Filiera vite-vino

Confagricoltura Toscana stima un calo della produzione di vino del 15%, causato da gelate di aprile e siccità estiva, e prevede rincaro dei prezzi di almeno il 10% per via dell’aumento dei costi produttivi; per Francesco Colpizzi la qualità è eccellente ma l’incremento dei costi delle materie prime continuerà a pesare ed è necessario un intervento a livello nazionale. Mentre Fedagripesca Toscana parla di calo del 30% delle uve conferite, fermatesi sotto i 300 mila quintali, e di aumenti in vista di 20/30 centesimi a bottiglia; per Ritano Baragli probabilmente la Regione Toscana potrà fare poco riguardo alle calamità di quest’anno, perché erano assicurabili.

Un’ampia rappresentazione dello stato della filiera del vino in Italia e nello specifico di alcune regioni, fra cui la Toscana, è stata fornita oggi dall’inserto Speciale Vino del Quotidiano Nazionale – La Nazione. Dei molti dati, stime e analisi fornite, citiamo solo le seguenti. A livello nazionale, produzione del 2021 in calo del 9% in quantità sul 2020; ripresa nella prima parte dell’anno delle vendite di vino, che stanno superando i livelli pre-pandemia; esportazioni cresciute in valore del 14% sul 2020 e del 10,7% sul 2019, con però un valore medio del vino ancora basso rispetto a competitor come la Francia. Mentre a livello regionale toscano le stime produttive sono di un calo attorno al 10%, con un totale di non più di 2 milioni di ettolitri.
Ma ancora più negative sono le stime avanzate nei giorni scorsi, in attesa dei dati definitivi, da Confagricoltura Toscana prima e qualche giorno dopo da Fedagripesca Confcooperative Toscana.
«La qualità del vino in Toscana per la vendemmia 2021 è veramente eccellente, probabilmente ancora migliore rispetto a quella delle ultime annate, da questo punto di vista possiamo stare tranquilli – ha dichiarato il presidente della Federazione Vitivinicola regionale di ConfagricolturaFrancesco Colpizzi -.  I problemi però ci sono: da un lato, pur ancora in attesa dei dati esatti, la produzione, per le gelate di aprile e la mancanza di pioggia nei mesi estivi è calata notevolmente, di circa il 15%, dall'altro lato i costi unitari sono aumentati e questo potrà incidere sul consumatore finale, con un incremento dei prezzi che difficilmente potrà essere inferiore al 10%». «L'incremento – ha aggiunto - è dovuto anche al fatto che il costo per le materie prime sono aumentate, come la cellulosa, il vetro e l'energia: un aspetto che, naturalmente, non riguarda solo il settore vitivinicolo ma anche altri comparti. A livello produttivo i cali maggiori si sono avuti nelle aree meridionali della regione, come in Maremma e a Montepulciano, ma anche le altre zone della collina interna vocate alla produzione del Brunello, del Chianti, della Vernaccia di San Gimignano e del Chianti Classico, registrano sensibili criticità». «La previsione – ha concluso Colpizzi - è che i prezzi possano aumentare ancora, visto che non sembra arrestarsi l'incremento dei costi delle materie prime. Oltre ad aver già rappresentato nei giorni scorsi questi problemi al vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, chiediamo un intervento a livello nazionale, per venire incontro ai tanti produttori di vino italiani, che fanno un prodotto di eccellenza, riconosciuto in tutti il mondo».
In una nota del 26 novembre Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana e presidente della Cantina sociale Colli Fiorentini, si è così espresso sull’annata 2021 del vino toscano: «a causa dei cambiamenti climatici, sono stati conferiti meno di 300mila quintali di uve, con una perdita media intorno al 30%: il problema è che pochi agricoltori erano assicurati per le gelate. Va fatta poi una distinzione: le cantine con un territorio ristretto e pochi ettari hanno perso anche il 50% della produzione, mentre la perdita è inferiore per coloro che hanno più ettari di vigneti e magari una posizione migliore a livello di altezza».
«Leggo di preoccupazioni da parte dei consumatori – ha continuato - ma vorrei precisare: gli agricoltori hanno già sostenuto aumenti, hanno prodotto molto meno rispetto al passato e quindi i ricavi saranno inferiori. Ci scuseranno se ci sarà un piccolo incremento, di 20-30 centesimi in più sulla bottiglia di vino».
«Le gelate hanno portato criticità - ha concluso Baragli -. A questo poi è seguita la siccità, logico che dunque c'è stata una perdita grave di produzione. Abbiamo più volte incontrato l'assessore regionale Stefania Saccardi ma va detto che in questo caso la Regione può fare poco perché tutte queste calamità naturali erano appunto assicurabili. Certo, se verrà dichiarato lo stato di calamità naturale potranno scattare degli interventi, certamente utili anche se non risolutivi al 100%».

L.S.

Il 2 dicembre incontro a Firenze e online organizzato da Accademia dei Georgofili e Collegio nazionale dei Periti Agrari sul tema dell’adattamento della viticoltura ai cambiamenti climatici, inclusi l’impatto sui patogeni e sulla gestione del rischio. Iscrizioni entro le ore 17 dell’1 dicembre. Valido come aggiornamento professionale per i periti agrari.

L’aumento medio delle temperature, gli improvvisi ritorni di freddo in primavera e le frequenti ondate di caldo estivo con alte temperature per più giorni, la diversa distribuzione delle piogge e l’incremento di CO2 nell’atmosfera si fanno sentire sulla viticoltura. Sono fenomeni che possono portare a cali produttivi -l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del vino nel 2021 ha registrato per il 3° anno consecutivo una produzione mondiale ampiamente sotto la media pluriennale -, ma anche all’alterazione dei tempi di maturazione dell’uva e squilibri qualitativi. Di fronte a tali mutamenti ambientali le scelte di gestione e coltivazione, così come le tecniche enologiche, si devono adattare e aggiornare.
Così l’accademico dei Georgofili Paolo Storchi (Crea – Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia) introduce, in un articolo sul Notiziario dei Georgofili, i temi principali affrontati nell’incontro organizzato da Accademia dei Georgofili e Collegio Nazionale Periti Agrari e Periti Agrari Laureati (CNPAPAL) giovedì 2 dicembre pomeriggio a partire dalle ore 15. Un convegno, sia in presenza sia online, intitolato “Viticoltura e ambiente: criticità e prospettive. Strumenti per la gestione e pianificazione” e valido come aggiornamento professionale per i periti agrari e i periti agrari laureati (3 CFP), nel corso del quale verranno approfondite tematiche specifiche della coltivazione viticola dal punto di vista scientifico e tecnico. (Per partecipare è necessario compilare entro le ore 17,00 di mercoledì 1 dicembre 2021 questo form. I partecipanti riceveranno le credenziali di accesso alla piattaforma web. Mentre le iscrizioni per la partecipazione in presenza saranno accolte fino a esaurimento dei posti disponibili).

Programma

15.00 - Saluti istituzionali

Coordina: Gilberto Santucci, CNPAPAL – Giornalista - Istituto Agrario "Ciuffelli" Todi

Relazioni:

“Adattamento all’aumento delle temperature: tecniche colturali, scelte varietali e portinnesti, areali di coltivazione”
✓ Paolo Storchi, CREA - Centro ricerca Viticoltura ed Enologia e Accademico dei Georgofili
✓ Alessandro Spatafora, CNPAPAL

“Adattamento alle carenze ed eccessi pluviometrici: gestione della risorsa idrica, gestione del suolo, sistemazioni idraulico agrarie e drenaggi
✓ Simone Orlandini, Università degli Studi di Firenze e Accademico dei Georgofili
✓ Francesco Bello, CNPAPAL

“Nuove emergenze nella difesa da patogeni e insetti”
✓ Laura Mugnai, Università degli Studi di Firenze
✓ Matteo Gnocato, CNPAPAL

“Gestione del rischio, condizioni assicurative e stime dei danni nei vigneti”
✓ Marco Orsini, CNPAPAL

18.00 - Conclusione dei lavori   

Redazione

Al convegno del 15 novembre a Pavia sulla viticoltura e le sfide della nuova PAC orientata all’ecosostenibilità il punto sulle tante linee di ricerca del Crea: tecnologie per l’adattamento della vite ai cambiamenti climatici, prodotti biotech-green e caratterizzazione viti per resistenza a patogeni, stress idrico e qualità, miglioramento genetico e recupero degli scarti di vigneto e cantina. Il vino vale il 14% dell’export agroalimentare italiano. Gian Marco Centinaio: «grazie alla ricerca la nostra viticoltura può produrre oltre alla quantità una sempre maggiore qualità ed essere così una opportunità di lavoro». 

La nuova Pac offre diverse opportunità alla viticoltura italiana per accrescere la sostenibilità di tutta la filiera, dalla vigna al calice, senza rinunciare alla qualità ed alla tipicità che hanno premiato il nostro vino nel mercato globale. Una conferma la si è avuta lunedì 15 novembre scorso a Montù Beccaria (Pavia) in occasione del convegno “La viticoltura e le sfide della nuova PAC tra sostenibilità e mercato”, un momento di confronto promosso dal CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria) con i suoi Centri di Viticoltura ed Enologia e Politiche e Bioeconomia, alla presenza del Sottosegretario delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio, con esperti e studiosi del settore.
E’ quanto reso noto da un comunicato del Crea in cui si sottolinea innanzi tutto il ruolo cruciale del settore vitivinicolo dati alla mano: «oltre 652 mila ettari di superficie per vite da vino in produzione, un peso complessivo di circa il 5% della superficie agricola nazionale, un peso di oltre il 10% sul valore della produzione agricola (vino prodotto dalle aziende agricole e uve vendute ai trasformatori) e il 14% del totale delle esportazioni agroalimentari italiane», che «rendono il vino uno dei prodotti più importanti del sistema agroalimentare italiano e simbolo del Made in Italy nel mondo».
Ma quali sono le prospettive delle politiche agricole europee? In che contesto europeo e nazionale si muovono agricoltura e nello specifico vitivinicoltura?
«Nei prossimi mesi – viene ricordato - l’Europa metterà a disposizione un ampio pacchetto di interventi per lo sviluppo di un'economia sempre più verde, attenta alla biodiversità e alla riduzione dell'inquinamento ambientale, nella direzione di una transizione equa e inclusiva, in grado di trasformare le sfide ambientali in opportunità di crescita e sviluppo. La sostenibilità, di fatto, diventa parte integrante anche delle politiche europee riguardanti il cibo, di cui la strategia Farm to Fork, è un esempio per rafforzare la sostenibilità dei sistemi alimentari, sia riducendo la loro impronta ambientale e migliorando l'efficienza energetica, sia aumentando la disponibilità e l'accessibilità economica di opzioni alimentari sane e sostenibili». «La filiera vitivinicola – afferma la nota del Crea - si inserisce in questo quadro, sia grazie ai sistemi di certificazione tradizionali (DOP/IGP, Biologico), sia alle recenti certificazioni di sostenibilità pubbliche e private già operanti (V.I.V.A. ed Equalitas), che escono rafforzate dalla recente introduzione di uno standard unico di sostenibilità nazionale, voluto dal MiPAAF».
Alla luce di tale contesto, la ricerca del CREA è orientata «da un lato verso la caratterizzazione delle nostre uve e dei nostri vini in termini di qualità e tipicità, dall’altro, invece, verso la sostenibilità e la digitalizzazione della filiera e della produzione».
Ad esempio, «la tecnologia svolge un ruolo significativo nel favorire l’adattamento della vite agli effetti dei cambiamenti climatici, grazie alle innovazioni sempre più avanzate, messe a disposizione dall’agricoltura digitale, dalla sensoristica, dai sistemi di supporto decisionale e dalla robotica. E il CREA è molto attivo in questi ambiti, tramite il progetto AGRIDIGIT, finanziato dal MiPAAF e altri progetti europei e PSR regionali».
Inoltre «con il progetto BIOTECH (anch’esso finanziato dal MiPAAF), è impegnato nella realizzazione di prodotti biotech-green e nella caratterizzazione delle viti relativamente alla resistenza ai maggiori patogeni (peronospora ed oidio), allo stress idrico nei portainnesti e agli aspetti qualitativi (aroma moscato, assenza di semi in uva da tavola, maturazione anticipata o posticipata per affrontare i cambiamenti climatici)».
Riguardo poi al  miglioramento genetico classico, «l’ente sta implementando il miglioramento genetico con l'ottenimento di piante multiresistenti di decine di migliaia di piante figlie di varietà italiane (Glera, Sangiovese, Primitivo, Malvasie), la caratterizzazione dei vitigni tipici ed il recupero dell'intera biodiversità mediterranea». Infine, «in un’ottica di economia circolare, si sta lavorando sul recupero e la valorizzazione degli scarti di vigneto e cantina per la produzione di prodotti alternativi (cosmesi, farmaceutica, nutraceutica, medicina)». 
«Nel corso dell'appuntamento di oggi sono stati affrontati argomenti di notevole interesse per la nostra viticoltura, spunti di riflessione tanto più importanti per una realtà complessa come l'Oltrepò pavese - ha sottolineato il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio -. L'obiettivo è produrre vino di qualità sempre più alta e dare così risposte adeguate al mercato. Grazie al CREA e alla ricerca la nostra viticoltura, e in particolare questo territorio, possono produrre oltre alla quantità una sempre maggiore qualità ed essere così una opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani».

Redazione

Wine Destinations Italia - enoturismo

Il 13 e 14 novembre a Livorno il Wine Destinations Italia a cura della Scuola Europea Sommelier livornese: un appuntamento con 59 produttori di vino toscani e 13 conferenze per fare il punto sulle prospettive dell’enoturismo, che vede la Toscana prima meta italiana. Assessore regionale al turismo Marras: «il turismo legato all'enogastronomia è in netta ripresa». Assessora Saccardi: «per far diventare la produzione del vino anche un fattore di attrazione turistica è importante l’attenzione al tema della sostenibilità». Grazie a Treedom parte dei ricavi sarà impiegata per piantare alberi utili a compensare la CO2 generata dall’evento.   


Cinquantanove protagonisti del vino toscano per un evento che vuole contribuire al rilancio dell’enoturismo regionale. Con incontri sulla situazione attuale e le prospettive del settore ma anche la possibilità di acquistare vere e proprie «Wine Experience» capaci di legare il vino ai tanti territori toscani presenti, da vivere nei prossimi mesi presso le aziende partecipanti.
E’ l’appuntamento di domani e dopodomani, a Livorno al Terminal Crociere e al Silos dei Magazzini del Tirreno, di Wine Destinations Italia, format organizzato dalla delegazione livornese della Scuola Europea Sommelier. Grazie al supporto di Vetrina Toscana, il progetto di Regione e Unioncamere Toscana volto a promuovere un turismo responsabile, che riunisce ristoranti e botteghe alimentari che utilizzano i prodotti del territorio e i produttori veri e propri: al momento oltre 1000 ristoratori, 300 alimentari e 150 produttori. 
 
Che cosa sono le Wine Experience
A ciascuna azienda è richiesto di proporre agli enoappassionati quattro pacchetti esperienziali che uniscano la consueta visita e degustazione in cantina alla proposta turistica circostante, evidenziando così lo stretto legame che esiste tra vino e terroir toscani. Prenotabili in loco e valevoli per tutto il 2022, sono proprio queste esperienze a distinguere Wine Destinations Italia dagli altri eventi a tema, puntando a stimolare la ripartenza di una regione che, secondo l’ultimo Rapporto sul turismo del vino in Italia stilato da Città del Vino, è la prima destinazione enoturistica italiana.
 
Come sta l’enoturismo
Il compito di fare il punto sull’enoturismo spetterà a 13 conferenze che, partendo dalla tavola rotonda “Turismo Enosostenibile”, porteranno la ricca platea di esperti ad approfondire aspetti teorici e case history legati all’attrazione turistica, quali, ad esempio, il ruolo della formazione, i vigneti urbani, tra i quali figura quello di Siena, i casi Bolgheri e Montepulciano.
E proprio i territori toscani saranno gli altri protagonisti dell’evento, grazie non solamente alla descrizione che di essi faranno le aziende ma anche alla partecipazione dei Consorzi della Vernaccia di San Gimignano, del Chianti Rufina, della Maremma Toscana e il neonato Consorzio Suvereto e Val di Cornia. A loro il compito di legare le tante anime che compongono i rispettivi terroir, in un racconto carico di storia e cultura.
«Il turismo legato all'enogastronomia è in netta ripresa – ha commentato Leonardo Marras, assessore all'economia e al turismo della Regione Toscana -, c'è grande interesse, anche internazionale, per le nostre produzioni di qualità che sono vere e proprie motivazioni di viaggio. Per questo abbiamo voluto essere presenti a Wine Destinations Italia con Vetrina Toscana che, nel nuovo corso del progetto inaugurato pochi mesi fa, è il veicolo del turismo enogastronomico della Toscana».
«Una manifestazione - ha detto la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi - che testimonia che il fenomeno del turismo enologico, di cui la Toscana è stata pioniera, è in continua espansione ed evoluzione. E per far diventare la produzione del vino anche un fattore di attrazione turistica è importante sapersi innovare ed evolvere con una attenzione sempre più orientata al tema della sostenibilità. Elemento cardine questo che rappresenta una direttrice di sviluppo necessaria a coniugare un giusto equilibrio economico sociale e ambientale in tutte le sue derivazioni».
Simone Nannipieri, responsabile dell’evento, precisa che: «la possibilità di acquistare direttamente in fiera delle esperienze da vivere sul territorio regionale nel corso di tutto l’anno a venire è il tanto atteso segnale che il mondo del vino è pronto a ripartire. Grazie alla presenza di aziende e consorzi provenienti da ogni parte della Toscana, i tanti visitatori attesi potranno scegliere la Wine Experience maggiormente in linea con le proprie aspettative, dando forma a una vacanza che, partendo da una visita in cantina, si apra all’esplorazione dei luoghi che la ospitano, ribadendo, se ce ne fosse bisogno, di quanto stretto sia in Toscana il rapporto tra vino e territorio di riferimento».
Wine Destinations significa anche sostenibilità, che si concretizza nell’impegno a scegliere allestimenti e fornitori dal ridotto impatto ambientale. Grazie, inoltre, ad un apposito account aperto sulla piattaforma Treedom, una parte dei ricavi provenienti dalle iscrizioni e dai biglietti venduti sarà impiegata per piantare degli alberi utili a compensare la CO2 generata durante i due giorni dell’evento.

Ulteriori informazioni qua.

Redazione

vigneti francesi danneggiati da grandine

In base a dati preliminari dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, la produzione nel 2021 è calata rispetto alla media ventennale per gli effetti dei cambiamenti climatici. Coldiretti sottolinea che l’Italia rimane al 1° posto, mentre la Francia con -27% sul 2020 viene sorpassata dalla Spagna. Come cambiano le caratteristiche dei vini e la distribuzione dei vigneti in Italia in seguito all’aumento della temperatura.


«La produzione mondiale di vino è scesa nel 2021 a 250,3 milioni di ettolitri, il 7% in meno rispetto alla media dell’ultimo ventennio, per il crollo dei raccolti nei principali Paesi produttori quali Italia, Spagna e Francia, a causa delle gelate primaverili tardive e delle condizioni meteo complessivamente sfavorevoli». 
Lo ha reso noto nei giorni scorsi Coldiretti sulla base dei dati preliminari dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) che hanno evidenziato gli effetti dei cambiamenti climatici sulle coltivazioni in occasione della Conferenza Cop 26 di Glasgow. 
La produzione di vino 2021 è inferiore alla media per il terzo anno consecutivo e – sottolinea la Coldiretti – può essere considerata estremamente bassa, solo appena superiore al minimo storico registrato nel 2017. L’Italia, precisa Coldiretti, «si conferma primo produttore con 44,5 milioni di ettolitri nonostante il calo stimato del 9% della produzione di vino 2021 rispetto al 2020 e alla sua media quinquennale». La Spagna diventa il secondo produttore mondiale nel 2021 con una produzione stimata di 35 milioni di ettolitri, in calo del 14% rispetto al 2020 e del 9% rispetto alla sua media quinquennale. Mentre la Francia la scende al terzo posto, a 34,2 milioni di ettolitri, in calo del 27% rispetto al 2020 per gli effetti di un’annata disastrosa con forti gelate ad aprile, seguite da piogge estive, grandinate e malattie.
«Se il moltiplicarsi degli eventi climatici estremi mettono a rischio sempre piu’ di frequente i raccolti, il surriscaldamento – continua la nota di Coldiretti – sta cambiando il vino Made in Italy, che negli ultimi 30 anni ha visto il tasso alcolico crescere di un grado. L’aumento medio delle temperature ha anche determinato sempre più spesso un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto alla tradizionale scadenza di settembre e oggi viene smentito quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina” e perde valore anche l’antico adagio “a San Martino ogni mosto diventa vino”, poiché sono diventate estremamente rare le uve non ancora raccolte entro l’11 novembre».
«Di fatto il vigneto Italia – conclude la Coldiretti – produce adesso uve più precoci, meno acide e più dolci rispetto al passato, con il caldo che ha cambiato anche la distribuzione sul territorio dei vigneti, che tendono ad espandersi verso l’alto con la presenza della vite anche a quasi 1.200 metri di altezza, come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni più alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop».


Redazione

Stefania Saccardi a BuyWine 2021

La 12^ edizione di BuyWine Toscana, vetrina internazionale dedicata ai vini DOC, DOCG e IGT della nostra regione, si terrà l’11-12 febbraio 2022 a Firenze. Iscrizioni online fino al 15 novembre: saranno ammesse al massimo 200 aziende. L’assessora regionale all’agroalimentare Saccardi: «con questo bando altra risposta concreta alle imprese vitivinicole toscane, specialmente le micro, piccole e medie». Nell’11^ edizione 4100 assaggi di 886 etichette di vini da parte di 138 buyers di 38 Paesi.


Dopo i risultati delle edizioni 2020 e 2021, riconfermata anche per il 2022 l’organizzazione di BuyWine Toscana, la vetrina internazionale dedicata ai vini DOC, DOCG e IGT. Giunta alla dodicesima edizione, la manifestazione si terrà nei giorni 11 e 12 febbraio 2022 a Firenze, presso il Padiglione Spadolini della Fortezza da Basso.
Dal 29 ottobre è aperto il bando e la domanda di partecipazione delle imprese toscane che producono e commercializzano vini DOCG, DOC, IGT della Toscana può essere effettuata, esclusivamente on-line, fino alle ore 13 del 15 novembre 2021, al seguente indirizzo: https://regionetoscana.crmcorporate.it, alla sezione “Eventi” – BuyWine Toscana 2022.
«Con questo bando – ha detto la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi - intendiamo proseguire nell’alveo delle risposte concrete alle imprese vitivinicole toscane, specialmente le micro, piccole e medie, per assecondare l’accelerazione dell’export agroalimentare toscano post-Covid».
BuyWine Toscana è una manifestazione promossa dalla Regione Toscana in collaborazione con la Camera di Commercio di Firenze e realizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana. L’obiettivo è «favorire l’avvio e il consolidamento di percorsi di internazionalizzazione delle aziende toscane che producono e commercializzano vini a denominazione di origine, tramite l’organizzazione di incontri b2b, con potenziali acquirenti del mercato internazionale».
Per l’edizione 2022 la Regione Toscana ha approvato l'avviso per la manifestazione di interesse a partecipare all’evento b2b con l’obiettivo di favorire l’incontro tra un massimo di 200 imprese (i “seller”) e gli operatori commerciali, nazionali ed internazionali (i “buyers”), appositamente selezionati provenienti da mercati target di comprovato interesse (prevalentemente dal mercato europeo ed americano) tra importatori, distributori, agenti, hotellerie e ristorazione.
L’edizione del 2021, caratterizzata da un format online, aveva dato ottimi risultati, con la partecipazione di 150 imprese vitivinicole provenienti da 9 province della Toscana, 138 buyers internazionali da 31 diversi paesi, 886 etichette di vini DOC, DOCG e IGT presentate, 1.100 video meeting per un totale di 125.760 minuti di incontri commerciali e 4.100 assaggi di vini, ed aveva raccolto apprezzamenti positivi dal 90 per cento dei partecipanti.
Per maggiori informazioni consultare la pagina di BuyWine 2022.


Redazione