Il vivaista
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È il progetto annunciato dal presidente del Distretto vivaistico Ferrini all’ultima assemblea, in cui è stato adottato il nuovo regolamento di funzionamento.
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Il 10 giugno a Pistoia assemblea di Agribios, cooperativa che recupera gli scarti vegetali, e incontro con gli operatori sull’economia circolare nel Distretto.
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Significative presenze di aziende e associazioni a un recente incontro a Campo Tizzoro nella sede del soggetto referente del Distretto forestale della Montagna Pistoiese. Il presidente del Distretto forestale Corsini: «una collaborazione fra distretti è positiva, sia per raggiungere la soglia d’investimento necessaria al progetto sia in futuro sul PSR». Il suo vice Sabbatini: «l’obiettivo principale del progetto di distretto sarà il risparmio dei costi energetici». Il presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani Magazzini: «possono partecipare al contratto di distretto anche le aziende agricole che non sono nostre socie». Il presidente del Distretto vivaistico-ornamentale di Pistoia Ferrini: «fondamentale l’economia circolare implicita nella fornitura di materie per il vivaismo, ma opportunità anche di produzione vivaistica di montagna». Il consulente Vagaggini: «è un treno che non ripasserà e ci sono meno vincoli burocratici rispetto al PSR».
«Il bilancio dell’incontro è molto positivo: hanno partecipato oltre ai presidenti del Distretto vivaistico e dell’Associazione Vivaisti Italiani provenienti dalla piana alcune organizzazioni socie del Distretto forestale, una metà delle aziende del consorzio MO.TO.R.E. e anche altre aziende, prevalentemente forestali, della Montagna Pistoiese. Ho registrato reazioni positive e con le manifestazioni d’interesse dovremmo essere già intorno alla decina».
Così il vice presidente del Distretto rurale forestale della Montagna Pistoiese Ivano Sabbatini fotografa l’esito dell’incontro sul tema “PNRR e finanziamenti: un’occasione imperdibile” tenutosi il 24 maggio scorso a Campo Tizzoro nella sede del consorzio MO.TO.R.E., soggetto referente del Distretto forestale, per illustrare l’ipotesi di progetto unitario con il Distretto rurale vivaistico-ornamentale della provincia di Pistoia con cui partecipare all’imminente bando governativo sui “contratti di distretto” nell’ambito del PNRR. Un progetto per un investimento minimo complessivo di 4 milioni di euro che - come spiegato anche nell’analogo incontro tenutosi il 20 aprile al Bottegone di Pistoia con i vivaisti della Piana - dovrebbe avere come capofila l’Associazione Vivaisti Italiani, soggetto referente del Distretto vivaistico, e che grazie all’unione dei due distretti potrebbe massimizzare l’attrattiva dal punto di vista dell’economia circolare e della coesione sociale, parametri molto rilevanti ai fini dei punteggi ministeriali. «Perché – come sottolinea Sabbatini – questo progetto, che potrebbe coinvolgere diverse aziende dei due distretti e vari tipi di interventi, dovrà riguardare investimenti sul territorio orientati in primo luogo alla transizione ecologica e al risparmio dei costi energetici, grazie anche a una riduzione dei consumi». In ogni caso, precisa Sabbatini, «per avere il quadro definitivo delle aziende della Montagna Pistoiese che aderiranno, bisogna attendere l’imminente uscita del bando, con tutti i chiarimenti sulle misure previste e gli investimenti davvero realizzabili».
Ma vediamo che cosa è emerso all’incontro a cui, dopo l’introduzione del presidente di MO.TO.R.E. Luca Tanganelli, sono intervenuti, oltre a Sabbatini, anche i presidenti del Distretto forestale Giuseppe Corsini, del Distretto vivaistico Francesco Ferrini e dell’Associazione Vivaisti Italiani Luca Magazzini, oltre al consulente Lorenzo Vagaggini, titolare di Studio Star.
Il vice presidente del Distretto forestale Ivano Sabbatini, nella sua relazione “I vantaggi del PNRR per le imprese della Montagna Pistoiese”, ha illustrato il progetto soffermandosi sui motivi dell’idea di fare un progetto comune. Tra questi, il fatto che il rapporto fra vivaismo e attività della montagna si è riattivato ultimamente sul fronte della «produzione di materie prime ausiliarie, cioè materiali per il vivaismo: dalla paleria al cippatino», e ciò offre molte opportunità di sviluppo ulteriore all’insegna anche dell’economia circolare. Sabbatini ha segnalato poi la prospettiva di avviare specifiche coltivazioni vivaistiche in Montagna per diversificare la produzione degli agricoltori montani. Ma soprattutto ha rimarcato le sinergie vantaggiose e la massa d’urto che si creerebbe anche con riguardo alle tematiche dei risparmi dei costi energetici e della riduzione dell’impatto ambientale.
Dopo di lui è intervenuto il presidente del Distretto forestale Giuseppe Corsini, che ha innanzi tutto sottolineato che «il distretto forestale della Montagna Pistoiese non è solo forestazione, ma riguarda un po’ tutte le attività di agricoltura e forestazione che ci sono nella montagna» e poi ha affermato che «la collaborazione fra i due distretti è una cosa positiva, perché se si riesce a sviluppare un progetto unico, si possono avere i livelli di investimenti necessari, che sono importanti, e sarebbe dura per il nostro distretto farcela da solo con un minimo di investimento a progetto pari a 4 milioni di euro». Inoltre «un legame significativo fra i due distretti potrebbe risultare premiante anche per il PSR».
D’accordo con Corsini sul fatto che una collaborazione fra i due distretti potrebbe portare vantaggi anche a livello regionale e di PSR il presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani (AVI) Luca Magazzini, che ha esordito ricordando l’esito positivo del PID “Vivaismo per un futuro sostenibile”, che AVI ha realizzato due anni fa, per un investimento complessivo di circa 12 milioni di euro, nell’ambito di un bando regionale. Magazzini ha osservato che il bando governativo dei contratti di distretto a cui si punta adesso dovrebbe essere anche un po’ meno rigido dal punto di vista burocratico e che, a livello di complementarietà e sinergie fra i due distretti, non va dimenticato il fattore superficie, con quella del distretto vivaistico molto piccola e concentrata, a differenza di quella del distretto forestale, che è molto più ampia e consentirebbe, tra l’altro, di coinvolgere aziende agricole e florovivaistiche anche fuori del perimetro del Distretto vivaistico, abbracciando pure la Valdinievole. Magazzini ha concluso evidenziando che al contratto di distretto possono partecipare anche aziende che non sono socie di AVI: «non c’è nessuna preclusione e siamo aperti a tutte le manifestazioni di interesse».
A sua volta il presidente del Distretto vivaistico-ornamentale prof. Francesco Ferrini, dopo aver precisato che i bandi del PNRR saranno comunque severi dal punto di vista del controllo del rispetto dei parametri dichiarati, si è soffermato sull’importanza della collaborazione fra i due distretti «soprattutto nell’ottica dell’economia circolare, perché ovviamente il distretto della montagna può fornire le materie che poi sono utilizzate nel vivaismo, come ad esempio il cippato». Ma Ferrini ha posto l’accento anche sulla collaborazione nella produzione di piante. «Il Next Generation EU – ha detto – prevede che vengano messe a dimora, entro il 2030, 3 miliardi di piante nei 27 Paesi d’Europa. La quota italiana è 200 milioni di piante». Ecco, guardando al punto in cui siamo ora, Ferrini stima che per raggiungere tale obiettivo l’Italia deve mettere a dimora oltre 20 milioni di piante all’anno per i prossimi 9 anni. Ma «queste piante non ci sono e neanche ci saranno se non ci mettiamo nell’ordine di idee di ripristinare o realizzare vivai, perché in Italia attualmente sono in produzione nei vivai forestali 4 milioni e 200 mila piante all’anno. Forse tra 5 e 6 milioni nei cosiddetti vivai ornamentali. Da qui a oltre 20 milioni ce ne corre». Morale della favola: sarebbe molto gradito se in montagna potessero essere creati nuovi vivai dove allevare una parte degli alberi che l’Europa ci chiede di mettere a dimora. L’obiettivo, spiega Ferrini, potrebbe essere trasferire il know how necessario a queste coltivazioni dal vivaismo di pianura a quello di montagna, dove fare una produzione redditizia, non più di mera sopravvivenza e mantenimento.
Ma a concludere l’incontro entrando più nel dettaglio dei bandi e delle opportunità di un simile progetto in comune è stato il consulente Lorenzo Vagaggini con la sua relazione “Le opportunità del Piano Integrato di Distretto”. Vagaggini ha subito messo in chiaro che questo bando dei contratti di distretto del PNRR è un treno da non perdere, perché «poi ci saranno altri strumenti e interventi, ma come questo passa una volta sola. E si sta ragionando di un treno che a livello nazionale porta 1 miliardo e 200 milioni, che naturalmente andranno ripartiti fra le diverse regioni». Il piano integrato di distretto, ha sintetizzato Vagaggini, sarà un progetto comune, messo nero su bianco nel cosiddetto contratto di distretto, che diventerà il filo rosso che tiene insieme tutti i progetti di investimenti dei singoli partecipanti, con il fine comune di migliorare la competitività e ridurre l’impatto ambientale di quel distretto.
Come illustrato da Vagaggini, anche se si dovrà aspettare la pubblicazione per avere un quadro precisamente definito, in questo bando potranno rientrare tantissimi tipi di interventi: tendenzialmente tutti gli «investimenti attivi materiali connessi alla produzione agricola forestale primaria; quindi macchine, attrezzature, impiantistica; ma anche tutti quei miglioramenti dell’azienda che vanno dagli interventi sui fabbricati, sulla viabilità, sul piazzale della logistica, la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli». E vi rientreranno anche la partecipazione a misure promozionali e certificazioni di filiera e anche ricerca e sviluppo.
Quali aziende? Tutte, dalle piccole alle grandi sono candidabili. L’unico punto delicato, soprattutto per alcune aziende di piccole dimensioni, è che il minimo dell’investimento per ogni singolo soggetto partecipante è di 100 mila euro. Il contributo pubblico a fondo perduto, sia per gli investimenti di aumento della competitività aziendale che per investimenti nella trasformazione e commercializzazione, è del 40%. (Non si sa ancora se ci saranno maggiorazioni per le aziende in aree disagiate). Mentre per i regimi di qualità e le misure promozionali è dell’80%, con però un minimo d’investimento che sale a 400 mila euro. Per gli aiuti alla ricerca e allo sviluppo il contributo sale al 90%. Tuttavia, come spiegato da Vagaggini, si possono ottenere mutui quasi a tasso zero (allo 0,50%) finanziati da Cassa Depositi e Prestiti per almeno la metà degli investimenti a carico dell’azienda. Inoltre, il contributo a fondo perduto è cumulabile con il credito d’imposta Industria 4.0 (che ora si chiama Transizione 4.0).
Vagaggini ha poi elencato alcuni elementi di semplificazione e flessibilità di questo bando rispetto a quelli del PSR:
- minore documentazione necessaria al momento della domanda;
- sostituibilità in corso d’opera dei partecipanti in difficoltà;
- finanziabilità dell’acquisto di fabbricati e di terreni con il limite del 10% dell’investimento.
Per ulteriori informazioni le aziende della Montagna Pistoiese possono rivolgersi a Consorzio MO.TO.R.E. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Mentre i vivaisti possono contattare l’Associazione Vivaisti Italiani: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0573-913321.
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Ad Amsterdam dal 14 al 16 giugno a GreenTech una panoramica sulle ultime tecnologie per l’ortoflorovivaismo in ambienti protetti. Le 4 sezioni della fiera.
La principale manifestazione business-to-business in Olanda sulle tecnologie per l’ortoflorovivaismo, una piattaforma che offre una panoramica completa dei prodotti e dei servizi delle aziende leader di tale comparto e dove i professionisti provenienti da tutto il mondo si riuniscono per connettersi, fare rete, condividere conoscenze e fare affari.
È la fiera GreenTech, la cui edizione 2022 è in programma da martedì 14 a giovedì 16 giugno nel complesso fieristico Amsterdam RAI, con al centro dell’attenzione temi quali robotica e intelligenza artificiale in serra, ortoflorovivaismo di precisione, agricoltura biologica, vertical farming, controllo del clima, soluzioni per l’irrigazione e il consumo energetico, cannabis terapeutica e molto altro ancora.
La manifestazione professionale si articola in 4 sezioni o «teatri»: Vision Theatre (teatro della visione sul futuro), Crops Theatre (teatro delle colture), Technology Theatre (teatro della tecnologia) e Vertical & Indoor Farming & Medicinal Cannabis Theatre (teatro delle colture verticali e indoor e della cannabis terapeutica).
Vision Theatre
Fra i temi trattati nel teatro delle visioni sul futuro, ricordiamo il 14 giugno un incontro sul tema “Il futuro delle coltivazioni senza l’uso di combustibili fossili: varie opzioni”, mentre il 15 giugno un incontro sul tema “Verso la coltivazione predittiva – crescita delle piante guidata dai dati e dagli algoritmi” e un altro sulla “Importanza di un approccio integrato all'ortoflorovivaismo sostenibile”. Il 16 giugno un “Forum degli investitori nelle smart city sul clima”.
Crops Theatre
Il 14 giugno due seminari sulla “Salute delle piante” in rapporto a condizioni del suolo, genetica e allevamento delle piante diretto ad aumentarne la resilienza; e il 15 giugno una conferenza sulla “Impronta digitale come mezzo per migliorare la sostenibilità”.
Technology Theatre
Il 14 giugno un incontro intitolato “L’ortoflorovivaismo guidato dai dati: raccogliere e interpretare i dati, quanto ne basta?”. Invece il 15 giugno una conferenza sulla “Fenotipizzazione digitale come metodo di misurazione oggettivo” e un’altra sulla robotica e l’Intelligenza Artificiale applicate alle coltivazioni. Il 16 giugno un focus sul mercato giapponese in questo comparto e un altro intitolato “In che modo usi l'Intelligenza Artificiale e i dati per risolvere la carenza di forza lavoro?”.
Vertical & Indoor Farming & Medicinal Cannabis Theatre
Il 14 giugno una conferenza su “Vertical Farming e agricoltori del futuro: la coltivazione indoor come carriera e motore di occupazione”, mentre il 15 giugno un incontro su “Cannabis terapeutica: gli ingredienti”.
Per registrarsi a GreenTech cliccare qui.
Per ulteriori informazioni andare sul sito della manifestazione: greentech.nl.
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Dal 14 al 16 giugno all’Università di Pisa si svolge il “I Convegno Nazionale Orticoltura e Floricoltura”. Tra gli sponsor l’Associazione Vivaisti Italiani.
L’orticoltura e la floricoltura fanno parte di sistemi colturali ad alta innovazione e sono state le discipline fondanti della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI). Sono discipline su cui si concentra la formazione e la ricerca delle istituzioni, sia pubbliche che private, contribuendo in modo significativo all’economia del nostro paese. Vorremmo fare il punto sul passato che ci ha portato ad oggi e sul futuro che ci attenderà. Il coinvolgimento dell’alta formazione e ricerca e di tutti agli operatori di filiera permetterà di definire nuove strategie che il settore dell’ortofloricoltura dovrà affrontare nel futuro.
Vengono presentati così, nell’incipit del programma, gli obiettivi e le motivazioni del “I Convegno Nazionale Orticoltura e Floricoltura” che si terrà dal 14 al 16 giugno presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali dell’Università di Pisa (per lo più in Aula 7). Convegno organizzato dall’ateneo ospitante insieme a Università di Milano, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) ed ERSA (Agenzia regionale per lo sviluppo rurale) della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e che registra fra gli sponsor anche l’Associazione Vivaisti Italiani, soggetto referente del Distretto rurale vivaistico ornamentale di Pistoia.
La prima giornata, martedì 14 giugno, in sessione unica generale moderata da Luca Incrocci, si aprirà la mattina con la relazione “Passato, presente e futuro della floricoltura italiana” della vice presidente del Crea Stefania De Pascale e di Daniela Romano (sempre del Crea) e proseguirà il pomeriggio con due sessioni consecutive dedicate alla “Qualità delle produzioni”, la prima moderata da Pietro Santamaria e la seconda da Cherubino Leonardi.
La seconda giornata, mercoledì 15 giugno, prevede una sessione sui “Substrati colturali” coordinata da Giancarlo Fascella a cui ne seguirà un’altra intitolata “Tecniche intensive e di precisione”, con moderatore Carlo Nicoletto. Dalle 14,30 alle 15,15 prenderanno la parola gli sponsor, fra cui l’Associazione Vivaisti Italiani e Agraria Di Vita. Poi il pomeriggio si svilupperà sul tema “Nutrizione, Biostimolanti, Fertirrigazione, Fertilizzanti” su due binari paralleli: in aula 7 ci si concentrerà sulle “Applicazioni fogliari” con la moderazione di Giuseppe Colla, in aula 10 sulle “Applicazioni alla rizosfera” con come moderatrice Barbara De Lucia.
Infine, giovedì 16 giugno, si terranno due sessioni consecutive sul tema della “Sostenibilità delle produzioni”, la prima coordinata da Silvana Nicola e la seconda da Alessandro Miceli. Nel pomeriggio l’ultima sessione, sul tema “Colture officinali, fiori eduli – Postraccolta e logistica”, sarà moderata da Anna Mensuali.
Per ulteriori informazioni, visitare il sito del convegno.
Questo è il programma integrale.
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In coincidenza con l’allarme del Wmo sul livello dei gas serra lanciato il progetto Foresta Italia di Rete Clima con PEFC e Coldiretti. Cercasi aree di 5000 mq.
Una nuova campagna di forestazione con il sostegno di grandi aziende in tutto il territorio nazionale, sia attraverso le forestazioni urbane che migliorando la gestione delle foreste esistenti.
Questo in sintesi il progetto “Foresta Italia” a cura di Rete Clima, in collaborazione con PEFC Italia (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes) per quanto riguarda la gestione delle foreste esistenti e con Coldiretti per il coinvolgimento delle aziende florovivaistiche italiane nella fornitura delle piante, delle specie arboree e arbustive più adatte, tramite contratti di coltivazione e di cura.
“Foresta Italia” è stato presentato in un incontro a Roma il 18 maggio in concomitanza con l’allarme lanciato dalla Organizzazione mondiale meteorologica (World meteorological organization) dell’ONU, nel suo rapporto “Stato del clima globale nel 2021”, sui livelli record raggiunti da quattro indicatori chiave del clima, fra cui in particolare la concentrazione di gas serra, che secondo il rapporto nell’aprile 2021 ha segnato il record di 419,05 parti per milione (ppm) nel centro di rilevazione di Mona Loa alle Hawaii, contro 416,45 ppm nell'aprile del 2020 (ma quest'anno la concentrazione sarebbe già arrivata a 420,23 ppm). All’incontro, moderato dalla presidente di Assofloro Nada Forbici, sono intervenuti il presidente di Rete Clima Paolo Viganò, la responsabile Ricerca di PEFC Italia Francesca Dini, il presidente della Fondazione per la flora italiana della Società Botanica Italiana Carlo Blasi e, in chiusura, Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti. Senza dimenticare gli interventi di Marcello Donini, Corporate Social Responsibility Manager di E.ON, Giuseppe Zuliani, direttore Customer Marketing e comunicazione di CONAD, Enrica Danese, direttore Institutional Communication, Sustainability & Sponsorship di TIM e Vanna Toninelli di Acque Bresciane, per raccontare l’impegno delle proprie aziende sul fronte ambientale.
«Con il record delle emissioni di gas ad effetto serra – ha dichiarato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - i 6,6 milioni di alberi previsti a livello italiano grazie ai 330 milioni di euro stanziati dal Pnrr rappresentano uno strumento strategico fondamentale per gestire lo smog e le bolle di calore all’interno delle aree urbane». In uno scenario come quello tracciato dal Wmo, «non basta rendere più verdi le città ma – evidenzia la Coldiretti – è anche necessario promuovere le essenze più adatte nel catturare i gas ad effetto serra e nel bloccare le pericolose polveri sottili responsabili dei cambiamenti climatici: dal bagolaro al ligustro, dall’alloro all’albero di Giuda, dalla fotinia al viburno, dall’acero riccio all’olmo, dalla betulla verrucosa al tiglio». «Occorre far nascere foreste urbane – ha detto Prandini - con una connessione ecologica tra le città, i sistemi agricoli di pianura a elevata produttività e il vasto e straordinario patrimonio boschivo presente nelle aree naturali con un ciclo virtuoso in grado di garantire da una parte l’utilizzo delle piante e dall’altra la loro sostituzione in modo da assicurare sempre la superfice forestale garantendo biodiversità ed economia dei territori».
«Nelle foreste urbane di Rete Clima – si legge in una nota del 19 maggio - vengono utilizzate fino a 25-30 specie arboree ed arbustive diverse. Una tale complessità ecologica favorisce cibo e riparo a insetti, uccelli, piccoli mammiferi. Anche il numero ridotto di sfalci di erba, intorno ai boschi, favorisce la presenza di piante erbacee che fioriscono e producono semi di cui si nutrono insetti ed uccelli». Sull’importanza dell’uso di specie giuste per favorire e migliorare la biodiversità ed evitare l’inquinamento genetico si è soffermato il Prof. Carlo Blasi asserendo che «la scelta delle specie deve essere fatta in base alle ecoregioni, ambiti geografici omogenei dal punto di vista ecologico, cioè in termini di fauna, flora, clima, idrologia e geologia».
L’incontro è stato anche l’occasione per lanciare la ricerca di aree che possano ospitare le attività di forestazione che devono avere una superficie minima di 5.000 mq, essere fruibili e non avere limiti temporali rispetto alla permanenza delle nuove foreste. Rete Clima accoglie le segnalazioni di disponibilità da parte degli amministratori comunali. Se l’area verrà valutata come idonea sarà possibile approfondire la possibilità di realizzare un progetto.
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