Arte Verde
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- Scritto da Andrea Vitali
Fin dalla sua infanzia, nel nord della Francia, Laure Prouvost ha inventato mondi: «I miei genitori hanno un grande giardino e mi piaceva armeggiare, creare ambienti, capanne. Non avevo il diritto di guardare la TV, ero ossessionata dalle immagini in movimento, volevo interrogarle, reinventarle e lavorarci sopra».
Dopo essersi diplomata alla Saint Martins Film School, dove si interessa di video sperimentali, ne fa la base del suo lavoro che poi arricchisce con mezzi tradizionali - disegno, ceramica, arazzo….
Nel 2013 Laure Prouvost ha vinto il Turner Award con un'installazione chiamata "Wantee" realizzata in risposta all'artista Kurt Schwitters. Grazie a questo premio la sua carriera decolla a livello internazionale.
Da allora, ha mantenuto questo mix di semplicità e raffinatezza, umorismo e sincerità, strategia e fantasia tipiche della scena inglese. È un personaggio che dà un tocco di vecchio e innato a chiunque resti nelle corde delle convenzioni.
Vive e lavora tra Londra, Anversa e un caravan nel deserto croato. Le sue installazioni, che associano film, oggetti e testi, sono leggibili come favole contemporanee… A 40 anni, Laure Prouvost, uno dei più fantasiosi artisti della sua generazione, rappresenta la sua nazione al padiglione francese della 58a edizione della Biennale di Venezia iniziata l'11 maggio e che si concluderà il 24 novembre.
Il titolo della sua opera veneziana "Deep See Blue Surrounding You / Vedi questo profondo blu scioglierti" è al tempo stesso poetico ed enigmatico.
Erede dei movimenti Dadaista e Surrealista, Laure Prouvost è uno strano essere che spesso parla per enigmi. In breve mantiene il suo pubblico in uno stato di attesa contemplativa, vicino al sogno a occhi aperti, cosa che ha molti seguaci.
Nel lavoro di Laure Prouvost si fondono insieme elementi naturali, fatti, finzione e tecnologia moderna.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
Heidi Norton nata e cresciuta in una fattoria del West Virginia attualmente vive e lavora a New York. Fin da piccola è sempre stata a contatto con la natura e questo legame si percepisce anche con le sue opere nelle quali mette in relazione diversi materiali con le piante. Queste diventano delle presenze fisiche riconoscibili, trasformate e immerse in un nuovo sfondo.
Heidi Norton attraverso sculture, installazioni, interventi pittorici, collage e fotografie cerca di racchiudere le piante e di sottrarle al loro naturale deperimento.
L’elemento naturale entra a far parte di un ciclo nuovo, quello estetico/artistico.
“Illustro questi cicli di vita e di morte e cerco di evidenziare che la morte può essere bella.” Heidi Norton
L'artista ha iniziato dipingendo alcune piante tropicali totalmente di bianco o di nero allo scopo di esprimere come la morte ed il deperimento avvenga dall’interno verso l’esterno. Infatti la materia pittorica funziona come uno scudo protettivo contro l’azione ossidante dell’aria.
Nelle opere di Heidi c'è sia vita che morte grazie alla convivenza di piante e materiale pittorico. Paradossalmente alla morte della pianta, unico elemento vivo, l'unica cosa che rimane invariato è l’intervento pittorico e l'artista accoglie come una sfida la natura precaria dei suoi lavori.
Nelle opere Heidi gioca con la sovrapposizione di trasparenze, resine e cera e lavora sia nello spazio che su un unico supporto, tra la seconda e la terza dimensione. L’artista vuole relegare la natura all’appiattimento dietro la lastra di vetro, senza riuscirci mai del tutto perchè le piante hanno un loro spessore e necessitano di aria, luce e spazio. Le sculture sono piani luminosi dove i colori tenui e naturali degli interventi e il vetro accolgono foglie carnose o piante con tanto di radici. La luce naturale diventa anch’essa presenza determinante nella resa finale.
“Dove inizia la natura, e dove finisce?” Heidi Norton

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
Il lavoro di Naoko Ito, artista giapponese trapiantata a New York, indaga su quanto l'uomo si affanni tenacemente a cercare di domare la natura. Le sue Nature Urbane sono riflessioni su come le persone vadano d'accordo con la natura che hanno intorno solo se riescono a contenerla o dominarla. L'elaborazione di questo pensiero nasce proprio dall'osservazione del Newyorkese tipo: quello che adora i suoi parchi, che passeggia, corre e vive il Central Park, ma che ammette la natura nelle zone urbane solo se "costruita a dovere" e sottomessa all'uomo.
Nell'opera Ubiquitous del 2009, Ito crea l'illusione di piante in crescita attraverso il vetro, inscatolando letteralmente elementi naturali. L'artista ha trasformato un ramo d'albero in arte segando in piccoli pezzi un grande tronco e mettendone i frammenti in vasetti di vetro per poi impilare il tutto in barattoli, riproducendo la forma originaria del ramo.
Il tema del vetro che imprigiona la Natura torna anche nei suoi ultimi lavori del 2016; in A little more codex Naoko Ito ha "imprigionato" la natura dentro bicchieri e barattoli di marmellata e trasformato fiori e altre bellezze naturali in meri suppellettili per la casa.
Altre volte le più classiche forme naturali vengono riprodotte artificialmente con materiali di riciclo o con foglie, frutta, noci e perline per raccontare la dirompente ed inarrestabile forza della natura.
"Ogni cosa che si può immaginare, la natura l’ha già creata", diceva Albert Einstein, e per millenni artigiani ed inventori si sono liberamente ispirati a queste forme già perfette. Oggi, il valore di questo principio è universalmente riconosciuto in una disciplina chiamata "biomimetica": un incrocio tra biologia e tecnologia. Quella di Ito è una sorta di biomimetica artistica.
Dovremmo tutti chiederci quanto ci sentiamo onnipotenti per poter solo immaginare di tenere sotto controllo la dirompente forza della natura!

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
L'artista Letha Wilson è nata a Honolulu, cresciuta in Colorado ed oggi risiede a Brooklyn. I suoi viaggi sulle Montagne Rocciose l'hanno spinta a collocare la natura al centro delle sue creazioni fotografiche.
Riesce a trasformare immagini piatte in oggetti scultorei e con le sue fotografie in rilievo e installazioni attira l'attenzione sul rapporto tra architettura e natura. Gli scatti dei paesaggi americani - canyon rossastri, oceano, vegetazioni lussureggianti - sono tagliati e piegati come una fisarmonica in pezzi appesi al muro. Le "sculture fotografiche", che incorporano elementi in legno, acciaio e persino cemento, sfidano il nostro impulso a categorizzare le pratiche artistiche e rafforzare la materialità della fotografia, che è stata oscurata dai processi digitali.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
"Eyes as Big as Plates" è un progetto fotografico di Karoline Hjorth, giornalista e fotografa residente ad Oslo e Riitta Ikonen, fotografa finlandese. Ispirate dalla letteratura popolare scandinava, si sono interessate ai collegamenti che uniscono gli anziani norvegesi con il loro ambiente. Tutto, infatti, è iniziato come una rappresentazione di persone della terza età del folclore nordico, evolvendosi, poi, in una ricerca continua sull'appartenenza dell'uomo moderno alla natura.
Parte scultura, parte installazione e parte fotografia dal 2011, questo tributo agli anziani si è arricchito superando complessivamente i sessanta ritratti che testimoniano la possibile armonia tra uomo e natura.
I costumi che indossano i protagonisti dei ritratti sono come delle "sculture portatili" e sono tutti realizzati da Riitta Ikonen con materiali naturali. Karoline Hjorth si occupa della fotografia e con un click entrambe ci trasportano nella natura, in uno spazio misterioso dove il tempo sembra fermarsi.
Gli anziani protagonisti dei ritratti sono persone incontrate da Ikonen e Hjorth grazie ad amici, parenti, annunci sui giornali o incontri casuali e sono persone comuni: agricoltori in pensione, pescatori, zoologi, idraulici, cantanti d‘opera, casalinghe, artisti, accademici e paracadutisti novantenni di tutto il mondo.
Entrambe sono profondamente convinte dell'utilità degli anziani nelle società contemporanee e con "Eyes as Big as Plates" ritengono di poter descrivere una categoria di individui troppo spesso emarginati. Tante qualità che è necessario trasmettere da una generazione all'altra. "Eyes as Big as Plates" ti invita a pensare. Cosa vediamo? Chi siamo? A chi e a cosa apparteniamo? Qual è la nostra connessione con l'ambiente? Domande che sembrano essenziali in un momento in cui è sempre più difficile staccare gli occhi dagli schermi. "Eyes as Big as Plates" è un progetto multidisciplinare sia nella sostanza che nella forma.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin





