perché salvo due o tre stand di piante per oliveti, gli olivi mancano completamente rispetto al Flormart di 10/12 anni fa, quando erano presenti tutti i vivaisti della Puglia e quindi l’olivo la giocava quasi alla pari con la parte ornamentale della fiera. Ora non c’è più niente. E questo è singolare in un momento in cui in Italia stanno uscendo tutti i Psr grazie al Piano olivicolo nazionale che è stato emanato. Mi sarei aspettata di vedere la fiera molto più ricca di olivi, sia di olivi di 1 anno che di olivi di 2, e invece purtroppo non è così». La sua opinione sul Giardino Italia è la seguente: «da un punto di vista estetico niente da dire perché è un giardino bello. Anche se a me con quel nome verrebbe in mente un giardino all’italiana […] come nome non mi sembra azzeccato. Come estetica bello, però non ne vedo il fine: per una fiera di buyer sinceramente non mi sembra indicato».
Infine Andrea Vitali, editore di Floraviva e consulente di marketing specializzato nel settore florovivaistico e nel comparto del vivaismo olivicolo, ha detto: «si apre domani (il 23 settembre) VicenzaOro all'insegna dei trend ispirati dai giovani e dei gioielli green e sostenibili, proprio quando chiude la 68^ edizione di Flormart, la fiera del florovivaismo che dopo la gestione francese degli ultimi anni torna in mano ai padovani di Geo spa, grazie ad un affitto di ramo d'azienda. Uno sforzo di allestimento apprezzabile ed una crescita indubbia degli espositori rispetto all'ultima edizione, che però a mio parere non è stata premiata dai visitatori. E mi auguro che siano riusciti a trovare la quadra del conto economico con un listino per gli spazi espositivi e gli allestimenti allineato con il sistema espositivo italiano, almeno quello orto florovivaistico». «Di contro, purtroppo, - ha aggiunto Vitali - ho verificato contenuti della manifestazione, comunicazione e pubblicità, molto, troppo consumer. Gli stessi allestimenti in città che rimandavano a Flormart non ho capito a chi si rivolgessero. E poi i mezzi adoperati, vale a dire giornali e tv generalisti, nonché la testata radiofonica più consumer di un importante gruppo editoriale... Insomma come se si volesse piacere più alla signora Maria o alla politica, che però non si è vista quasi alla inaugurazione, invece che a garden center, buyer di gdo/gds, vivaisti, paesaggisti, giardinieri, agenti di commercio. Il mio riferimento ai giovani di VicenzaOro di Marzotto è per sottolineare che a Flormart è mancato lo sprint dei giovani del Flormart Garden Show, annunciato e tagliato all'ultimo momento, e delle dimostrazioni innovative dei fioristi sui trend floreali di Master flower, curato dalla mia Diade e in particolare dall’art director Anne-Claire Budin, rimpiazzato da un area floricola a mio avviso di vecchio stampo a tutti i livelli. La fiera come incubatore innovativo e spazio ai giovani e agli operatori di settore è mancata, nonostante il progetto U35. Ad esempio, sentire annunciare, come mi è capitato alla tavola rotonda sui mercati di fiori italiani, la necessità di ricambio generazionale da parte di alcuni di coloro che sono attori protagonisti del settore da tantissimi anni, non mi pare sia in linea con una fiera che, lo ribadisco, nei suo espositori ha mostrato segnali d'innovazione, ma che a livello di contenuti e visitatori avrà ancora molto lavoro da fare».
L.S.
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Eurofleurs 2017, in calendario dal 15 al 18 settembre a Sint-Truiden in Belgio, aprirà le porte al pubblico il 17 e 18 settembre per le gare finali. In gara 10 giovani fioristi di 10 nazioni su 5 temi. L’Italia non c’è. Biglietti 5 euro (2 euro da 13 a 25 anni, gratis sotto i 13).
Si avvicina Eurofleurs 2017, il campionato europeo per giovani fioristi entro i 25 anni, e si conoscono già le nazionalità e i nomi dei dieci concorrenti, così come i temi su cui si dovranno confrontare creativamente attraverso le loro composizioni floreali.
L’appuntamento è dal 15 al 18 settembre in Belgio, nello scenario del monastero del tredicesimo secolo Minderbroedersite, a Sint-Truiden in Belgio (vicino a Alden Biesen – Bilzen, dove dal 22 al 25 settembre si terrà Fleuramour). Ma le porte si apriranno al pubblico degli appassionati di fiori e floral design solo nelle giornate di gara del 17 settembre (dalle 10 alle 22) e 18 settembre (dalle 10 alle 18). Questa edizione del campionato europeo per giovani fioristi è organizzata dalla Royal Union of Belgian Florists (KUFB/URFB), membro dell’associazione internazionale di fioristi Florint. Eurofleurs, come l’Europa Cup dei fioristi senior, intende stimolare l’artigianato floreale e promuovere il comparto del fiore al pubblico. Per chi vi partecipa è l’occasione di fare esperienza internazionale.
La competizione fra i fioristi prevede cinque prove sui seguenti cinque temi: 1) “I peccati di Adamo ed Eva” (la composizione floreale dovrà rappresentare Adamo ed Eva che non ce la fanno a resistere alla tentazione della mela); 2) “Quando i fiori incontrano la frutta” (la composizione dovrà rappresentare una torta che sia il fulcro di un grande buffet di dessert a un matrimonio); 3) “Matrimonio estivo indiano” (il design floreale dovrà incarnare i caldi raggi del sole e la bellezza di tarda estate o inizio autunno); 4) “Regina di frutta” (la composizione sarà una decorazione del corpo fatta di fiori e frutta per mostrare l'importanza del settore frutticolo per la città di Sint-Truiden). 5) “Un pezzo a sorpresa”.
Ecco nome e nazionalità dei giovani fioristi sfidanti: Christina Müglich (Fulda, Germania), Hidde Klink (Raalte, Olanda), Signe Margarete Evertz Forsberg (Skien, Norvegia), Kamil Leszek Lutostański (Rogóźno, Polonia), Brigita Klinar (Recica ob Savinji, Slovenia), Louisa Copper (Staffordshire, Regno Unito), Sören Van Laer (Bornem, Belgio), Iva Bouzková (Decín, Repubblica Ceca), Gábor Nagy (Vásárosnamény, Ungheria), Heli Haapatalo (Ikaalinen, Finlandia).
I biglietti costano 5 euro per gli adulti (da 26 anni in su) e 2 euro per i giovani (da 13 a 25 anni compresi), mentre sono gratuiti per i bambini (da 12 anni in giù).
Per ulteriori informazioni pratiche su come e dove acquistare i biglietti e su come raggiungere Sint-Truiden visitare questa pagina (http://www.eurofleurs2017.com/en/practical-info) del sito web di Eurofleurs 2017.
L.S.
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Cronaca non musicale del concerto del 22 luglio a Firenze, con immagini e inserti divulgativi del neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, “Botanica: l’universo vegetale fra scienza e musica”. Mancuso: «dare fuoco alle foreste è un crimine contro l’umanità» e mostrare la complessità e i «diritti» delle piante significa agire per la nostra sopravvivenza.
La scoperta nel 2016 di oltre 2 mila nuove specie di piante nel mondo fra cui un albero mai identificato prima in Gabon; il primo utilizzo emergenziale, dopo l’estate del 2015, del Deposito globale di sementi delle Svalbard (Global Seed Vault) da parte della Siria che ha ritirato una parte dei suoi semi (38 mila in 130 scatole) per far ripartire le coltivazioni distrutte dalla guerra; la denuncia che coloro che appiccano il fuoco alle foreste commettono veri crimini contro l’umanità.
C’è spazio per qualche notizia e richiamo all’attualità della cronaca nello spettacolo “Botanica: l’universo vegetale fra scienza e musica” che si è tenuto sabato 22 luglio sera a Firenze in piazza Ss. Annunziata nel contesto del MusArt festival. Uno show con elementi multimediali e di divulgazione scientifica che ha avuto per protagonisti il gruppo Deproducers (Vittorio Cosma, Riccardo Sinigallia, Gianni Maroccolo e Max Casacci) più il batterista Simone Filippi, il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso nei panni di se stesso come studioso della natura e strenuo difensore dell’ambiente, le proiezioni di immagini sincronizzate di Marino Capitanio e l’azienda di prodotti d’origine vegetale per la salute Aboca.
Botanica, un emozionante viaggio attraverso le proprietà e i comportamenti delle piante letti attraverso le lenti della rappresentazione musicale e dei concetti e le metafore della neurobiologia vegetale, quella disciplina scientifica in ascesa, ma ancora oggetto di qualche controversia nella comunità scientifica sul suo esatto statuto epistemologico, che «studia le piante come esseri cognitivi», per usare le parole di Mancuso, che ne è uno dei massimi esponenti con il suo laboratorio internazionale con base nel polo scientifico di Sesto Fiorentino dell’Università di Firenze: il LINV – International Laboratory of Plant Neurobiology. Un percorso artistico e scientifico contraddistinto da un chiaro e forte messaggio ambientalista: la centralità delle piante nel mondo naturale e della loro salvaguardia per la nostra sopravvivenza nel pianeta terra.
Dopo l’augurio del direttore generale di Aboca Massimo Mercati che attraverso lo spettacolo «si riesca a comprendere meglio come l’uomo in realtà non sia il dominatore del pianeta ma una parte integrante di un sistema molto complesso» e che dalla culla del Rinascimento «possa nascere un nuovo rinascimento dove l’uomo sia sì al centro ma nel rispetto del pianeta e nella prospettiva di uno sviluppo realmente sostenibile», si è aperto il concerto con le voci prima di Mancuso e poi di Sinigallia sopra un sottofondo musicale a elencare alcuni dei numeri e delle proprietà che riassumono il primato del vegetale nella natura.
Nel suo primo intervento senza musica Mancuso ha ribadito tale primato e ricordato altri record delle piante: dal fatto che tra il 97 e il 99 per cento, a seconda delle stime, della biomassa del mondo è vegetale (la percentuale restante è per due terzi costituita da insetti e i 7 miliardi di uomini rappresentano circa lo 0,01%) alla longevità delle piante, con il Pinus Longaeva Matusalemme che vive in California e ha oltre 4800 anni (ed è considerato l’albero e l’organismo vivente non clonale più vecchio del mondo, ndr), l’abete rosso scoperto in Svezia qualche anno fa con radici di più di 9500 anni (ma il tronco ne ha 600 perché si tratta di un albero-clone) e infine «la foresta di Populus tremuloides (pioppo tremulo) che è un unico organismo vivente, un organismo clonale che si riproduce sempre lo stesso e ha un’età che oggi è stata stimata essere di 80 mila anni […] 80 mila anni fa l’uomo di Neanderthal era ancora su questo pianeta […] tempi più prossimi alla geologia che alla biologia». Mancuso ha anche messo in evidenza il ruolo delle piante come base della vita: per la fotosintesi, ovviamente, attraverso cui si produce l’ossigeno che respiriamo, ma anche perché «tutto ciò che mangiamo è prodotto dalle piante» e perché «9 principi medicinali su 10 sono prodotti dalle piante».
Il secondo intervento di Mancuso è stato dedicato a una delle differenze fondamentali fra esseri animati e piante, l’impossibilità di spostarsi delle seconde, e a tutto ciò che è collegato a tale condizione. In primis, la capacità di sopravvivere ai predatori che vogliono mangiarle senza poter scappare, in quanto dotate di corpo privo di organi, i quali sono un punto debole da questo punto di vista, perché basta danneggiarli per mettere in crisi l’intero animale. Mentre alle piante «puoi asportare il 90% e continuano a sopravvivere» perché distribuiscono sull’intero corpo le funzioni che gli animali concentrano negli organi. «In altre parole – ha sintetizzato Mancuso - le piante vedono con l’intero corpo, respirano con l’intero corpo, digeriscono, sentono, ragionano, comunicano, memorizzano, imparano utilizzando tutto il corpo». Poi Mancuso ha concluso estendendo il confronto fra forme di organizzazione gerarchiche e piramidali (come gli animali dotati di cervello) e le organizzazioni distribuite in reti di nodi paralleli sul terreno delle tecnologie e nell’intera società.
Dopo un inserto musicale con la voce di Sinigallia a spiegare la struttura modulare delle piante e il fatto che il loro meccanismo di scambio di informazioni (segnali elettrici e sostanze chimiche) è diverso da quello del sistema nervoso animale, anche se ciò non impedisce l’esistenza di comportamenti intelligenti, è intervenuto di nuovo il prof. Mancuso, che ha toccato «una delle grandi scoperte della ricerca degli ultimi anni»: la capacità delle piante di produrre sostanze chimiche in grado di manipolare il cervello degli animali in modo che svolgano funzioni utili alla loro sopravvivenza, dalla protezione dai predatori alla nutrizione e alla riproduzione. Un esempio? «Un meccanismo di manipolazione portato avanti dagli agrumi e dal caffè» scoperto qualche anno fa. Vale a dire la capacità della pianta di arancio di «aumentare la quantità di caffeina nel nettare» o di diminuirla a seconda che l’impollinatore sia bravo o meno. «Le piante – ha commentato Mancuso - sono maestre della chimica. Per le piante le molecole chimiche sono ciò che per noi è il linguaggio. Le piante vivono in effetti in una natura che potremmo definire psicoattiva».
Il successivo tema affrontato è stato il Global Seed Vault, «un luogo di sicurezza e conservazione per i semi di gran parte delle piante esistenti, un hard disk organico, con i codici per ricostruire il patrimonio botanico del pianeta» che si trova «all’interno di una montagna di roccia arenaria nelle isole Svalbard a circa 1200 chilometri dal Polo Nord, 130 metri sopra il livello del mare, così da garantirne la sicurezza anche in caso di scioglimento dei ghiacci artici. La capacità di stoccaggio è 4 milioni e 500 mila semi: nessun personale permanente, tre sale blindate capaci di resistere all’esplosione o un conflitto nucleare. La temperatura è mantenuta tra -20 e -30 gradi centigradi, l’ambiente circostante impedisce comunque alla temperatura di salire oltre i -3,5 gradi centigradi garantendo la sopravvivenza dei semi per almeno 50 anni nel caso dei più deboli, come i girasoli, e fino a 2mila anni nel caso dei più resistenti, come il grano». Illustrata la notizia della recente richiesta della Siria di avere indietro i semi che aveva donato soltanto pochi anni prima, per far ripartire la propria agricoltura distrutta dalla guerra, Mancuso ha definito il GSV «una delle cose più intelligenti che abbia fatto l’umanità negli ultimi anni».
Il penultimo capitolo del percorso divulgativo del prof. Mancuso è stato rivolto ai movimenti delle piante, che non si spostano ma si muovono. E in più modi, come ha dimostrato un filmato del soffione o dente di leone, con i suoi 15 tipi di movimenti. Altro esempio in video una dionea che mangia una lumaca. E poi i girasoli che si muovono e giocano. «E lo so che è strano utilizzare un termine come giocare per le piante – ha osservato il professore - perché tutti i termini che descrivono dei comportamenti sono stati studiati per gli animali e quando poi noi li trasliamo al mondo delle piante un pochettino stridono. Però queste piante giocano perché una delle funzioni del gioco è quella di costruire le relazioni sociali e i girasoli sono piante sociali, che imparano a stare insieme quando sono piccole». E un altro argomento caldo nell’approccio alle piante della neurobiologia vegetale: la consapevolezza dell’ambiente. «Le piante sono consapevoli dell’ambiente che le circonda», basta vedere il «fagiolo Super Marconi studiato nel mio laboratorio – ha detto Mancuso sorridendo - e così chiamato perché è un genio in effetti». Cosa fa? Percepisce la presenza di un palo a cui arrampicarsi e ci si dirige per raggiungerlo. «Come fa a sapere dove è il palo? Non gliel’ho detto io (quella sarebbe stata una scoperta ancora più grossa) lo sa di suo, è consapevole. Questa cosa qua quando noi la vediamo negli animali la chiamiamo consapevolezza».
La conclusione è stata tutta nel segno dell’ambientalismo e dell’ecologia. Prima alcuni dati: ogni giorno nel mondo si estinguono circa 1000 specie vegetali, di cui il 50% ci è sconosciuto; nelle foreste c’è quasi la metà di tutte le specie viventi del pianeta, ma ne distruggiamo ogni anno più di 10 milioni, equiparabili alla superficie dell’Inghilterra ecc. Poi Mancuso ha denunciato i piromani e tutti coloro che stanno dando fuoco a boschi e foreste da alcune settimane in Italia e all’estero come autori di crimini contro l’umanità, visto che «tirare giù le foreste vuol dire tirare giù ciò da cui dipende la nostra vita». Come evitare queste follie? Con la consapevolezza dell’«importanza delle piante», ma anche con qualcosa di un po’ più concreto: incominciare a parlare di «diritti alle piante». «Lo so che sembra una cosa ridicola … Sembrava ridicolo parlare dei diritti degli animali, dei diritti delle donne… Ma i diritti alle piante non sono diritti per le piante … quello che serve è proteggere le piante e dare loro diritti perché sono diritti per noi … e servono per la nostra sopravvivenza».
Lorenzo Sandiford
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Reportage in Olanda fra alcune delle aziende floricole che hanno aperto le porte agli operatori professionali della filiera florovivaistica dal 13 al 16 giugno 2017 in occasione dei Flower Trials.
La prima visita è stata presso un «demo nursery» (vivaio di prove) dell’azienda giapponese Sakata, per usare l’espressione di Gill Corless, marketing manager di Sakata Ornamentals Europe, che ci ha ricordato che in realtà la loro sede e le loro serre europee si trovano in Danimarca, ma che usano questo vivaio per partecipare ai Flower Trials. «Sakata – ha detto Gill Corless – è un’azienda di ibridazione, una pura e indipendente azienda di ibridazione. Nel senso che non siamo affiliati a certi distributori, non abbiamo la nostra distribuzione, ma alleviamo e vendiamo semi e talee ai produttori di giovani piante e ai distributori». La manager di Sakata, alla nostra richiesta di segnalarci alcune delle loro novità a questi Flower Trials, ha risposto indicandoci le seguenti due nuove varietà. «La prima è BonDia, che in spagnolo significa “Buongiorno” e per noi significa anche “Buon Dianthus” – ha aggiunto -, visto che si tratta di una nuova serie di Dianthus: molto compatti, molto uniformi e molto molto facili da coltivare. La serie propone cinque colori, che possono essere facilmente composti in qualsiasi tipo di combinazione, come potete vedere. Per i produttori è molto facile, per i negozianti è altrettanto facile e poi il garofano è davvero apprezzato dai consumatori. Perciò pensiamo che avrà davvero successo nei garden center e fra i consumatori». L’altra introduzione segnalata da Gill Corless è una nuova varietà della serie Zinnia Profusion che si chiama “Zinnia Profusion Red”. «Questa serie di Zinnia – ha spiegato – è stata sul mercato per più di 15 anni e in questo periodo è stata premiata 4 volte da Fleurselect per nuove varietà introdotte nella serie e riconosciute come innovazioni dell’ibridazione. Ciò che è nuovo nell’ultima arrivata è che si tratta del primo esempio di questa serie di zinnie ibride che è davvero rosso e che resta rosso anche nel caldo e in ambienti dell’Europa meridionale».
La seconda tappa si è svolta presso Kp Holland, grande azienda familiare olandese che ha 67 anni di attività alle spalle, dal momento che è stata fondata da Jan van der Knaap nel 1950. Come ci ha spiegato il direttore generale Aad van der Knaap, «siamo un’azienda speciale, poiché facciamo da un lato attività di ibridazione, ma anche produzione di piante. E l’aspetto positivo di ciò è che dai nostri addetti alle vendite possiamo cogliere i trend del mercato: li traduciamo alla nostra area di ibridazione ed essa lavora infatti su nuove varietà che si adattano ai nuovi trend. Ma prima che queste nuove varietà entrino sul mercato le testiamo nella nostra area di produzione, perché non tutte le novità sono buone abbastanza per essere spedite in Cina, Brasile, Stati Uniti o Italia». La genetica di Kp Holland, ci ha risposto il direttore, «viene venduta in tutto il mondo». Che assortimento di piante caratterizza questa azienda di Naaldwijk? «Il nostro focus è su 3 tipi di prodotti in vaso: Kalanchoe, Spathiphyllum e Curcuma». Ecco alcune delle nuove riguardanti i primi due generi di piante che ci ha illustrato Aad van der Knaap: alcune con il nome in quanto già sul mercato, altre solo numerate poiché non ancora uscite, ma, ci ha detto il direttore, «tutte le varietà esposte tra le novità arriveranno sul mercato entro 1 anno». Mostrandoci la prima Kalanchoe, una pianta bicolore rosso-arancione tra i 6 e i 15 cm non ancora sul mercato, ci ha chiesto «vi rende felici? Questa è la ragione principale per cui la gente compra fiori e piante: perché danno felicità». Di una Kalanchoe Purple della serie Taranta ha sottolineato invece l’ombrello di fiori, mentre di un’altra bicolore giallo-arancione ancora da uscire (Kalanchoe KA – 1541) «il bilanciamento tra le foglie compatte e l’ombrello dei fiori». «In generale – ha rimarcato – nelle nostre ibridazioni cerchiamo l’equilibrio perfetto fra la quantità di fiori e la dimensione dei fiori e delle foglie». Riguardo alle piante Spathiphyllum, Aad van der Knaap ha evidenziato due esempi di aspetti che stanno cercando di migliorare: a) la capacità di riempire il vaso con colori intensi e steli corti, come succede nel caso della varietà “Romeo Cupido”; ma soprattutto b) varietà di piante, come “Puro Cupido”, che non producano il polline e i suoi effetti negativi secondari.
Poi è stata la volta di Syngenta FloriPro Services, dove abbiamo incontrato Alexander Ern, Campaign Manager di questa divisione dell’azienda tedesca. «FloriPro Services fa parte di Syngenta, che è una grande impresa impegnata anche nell’agribusiness – ha esordito Alexander Ern -. I fiori sono una piccola parte, ma importante e simpatica al consumatore finale. Svolgiamo la nostra attività in Europa e anche negli Stati Uniti e in Giappone. Abbiamo tanti clienti in tutto il mondo». Quale assortimento di piante? «La nostra offerta consiste in semi, talee, abbiamo piante in vaso, talee di annuali, semi di annuali, abbiamo talee e semi di perenni, e abbiamo anche alcuni ortaggi». Il manager di Syngenta FloriPro Services si è soffermato in particolare su una novità di questa edizione dei Flower Trials: «la nostra principale introduzione è la serie di gerani Calliope, nel senso che Calliope annoverava in passato 10 varietà e adesso espandiamo l’assortimento a 33 varietà. Si tratta di un Pelargonium interspecifico frutto dell’ibridazione di tre differenti tipi di geranio: Perlargonium zonale, Pelargonium peltatum e un originale Pelargonium antico. Da questi tre tipi abbiamo tirato fuori il meglio di essi e la sua performance è straordinaria». Fra gli elementi salienti del nuovo concept di Calliope l’uso obbligatorio di un fertilizzante a lungo termine, che facilita la vita ai clienti inesperti e favorisce la durata delle piante. «Non abbiamo nomi speciali per le varietà di Calliope – ha precisato Ern -, l’importante è che il consumatore sappia che si tratta della serie Calliope». Tra le varietà di Calliope, la più attraente al momento pare essere quella di colore rosso Bourdeaux, molto intenso e scuro.
La quarta visita è stata presso il gruppo Beekenkamp Deliflor. Qui a farci da guida è stato Antonio Giuntoli, responsabile per l’Italia insieme al collega Mario Nannini di Deliflor, azienda specializzata nel comparto “crisantemi da fiore reciso”. «Abbiamo i nostri rivenditori in Italia – ha spiegato Giuntoli - e seguiamo le aziende che producono e che hanno la licenza delle nostre piante madri, perché in Italia abbiamo tre, quattro aziende molto importanti, in Italia abbiamo aziende leader del settore del crisantemo. Parlo ad esempio di Mediterranea Fiori, che è in Sicilia ed è leader oggi in Europa per la produzione di crisantemi da fiore reciso per tutto l’anno: sono nostri clienti e hanno la licenza di coltivare le nostre varietà». Date loro le talee? «No – ha risposto Giuntoli -, abbiamo delle aziende clienti a cui diamo le talee in erba, loro le radicano e producono i fiori recisi. Mentre altre che hanno la nostra licenza hanno le loro piante madri e a noi pagano una royalty». Queste seconde hanno la vostra genetica e basta? «Sì». Riguardo all’assortimento di crisantemi di Deliflor, Giuntoli ha detto che fanno tantissimi tipi di crisantemi da fiore reciso: «dai crisantemi spray per tutto l’anno, cioè per 52 settimane, alle varietà che sono principalmente per le festività dei santi e dei morti, quindi stagionali». Quali novità quest’anno? «Innanzi tutto una che si chiama Magnum, che è un bianco a palla, a fiore molto grande, che sta sostituendo tutte le vecchie varietà. E’ il secondo anno che è sul mercato e sta avendo un successo enorme. Quest’anno abbiamo presentato anche il giallo, quindi avremo entrambi i colori bianco e giallo, che oggi rappresentano l’80/90% della produzione italiana di crisantemi da fiore reciso…». Come mai tanto successo? «Perché è una palla enorme, è molto più resistente rispetto ad altre vecchie varietà che ormai anche come genetica cominciavano a perdere colpi, per via della percentuale di scarti nella coltivazione e di problemi con gli insetti e i funghi…». E durano di più anche una volta recisi? «Esatto». Altre novità sono i crisantemi della serie “Around the world”, fra cui «un rosso nuovo a margherita, che si chiama Haiku, che è veramente molto bello, fiore grande, centro verde, ed è una varietà molto tecnica, quindi ha un risultato del 100% nella coltivazione, senza problemi di foglia, cioè foglia sempre verde, e ha una durata molto interessante nel frigo e anche poi al consumatore finale». Della stessa serie il crisantemo Himalaya, di color bianco ghiaccio: «una novità che sta prendendo forza sul mercato italiano». Giuntoli ci ha infine mostrato il sistema robotico con cui vengono piantate nei cubetti di torba per la radicazione le talee provenienti dai vivai africani di Deliflor. Nel reparto di radicazione prima ci lavoravano oltre 100 dipendenti, adesso meno di 20, perché fa quasi tutto il sistema robotico.
La penultima tappa del nostro viaggio nei Flower Trials è presso Dümmen Orange, una delle aziende leader nell’ibridazione e sviluppo di fiori recisi, piante in vaso, da aiuola e perenni. Qui il tema dell’anno era “Let’s flower the future together” (facciamo fiorire il futuro insieme), da leggere sullo sfondo del claim aziendale “uniting the world through the language of flowers” (unendo il mondo attraverso il linguaggio dei fiori). Al centro dell’allestimento uno spazio dedicato ai trend del settore. Il primo è “Botanic vibes” (vibrazioni botaniche), definito “a romantic style with a vintage touch” (uno stile romantico con un tocco vintage). Il secondo trend identificato da Dümmen Orange è “Scandinavia vibes” (vibrazioni scandinave), descritto come “A natural, modern style characterized its neutral color palette” (uno stile naturale e moderno caratterizzato dalla sua neutrale gamma di colori), in cui rientrano vasi monocolore e colori quasi pastello. Terzo, il trend “Future vibes” (vibrazioni del futuro), definito “A modern trend inspired by minimalism and funky shapes” (un trend moderno ispirato dal minimalismo e dalle forme funky), che è focalizzato su un modo differente di far crescere i fiori, per cui ad esempio i bouquet sono concepiti diversamente da come li vediamo oggigiorno. Ultimo trend selezionato quest’anno è “City vibes” (vibrazioni di città): entro 50 anni più del 65 per cento delle persone vivranno in aree urbane e saranno alla ricerca di modi creativi di decorare i loro spazi interni ed esterni. Fra tali modi, ad esempio, l’esposizione di piante attraverso giardini verticali e poi la ricerca di colori molto forti, capaci di dare vita a piccoli spazi. Due le nuove varietà che ci sono state segnalate: una delle ultime aggiunte è “Brocade Fire Night”, una serie di Pelargonium zonali molto compatti, e “Calanday Sublime Discodip”, una Kalanchoe della serie Calanday Sublime che è già sul mercato.
Ultima azienda visitata è stata Florensis, dove abbiamo parlato con Raul Moras, responsabile vendite Southern Europe di Florensis Italia. «La nostra – ci ha detto - è un’azienda familiare che ha una storia ormai di 75 anni e nacque come azienda nella distribuzione e propagazione di semi, ma fin dagli inizi cominciò la produzione di giovani piante. Siamo specializzati nella produzione di giovani piante in alveolo sia da seme che da talea. Le gamme che copriamo vanno dai segmenti tradizionali delle annuali da seme e delle annuali da talea, piante da vaso tipo il ciclamino e quant’altro, e un ampio assortimento di perenni». In evidenza al centro dell’allestimento espositivo il marchio Toscana, «che in realtà è il nome di una serie di gerani che abbiamo iniziato a ibridare diversi anni fa, ed è il nostro fiore all’occhiello come assortimento di piante da vaso e da balcone. Sotto il brand Toscana racchiudiamo sia le serie di gerani peltatum e zonale che anche gli ultimi interspecifici che stanno arrivando». Come fu scelto il nome Toscana? «Perché il geranium – chi risposto Raul Moras - è ormai una pianta riconosciuta come d’uso Mediterraneo più che altro. Il nome è stato scelto nel Nord Europa e, come sapete, nel Nord Europa hanno un debole per noi italiani». Come mai lo mettete ancora al centro dell’esposizione? «Perché è un anno in cui stiamo riproponendo in modo diverso l’assortimento di gerani, dato che abbiamo acquisito un’altra azienda con delle linee genetiche…» Come si chiama? «Endisch… quindi abbiamo acquisito l’ibridazione di Endisch e ampliamo la nostra offerta sui gerani». Che cos’altro ci vuole segnalare tra le tante novità? «Ha detto bene, sono tante. E’ meglio andare un po’ per specie. Quindi partiamo dalle Calibrachoe, dove abbiamo una serie compatta che quest’anno passa a 11 colori, anche sulle petunie abbiamo un ampliamento di gamma con la segmentazione compatte, medie e vigorose. Sulle perenni, dove lavoriamo moltissimo, abbiamo quattro varietà di lavande, quindi adatte anche per il mercato italiano. Sulle salvie da aiuola, la Sensation, che è la nostra salvia più conosciuta, ha dei nuovi colori che si aggiungono. Sulle dimorfoteche, che si prestano molto bene in Italia come piante da vaso per inizio primavera, ci sono dei colori nuovi, questa gialla e blu è stata vincitrice a FleuroSelect due anni fa». Qualche altra novità? Che cosa è quella serie chiamata Popstar? «Il Popstar è una Phlox paniculata da utilizzare sia come pianta da vaso che come pianta da bordura per il segmento estivo, cioè una pianta che regge bene il caldo. Quindi per il nostro clima mediterraneo è sicuramente una pianta…» C’era già? «No, la Phlox Popstar è una novità di quest’anno: una serie tutta nuova con cinque colori diversi».- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali




Il ministro delle politiche agricole Martina a Pistoia a un incontro col mondo del vivaismo per la campagna elettorale delle amministrative ha annunciato sui contratti di filiera 60 milioni in conto capitale e 200 in conto interessi che mobiliteranno mezzo miliardo di risorse. Promesso un nuovo percorso per portare a compimento l’operazione “bonus verde”.