Arte Verde
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- Scritto da Andrea Vitali
Come risposta alla vita durante la pandemia e alla sensazione d’isolamento che ha causato, da marzo 2020, Judy Chicago ha creato una serie di 12 stampe per documentare le intime sculture di fumo a cui ha dato vita nei suoi giardini a Belen e Albuquerque, nel New Mexico.
La sua intenzione iniziale era di arricchire l’ambiente del New Mexico con i suoi lavori di fumo, traendo ispirazione dai suoi primi giorni in California, in gioventù quando andava in giro con gli amici, disponendo fumo colorato liberamente, creando la serie intitolata “Atmospheres”; purtroppo le normative antincendio hanno impedito la realizzazione del suo progetto, ma non del tutto…
Quando la lotta per i diritti delle donne era all’apice della coscienza sociale, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, Judy era una delle poche donne a lavorare nel genere del land art.
La sua voce era diversa da quella dei colleghi maschi. Rispetto a loro Judy ha cercato di ammorbidire e femminilizzare l’ambiente, “anche se solo per un attimo”. Piuttosto che tagliare la Terra o tentare di manipolarla, Judy ha abbracciato la Terra come se fosse realmente una “madre” femminile, celebrandola con colori belli e transitori. Nel 2020 ha rivolto così la sua attenzione a un ambiente privato, creando nei suoi giardini le immagini che compongono Garden Smokes, dove esprime i suoi sentimenti per la vita limitata causata dal “Covid”.
Queste immagini sono circondate da parole riguardanti l’idea di reclusione: chiusa, costretta, soppressa, ristretta, ridotta, intrappolata, ostacolata, limitata, impedita, trattenuta, confinata e circoscritta. Nonostante queste sensazioni il glorioso fumo colorato e gli elementi naturali usati nelle immagini, ci ricordano con lo splendore del nostro mondo, anche nel mezzo di una pandemia.
Judy Chicago sembra averci fornito una mappa visiva per far fronte all’intensità dei nostri sentimenti, in questo periodo difficile.
Arte verde è una rubrica curata da Anne Claire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
Rocce, piante e vasi: Paul Wackers dipinge gli oggetti che ci circondano creando nature morte piene di energia.
Paul Wackers, nato nel 1978 a New Haven nel Connecticut, vive e lavora a New York, dove dipinge nature morte intime e invitanti. Le sue opere sono contraddistinte da colori vivaci e una precisione lineare bilanciata dalla trama; protagonisti sulle sue tele sono oggetti casalinghi, come ceramiche, piante e oggetti decorativi astratti.
I dipinti di Wackers servono ad aumentare la sua comprensione di questi oggetti della vita quotidiana e del loro significato. Attraverso il processo di pittura oggetti dall’aspetto familiare si trasformano in astratti e fantastici, mentre altri rimangono rappresentativi.
Questo aspetto delle sue opere mette in discussione l’esperienza dell’osservatore. Nei suoi dipinti, colorati e vivaci, spesso le scene sono incorniciate da un sistema a griglia, con recinzioni e finestre che creano cornici all’interno del dipinto stesso. La ricchezza dell’opera d’arte è accresciuta da schizzi di vernice acrilica e spray presenti ovunque. Tutte queste caratteristiche infondono ad ogni opera di Wackers un’energia incredibile.
Wackers ha ricevuto un BFA dal Corcoran College of Art and Design di Washington DC, e un MFA dal San Francisco Art Institute. Mostre personali recenti a Sacramento, San Francisco, New York, Bruxelles, Lima.
Arte verde è una rubrica curata da Anne Claire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
Un’artista americana con radici africane, protagonista della Biennale di Venezia 2022, le installazioni dai significati potenti e attuali di Precious Okoyomon.
Precious Okoyomon, una delle artiste più interessanti della Biennale di Venezia attualmente in corso, americana di origini nigeriane, è autrice di installazioni potenti. Precious trascorre a Lagos la sua prima infanzia, a 7 anni insieme alla madre si trasferisce negli Stati Uniti: prima a Houston poi in Ohio, per poi trasferirsi a
Brooklyn, New York nel 2017, dopo aver studiato filosofia a Chicago.
Il suo lavoro tocca temi attuali, al centro del dibattito artistico culturale: l’identità nera, la connotazione razziale con cui abbiamo investito la natura, la sessualità queer, non binaria, non rigidamente corrispondente alle regole codificate, la corruzione e morte del corpo, delle piante, del mondo, il ciclo continuo di evoluzione e rinascita. Nel suo lavoro la tenerezza, il grazioso, il protettivo, s’incontrano con il caos e la corruzione del tempo. Il suo è un work in progress con elementi ricorrenti: la terra, il sole, le bambole di lana e argilla, gli orsi di pezza, gli alberi con i cappi utilizzati per il linciaggio dei neri ed esperimenti culinari pensati per sfidare i limiti della comfort zone, per “far cambiare il modo di pensare”, così spiazzanti per concezione e ingredienti da essere addirittura in grado di “decostruire la mascolinità tossica”, secondo l’attrice Indya Moore.
“Earthseed” è sicuramente uno dei lavori più impattanti di Okoyomon, presentato nel 2020 al MMK di Francoforte, protagonista il kudzo, una pianta giapponese trapiantata nel 1876 nel sud degli Stati Uniti d’America, al fine di ricompattare la terra erosa dalla coltura intensiva del cotone, praticata dagli schiavi deportati dall’Africa. Il kudzo, trapiantato in un altro clima, si è sviluppato in modo anomalo, al punto di soffocare e distruggere tutti gli altri vegetali presenti, arrivando a essere messo fuori legge in alcuni stati. La pianta è così diventata un simbolo del pericolo delle specie invasive, e una metafora dell’identità nera perché, come la pianta rimossa dal suo ambiente diventa un’entità mostruosa una volta trapiantata in America, lo schiavo africano impiegato nelle piantagioni diventa al tempo stesso indispensabile e inconciliabile con la società occidentale.
Per Precious che afferma “ho bisogno di stare nella spirale del caos per continuare a produrre nuova magia”, la pianta è anche un simbolo positivo della resilienza caotica della Natura.
Le opere di Precious sono sempre più apprezzate, riconosciute dal Frieze Artist Award del 2021, in mostra recentemente all’Aspen Art Museum (USA) e alla Fondazione Luma ad Arles (Francia).
Arte verde è una rubrica curata da Anne Claire Budin

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- Scritto da Andrea Vitali
Sara Goldschmied, nata ad Arzignano in provincia di Vicenza nel 1975, e Eleonora Chiari, nata a Roma nel 1971, formano un duo dal 2001. Lavorano a Milano
con mezzi di comunicazione come fotografia, performance, video e installazioni. Le loro sono esplorazioni nei significati di storia e memoria, utilizzando un approccio provocatorio e giocando sul sottile confine tra ironia e parodia, tra spostamento e detournement visivo e semantico. Goldschmied & Chiari durante la loro attività hanno focalizzato lo sguardo sulla sessualità e sull’identità femminile, in molti casi usando se stesse come interpreti delle loro opere.
Nel video Autoritratto (2009-2019) le due artiste scavano una buca nel terreno di un bosco allo scopo di “piantarvisi” come nuovi elementi vegetali. Radici da recuperare, ciclicità della natura, scavo come ricerca e memoria ma anche come metafora dell’operare artistico. La “madre Terra” si confronta con la “Terra Patria”, forse rendendoci più responsabili di un luogo di origine che condividiamo con tutti, annullando simbolicamente i confini nazionali e andando oltre le retoriche sovraniste.
Quando nel Nympheas (2007) rivisitano con ironia e poesia l'immaginario impressionistico di Claude Monet, combinando un registro aulico e uno più popolare, non tralasciando una riflessione su temi ambientali e di genere.
Arte verde è una rubrica curata da Anne Claire Budin

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L’artista francese Cyril Lancelin nasce nel 1975 a Lione, dove vive e lavora.
Cyril Lancelin crea legami tra il fisico e l’immaginario, attraverso sculture, installazioni immersive, disegni, esperienze virtuali, video.
L’artista offre un vocabolario plastico, basato sulla geometria primitiva che lega architettura e corpo umano, quotidiano e funzionale, perenne ed effimero, scienza e natura.
La carriera di Cyril Lancelin inizia a Parigi e Losa Angeles, lavorando per architetti e artisti, utilizzando tecniche di modellazione 3D e immagini virtuali sviluppate negli anni ’90.
Nella sua esplorazione della ricerca della materia tridimensionale usa Realtà Virtuale e la Realtà Aumentata.
La sua pratica è plasmata dall’immersione e dal movimento, dalla porosità dei limiti, dall'innovazione, dalla ricerca di un mondo che è metà inventato, metà reale.
Temi ricorrenti nelle sue opere sono le nozioni di ripetizione e generazione parametrica. Anticipa il nostro passaggio in un mondo di dati moltiplicati e condivisi.
Stabilisce un territorio connesso tramite un dialogo concettuale, tra le sue pratiche e l’esperienza del pubblico.
Digitali o reali le sue opere offrono una visione ottimistica, disegnando un paesaggio artificiale e esperienziale.
Arte verde è una rubrica curata da Anne Claire Budin






















