Arte Verde

Portia crea le sue opere utilizzando una vasta gamma di supporti, dalla fotografia alla pittura, passando per la scultura e l'installazione, concentrandosi sempre sull'ambiente e i temi culturali visti da una prospettiva femminista.
L'artista inizia a creare le immagini di fiori nel 2002, a seguito della perdita di una persona cara, evento che la fa riflettere sulla fugacità della vita delle persone, riflessa qui in quella dei fiori. Portia ha iniziato così a immaginare mandala di fiori che erano reminiscenze dei motivi tipici dell'Uzbekistan e delle vivide ghirlande di fiori freschi, che aveva visto usare nel sud-est asiatico come offerte religiose. Utilizzando il mandala, Portia richiama infatti la forma circolare che nelle religioni orientali rappresenta l'universo. L'artista dispone meticolosamente i fiori del suo giardino in combinazioni di colore e forma in modo da esasperare la vitalità di entrambi, ciò che la affascina è proprio la perfetta simmetria che riscontra nei fiori, nelle pietre e negli animali trovati in giro ormai morti. Non solo la flora che la circonda, Portia immortala infatti anche piccoli cadaveri di animali.
Per queste creazioni l'artista ha utilizzato abilmente lo scanner come una macchina fotografica di grande formato, permettendo ai fiori di stare direttamente su esso e ai loro pollini e altri parti di cadere direttamente sul vetro, diventando parte dell'immagine. Lo scopo finale sembra essere quello di scannerizzare e quindi organizzare, tramite un esercizio meditativo, il caos della natura e dei suoi elementi in un fermo immagine memoriale.

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Arte Verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin

testi di Anna Lazzerini

Nikolai Astrup è un pittore norvegese del ventesimo secolo che si è fatto conoscere soprattutto grazie ai suoi paesaggi, dipingendo tutto ciò che lo circondava: dalle montagne ai campi, passando per fiumi e foreste. La personale a lui dedicata dalla Dulwich Picture Gallery di Londra, “Nikolai Astrup: Painting Norway”, ci conduce abilmente alla scoperta del suo universo. La mostra è ormai chiusa, ma da essa possiamo cogliere un aspetto nuovo dell'artista: la sua capacità di creare illusioni fra le forme animali o umane e la natura dei paesaggi. Scopriamo così come l'artista sia stato un precursore nella stampa, egli aveva fabbricato nel suo atelier delle macchine complesse che gli permettevano di riprodurre le sue creazioni a piacere. Nelle tavole di Astrup si possono vedere personaggi quali troll delle montagne, cerimonie pagane attorno al fuoco o cavalli inquietanti fatti di neve sciolta.
 
La Nexus Interactive Arts per l'occasione della mostra è stata chiamata a creare un'installazione originale: “Forest Folk” è stata la risposta, nonché l'estensione della personale di Astrup. Figure umane ricoperte di vegetali si muovevano nelle sale della galleria: un ritratto di un troll allo specchio, ispirato anche a Giuseppe Arcimboldo e ai testi di Rorscharch, prendeva vita su due schermi da 75 pollici. Ma nessuna finzione: i modelli si muovevano in tempo reale, non lontano dalla sala dove si trovava il visitatore, coperti da 40 chili di muschio, rami, erbacce, foglie e altri frutti di bosco, ad ogni movimento percepito dalle camere coi sensori di movimento. Le creature mitiche si svelavano alla presenza del visitatore, trasformandosi ad ogni suo movimento. Quasi allo stesso modo, queste figure possono saltare agli occhi di chi osserva i dipinti di Astrup.
 
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testi di Anna Lazzerini

 
Marc Quinn è uno dei più importanti artisti della sua generazione per merito delle sue sculture, dei suoi dipinti e disegni, capaci di esplorare la relazione fra arte, scienza e natura e il rapporto fra il corpo umano e la percezione della bellezza. Al centro di ogni sua opera troviamo la materialità dell'oggetto, sia nella composizione degli elementi che nell'aspetto della superficie.”Held by Desire”, una serie di sculture in cui Quinn utilizza la forma di un bonsai in bronzo o in alluminio, ci richiama subito al rapporto uomo-natura. Il bonsai rappresenta infatti la natura sottomessa al desiderio dell'essere umano: le radici sono potate ed esso cresce in una forma innaturale sotto il continuo intervento umano. Le sculture di Quinn presentano così a chi osserva un momento in cui il tempo si è fermato, quasi come a significare un ritorno dei bonsai al suo stato naturale, come se potesse avere la possibilità di essere ripiantato e lasciato crescere in libertà. Anche nelle sculture di fiori Quinn cattura quello che egli descrive come la più pura e magica trasformazione della realtà nell'arte: i fiori, giunti al perfetto stato di fioritura, sono stati immersi in olio di silicone per mantenere la loro eterna immagine di bellezza. Quinn ha fatto anche largo uso di orchidee per la realizzazione di opere in bronzo di grandi dimensioni e dai colori vari. Il richiamo alla bellezza della natura è indiscutibile. 
 
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Arte Verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin

testi di Anna Lazzerini

Sarcasmo ed eleganza, questi i tratti distintivi dell'opera di John Currin, pittore sofisticato e dotato di una profonda conoscenza della storia dell'arte. La sua sensibilità è aggraziata e, allo stesso tempo, fortemente provocatoria come si evince dai suoi ritratti, da cui emerge un impudico realismo. La natura è spesso presente nei suoi ritratti di donne: le ambientazioni non sono mai banali e, anzi, lasciano sempre trapelare una voluttuosa sensualità, intrisa però di indifferenza. Il benessere e la prosperità nell'arte di Currin diventano, infatti, motivo di distacco, rendendo insensibili le donne ritratte.
La prima mostra personale di Currin in uno spazio pubblico italiano si trova attualmente al Museo Stefano Bardini di Firenze, dove sarà visitabile fino al 2 ottobre.
 
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testi di Anna Lazzerini

 
L'artista si è fatto conoscere negli anni per la sua grande capacità di provocazione, per il suo essere trasformista e innovatore senza mai tradire la sua anima ricca di contraddizioni armoniose. Con questo approccio, che va dal colto al surreale, Luigi Ontani include molti elementi naturali nelle sue opere: fiori che incatenano, nonostante si contraddistinguano nell'immaginario comune per la loro delicatezza, o una natura invadente e bizzarra.
L'artista ricorre spesso al proprio corpo o al proprio volto per impersonificare, tramite la fotografia, temi storici, letterari e mitologici. Contemporaneamente alle prime opere fotografiche Ontani comincia ad eseguire i primi "Tableaux vivant" e dal 1969 al 1989 ne realizza circa trenta. Fra i colori, che richiamano i paesi esotici che egli ama molto, e le immagini pungenti, possiamo scorgere quella meraviglia con cui ci si approccia alla natura e al mondo che ci circonda, tipica dell'infanzia.

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