Arte Verde

Una fervida immaginazione, a volte chimerica, e una forte padronanza dell’arte del bonsai: queste le due caratteristiche che danno vita all’arte di Takanori Aiba. Veri e propri micromondi di fronte ai quali ci sentiamo un po’ come Gulliver nel paese di Lilliput. Dettagliate architetture in miniatura che Aiba costruisce a partire da disegni che poi prendono forma grazie all’utilizzo di materiali semplici come rame, stucco, plastica, resina e terracotta. 
Dai rami dei bonsai partono balconi, ponti, torri e ogni tipo di riproduzione in piccola scala di edifici che potremmo trovare nel nostro mondo. L’arte di Aiba, che poggia, anche fisicamente, sull’antico sapere giapponese dei bonsai, intende così dare forma al rapporto tra uomo e natura attraverso capolavori in miniatura.
I dettagli sono così veritieri che potremmo pensare che Aiba si sia ispirato a qualcosa di realmente esistente, ma tutto, invece, è frutto della sua incredibile immaginazione che si intreccia perfettamente alle complesse abilità che servono a far crescere i bonsai.
 
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Arte Verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin

testi di Anna Lazzerini

L'artista olandese è noto soprattutto per le sue installazioni giganti, che sono dei veri e propri eventi internazionali. Sculture di animali grandi come palazzi, spesso itineranti, sono il suo soggetto preferito per dare vita a enormi installazioni costruite con svariati materiali.
Le opere di Florentijn, spesso anche discusse dai critici d'arte, diventano innegabilmente delle vere e proprie protagoniste dello spazio pubblico dove sono inserite. Si impongono così all'attenzione di chi passa per caso o quotidianamente dai luoghi dove Florentijn le pone: il suo intento è infatti quello di sconvolgere la routine e provocare stupore nei cittadini. L'artista vuole dare loro un argomento di conversazione, vuole farli fermare, interrompendo la loro normale attività. 
Lo stupore che opere fuori misura come “Rubber Duck” o “Conibeer” suscitano è il filo rosso che lega tutta l'arte di Florentijn. Nonostante la grandezza e il forte impatto, ogni opera riesce ad integrarsi nel contesto in cui opera, quasi come se ne facesse parte naturalmente. Ad esempio le 40.000 buste di plastica di “Giant Slugs”, che si muovono nel vento e vanno a formare delle enormi lumache in salita verso la chiesa di Anger, ci ricordano perfettamente il lento cammino verso la morte, il significato della religione e la naturale decadenza della nostra esistenza, soffocata anche dalla commercializzazione della società.
 
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testi di Anna Lazzerini

 
Nicole è una premiata artista ambientalista che lavora con numerosi media con l'intentosempre presentedi far riflettere gli spettatori. Per lei il linguaggio è l'abito del pensiero e la sua immaginazione e arte operano proprio intrecciando abiti, corpi visibili e lettere.
Fra le sue installazioni, emergono quelle della serie “Botanical Wearables”, dove foglie, fiori, rametti, bacche ed erba raccolti a chilometro zero danno vita ad una collezione di capi originali e bellissimi. Ma non è soltanto l'aspetto estetico a colpirci, oltre ad un tripudio di forme e modelli magnifici, questi abiti ci spingono ad una riflessione su quello che indossiamo. Infatti, le modelle che indossano i vestiti interagiscono solitamente con chi frequenta centri commercialiintroducendo l’ecologia e la sostenibilità ambientale anche in luoghi dove solitamente non se ne sente parlare.
Sempre gli abiti sono i protagonisti della serie “Frozen Textiles” fatta da indumenti congelati dentro a blocchi di ghiaccio. Il risultato finale contraddice la fredda fissità tipica del congelamento: gli abiti, le sciarpe, le calze sono pieni di movimento, come se danzassero.
Nicole è capace di utilizzare in maniera esemplare l’arte per trasmettere forti messaggi: un altro esempio di questa sua abilità lo troviamo nella serie “Social Typography”. Le parole si stagliano su paesaggi innevati o in centri urbani, fatte di ghiaccio o di erba, per sottolineare, in modo sempre pertinente, come l’uomo tenti di controllare l’ambiente che lo circonda, sia esso la sua città o la natura incontaminata.

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testi di Anna Lazzerini

 
Le installazioni floreali della serie “Fleurissant” di Geoffroy Mottart vogliono farci riscoprire ciò che ci circonda: in particolare le sue composizioni intendono stupirci, farci girare mentre passeggiamo in un parco o per strada, per farci porre attenzione su sculture o opere particolari, a cui non prestiamo più attenzione.
Geoffroy, fiorista di Bruxelles, dichiara infatti di amare lo stupore che scatenano in lui la natura e l'arte: la sua fantasia gli permette di immaginare la storia che esse potrebbero raccontare. E proprio dalla storia derivante dalla nostra eredità culturale parte il suo lavoro. Le sculture di personaggi storici, a cui nessuno presta più attenzione, diventano invece le protagoniste delle sue composizioni floreali. A loro Geoffroy dona una nuova vita, un nuovo soffio di originalità, facendole rifiorire.
Le barbe incise nel metallo si colorano di piccole rose, le antiche acconciature si trasformano in composizioni di margherite colorate. Il colore e la bellezza dei fiori colpiscono così l'attenzione dei passanti e riportano i loro sguardi su statue o luoghi ormai dimenticati, ma che appartengono anche alla loro storia.

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testi di Anna Lazzerini

 
Liberatevi dalla tecnologia per ricollegarvi alla natura: questo ci dicono i prodotti Apple, rivisitati da Christophe Guinet e privi dei loro classici sistemi operativi, ma rivestiti completamente di verde. Germogli, fiori, foglie, spine e tronchi invadono la nostra tecnologia e la trasformano in un ecosistema perfetto per le piante.
Christophe Guinet, in arte Monsieur Plant, si è lasciato ispirare per le creazioni della serie "Plant your Mac" dal suo precedente ambiente di lavoro. L'artista lavorava in un'agenzia creativa dove tutti stavano seduti, per l'intera giornata, di fronte ai loro Mac: questo lo ha fatto riflettere su come, spesso, ci dimentichiamo della realtà di fronte alle nostre macchine. Così, “Plant your Mac” è il suo modo di ricordare alle persone che la natura esiste, che non va dimenticata a causa della tecnologia.
Tutto il lavoro di Christophe è incentrato sulla bellezza della natura, vista attraverso gli oggetti di culto di tutti i giorni. La natura è ri-progettata in tutte le sue opere attraverso collage, fotografia, illustrazioni e sculture, per trionfare sull'uomo. Le opere rappresentano così la sua passione per la cultura urbana, ma anche l'ineluttabile vittoria della bellezza e della forza della natura su di essa. Possiamo così assistere alla creazione di ponti “poetici” tra i prodotti del marketing, emblematici del nostro tempo, e la natura, che sempre ci riporta al valore e al ciclo della vita, al quale non possiamo sfuggire. Dunque: "Think Nature!".
 
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