Il vivaista
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Uno strumento operativo, nato in seno al progetto Prato Urban Jungle, per rendere sempre più verde la capitale del tessile. Si chiama “Prato Forest City” ed è una piattaforma online per forestare Prato con la collaborazione di cittadini, associazioni e imprese.
Sarà presentata ufficialmente giovedì 2 dicembre, dalle ore 15 alle 18, con un evento che sarà trasmesso in diretta streaming sulle pagine Facebook Prato Urban Jungle (@pratourbanjungle) e della Città di Prato (@cittadiprato) e sul canale You Tube di Città di Prato.
Ecco il programma della presentazione:
15.00 - Saluti di Lorenzo Bini Smaghi, presidente del Centro Pecci
15.10 – “La forestazione urbana comincia in vivaio” Francesco Ferrini, presidente del distretto vivaistico di Pistoia
15.20 – “Le relazioni virtuose tra il Comune e i privati nella gestione del verde pubblico” Cristina Sanzò, Assessore alla città curata del Comune di Prato
15.30 – “La piattaforma Prato Forest city e le prime campagne di crowdfunding” Valerio Barberis, Assessore all’urbanistica, ambiente ed economia circolare del Comune di Prato
16.00 – “Come funziona la piattaforma Prato Forest City” intervento a cura di Treedom
16.30 – “Le connessioni con il mondo delle imprese e l'innovazione” Benedetta Squittieri, Assessore all'innovazione e alle attività produttive del Comune di Prato
16.45 – “Verde è salute – la partnership con l’USL Toscana Centro” Daniela Matarrese, Direttrice Ospedale S. Stefano
17.15 – “Il ruolo della Fondazione AMI Prato” Claudio Sarti, presidente della Fondazione AMI
17.30 - Conclusioni di Monia Monni, Assessore alla transizione ecologica e sviluppo sostenibile della Regione Toscana, e Matteo Biffoni, Sindaco del Comune di Prato.
Redazione
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Il Comune di Capannori celebra la Giornata Nazionale degli Alberi e la Festa dell’Albero il 20 novembre con mostra-mercato di vivaisti e donazione di piantine di quercia e convegno su verde urbano e lotta la cambiamento climatico a cui interviene Francesco Ferrini. Il Comune promuove il reimpianto compensativo di alberi abbattuti riconoscendo il diritto all’ossigeno e grazie a un finanziamento regionale di 190.000 euro pianterà 1.300 alberature autoctone.
Sabato 20 novembre il Comune di Capannori celebrerà la Giornata Nazionale degli Alberi (che ricorre il 21 novembre) e la Festa dell’Albero con due iniziative promosse insieme all'Osservatorio di Rinascita Ambientale (ORA – green office): l'osservatorio comunale nato per dare un supporto tecnico-scientifico all'amministrazione sui temi legati alla qualità dell'aria e al cambiamento climatico, con particolare riferimento alla concentrazione di polveri sottili in atmosfera.
Redazione
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Le ha lanciate l’11 novembre Coldiretti dai suoi “Stati generali dei florovivaisti italiani” a Giarre in Sicilia. Per il presidente Ettore Prandini: sono «fatti concreti per ripulire l’aria dalle pericolose polveri sottili, grazie alla scelta degli alberi più efficaci». I pochi metri quadrati di verde urbano medi a disposizione degli abitanti di alcune città italiane. In primo piano, la top ten degli alberi e piante da esterno più adatti a catturare le emissioni inquinanti. Ma significativa anche la top ten delle piante che puliscono l’aria degli ambienti chiusi.
«Non i soliti bla bla bla ma fatti concreti con la prima oasi salva clima in città per ripulire l’aria dallo smog e dalle pericolose polveri sottili, grazie alla scelta degli alberi più efficaci nel catturare i gas serra, combattere l’inquinamento e mitigare le temperature».
E’ quanto ha annunciato l’11 novembre il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel mostrare il primo test di polmone verde sperimentale agli “Stati Generali dei florovivaisti italiani” a Giarre in Sicilia, dove più evidenti sono gli effetti dei cambiamenti climatici con l’alternarsi di maltempo e caldo tropicale, in concomitanza con il summit della Cop 26 a Glasgow. «Si tratta – ha detto Prandini – del primo esempio di oasi salva clima da moltiplicare nelle aree urbane italiane per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di piantare 1000 miliardi di alberi nel mondo entro il 2030».
Per mantenere l’impegno a contrastare i cambiamenti climatici bisogna intervenire in modo strutturale sugli ambienti metropolitani, afferma Coldiretti, ripensando lo sviluppo delle città e favorendo la diffusione del verde pubblico e privato, considerato che «in Italia ogni abitante dispone di appena 33,8 metri quadrati di verde urbano, con una situazione preoccupante per i grandi centri, dove si oscilla dai 15,2 metri quadrati di Messina ai 17,1 di Roma, dai 17,8 di Milano ai 22,2 di Firenze, dai 42,4 di Venezia ai 9,2 di Bari, secondo l’Istat».
Non basta rendere più verdi le città ma, mette in evidenza Coldiretti, «è anche necessario promuovere le essenze più adatte nel catturare i gas ad effetto serra e nel bloccare le pericolose polveri sottili responsabili dei cambiamenti climatici: dal Bagolaro al Ligustro, dall’Alloro all’Albero di Giuda, dalla Photinia al Viburno, dall’Acero riccio all’Olmo, dalla Betulla verrucosa al Tiglio», che «entrano nella top ten stilata da agronomi e ricercatori delle piante salva clima anche grazie all’altezza e all’ampiezza delle fronde e alle dimensioni delle foglie». «Nei giardini l’Acero riccio – afferma Coldiretti – può raggiungere un’altezza di 20 metri, ha foglie grandi e può assorbire fino a 3800 chili di CO2 in vent’anni con un’ottima capacità complessiva di mitigazione dell’inquinamento e di abbattimento delle isole di calore negli ambienti urbani. Ma ci sono anche la Betulla verrucosa, in grado di crescere sui terreni più difficili e il Bagolaro, chiamato anche spaccasassi o albero dei rosari, in grado di catturare fino a 2800 chili di CO2 in vent’anni (oltre a inquinanti gassosi e polveri sottili), che è in grado di sopravvivere anche in terreni carsici e sassosi asciutti grazie a radici forti come quelle dell’Olmo e del Tiglio selvatico, che hanno la stessa forza anti inquinamento». «Nella speciale oasi delle piante salva clima – continua Coldiretti – trova posto anche l’Albero di Giuda, così chiamato perché originario della Giudea in Israele, con fiori lilla o bianchi, che imprigiona azoto dall’atmosfera e assorbe fino a 450 chili di anidride carbonica in 20 anni con un alto potenziale di cattura delle famigerate polveri sottili PM10. Oppure c’è il Ligustro, conosciuto fin dai tempi degli antichi romani, che può arrivare fino ad una altezza di 30 metri e da adulto può assorbire fino a 25 chili di CO2 all’anno con capacità di bloccare anche le polveri sottili. Mentre la Photinia Red Robin, che fiorisce a fine primavera, che ha foglie sempreverdi e può sopportare una temperatura di 5 gradi sotto zero, in venti anni riesce ad assorbire fino a 450 chili di anidride carbonica. Una virtù anti inquinamento che appartiene anche all’Alloro, che cresce bene in tutti i terreni, e al Viburno che è una pianta spontanea tipica dell’area mediterranea capace di adattarsi a terreni diversi e che può essere utilizzata per formare siepi creando vere e proprie barriere anti rumore e anti polveri».
«Ma ci sono anche le piante da appartamento – aggiunge Coldiretti – che sono in grado di ridurre gli inquinanti presenti nelle abitazioni, i cosiddetti VOC, composti organici volatili come benzene, toluene, etilbenzene, xilene, formaldeide che sono emessi da prodotti e materiali presenti nelle nostre case, dalle sigarette ai detergenti. L’inquinamento dell’aria negli ambienti chiusi è talmente diffuso da meritarsi anche un nome: “Sindrome dell’edificio malato”. La Coldiretti ha stilato la graduatoria delle 10 piante da appartamento, piante più adatte a vivere negli ambienti chiusi e con l’effetto migliore contro il mix di sostanze nocive, ma anche alcool, fumo di sigaretta e odori sgradevoli: dallo Spatifillo al Falangio, dalla Dracena al Ficus, dal Ficus Bengiamino all’Anturio, dall’Edera all’Areca, dalla Felce al Potos».
Redazione
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La Regione Lombardia ha approvato una legge sull’agricoltura urbana che incentiva i tetti verdi (riconoscendoli nella pianificazione urbanistica), le «infrastrutture verdi multifunzionali» e le vertical farm (fattorie verticali innovative con produzioni a ciclo continuo) trattate come attività agricole. Il fenomeno del vertical farming vale 2 miliardi di euro nel mondo, ma è previsto a 5,8 miliardi nel 2022.
«Un'iniziativa che sostiene e incentiva le attività agricole tradizionali rimaste, stimola la realizzazione di boschi urbani per città più verdi e allo stesso tempo innova fortemente il quadro normativo riconoscendo i tetti verdi nella pianificazione urbanistica e consentendo l'insediamento in tutte le aree urbane delle vertical farm, ossia delle fattorie innovative verticali dove si produce verdura in ambiente protetto a ciclo continuo»: attività che, «pur insediate in ambito urbano, per esempio aree industriali da rigenerare, saranno comunque riconosciute come agricole».
Redazione
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Alla prossima edizione di Paysalia, la fiera in calendario dal 30 novembre al 2 dicembre a Lione, fari puntati su alcuni nuovi trend del giardino qui anticipati: i giardini pensati per rallentare e recuperare (slow garden), quelli intrisi di spiritualità (per il green balance), altri che giocano la carta dell’acqua (il giardino acquatico) oppure del gourmet (il giardino commestibile) o infine dell’originalità (il verde è divertimento).
Il giardino come «fonte di conforto, distrazione o pacificazione». Perché «la crisi sanitaria ha esacerbato il bisogno di natura, spazi verdi, luoghi dove respirare» e «il giardino (le jardin) è diventato un bozzolo in cui le persone si rifugiano per sfuggire alla quotidianità, ricaricare le batterie o addirittura sviluppare la propria creatività».
L.S.
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Siglata una dichiarazione di collaborazione che mira a «connettere le persone con le piante e la natura, in particolare nel contesto urbano». Per l’associazione internazionale dei florovivaisti AIPH e World Urban Parks «è nelle città che la battaglia per la natura sarà vinta», pertanto lavoreranno insieme in difesa delle piante nelle città e per l'inverdimento attraverso la promozione di parchi urbani, giardini e aree protette e creando legami più stretti tra la filiera florovivaistica, le imprese e le autorità cittadine.
AIPH – International Association of Horticultural Producers, l’associazione internazionale dei florovivaisti, e World Urban Parks, nuova organizzazione dei parchi urbani del mondo che mira a completare e raggiungere lo stesso livello di riconoscimento della IUCN (impegnata per le aree protette sulla scena mondiale), hanno siglato un accordo di collaborazione finalizzato alla promozione congiunta di un movimento globale per città più verdi, più sane e con una migliore qualità della vita.
Lo ha fatto sapere il 25 ottobre scorso AIPH in una nota in cui si afferma che le due organizzazioni «supportano insieme la risposta all’imperativo globale di abbracciare un approccio orientato sulla natura alla pianificazione, funzionamento e governance delle città» e che «è necessaria un'azione urgente per ripristinare, proteggere e gestire gli habitat naturali urbani e trovare soluzioni basate sulla natura alle nostre sfide urbane sempre crescenti». Le piante, continua la nota, forniscono infatti «molteplici vantaggi e servizi ecosistemici» che hanno il potenziale per fornire soluzioni e «i comuni e le autorità locali svolgono un ruolo chiave nel consentire questa azione ambiziosa e nello sfruttare tale potenziale». «È nelle città che la battaglia per la natura sarà vinta – viene sottolineato nel testo - e AIPH e World Urban Parks sono allineati nella missione congiunta di rendere possibile la trasformazione green urbana di cui abbiamo così urgente bisogno ora più che mai in passato».
L’intesa è stata formalizzata attraverso la firma congiunta di una dichiarazione di collaborazione per portare avanti la visione condivisa di entrambe le organizzazioni «per connettere le persone con le piante e la natura, in particolare nel contesto urbano». World Urban Parks e AIPH lavoreranno insieme in difesa delle piante e della natura nei contesti urbani e per l'inverdimento attraverso la promozione di parchi urbani, giardini, spazi aperti verdi e aree protette e creando connessioni più strette tra la filiera florovivaistica, le imprese e le autorità cittadine. L'ambito di questa collaborazione includerà la condivisione di conoscenze e buone pratiche, la co-promozione reciproca e la disseminazione di informazioni attraverso canali appropriati. Attraverso la dichiarazione di collaborazione, le due organizzazioni si impegnano a sostenersi reciprocamente nelle attività e iniziative, fra le quali, a titolo esemplificativo, il programma AIPH Green City, la World Parks Week (la settimana dei parchi), le conferenze AIPH Green City, gli International World Urban Parks Congresses, il World Urban Parks COVID-19 Expert Panel, AIPH Horticultural Expos e AIPH World Green City Awards.
«I parchi e gli spazi verdi – ha dichiarato Dr. Audrey Timm, consulente tecnico del programma Green City di AIPH - sono luoghi in cui le connessioni uomo-natura vengono forgiate e rafforzate, soprattutto nelle nostre vite sempre più urbane. Insieme miriamo ad accendere un movimento globale che celebri le città che sono campioni per i molteplici benefici del vivere verde nel contesto urbano». «Mentre il mondo si sforza di affrontare le sfide della creazione di città vivibili – gli ha fatto eco Mr. Neil McCarthy, amministratore delegato di World Urban Parks -, il potere delle piante e della natura giocherà un ruolo sempre più significativo. World Urban Parks è molto orgoglioso di collaborare con AIPH per promuovere i benefici di città più verdi e adatte al futuro. Sfruttando i nostri punti di forza, siamo entusiasti di sostenere insieme l'inverdimento urbano e l'accesso alla natura per tutti coloro che vivono nelle città».
L.S.





