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All’inaugurazione del Giardino dei donatori del nuovo ospedale di Prato presentato anche il kit “Giungla in casa per tutti” a cura dell’Associazione vivaisti italiani insieme a Prato Urban Jungle e Fondazione Ami Prato. Per il presidente di Avi Magazzini l’idea è che «l'inverdimento delle aree urbane non può essere realizzato solo dal soggetto pubblico» e il progetto aiuterà ad avere nuove generazioni più preparate su verde e piante. Il sindaco di Prato: alla nostra forestazione daranno un contributo alcune delle maggiori personalità in questo settore, da Mancuso a Boeri. L’assessore Barberis: non solo più piante e vegetazione nelle aree libere intorno agli edifici, ma anche soluzioni naturali negli interni; il progetto “Verde è salute” è centrale per una nuova visione delle città.
 

«Abbiamo messo insieme un kit di piante di piccole dimensioni per ragioni di comodità e perché possa essere maneggiato facilmente anche da bambini e persone inesperte. L’idea è che i cittadini non possono solo aspettare che le città diventino più verdi. L'inverdimento delle aree urbane non può essere portato avanti solo dal soggetto pubblico ma anche all’interno delle famiglie. Questo kit mira a stimolare, in particolare i bambini e i ragazzi, a diventare essi stessi protagonisti della forestazione urbana».
Con queste parole Luca Magazzini, presidente dell’Associazione vivaisti italiani (Avi), sabato scorso durante l’inaugurazione del “Giardino dei donatori di sangue” del nuovo ospedale di Prato, ha sintetizzato il significato e le finalità del kit “Giungla in casa per tutti” realizzato in collaborazione con Fondazione Ami Prato e Prato Urban Jungle (Puj). Un kit con l’occorrente per realizzare un angolo verde in casa che può essere acquistato - sia nello shop online di Ami e su Agrito.it che in alcuni punti vendita della città fra cui la libreria Giunti, Conad Maliseti e il Mercato Terra di Prato – a fini benefici con 25 €: il ricavato servirà a realizzare il giardino del Pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Santo Stefano. Come già illustrato in maggiore dettaglio in un precedente articolo, il kit è concepito in un’ottica ecosostenibile e comprende, oltre a quattro piantine, 10 litri di terriccio Tor-free_21 proveniente da un sistema di economia circolare che recupera il substrato delle piante non più vitali, 500 gr di concime organico, 4,5 litri di cippato quale pacciamante naturale e le istruzioni per la messa a dimora. Istruzioni che sono state illustrate dal vivo, con una dimostrazione in occasione dell’inaugurazione del Giardino dei donatori, dal giardiniere Johnny Pasquinelli, seguito da vicino dall’interessatissimo sindaco di Prato Matteo Biffoni.



Le quattro giovani piante che compongono il kit sono NandinaPittosporum (i pittospori), Lonicera (i caprifogli) e Trachelospermum jasminoides (i rincospermi o falsi gelsomini), coltivate in uno speciale vaso fabbricato mediante stampaggio, compressione, “cottura” di un impasto di fibra vegetale e cellulosa, torba bionda e acqua privo di sostanze chimiche e totalmente biodegradabile. «Nell’utilizzo degli ammendanti abbiamo scelto preparati biologici, di recupero o che rispondono ai nuovi criteri della sostenibilità ambientale – ha spiegato Luca Magazzini -. Tra le quattro piante c’è ad esempio un rampicante come il rincospermo che con il tempo può diventare utile anche a scopi di protezione o riparo da sole e vento oppure anche per finalità di privacy. Ma saranno la fantasia e le necessità delle famiglie a valutare come utilizzarlo. In ogni caso è qualcosa che le famiglie avranno modo di sviluppare in prima persona. E probabilmente contribuirà ad avere nuove generazioni con una preparazione più significativa su questi temi».
All’inaugurazione sono intervenuti, oltre al sindaco di Prato, l’assessore all’urbanistica e all’ambiente Valerio Barberis, a cui fa riferimento tutto il progetto Prato Urban Jungle (vedi nostro articolo e nostra intervista), Daniela Matarrese, direttore sanitario del Presidio ospedaliero Santo Stefano di Prato, i paesaggisti Renato Defant e Luca Ghezzi, che hanno curato la riqualificazione del Giardino dei donatori contraddistinta da cinque begli esemplari di alberi Ginkgo biloba nel contesto del progetto “Green Care”, la consigliera regionale di Prato Ilaria Bugetti, che ha detto che questa iniziativa della sua città è un modello da seguire a livello regionale e ha annunciato che la Regione Toscana sarà comunque fortemente impegnata a realizzare tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, e Claudio Sarti, presidente della Fondazione Ami, nel ruolo di moderatore dell’evento.
«Oggi inizia a prendere forma il nostro progetto “Verde è salute” – ha affermato Daniela Matarrese riferendosi all’intervento a verde nella hall dell’ospedale Santo Stefano e alla riqualificazione del giardino dei donatori -. Che cosa significa? Fin dall’inizio di questa pandemia ci siamo tutti resi conto di quanto l’ecosistema intorno a noi in realtà influenzi la nostra vita». «La vicinanza alle piante – ha aggiunto - è studiata in letteratura scientifica da molti anni ed è ormai risaputo che avere vicino una pianta, un qualcosa che cresce e si trasforma ogni giorno riduce ad esempio la degenza ospedaliera. Non sappiamo quali siano i meccanismi diretti con cui il verde agisce, ma sicuramente agisce sulla nostra psiche e sul corpo. Pertanto effettueremo degli interventi sul verde. Questo è il primo intervento di un intero sistema verde che sarà intorno all’ospedale, che noi chiamiamo Parco Santo Stefano. Ma oltre a questo noi cercheremo anche di produrre insieme ai nostri specialisti dei progetti specifici che mirino a capire quale è l’interazione fra ogni singola persona e il verde. Quindi vedrete crescere il progetto negli anni, perché è un progetto di medio termine che durerà almeno 5 anni e ci servirà. La crescita di una pianta non avviene immediatamente, ma avviene nel tempo, come la vita di tutti noi. Oggi nasce qualcosa che lasceremo ai nostri figlio».
«Noi siamo fortunati perché abbiamo a pochi metri da qui quelli più bravi di tutti con le piante, che sono i vivaisti di Pistoia che ci danno una mano – ha detto il sindaco Matteo Biffoni -. Negli ultimi mesi siamo venuti qui spesso per altri motivi. Perché qui c’era il delirio per davvero e noi profani eravamo terrorizzati per quello che stava succedendo e le donne e gli uomini, i tanti professionisti che lavorano qua dentro, sono stati capaci nel corso di questo anno di darci sostegno e fiducia. Ancora non è finita e non c’è da mollare un colpo, però indubbiamente stamattina il clima è diverso perché stiamo inaugurando una bella cosa e raccontando una bella storia. E questo è un tassello che si aggiunge a un lavoro di tutta la città». «L’altro giorno ad esempio – ha proseguito Biffoni - abbiamo presentato il bando del carbon neutral: più di 400 alberi da piantare in città, un’intuizione vincente di Valerio [Barberis, ndr]… Con noi lavorano tutti i migliori in questo campo: Stefano Mancuso, Stefano Boeri, Treedom, tutti quelli che hanno raccontato che in una città con più alberi si vive meglio. Figuriamoci in un posto come questo, dove oggettivamente in alcuni casi c’è dolore. C’è anche la maternità, è vero, ma per il resto sono luoghi faticosi per chi ci lavora e chi ci sta. Se in una città il verde rende tutto migliore, cioè più gradevole dal punto di vista estetico ma soprattutto più vivibile, figuriamoci in un luogo come questo. E’ un percorso di coerenza che l’ospedale fa insieme alla città».
«Il futuro dell’umanità dipende dalla capacità di avere città con un valore ambientale diverso rispetto a come le abbiamo progettate fino a oggi – ha sottolineato l’assessore Valerio Barberis -. E quindi interventi come questo di riforestazione delle aree libere intorno agli edifici sono un aspetto fondamentale. La sfida di Prato Urban Jungle è questa: una specie di forestazione 2.0 che prova a dare un significato ambientale a delle aree che oggi sono un problema e che sono le maggiori fonti climalteranti. E’ una sperimentazione europea, finanziata da un Programma europeo che si chiama Urban Innovative Actions, che va a sperimentare se utilizzare le cosiddette tecnologie a base naturale negli edifici (facciate, tetti) e in tutto quello che sta intorno per riempirlo di vegetazione può diventare una risposta. Ciò si interfaccia con la riflessione in corso sul fatto che le città devono essere dei luoghi sani e quindi su come gli interventi di forestazione urbana nelle aree libere e gli interventi di nature based solutions negli edifici, come quelli di Prato Urban Jungle, possano diventare un nuovo paradigma di sviluppo urbano in cui le città, come dice il prof. Mancuso, devono essere letteralmente invase dalla natura».

L’assessore Barberis ha poi illustrato i quattro principali interventi del progetto Prato Urban Jungle: 
- nel Quartiere di San Giusto, sugli Edifici Epp di via Turchia, grandi edifici di edilizia residenziale pubblica, ci sarà una forestazione e rivegetalizzazione di 200 alloggi che avranno le facciate completamente rivestite di verde. E lo stesso avverrà negli spazi attorno agli edifici con i giardini che diventeranno dei luoghi in cui la città si apre, non più singoli giardini condominiali (spazi semiprivati) ma luoghi aperti alla città. Ci saranno interventi di demineralizzazione, con i parcheggi trasformati in luoghi di socializzazione, e la realizzazione di orti urbani.
- nel Quartiere Macrolotto Zero, al Mercato Coperto, il più denso della città di Prato, un luogo post industriale dove gli edifici hanno occupato completamente la città e non esistono quasi delle aree libere nelle quali abbia diritto di cittadinanza la natura. In questo caso la sperimentazione è anche sull’interno degli edifici. Un intervento del think tank di designer e scienziati vegetali Pnat, cofondato da Stefano Mancuso, che consisterà nell’allestimento di due “fabbriche dell’aria” che depureranno l’interno del nuovo mercato coperto, che tra l’altro sarà inaugurato nella nuova funzione domani. Un tema decisivo perché se le nostre città sono inquinate un grande problema è quello della qualità dell’aria all’interno degli edifici.
- nel Quartiere del Soccorso, alla sede Consiag Estra, affacciata su un’arteria con passaggi di 50 mila veicoli al giorno, l’intervento è in un edificio per uffici, che verrà completamente avvolto da una nuova architettura con grandi vasi contenenti alberi e siepi. Sarà un edificio che assorbirà i raggi solari e produrrà energia, ha detto l’assessore. A caratterizzare l’intervento anche la copertura piana a verde sul tetto.
- ancora nel Quartiere di San Giusto, nell’area commerciale, si punterà su Urban farming e Food Park, con una serra idroponica in cui saranno coltivate piante e ortaggi, toccando così il tema delle politiche alimentari sostenibili e coinvolgendo i giovani in una riflessione sugli stili di vita sani, sul cibo, sull’alimentazione. Un intervento molto complesso quindi, che prevede un partenariato composto da tantissimi soggetti e personalità.
Tornando all’inaugurazione del giardino dei donatori, l’assessore Barberis ha concluso affermando che la collaborazione fra Comune di Prato, Fondazione Ami e Azienda ospedaliera e Società della salute rappresenta  «l’inizio di una nuova visione della città in cui la natura è salute».

Lorenzo Sandiford

 

 

La visita dell’assessora regionale all’agricoltura Stefania Saccardi il 19 febbraio a due aziende socie di Confcooperative: a Pescia a Flora Toscana,

Fiori italiani anemoni

Cia – Agricoltori italiani e Asproflor invitano ad acquistare come doni di San Valentino bouquet di fiori made in Italy. Il 90% delle rose arriva da Africa e Sud-America con alti consumi per viaggio e frigoriferi, mentre i fiori italiani, come anemoni e ranuncoli, sono più ecologici e hanno costi abbordabili. Cia: San Valentino vale circa il 10% del fatturato annuo della filiera del fiore e nel 2021 atteso giro d’affari da 80 mln di euro in Italia. Confagricoltura consiglia di combinare fiori e prodotti enogastronomici in un fine settimana in agriturismo. Mentre Cia Toscana Centro spinge per il mazzo di fiori made in Tuscany, dove si concentra «il 13% del mercato floricolo nazionale». 


Le associazioni di categoria agricole e del florovivaismo unite nell’invito ai cittadini a donare fiori e piante italiani a San Valentino, momento dell’anno importantissimo per l’attività dei floricoltori e dei fioristi.
Ha cominciato Coldiretti l’11 febbraio con il richiamo a una sorta di mobilitazione all’acquisto di prodotti florovivaistici nostrani (vedi), hanno proseguito fra ieri e oggi Cia – Agricoltori Italiani e Asproflor con inviti più specifici alla scelta di mazzi di fiori prodotti in Italia, sia per ragioni economiche che di sostenibilità ambientale. E la Cia Toscana Centro ha ristretto ulteriormente il raggio d’azione dell’invito al bouquet sostenibile made in Tuscany, visto che la Toscana «vale il 13% del mercato floricolo nazionale», grazie in particolare al distretto di Pescia e Lucca. Confagricoltura nel frattempo, oltre a invitare a esprimere il proprio amore ai partner con i mazzi di fiori, ha suggerito di farlo nel contesto campestre di agriturismi assaporando i nostri prodotti enogastronomici.
«Un bouquet di fiori locali – hanno ricordato da Cia - è sicuramente più fresco e profumato rispetto alle tradizionali rose e orchidee in arrivo al 90% da Equador, Colombia, Kenya, Etiopia Taiwan, che, oltre ai giorni di viaggio, hanno alle spalle una lunga conservazione nelle celle frigorifere, provenendo da climi caldi, in Paesi dove il basso costo della manodopera non rende più competitiva la produzione europea di questi fiori. Il nostro prodotto locale viene, invece, incontro sia alla sostenibilità ambientale (non c’è uso indiscriminato di fitofarmaci come nei Paesi extra-Ue) che a quella economica: costo medio al dettaglio, 15 euro a bouquet». Fiori consigliati da Cia per i bouquet made in Italy: anemoni, ranuncoli, lilium, papaveri, gerbere e poi calendule, bocche di leone, garofani e fresie, con l’aggiunta di fronde verdi per l’addobbo. 
Sulla stessa linea d’onda Asproflor, secondo cui se «uno dei simboli della festa di San Valentino è la rosa rossa, fiore di provenienza keniota e peruviana», negli ultimi anni si nota «una novità nelle vendite in occasione di questa ricorrenza: al posto del classico fiore rosso si preferisce regalare bouquet composti da fiori di stagione, come primule, amarillis, ginestre, anemoni e ranuncoli. Questo cambiamento è significativo dal 2013 in poi: la diminuzione della vendita di rose infatti è netta. Ciò che è costante è la scelta di donare fiori, simboli di bellezza e di gentilezza, che generano anche benefici all’interno dei rapporti sociali». «Emerge un mutamento nelle scelte di consumo – ha dichiarato il presidente di Asproflor Sergio Ferraro – La nostra ricerca, effettuata presso i garden center e i punti vendita dei nostri associati, evidenzia un calo di prenotazioni per quanto riguarda le rose rosse, certamente da ricondurre alla provenienza». In questo periodo dell’anno, infatti, la rosa viene importata da Stati come il Kenya, il Perù e l’Etiopia: il suo costo va da 1,20 euro fino a 3,50 euro a stelo, tramite il mercato olandese. Tra l’altro, osservano ad Asproflor, «con questo mutamento e la crisi dei consumi, causata dalla pandemia nelle vendite dei fiori, l’azienda keniota che produceva circa 8 milioni di steli di rose all’anno ha convertito la sua produzione in prodotti alimentari: si va dai fagioli al mais, passando per le cipolle e le patate». Il presidente Ferraro e il vicepresidente Franco Colombano propongono quindi di acquistare prodotti italiani e di stagione ricordando che «l’Italia oggi è ai primi posti in Europa per la produzione di ranuncoli ed anemoni, piante da giardino e piante mediterranee. La produzione di piante in vaso era aumentata dell’8,9% e le piante da vivaio del 3,3% nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia e che nel 2020, in sole sei settimane, il mercato europeo perdesse 4 miliardi di euro, di cui 1 miliardo riguardante i fiori recisi (fonte Union Fleurs)».
Ma quanto può incidere l’acquisto di bouquet italiani a San Valentino nei bilanci delle aziende della filiera florovivaistica italiana? Di che boccata di ossigeno stiamo parlando? Un’idea la dà Cia nazionale: nella giornata di San Valentino «si realizza, abitualmente, il 10% del fatturato annuo di produttori e commercianti». E «in queste settimane c’è cauto ottimismo nei distretti più importanti di Pescia e Imperia, dove si è registrato un calo degli ordinativi inferiore alle attese (-15% rispetto al passato)». Inoltre «la contrazione della produzione internazionale dovuta alla pandemia ha favorito il fiore reciso italiano, diminuendo del 10% l’import estero». Tutto considerato, Cia «stima, dunque, per questo San Valentino la vendita di 25 milioni di fiori, con un giro d’affari di 80 milioni e una spesa media pro-capite pari a 30 euro». 
Il florovivaismo nel nostro Paese, ricorda Confagricoltura, «rappresenta quasi 3 miliardi di euro di fatturato, 30 mila imprese ed oltre 100mila addetti» (includendo naturalmente, come precisa Asproflor, pure chi si occupa di «produrre vasi, terricci, concimi e semi»). E quindi garantisce un contributo rilevante in termini di crescita ed occupazione, senza dimenticare, sottolinea Confagri, «i benefici che i nostri vivai generano per l’ambiente e l’ecologia», la qualità della vita e le prospettive di salute del pianeta.


L.S.


Stefania Saccardi

Il presidente Giani ha scelto Stefania Saccardi (Italia Viva) come vice presidente e assessora all’agricoltura. Brunelli (Cia Toscana) chiede «tempi rapidi per risolvere i problemi più urgenti: emergenza ungulati, eccessiva burocrazia, impatto della crisi Covid sui redditi». Neri (Confagricoltura Toscana): «interventi urgenti sui predatori e ungulati con risarcimenti certi e sostenere le imprese verso norme di tutela ambientale graduali e sostenibili». Due giorni fa Coldiretti Toscana aveva chiesto al Consiglio regionale «l'istituzione dell'assessorato agroalimentare», più centrato sulle intere filiere, e sottolineato che in Toscana la Covid ha causato un calo del 37% del fatturato agroalimentare, con florovivaismo, agriturismo e lattiero-caseario a -80% nei tre mesi più bui.


Un’assessora all’agricoltura che è anche vice presidente della Regione e che milita nelle forze di Italia Viva, lo stesso partito della ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova. E che per di più ha molta esperienza politica, anche se non in particolare nel settore agricolo.
Può essere inquadrata così, nell’ottica agricola di Floraviva, la scelta del neo presidente della Regione Toscana Eugenio Giani di puntare su Stefania Saccardi per la vice presidenza e per l’assessorato «all’agro-alimentare, alla caccia e alla pesca». Del 1960, avvocata, è considerata una renziana fedelissima, ma anche capace di non farsi schiacciare dalla personalità di Matteo Renzi e di tenergli testa quando serve, come ha osservato oggi il Corriere Fiorentino. A lei vanno, specifica il comunicato stampa della Regione, «le deleghe all’agricoltura, con il sostegno alle imprese e alle produzioni agricole e zootecniche, lo sviluppo rurale, le foreste, la caccia, pesca e agriturismo e le politiche per la montagna, Toscana diffusa: aree interne».
Così descriveva sé stessa nel suo sito web in vista delle elezioni regionali: «sono stata vicepresidente di Avvocatura Indipendente, vicesindaco a Campi Bisenzio e assessore al lavoro alla provincia di Firenze. Successivamente, sono stata eletta in Consiglio comunale a Firenze, nella lista del PD, ho ricoperto il ruolo di vicesindaco e di assessore al welfare. Welfare e salute sono sempre state le mie priorità, sono stata presidente della Società della Salute di Firenze e, dal 2013 al 2015, vicepresidente della Regione Toscana, per poi essere riconfermata assessore regionale al Diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria nella decima legislatura».
Come hanno reagito alla notizia le associazioni di categoria agricole, con quali richieste? 
Il presidente di Cia Toscana Luca Brunelli ha chiesto innanzi tutto: «operatività e tempi rapidi per risolvere i problemi più urgenti dell’agricoltura toscana, dall’emergenza ungulati, all’eccessiva burocrazia, al reddito della aziende agricole aggravato dalla crisi Covid». A tal fine, oltre a congratularsi con la neo assessora Saccardi e a farle gli auguri di buon lavoro, come al resto della Giunta e a tutto il Consiglio regionale, ha manifestato la propria disponibilità alla concertazione. «C’è bisogno di tavoli di confronto, di un dialogo costante e propositivo con il mondo associativo e con chi è in prima linea in un settore come l’agricoltura – ha sostenuto Brunelli - che vale molto di più del semplice dato del Pil della Toscana, se pensiamo al paesaggio e ai prodotti agroalimentari della Toscana un vero motore per tutta l’economia turistica; alla tutela ambientale grazie alla presenza degli agricoltori nelle aree rurali, fondamentale per la salvaguardia del territorio e per prevenire il dissesto idrogeologico; senza dimenticare il ruolo sociale e dei servizi nelle aree cosiddette periferiche». Inoltre ha sintetizzato tutta una serie di miglioramenti procedurali e amministrativi a suo parere indispensabili per facilitare l’attività imprenditoriale degli agricoltori.
Anche per il presidente di Confagricoltura Toscana Marco Neri tra le richieste più urgenti vi sono la semplificazione dei processi amministrativi e la riduzione della burocrazia, insieme «ad un intervento urgente ed efficace contro i predatori e gli ungulati, diventati  ingestibili in molte zone della Toscana, che mettono a rischio intere colture oltre che la sostenibilità economica delle produzioni e la sicurezza pubblica. Chiediamo inoltre  un risarcimento certo per le imprese agricole, senza che sia vincolato a onerose e poco efficaci misure di prevenzione come le recinzioni chilometriche». «Auguriamo buon lavoro alla nuova Giunta regionale, in particolare alla nuova assessora all’Agricoltura, Stefania Saccardi – ha dichiarato Neri -. Adesso rimbocchiamoci le maniche per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole e tutelare l’occupazione. Noi faremo il possibile per portare su ogni tavolo istituzionale le istanze del settore e risollevarlo da questa crisi». Tra le priorità, il futuro Piano di sviluppo rurale e la fase di negoziazione della nuova Pac, che dovranno «vedere la Regione in prima linea per sostenere le imprese e adeguare gradualmente le nuove politiche di tutela dell’ambiente e dei consumatori per concedere alle attività il tempo di adeguarsi».
Coldiretti Toscana con il presidente Fabrizio Filippi si è rivolta due giorni fa al nuovo Consiglio regionale chiedendo l’istituzione di un «assessorato dell’agroalimentare», per «mettere in atto e finanziare politiche incentivanti non solo per i singoli settori, ma anche tra i singoli settori, dalla produzione alla trasformazione, dalle attività economiche e produttive di filiera al turismo, fino alla grande distribuzione». «Il valore aggiunto di agricoltura e agroalimentare è pari a 3,5 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi (pari al 65%) prodotti dalla sola agricoltura, con l’export regionale del Made in Toscana che supera i 2,5 miliardi – ha sottolineato Coldiretti –, un patrimonio da promuovere anche attraverso il ricambio generazionale in agricoltura, realizzando modelli agricoli sostenibili e inclusivi, creando filiere corte e lunghe». «In Toscana il fatturato è diminuito di oltre il 37% rispetto all’anno precedente, una perdita secca superiore al dato nazionale di quasi 10 punti percentuali – ha denunciato Coldiretti con riferimento all’impatto dell’emergenza Covid-19 -. Ciò significa che le nostre imprese agricole hanno subito più che in altre regioni i gravi effetti economici indiretti della pandemia, con numeri da profondo rosso per il settore florovivaistico, l’agriturismo e il comparto lattiero-caseario che hanno perso oltre l’80% del fatturato in 3 mesi».

Lorenzo Sandiford



Le risposte di importanti giornalisti e conduttori televisivi, e del nostro arbitro più famoso, durante il Memorial Vannucci Piante a Pistoia. Luca Telese, autodefinitosi «pollice nero»: «pensavamo alla pianta come a un decoro, in realtà da isolati il verde è libertà». Per Alessandro Bonan, «pollice grigiastro» col desiderio di un «rapporto personale con la pianta», il confinamento ha avuto un effetto sui sentimenti della gente per il verde e lui da allora va tutti i giorni al «bellissimo parco di Monza». Carlo Conti, pollice «verdolino sbiadito», si ritiene fortunato per aver avuto durante il lockdown la «valvola di sfogo notevole» di un bel giardino, soprattutto per il bimbo, ma non si sbilancia sull’impatto di questa esperienza sulla coscienza collettiva del verde: «non lo so, l’uomo delle volte si dimentica facilmente di quello che è successo». Anche Pierluigi Collina ha detto di essere stato «molto aiutato» dal fatto di avere un bel giardino, ma è più ottimista sulla consapevolezza acquisita dai cittadini della «importanza di tutto quello che è green in senso ampio» e crede che il futuro sia in quella direzione.


«Questa incredibile pandemia e il lockdown ci hanno imposto di ripensare la struttura stessa della casa e dell’ufficio e della città» ha detto il giornalista Luca Telese ad alcuni colleghi che lo intervistavano prima dell’inizio del 21° Memorial Vannucci.
Ma, ci siamo chiesti noi di Floraviva, hanno intaccato in qualche modo anche la percezione del verde e il nostro rapporto con le piante? Abbiamo girato la domanda, con leggerezza, ad alcuni degli ospiti del Memorial. Tutti volti e voci noti delle nostre televisioni: giornalisti e conduttori televisivi, ma anche l’arbitro di calcio italiano più famoso nel mondo.
A cominciare da Luca Telese, giornalista, conduttore di La7 e scrittore, al quale abbiamo chiesto se questa volta era più preparato sul verde, dato che l’anno scorso ci aveva detto di avere il “pollice nero”. «Il pollice è sempre nero – ha risposto - però sono più preparato sul verde, mi sto vannuccizzando, anche nel senso estetico». Ma poi, tornando serio, ha detto: «la pandemia ci ha fatto rivalutare quello che non vedevamo. Pensavamo alla pianta come a un decoro. In realtà quando sei in uno scenario di isolamento il verde è la tua libertà, la tua capacità di respirare, di rinnovare, di cambiare la tua percezione di un isolamento coatto. Quindi guardo le piante con un occhio diverso dopo la quarantena».



Poi è stata la volta di Alessandro Bonan, anche lui giornalista, conduttore televisivo e scrittore, oltre che appassionato di musica. Nato a Pistoia, vive a Monza, vicino agli studi televisivi della sua Sky. Al Memorial Vannucci ha ricevuto un premio quale giornalista sportivo. «Il mio rapporto col verde è meraviglioso, occupandomi spesso di calcio, che si gioca su un prato verde – ha esordito scherzando -. Direi che oltre questo faccio fatica ad andare. Però mi piacciono gli spazi aperti, mi piace ogni volta venire qui da Vannucci perché vedo tanto verde e tanta imprenditoria intelligente. E se mi chiedi se ho il pollice verde, no! Non ce l’ho. So che Telese ti ha detto che ha il pollice nero, io diciamo che ce l’ho grigiastro. Però le piante mi piacciono e mi piacerebbe avere un rapporto personale con la pianta. Ci sono quelli che ci parlano con i fiori e con le piante, ecco io non sono uno di questi, però insomma…». E sull’eventuale effetto del periodo di confinamento sui sentimenti per il verde, c’è stato un impatto? «Sì». In che modo? «Privatamente devo dire che durante il lockdown ho invidiato moltissimo quelli che avevano la possibilità di godersi un giardino, mentre io no, perché abito in un appartamento in centro. Ho un piccolo terrazzo, ma oltre a quello non riuscivo ad andare. Quello che posso dire è che, una volta che si sono aperti i cancelli, ho incominciato ad andare al parco. Io abito a Monza e c’è un parco bellissimo, e non c’è giornata della settimana in cui io almeno un giro al parco per una corsetta o una passeggiata non me lo faccia. Quindi è cambiato: c’è proprio voglia di stare all’aperto, perché siamo stati tanto al chiuso in una situazione di grande frustrazione».



Anche Carlo Conti, conduttore e autore televisivo senza bisogno di presentazioni, soprattutto in Toscana, visto che è fiorentino doc, ha iniziato divagando semiserio in replica alla domanda sul suo rapporto col verde: «il verde prima di tutto è la speranza. Quindi è un colore fantastico perché è il colore della speranza, la speranza ovviamente che il futuro sia sempre migliore, la speranza che ciascuno possa stare in salute, la speranza che la tua squadra del cuore vinca, la speranza che l’amore trionfi. Insomma la speranza che questo Covid se ne vada. Quindi la speranza. E il verde è il colore della speranza». Ma poi ha aggiunto: «Io personalmente ho un pollice non proprio verde, un pollice un po’ sbiadito, un verdolino sbiadito perché non riesco a tenere vive tutte le piante. Però per fortuna ho un bel giardino e ci pensa qualcuno a tenermelo verde e in forma. Sì ho la fortuna di avere un giardino che ad esempio in un periodo come quello del lockdown è stato una valvola di sfogo notevole, non tanto per me ma per il bimbo. Quindi sono stato particolarmente privilegiato e in momenti come questo ti rendi conto quanto uno spazio verde sia importante e vitale». E alla domanda se questa emergenza pandemia abbia fatto migliorare la consapevolezza dell’importanza del verde ha risposto così: «non lo so, perché l’uomo delle volte ha dimostrato di non imparare dal passato. Speriamo che abbia imparato qualcosa, ma delle volte si dimentica facilmente di quello che è successo e prosegue con il suo modo normale di vivere».



Infine Pierluigi Collina, presidente della commissione arbitri della Fifa, venuto a ritirare il premio Clagluna al posto dell’arbitro Paolo Silvio Mazzoleni assente giustificato per via dell’inizio del campionato, si è espresso così: «il mio rapporto col verde è un rapporto buono. In questo periodo particolare mi ha molto aiutato. Io ho una casa con un bel giardino e ovviamente il lockdown averlo potuto vivere in giardino sicuramente mi ha aiutato». E pensa che dopo la chiusura la gente apprezzi di più l’importanza del verde? «Sì, credo che l’importanza di tutto quello che è green in senso ampio stia diventando sempre maggiore e sia sempre più capita dalla gente. D’altronde il futuro è in questa direzione».

Lorenzo Sandiford