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Più risorse specifiche per il settore nel Psr e Piani integrati di filiera meglio calibrati, impianti di riscaldamento a biomasse legnose, meno adempimenti burocratici frammentati sulle serre, più servizi ai produttori per favorirne l’accesso al mercato e innovazione di prodotto: sono alcune delle ricette emerse all’incontro di ieri a Viareggio, in cui non si è parlato solo dei due mercati dei fiori ed è stato annunciato il primo caso di rete d’impresa agroalimentare vincitrice di un Pif.
«Bisogna intervenire per rilanciare la produzione, quindi bisogna fare in modo che le imprese che vogliono fare floricoltura siano sostenute sia dal punto di vista dell’intervento pubblico attraverso le risorse del Piano di sviluppo rurale (Psr) sia attraverso quelle iniziative di miglioramento della conduzione aziendale (rinnovare le serre, introdurre fonti alternative per il riscaldamento) che possono rendere competitivo il prodotto che esce dall’azienda, a costi sostenibili. Legata a questo c’è la necessità che il nuovo Psr tenga conto delle peculiarità della produzione floricola e della situazione del settore floricolo prevedendo anche risorse specifiche delegate al settore magari attraverso anche la definizione dei nuovi Piani integrati di filiera (Pif) che sicuramente stanno dando una risposta positiva a tutta l’agricoltura toscana».
Lo ha dichiarato Giordano Pascucci, presidente di Cia Toscana, al termine dell’incontro con alcuni dei principali soggetti del comparto dei fiori organizzato ieri a Viareggio, al palazzo delle Muse, dalla sua organizzazione di rappresentanza degli agricoltori per fare il punto sulla situazione di crisi e sulle prospettive di rilancio. Un incontro, moderato dal vicepresidente Sandro Orlandini, a cui sono intervenuti l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori e il presidente del Distretto floricolo interprovinciale Lucca-Pistoia Marco Carmazzi (vedi nostra breve di ieri “Per il distretto floricolo mercato unico e strada dei fiori”) e nel quale è stato presentato il documento “Per il rilancio della floricoltura in Toscana” del Gruppo di interesse economico (Gie) di settore della Cia che è incentrato su una strategia settoriale con due parole d’ordine: abbattimento dei costi di produzione e più servizi per l’accesso al mercato; che implicano fra l’altro «nuove forme di approvvigionamento energetico», meno «bizantinismi» burocratici nella gestione delle serre (con regole urbanistiche diverse fra Comuni confinanti), una riorganizzazione unitaria della logistica e dei mercati dei fiori e nuove forme di aggregazione fra i produttori. Dopo la presentazione da parte del presidente di Cia Lucca Piero Tartagni e di Adelmo Fantozzi, si è aperto un animato dibattito nel quale sono intervenuti fra gli altri l’assessore all’agricoltura del Comune di Camaiore, il sindaco di Pescia, il direttore di Flora Toscana, il presidente della Commissione del mercato dei fiori di Viareggio e il coordinatore del Gie sulla floricoltura di Cia.
Aprendo i lavori, Sandro Orlandini ha detto che «la floricoltura pone delle questioni molto più complesse del problema del mercato unico dei fiori» e che «se la Versilia e la Valdinievole riescono ad operare in un’ottica di sistema forse usciremo bene dalla crisi insieme». Ad ogni modo, «guardando al settore in prospettiva», Orlandini ha richiamato quanto sostenuto più estesamente nel documento di Cia e cioè che «la collocazione dei mercati e le loro strutture fisiche sono solo un aspetto e forse neanche il più importante» ed è necessario «un sistema unico di mercati funzionale, in grado di garantire i servizi essenziali, logistici in primo luogo» e «viste le tipologie produttive e il territorio coinvolto, il mercato unico potrebbe essere articolato su più piattaforme».
Orlandini ha toccato anche l’argomento dell’abbattimento dei costi di riscaldamento delle serre, suggerendo una via che coinvolge il distretto del legno: gli impianti di riscaldamento che usano come biomassa il cippato. Ha fatto l’esempio di un produttore floricolo di Pescia che ha sostituito nelle sue serre una caldaia da 600 chilowatt a gasolio con una da 400 chilowatt a cippato investendo circa 200 mila euro e da qualche anno si rifornisce di «cippato vergine proveniente dai boschi locali» (a circa 20 km di distanza, quindi in logica di filiera corta). Ebbene, da una spesa annua media per il riscaldamento di 71 mila euro è passato a 31 mila euro, per cui in cinque anni avrà recuperato l’investimento iniziale e in 25 anni avrà risparmiato 1 milione di euro circa, senza considerare i benefici per il territorio del lavoro di manutenzione dei boschi. Formula positiva anche dal lato delle aziende boschive che con un prezzo di circa 80 euro a tonnellata di cippato (di media qualità) – in linea con il recente accordo di filiera siglato fra associazioni di categoria e Regione Toscana – consente una buona remunerazione anche del loro lavoro. E, precisa Orlandini, «non c’è il problema che se tutti si andasse a cippato mancherebbe il materiale»: no, non ci sarebbero problemi di approvvigionamento, perché al livello del prelievo attuale, c’è abbondanza di materiale ed è più la ricrescita spontanea annua rispetto a quanta ne viene utilizzata.
Fra gli intervenuti, l’assessore all’agricoltura di Camaiore, Davide Dalle Mura, che ha osservato che le 304 aziende del suo territorio non raggiungono l’ettaro e che hanno bisogno soprattutto di aiuto nell’accesso al credito e di semplificazione degli adempimenti relativi alle serre. Dalle Mura ha aggiunto che il Comune sta lavorando a un marchio di qualità del territorio che punta a biologico e biodinamica, e che sta mettendo in contatto i produttori agricoli con i ristoratori visto che nei mercati più grandi e nella gdo «vengono strozzati».
Roberta Marchi, sindaco di Pescia nonché floricoltore, ha segnalato fra le «schiaccianti problematiche urbanistiche per i produttori» in particolare «i vincoli idraulici». Poi ha detto che «è vero che non si può pensare solo alla struttura dei mercati dei fiori, però ci sono strutture fatiscenti che non sono adeguate alle esigenze dei produttori. Certo poi conta cosa si offre agli operatori che vanno lì: servizi logistici ecc.» Infine ha sottolineato l’importanza di «orientare la produzione», dicendo che Flora Toscana lo fa già. Perché, come dimostrano anche i recenti dati sulle vendite per i morti e Tutti i Santi con il buon andamento ad esempio delle rose, ci sono dei cambiamenti nel comportamento dei consumatori che vanno studiati. «Spero si riesca a trovare la sintesi sul mercato unico, perché poi dobbiamo occuparci di questi problemi più importanti».
Il direttore di Flora Toscana, Walter Incerpi, riguardo alla produzione, ha prima rimarcato che «il calo del numero di aziende è fisiologico; quelle che rimangono debbono necessariamente crescere e svilupparsi per competere sul mercato»: è ad esse che bisogna semplificare la vita. Poi ha detto che sono auspicabili nuove forme di collaborazione fra le piccole e medie aziende, perché «quando ci si riesce i risultati si vedono!», citando in seguito la figura del «socio in inserimento» introdotta dalla sua cooperativa che consente una fase di verifica della fattibilità della collaborazione. Infine ha ricordato che «le produzioni dovranno essere sempre più qualificate, standardizzate e caratterizzate. Innovazione di prodotto, di confezionamento e presentazione. Essere in grado di far riconoscere le nostre produzioni sul mercato». Riguardo invece alla questione dei mercati di fiori di Pescia e Viareggio, ha fra l’altro sostenuto che mercati e cooperative fanno attività diverse: «noi ci occupiamo di vendere “al meglio” le produzioni affidateci dai soci, mentre i mercati sono semplicemente luoghi in cui vari operatori si scambiano il prodotto». «L’ente pubblico può fornire gli spazi e regolamentarne l’accesso – ha continuato -. Parlare di altri servizi mi pare fuori luogo e le esperienze fatte in passato a Pescia (asta e vendita per conto) nonché a Sanremo (l’esperienza si sta tristemente concludendo proprio in questi giorni) lo dimostrano». Inoltre ha detto che i due mercati dei fiori «sono punti di distribuzione dove si scambia prodotto senza regole» e con «volumi e il raggio di azione … in lento e progressivo regresso», ma poi ha aggiunto, dopo aver espresso qualche dubbio sulla sostenibilità del pur meritevole progetto di valorizzazione multifunzionale del Comicent, che difficilmente i due territori di Pescia e Viareggio potranno farne a meno e che continueranno a svolgere un ruolo per la clientela di «piccoli distributori, fioristi ed ambulanti»: «io credo che – ha concluso – tutto ciò che i due comuni possono fare in questa fase è fornire gli spazi di vendita ai costi più bassi possibili, naturalmente in condizioni di sicurezza e al contempo credo anche che in questi spazi pubblici debba essere assicurato il rispetto delle leggi». Chiudendo il suo intervento Incerpi ha dato la notizia «informale» che il Piano di filiera di Flora Toscana non è risultato «fra quelli finanziabili, piazzandosi al primo posto degli esclusi», ma ha annunciato che, visto che nel futuro «Internet assumerà un ruolo strategico via via crescente», Flora Toscana è fermamente intenzionata a sviluppare la propria piattaforma sul web augurandosi che «la Regione riesca a trovare le economie necessarie».
Il presidente della Commissione del Mercato dei fiori di Viareggio, Cristiano Genovali, ha affermato fra l’altro che lui non fa uscire i dati sulle vendite del mercato, perché non ne esistono di sufficientemente affidabili. Gli unici dati a sua disposizione sono quelli relativi al numero delle aziende (diminuite) e quelli sugli «ettari impiegati» (diminuiti molto di meno). Il che fa pensare che «molte aziende sono state assorbite da altre». Poi ha aggiunto che in un’analisi corretta del mercato dei fiori, alle strutture di Pescia e di Viareggio vanno aggiunte le due grandi cooperative Flora Toscana e FlorExport, tant’è che «molti produttori conferiscono alle cooperative e vanno anche nei mercati».
Franco Menchini, coordinatore del Gie di Cia sulla floricoltura, ha esordito dicendo che «ci vuole un piano di emergenza per non perdere del tutto le produzioni invernali» e che «bisogna riportare la produzione floricola a 12 mesi l’anno, direzionando le aziende verso prodotti che hanno bisogno di meno riscaldamento e trattamenti (altra voce pesante)». In questo modo «forse riporteremo reddito ai produttori». E ciò va bene anche per «le cooperative che vendono nella Gdo». Menchini ha anche messo in luce che le aziende della Valdinievole che riescono ad usufruire del Piano di sviluppo rurale sono una piccolissima percentuale e che le banche non erogano prestiti.
Il presidente del distretto floricolo interprovinciale Lucca – Pistoia, Marco Carmazzi, oltre a quanto riportato ieri, ha ripercorso ciò che è già stato fatto dal distretto sotto la sua presidenza (vedi articolo di Floraviva: Distretto floricolo Lucca-Pistoia), affermando che «il futuro è riappropriarsi di ricerca e innovazione dopo 40 anni in cui siamo stati in mano agli Olandesi arrivando sempre per ultimi alle innovazioni». «E’ finita l’ora – ha detto - di stare nelle serre con la testa nel solco». Poi, sui mercati di Pescia e Viareggio, ha osservato: «si parla di gestione unica dei due mercati, ma circola un’altra voce secondo cui ci vorrebbe un mercato solo, però nessuno ha il coraggio di dirlo».
Ma a “smentirlo” è stato pochi minuti dopo, durante il suo intervento, proprio l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori che, come anticipato ieri, ha pronunciato chiara e forte la parola «mercato unico», dicendo che quella è la strada verso cui si sta andando. Salvadori ha toccato anche tanti altri argomenti, fra cui l’iter decisionale europeo sulla nuova Pac che ha un po’ rallentato, il tentativo di semplificare gli adempimenti relativi alle serre e soprattutto la questione della realizzazione di impianti a biomasse con i residui dei boschi che potranno significare 70 megawatt di energia e 800 posti di lavoro. Infine ha spiegato, riguardo ai problemi burocratici legati all’urbanistica, che si sta discutendo da mesi per introdurre nella normativa urbanistica regionale alcuni articoli riguardanti il territorio rurale toscano, a cominciare da quello in cui si stabilirà che «tutto ciò che non è urbano è rurale».
Dopo la chiusura dei lavori, Giordano Pascucci, alla nostra domanda sul fatto che ancora una volta il settore floricolo non pare essere riuscito ad accedere al sostegno per i Pif, ha risposto «non lo so se c’è un problema strutturale. Io credo che ci sia un problema anche di costruzione del progetto integrato di filiera. Vale a dire su alcune filiere, probabilmente anche questa del fiore, c’è da costruirlo bene il progetto. Però anche qui è una riflessione che bisogna fare: se ci sta riuscendo il sistema vivaistico-ornamentale, dove sono stati presentati diversi progetti (alcuni di questi già finanziati), forse anche il settore floricolo può riuscire a costruire un progetto che vada in questa direzione».
Infine ci ha spiegato meglio quanto annunciato durante il suo intervento conclusivo: la prima rete d’impresa agroalimentare che sia riuscita ad accedere ai finanziamenti del Psr tramite un Pif «che mette insieme 33 imprenditori, che sono singole imprese e cooperative che realizzano diciassette punti vendita per la vendita dei propri prodotti o delle aziende vicine». Si chiama Rete Qualità Toscana e coinvolge aziende di tutto il settore agroalimentare: vino, olio, formaggio, miele, salumi. «Noi crediamo come Cia – ha detto Pascucci - che questa esperienza della rete d’impresa possa essere una esperienza da valutare per mettere insieme progetti, servizi, iniziative, perché offre la possibilità di aggregare i soggetti per realizzare cose molto operative … e ha una flessibilità e una gestione molto semplici».
Lorenzo Sandiford
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Oggi all’apertura dell’Expo Rurale a Firenze, l’assessore regionale Salvadori ha affermato che «l’agricoltura può essere al centro di un nuovo modello di sviluppo» in cui si possono integrare gli altri settori. Le dichiarazioni dei presidenti regionali di Coldiretti, Cia e Legacoop Agroalimentare, dell’assessore della Provincia di Pistoia Mari e della preside dell’Istituto agrario Anzilotti di Pescia.
«L’agricoltura sarà il motore di un nuovo sviluppo, uno sviluppo concreto, dopo il fallimento dell’economia di carta che ha segnato gli ultimi 20-30 anni. Noi oggi siamo qua per presentare a tutti questa opportunità, forti delle nostre radici e dei nostri prodotti, che sono eccezionali. Siamo consapevoli dei problemi, che sono tanti, ma sappiamo guardare al futuro».
Lo ha dichiarato oggi l’assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori, inaugurando la seconda edizione di Expo Rurale al parco delle Cascine di Firenze (vedi nostro articolo "Buon cibo in primo piano nell'iperfattoria dell'Expo Rurale"). Un’iniziativa, ha detto Salvadori, che «serve per presentare al mondo quello che l’agricoltura toscana rappresenta. Oggi infatti noi testimoniamo quanto la Toscana sia proiettata nel mondo e l’agricoltura contribuisce in maniera fondamentale all’immagine della Toscana nel mondo. Dobbiamo sostenere la voglia di fare impresa in agricoltura e la voglia di innovare dei nostri imprenditori, una voglia che è ben rappresentata dal fatto che in Toscana siamo riusciti a stimolare investimenti per oltre 350 milioni di euro».
Siamo «una regione – ha aggiunto l’assessore - che si proietta verso Expo 2015 a Milano dimostrando con chiarezza che siamo in grado di coniugare storia, tradizione e grande innovazione. Proprio oggi abbiamo concluso positivamente un accordo con 21 regioni europee per andare a costruire un partenariato europeo sull’innovazione e la ricerca». Più in generale l’intento è «costruire sulla qualità dei nostri prodotti, che non sia più solo organolettica ma certificata scientificamente».
«Oggi l’agricoltura – ha continuato - può essere al centro di un nuovo modello di sviluppo. Fondamentale per costruire intorno a sé un processo che permetta di riaggregare manifatturiero, turismo, servizi, energia, tutela e valorizzazione dell’antropizzazione dei territori montani e marginali. E’ quindi un’attività che veramente può dare un grande futuro alla Toscana». «Se guardiamo solo il Pil agricolo – spiega - è intorno al 4%, ma se sommiamo al Pil agricolo tutti gli effetti che l’agricoltura ha sul turismo, sull’ambiente, sul paesaggio, sull’energia, noi andiamo sicuramente a cifre molto superiori. Ma io andrei oltre all’idea di Pil, perché oggi dal Pil e basta non si può desumere la vera condizione di vita di una regione. Noi dobbiamo parlare di lifestyle, di stile di vita, di buon vivere toscano, che è quello che permette l’attrazione in Toscana di tanta gente e permette di essere considerati come punto di riferimento in giro per il mondo. Su questi aspetti l’agricoltura è il fattore che mi permetto di definire essenziale».
All’inaugurazione erano presenti tutte le organizzazioni professionali ed economiche del settore agroalimentare. «Questa edizione – ha sostenuto Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti regionale - è una testimonianza di come ci sia ancora una grande vitalità nel patrimonio rurale della Toscana. C’è bisogno di chiudere le filiere, c’è bisogno che ai consumatori sia fatta chiarezza sui prodotti che consumano. E credo che questa vetrina che si svolge in questi tre giorni qui a Firenze al Parco delle Cascine testimoni la necessità di tutti gli operatori della filiera di fare massa critica in un momento di difficoltà e di valorizzare i veri prodotti del territorio». Per Giordano Pascucci, presidente di Cia Toscana, l’Expo rurale «è un’occasione importante per valorizzare e promuovere l’eccellenza dell’agricoltura toscana. Una vetrina a Firenze che mette in sintonia quello che è il mondo della produzione con i cittadini. Per fargli conoscere non solo le eccellenze, ma le stagionalità, le caratteristiche delle nostre produzioni, degli allevamenti. Per fargli conoscere quei sapori che a volte specialmente le piccole generazioni e i bambini hanno perso e dimenticato o forse mai conosciuto». Il presidente di Legacoop Agroalimentare Toscana, Roberto Negrini, ha dichiarato che è «un’occasione importante; l’agricoltura è un settore trainante nell’economia toscana: nel momento di crisi ha saputo uscire meglio di altri settori mantenendo l’occupazione e cercando di produrre appunto prodotti che vanno in tutto il mondo. E questa è un’occasione per valorizzare la produzione toscana».
A rappresentare il territorio pistoiese c’era l’assessore all’agricoltura della Provincia di Pistoia Mauro Mari, che ha sottolineato l’importanza che l’Expo Rurale, pur essendo soltanto alla seconda edizione, ha «per mostrare al mondo attraverso il veicolo della bellezza di Firenze e del Parco delle Cascine la potenza e la potenzialità dell’agricoltura toscana». «Noi come provincia di Pistoia – ha detto -, nel riparto dei compiti, organizziamo lo stand che rappresenta le produzioni vivaistiche e ortofloricole della Toscana. Questo tipo di produzione agricola ha una rilevanza economica per la mia provincia prevalente, ma è di grande rilievo in termini economici per tutta la Toscana. Se combiniamo questo insieme al fatto che in Toscana, dico a Pistoia ma mi viene in mente anche Prato ed altre zone, purtroppo da anni il manifatturiero, che era un’altra delle eccellenze, sta piegando le gambe sotto la pressione della crisi mondiale, ecco che l’agricoltura, compresa quella che ha potenza economica rilevante come il vivaismo e la floricoltura, non è più un’attività che si va a visitare il sabato e la domenica perché sono belline le foglioline e il fiorellino, ma diventa un ambito di intervento essenziale anche per gli enti pubblici per dare un futuro economico alle nuove generazioni».
Da Pescia era venuta la preside dell’Istituto tecnico agrario Anzilotti, Siriana Becattini, che ha detto: «è importante che ci sia un riavvicinamento all’agricoltura. Ieri sera ero all’Accademia dei Georgofili alla presentazione di un libro sull’olivo e l’assessore Salvadori e il presidente dei Georgofili Scaramuzzi e il vice presidente Maracchi parlavano del fatto che nel male dell’economia italiana l’unico settore che tiene è l’agricoltura. Questo è un messaggio che deve passare ai giovani, perché i giovani hanno paura di non trovare lavoro. L’agricoltura offre delle opportunità importanti sia nel settore tradizionale sia nelle filiere dell’olio e dell’olivo, per fare un esempio, o della vite, sia anche in tutto ciò che riguarda il biologico. Quindi sicuramente ci sono degli spazi per i giovani. Basta saperli aiutare nelle scelte, formare in modo adeguato, insegnargli che l’importante è la flessibilità nella vita e a maggior ragione nel lavoro».
Lorenzo Sandiford
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Il 15 settembre si è chiuso Flormart 2012, il “Salone internazionale del florovivaismo e giardinaggio” di Padova. Hanno partecipato 150 aziende toscane, di cui 43 dal territorio Pistoiese e 15 da Pescia. Ecco un rapido reportage con minisondaggio fra le imprese pesciatine: prevalgono i giudizi negativi sulla fiera e anche sull’andamento del mercato fra i floricoltori. Ma PadovaFiere parla di esito positivo, vista anche la congiuntura economica negativa, con 24 mila visitatori e circa 1000 espositori.
Molte più tinte fosche che colori luminosi fra i floricoltori e disparità di vedute fra i due soggetti che i fiori li commercializzano: sia riguardo ai propri “risultati” che sull’organizzazione della fiera. E’ sintetizzabile così il reportage con minisondaggio fra le aziende di Pescia che Floraviva ha realizzato durante il giorno di chiusura della 63esima edizione di Flormart, il “Salone internazionale del florovivaismo e giardinaggio” di Padova che si è tenuto dal 13 al 15 settembre. E a cui hanno partecipato 150 aziende toscane (compresi quelle che non producono piante), fra le quali 43 provenienti dalla provincia di Pistoia e 15 dal territorio pesciatino.
«Non possiamo che esprimere soddisfazione per gli esiti positivi di questo Flormart, un appuntamento che, a dispetto della crisi, rimane il punto di riferimento che tutte le aziende, verso le quali va il mio particolare ringraziamento, hanno scelto come occasione per il loro business». E’ quanto dichiarato da Paolo Coin, amministratore delegato di PadovaFiere, a commento dei risultati ufficiali dell’edizione 2012 del salone, in cui si è registrata una «partecipazione, su circa 38mila mq, di oltre un migliaio di espositori», e «hanno varcato i cancelli […] 24.000 visitatori professionali di cui circa 3.000 stranieri» (l’anno scorso il numero degli espositori era, stando ai comunicati, più o meno lo stesso, mentre i visitatori intorno ai 25 mila, di cui 2500 stranieri).
Una manifestazione durante la quale, lasciando da parte per un momento le considerazioni quantitative e commerciali, sono stati assegnati numerosi premi e presentati diversi prodotti innovativi, fra cui – segnala l’ufficio stampa - un «terriccio compresso, presentato per la prima volta in Italia e in occasione del Flormart e prodotto e importato da Terriccio Pratiko di Firenze. Una tavoletta molto pratica per tutti coloro che pur amando il giardinaggio non trovano il tempo per occuparsene. Un prodotto attento alla tutela dell’ambiente visto che è composto da sole materie prime riciclabili ed è totalmente privo di additivi chimici». Fra i riconoscimenti sono da segnalare innanzi tutto i premi Fabio Rizzi: “Floricoltore dell’anno”, il più prestigioso del settore in Italia, assegnato a Luca Maffucci di Viareggio; e “Professionista dell’anno”, dato a Giovanni D’Angelo della Fondazione Minoprio. Dei premi Flormagazine, rivolti al settore dei consumatori, ricordiamo soltanto quello di un’azienda toscana della provincia di Arezzo, Centro Plast di Cortona, per una serie di vasi colorati con bordo intercambiabile. Mentre della sezione Oroflor, dedicata al settore professionale, ricordiamo il premio assegnato all’azienda francese Novozymes Biologycal France – Le Pecq Cedex – per un nuovo insetticida biologico.
Ma ecco nel dettaglio come hanno vissuto la manifestazione i titolari o rappresentanti di 9 delle 15 aziende di Pescia (includendovi Uzzano) che siamo riusciti ad intervistare in fiera sabato. Si tratta di 7 aziende che producono fiori e piante e 2 aziende leader nella commercializzazione dei fiori (Flora Toscana e Santoni). I produttori sono: Ammazzini Piante, Azienda agricola Di Vita, Franchi Bonsai, Azienda agricola Giusti, Azienda agricola Del Ministro, Marchiniabeti e Oscar Tintori Vivai. A tutti abbiamo posto le seguenti domande: 1) quali sono le novità o gli elementi caratterizzanti del vostro stand a Flormart 2012?, 2) come è andata la fiera e come giudicate l’organizzazione?, 3) quali aspettative avete nel vostro mercato di riferimento nei prossimi mesi?, e 4) a quali altre fiere parteciperete prossimamente?
«La vera novità oggi è la normalità – ha detto Nicola Eugenio Santoni, titolare dell'omonima azienda, rispondendo alla prima domanda -. E la normalità è continuare a fare una selezione di prodotti idonei per i nostri clienti (la nostra specializzazione è la grande distribuzione italiana ed estera), che abbiano un buon sell-out sugli scaffali e che siano in linea con le stagioni e con le giuste categorie merceologiche». Mentre, riguardo all’andamento della fiera e alla sua organizzazione, si è così espresso: «un mercato di professionisti seri e selezionati. Non ho visto cose goliardiche in fiera o persone che avevano voglia di scherzare. Ho visto persone concentrate sul proprio lavoro, non ci sono stati turisti, le domande sono state pertinenti. E’ stata un’occasione di incontro ottima, diciamo non solo da vivere nel senso classico clienti-fornitori, ma a tutto tondo in un concetto di rete. Quindi un giudizio estremamente positivo sulla fiera». E sulle prospettive dei prossimi mesi? «Il mercato italiano – risponde - ha dimostrato di tenere dei buoni andamenti, influenzati ovviamente dai fattori economici e come tutti gli anni da fattori di natura climatica; oltre che dagli aspetti che riguardano tutti: una crisi generalizzata di consumi. Comunque, se si sanno leggere bene le domande del mercato, possiamo tutti provare a rispondere con delle proposte adeguate». Infine, Santoni ha concluso dicendo: «noi facciamo questa fiera in Italia e una fiera all’estero, la Fruit Logistica di Berlino. Sono i nostri due appuntamenti annuali. Berlino non tanto perché in Germania, ma per tutto il nord Europa. E’ un grande punto di incontro, una vetrina ottima dove ci sono tutti i grandi interlocutori del mercato: la grande distribuzione dell’ortofrutta».
Gianluca Ammazzini, titolare di Ammazzini Piante (che produce olivi, piante da frutto, rose e altre piante), ha esordito presentando come novità di quest’anno «la nuova linea di rose che abbiamo messo in produzione: le Nirp. Stanno avendo un buon successo e noi ci crediamo». Sull’andamento della fiera e sugli eventuali punti deboli o di forza da evidenziare dell’organizzazione, afferma che «la situazione è più o meno come quella che si preannunciava. Però devo dire la verità: ci aspettavamo anche peggio. Siamo moderatamente soddisfatti». «Punti deboli ci sono – aggiunge - perché sembra che la fiera si stia lasciando un po’ trascinare da quello che è l’andamento del mercato, invece di puntare a una migliore organizzazione, perché tantissime persone che sono venute hanno notato questa disorganizzazione nel presentare gli accessi alla fiera o cose varie» che non andavano. Quali aspettative nei prossimi mesi? «La prospettiva dal nostro punto di vista – risponde Ammazzini - è che bisogna darsi da fare. E’ dura mantenere la produzione a livelli qualitativi alti e il livello richiesto è sempre più alto». Fra le fiere estere a cui sicuramente non mancherà indica Essen.
Il titolare dell’azienda agricola Di Vita Roberto di Alessio Di Vita (piante da frutto, arbusti ornamentali, olivi, mimose e agrumi), Alessio appunto, ci ha prima spiegato che la novità di quest’anno è il glicine, e qualche frutto in vaso. Per il resto «la coltivazione classica che facciamo da sempre sono gli olivi, le mimose in vaso, più qualche articolo di pianta da siepe che può essere fotinia o alloro: sempre cose classiche del territorio pesciatino e della provincia di Pistoia». Il suo giudizio sull’andamento economico alla luce della fiera è il seguente: «se devo essere sincero, visto dalla fiera, l’andamento non è dei migliori. Naturalmente si spera sempre in qualcosa di migliore, però ecco non è dei più rosei perché le cose da un po’ di tempo a questa parte cominciano ad andare in calo non in aumento». E sull’organizzazione aggiunge che «per un piccolo imprenditore agricolo una fiera come questa sì è impegnativa a livello di giorni, comunque è impegnativa anche a livello di costi, tutto in relazione anche all’andamento degli affari durante l’anno. Perché se le cose andassero bene o benissimo, non sarebbe niente, ma le cose vanno male e ci dobbiamo ridimensionare e si dovrebbero ridimensionare anche loro [gli organizzatori della fiera, ndr], cosa che non avviene». «E poi – osserva - la fiera, rispetto agli anni passati, è un po’ in calo: come affluenza, come affluenza di espositori e come affluenza di visitatori. Però io non ho una esperienza ventennale in fiera e il mio giudizio può essere relativo». Per il prossimo futuro Di Vita è «convinto che la situazione resterà così per un po’. Non nei prossimi mesi, penso per qualche anno. Spero però di sbagliarmi». La ragione? «l’economia in generale». Infine dice che non parteciperà ad altre fiere «perché essendo una piccola azienda a conduzione familiare per noi è già un impegno grosso questo qui».
Per Franchi Bonsai, ci ha risposto Matthias Naglein, responsabile acquisti e vendite. Grosse novità, ha spiegato, non ce ne sono nell’esposizione. «Abbiamo un prodotto che si differenzia da tutti gli altri esposti qui in fiera. Come novità presentiamo magari qualche specie di bonsai che non abbiamo presentato negli anni precedenti, ad esempio l’Ilex meserveae o l’Osmanthus tricolor». Sul salone, questo è il suo parere: «La fiera è in declino, sensibile. Per quanto riguarda i compratori, di gente che viene interessata, di visitatori qualificati, è in declino. Ma penso che sia un po’ un trend di tutte le fiere campionarie, dati anche i sistemi di vendita che sono cambiati in maniera radicale negli ultimi anni». Sul piano organizzativo «di negativo c’è il fatto che la fiera ha lasciato tanti spazi vuoti che potevano essere integrati o riempiti da espositori già presenti». Quanto alle attese di mercato, «la pressione c’è e si sente – ha detto Naglein -. Noi comunque ci aspettiamo di mantenere una posizione più o meno invariata rispetto agli anni precedenti, che penso sia già un risultato buono per la congiuntura economica attuale». Infine «noi di fiere ne facciamo poche, perché abbiamo un prodotto molto di nicchia. Parteciperemo all’Ipm in Germania a fine gennaio e poi si vedrà».
Il titolare dell’azienda agricola Giusti Nicola (olivi, agrumi, mimose e castagni), ha segnalato quale novità della presente partecipazione a Flormart una pianta di cedro «uscita da noi in esclusiva: si è messa sul mercato quest’anno per la prima volta dopo sei anni di coltivazione». Sull’andamento della fiera ha un’opinione in chiaroscuro: «il mercato su certi articoli è in ripresa, su altri no. Su piante come gli ulivi no, non c’è ancora molto interesse. Sulle piante ornamentali, secondo me, si sta lavoricchiando abbastanza». Mentre «a livello organizzativo – osserva Nicola Giusti - la fiera non è che sia eccezionale» e afferma di non essere soddisfatto. Il mercato dei prossimi mesi lo vede «sicuramente stazionario. Niente di che». Infine, sulle future partecipazioni a fiere, «come azienda noi no, però come Associazione (l’Associazione florovivaisti del comprensorio di Pescia, ndr) molto probabilmente qualcosa faremo».
Nicola Del Ministro, figlio del titolare dell’azienda agricola Giampiero Del Ministro (olivi, piante da frutto e ornamentali, piante da siepe), ha risposto alla prima domanda così: «mah, in particolare novità assolute, no. Diciamo che magari ci sono alcune produzioni che facevamo già che però abbiamo deciso di aprire maggiormente. Più che altro le fioriere e le spalliere divisorie, che servono per separare ambienti, amovibili, fatte con olivo e altri tipi di piante. Negli ultimi anni c’è sempre maggiore interesse per queste cose». Sull’andamento della fiera sostiene che «quest’anno siamo stabili verso il basso, perché già negli anni passati eravamo stati in calo. Diciamo che quest’anno non è che abbiamo fatto un ulteriore passo in basso, perché eravamo già scesi tanto. Ci siamo mantenuti, forse un pochino meglio. Però la questione è che sono calati molto gli espositori e i compratori. Il problema è che probabilmente la fiera non fa abbastanza per attirare i compratori, gli operatori commerciali, soprattutto dall’estero». «Il pregio della fiera – ha aggiunto - è il suo limite: vivere ancora del passato, nel senso che ha ancora un nome però non ha più l’appeal di prima. Se continua così, se non c’è un po’ di inventiva e modifica, diventerà una fiera molto locale e regionale». Riguardo ai prossimi mesi «le aspettative sono che l’Italia esca dal blocco. Perché in questo momento è da qualche anno che l’Italia è bloccata dalla crisi. C’è paura a tutti i livelli. E si ripercuote anche su un settore che è caratterizzato dalla non diretta necessità di ciò che offre. Questo da un lato è un bene, perché tante volte acquistare delle piante è un qualcosa che si fa per autorealizzarsi, per il buon gusto, per il piacere, però nel momento in cui le cose vanno male, è chiaro che può rappresentare un primo punto di taglio delle spese». Sulle future partecipazioni a fiere «l’idea è spostarsi dove si sono spostati gli operatori. Gli operatori non vengono più qua perché i grossi produttori si sono spostati a casa degli operatori. Per cui se tu rimani qua, rimani fuori». L’idea è il «Nord Europa».
Clima diverso allo stand di Alfio Marchini, titolare della Marchiniabeti, che a proposito dell’esposizione ci ha spiegato che «non si inventa niente di nuovo perché il mercato degli alberi di Natale è abbastanza limitato. Però abbiamo pensato di unire agli alberi, più che altro per il materiale tagliato anziché in zolla, un “porta piante” tedesco che offre delle garanzie oltre che di stabilità per la facilità d’uso e per il fatto che ti mette in condizione in pochi secondi di allestire un albero di Natale tranquillamente in casa, con la sua riserva d’acqua in modo che si mantenga fresco per tutto il periodo». Come è andata a lui la fiera e cosa pensa dell’organizzazione? «Tutto sommato nel nostro ambiente ci sono dei comparti che non sono poi più di tanto in sofferenza, tant’è che nel mio caso, essendo poi il mio un prodotto stagionale abbastanza limitato dove sono rimasti pochi produttori, non è stato difficile incontrarsi con tantissimi interlocutori a livello di garden centre (che è il nostro obiettivo) interessati agli articoli». Dunque per Alfio Marchini «l’impressione e i risultati della fiera sono più che positivi, perché a parte la calma di oggi che è l’ultimo giorno quando sono aperti i battenti anche ai privati e non tanto agli operatori professionali (cosa che io escluderei…), nei primi due giorni c’è stata molta affluenza oltre che interesse e richieste da evadere anche consistenti». Per i prossimi mesi, ha detto, «nel mio settore mi aspetto un discreto incremento … non perché sono bravo io, ma perché siamo in pochi, perché molti sono venuti meno, perché è una pianta che paga poco, è un mercato di nicchia, un prodotto stagionale e quindi un mercato limitato, si lavora un anno per poi concentrare la vendita in un mese, e quindi stanca i più». Marchini non parteciperà a fiere, salvo a “Fiori e piante di Toscana” a Pescia, «che è una cosa locale a livello così di immagine più che commerciale».
Ultimo intervistato, rapidamente mentre stava smontando lo stand, Alberto Tintori, uno dei titolari di Oscar Tintori Vivai (agrumi), è stato telegrafico in tutte e quattro le risposte. Riguardo all’esposizione ha segnalato la presenza di «una collezione di varietà antiche di agrumi», mentre su fiera e organizzazione ha detto: «non c’è che da far di meglio. I compratori c’erano, ma il problema è che la gestione degli spazi secondo me potrebbe essere non migliorata, molto di più». A proposito delle prospettive di mercato dei prossimi mesi ha poi dichiarato che «per quanto riguarda il mercato estero sono sicuramente grandi, su quello italiano no, sull’italiano si prende quel che viene». Infine come prossime fiere a cui parteciperà ha indicato «Ipm e Angers», ricordando che «abbiamo appena fatto il Four Oaks Trade Show in Inghilterra».
Infine, altrettanto telegrafico è stato il direttore di Flora Toscana, Walter Incerpi, che è stato raggiunto telefonicamente in seguito. Sull’esposizione ha segnalato «al volo» la presenza di «alcune prove di nuove varietà della flora Australiana» e di una linea di fiori e piante con il marchio Fioridali, che sono prodotti dai soci della cooperativa secondo le regole equosolidali di FairTrade. Sull’andamento di questa edizione di Flormart, Incerpi ha detto che «la fiera era piuttosto spenta, meno espositori e meno visitatori in un mercato senza più entusiasmo. La fiera non ha offerto spunti innovativi ed anche sul piano organizzativo ha mostrato alcune lacune». Cosa prevede nel futuro ravvicinato Incerpi? «Le aspettative per i prossimi mesi sono ovviamente legate alle ricorrenze dei Santi, quando il consumo di fiori tradizionalmente è molto elevato, ed alle festività natalizie». Il direttore di Flora Toscana ha concluso indicando quali saranno le prossime partecipazioni fieristiche: «saremo al Flora Holland Trade Fair dal 31 Ottobre al 2 Novembre e alla Ipm di Essen dal 22 al 25 Gennaio».
Lorenzo Sandiford
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Verso la conclusione i primi lavori di manutenzione e verifica sullo stato di conservazione del Comicent finanziati dalla Regione Toscana per 500 mila euro. Il Comune di Pescia sottolinea di aver rispettato gli impegni e candida il complesso architettonico progettato da Savioli e Santi a sede dell’eventuale mercato unico dei fiori. Il segretario della commissione agricoltura del Consiglio regionale ribadisce il sostegno della Regione sul progetto Comicent e dice che la struttura potrà servire al rilancio non solo della floricoltura ma anche dell’olivicoltura. Il presidente del distretto floricolo ricorda che logistica e gestione commerciali sono ancora più importanti dei contenitori mercatali.
Il primo lotto, riguardante gli ascensori e pari a circa 24 mila euro (più Iva al 10%), è stato completato. Il secondo, che consiste in una serie di opere di manutenzione straordinaria per un costo di circa 198 mila euro (più Iva al 10%), è realizzato per due terzi. Il terzo ed ultimo lotto, che comprende varie indagini fino alla stima conclusiva dei costi degli eventuali interventi di adeguamento necessari per il rilascio del certificato di collaudo statico-sismico (per una spesa complessiva di circa 136 mila euro), è a buon punto.
E’ quanto si legge nella relazione di Fabrizio Salvadorini, responsabile del progetto Comicent, sullo stato di avanzamento dei lavori di manutenzione su alcune parti dell’edificio principale e delle indagini sullo stato di conservazione della struttura (lavori e indagini finanziati dalla Regione Toscana per 500 mila euro) che è stata presentata oggi durante una conferenza stampa organizzata dal Comune di Pescia, proprio nella bella sede del mercato dei fiori progettata da Leonardo Savioli e Danilo Santi, per fare il punto della situazione. Conferenza a cui sono intervenuti il sindaco Roberta Marchi e il vice sindaco Oliviero Franceschi per l’amministrazione comunale pesciatina, due esponenti della Commissione agricoltura del Consiglio regionale toscano quali Pier Paolo Tognocchi (Pd) e Antonio Gambetta Vianna (Lega Nord), e il presidente del Distretto floricolo interprovinciale Lucca-Pistoia Marco Carmazzi. Nella relazione di Salvadorini è precisato pure che «i lavori si concluderanno contrattualmente entro il 23 settembre», ma che «sarà necessario chiedere una proroga alla Regione di circa 60 giorni per la rendicontazione delle spese».
Ma la conferenza stampa è stata anche l’occasione per guardare alle prospettive del Comicent e per candidarlo quale sede ottimale dell’eventuale mercato unico dei fiori del distretto, qualora gli studi già avviati su incarico della Regione Toscana e della Camera di commercio di Lucca ne dimostrassero l’effettiva convenienza (vedi nostro articolo “Distretto floricolo Lucca-Pistoia: due mercati o uno solo?”).
«Oggi è un’occasione storica per la città di Pescia – ha detto il sindaco Roberta Marchi - perché non solo presentiamo ai cittadini lo stato di avanzamento dei lavori, ma diamo anche un segno tangibile di come abbiamo operato e intendiamo operare sul progetto Comicent». «La sfida – ha aggiunto il sindaco - è portare avanti questo progetto. Dobbiamo portare la struttura ad essere in grado di svolgere quel ruolo che gli abbiamo affidato per contribuire al rilancio di un settore in cui noi crediamo. Nel florovivaismo ci sono ancora imprenditori, giovani e lungimiranti, che hanno voglia di fare. Devono trovare nella politica le risposte per alleviare i costi» ed essere messi nelle condizioni di realizzare le loro idee.
«Quanto la Regione Toscana creda nel vivaismo, che vale un terzo del Pil del settore agricolo, - ha affermato Pier Paolo Tognocchi, segretario della commissione agricoltura regionale - lo si vede anche dalla recente legge sul vivaismo e il verde urbano, che tenta di spianare la strada al vivaismo ma anche al settore floricolo ed olivicolo» (vedi nostro articolo “Ecco la legge toscana che sostiene vivaismo e verde urbano”). «C’è un mercato potenziale – ha continuato - che è quello del recupero del verde nelle nostre città e questo è poco sfruttato… Sì, c’è stata una selezione naturale e c’è la concorrenza estera, ma il distretto floricolo è ancora forte e deve essere sostenuto». Tra l’altro, ha osservato Tognocchi, la legge regionale prevede la definizione di aree vocate nelle quali si concentreranno le risorse per la ricerca e l’innovazione.
«Questa struttura [il Comicent, ndr] che sarà trasferita dalla Regione Toscana al Comune – ha sostenuto Tognocchi - servirà a rilanciare il settore floricolo ma anche altri comparti come l’olivicoltura e può essere utilizzata per altre funzioni e per ospitare sul territorio eventi di vario tipo». («L’olivicoltura – ci ha precisato poi Tognocchi - tornerà ad essere uno dei nostri cavalli di battaglia perché abbiamo non solo una tradizione e la necessità di mantenimento del paesaggio, ma anche quella di ripristinare delle specie autoctone per coltivazioni ad alta intensità capaci di produrre olio di qualità a prezzi competitivi» e anche su questo tema Pescia, capitale della produzione di olivi, potrà giocare un ruolo da protagonista.)
In definitiva, pare suggerire Tognocchi, mettendo insieme le attività commerciali dei fiori attualmente rimaste e altre attività per la promozione del territorio e per favorire l’incontro tra i produttori e il settore della ricerca si dovrebbe riuscire ad utilizzare a dovere la struttura del Comicent. «La Regione – ha detto il consigliere - accompagnerà il progetto di valorizzazione del Comicent», però, in generale, la cosa più importante «è chiudere le filiere superando i campanilismi».
Sulla stessa linea d’onda il collega Antonio Gambetta Vianna, che ha commentato che «quando si lavora per l’economia non si guarda agli interessi dei partiti ma dei cittadini: la legge sul vivaismo è ottima, grazie anche al lavoro di Tognocchi».
Marco Carmazzi, presidente del distretto floricolo, ha affermato che «come distretto il fatto che una struttura come il Comicent, che poi è una delle strutture più importanti insieme a quella di Viareggio per il settore dei fiori, abbia iniziato questo percorso di valorizzazione è una cosa buona, perché così avrà un futuro». Inoltre, dopo aver ricordato quanto già illustrato il 10 agosto (vedi ancora nostro articolo “Distretto floricolo Lucca-Pistoia: due mercati o uno solo?”), ha osservato, riguardo alla questione dell’unificazione delle strutture mercatali, che «è importante non solo la struttura, ma anche la gestione commerciale, perché se abbiamo delle belle scatole che però non funzionano nel favorire l’incontro fra offerta e domanda è chiaro che non basta. Speriamo di essere arrivati in fondo al regolamento unico: entro settembre dovremmo essere arrivati a questo giro di boa. Con una gestione unitaria i campanili dovrebbero essere superati».
Ultimo a prendere la parola, il vice sindaco Oliviero Franceschi ha confermato la candidatura del Comicent in relazione alla «possibile istituzione di un’unica area di mercato dei fiori della Toscana». «Pescia è pronta» ha detto, ricordando che «la città è stata costruita negli anni per lo sviluppo e la commercializzazione dei fiori. Abbiamo istituzioni come l’Istituto tecnico agrario per la formazione del materiale umano ed abbiamo l’Istituto sperimentale per la floricoltura (oggi Cra-Viv) per la ricerca, oltre ad un terziario di primo livello». «Il problema oggi – ha aggiunto - non sono i 30 km da un luogo all’altro, ma la struttura logistica che vi si trova. Aspettiamo i risultati degli studi sulle aree mercatali. Noi comunque con il Comicent siamo già quasi pronti ad accettare la sfida». Manca soltanto l’avvio «delle procedure che portino il Consiglio comunale a confermare l’acquisizione del complesso immobiliare ed il conseguente avvio del progetto esecutivo finanziato dalla Regione Toscana, che consentirà di mettere a disposizione del settore il massimo che si possa avere come location per la commercializzazione dei fiori nella Toscana».
Lorenzo Sandiford
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Il distretto floricolo Lucca-Pistoia annuncia l’imminente approvazione del regolamento unico dei mercati dei fiori di Pescia e Viareggio. Nel frattempo avvia la valutazione scientifica sulla convenienza economica del passare a un solo mercato. Stanno per essere sperimentati 5 progetti di ricerca da 100 mila euro finanziati dalla Regione. Il vice sindaco di Pescia comunica che l’iter sul Comicent procede speditamente sia sul piano tecnico che politico con l’approvazione in Giunta dello statuto dell’azienda speciale che lo gestirà. Carmazzi chiede che se la valorizzazione del Comicent riguarderà settori non agricoli, parte dei 10 milioni messi a bilancio dalla Regione non siano attinti dalle risorse regionali destinate all’agricoltura. Il responsabile comunale del progetto Comicent ricorda che quel finanziamento fu concesso in relazione al trasferimento dell’immobile dalla Regione al Comune.
Il presidente del Distretto floricolo interprovinciale Lucca-Pistoia, Marco Carmazzi, annuncia che entro metà settembre arriverà l’atteso parere del Comune di Viareggio (con eventuali integrazioni) sul regolamento unico dei mercati dei fiori di Pescia e Viareggio fortemente voluto dall’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori e che ha già il via libera del Comune di Pescia; lo ha assicurato, riferisce, il presidente della Commissione di mercato di Viareggio Cristiano Genovali. Ma nello stesso tempo fa sapere che il Distretto ha deciso di procedere parallelamente a una valutazione scientifica sulla sostenibilità economica dei due mercati dei fiori e sulla convenienza per le imprese del territorio di passare ad «un’unica area mercatale». Tutto ciò a prescindere dalla successiva e delicata questione di quale sarà il mercato su cui puntare: se uno dei due esistenti o un altro ancora. Questione che, dice Carmazzi, spetterà poi alle amministrazioni politiche risolvere. L’importante è che «entro la fine dell’anno» si arrivi a una valutazione scientifica definitiva sulla convenienza o meno del mercato unico. I due studi a cui il Distretto è orientato a rifarsi sono già stati avviati. Si tratta del progetto Marte+ coordinato dal prof. Pacciani dell’Università di Firenze su incarico della Regione Toscana e dello studio di prefattibilità per «una individuazione logistico-mercatale» sostenibile promosso dalla Camera di commercio di Lucca e curato da Lucense.
Il doppio annuncio di Marco Carmazzi è arrivato durante la conferenza stampa che ha tenuto stamani nella sede del mercato dei fiori pesciatino, il Comicent, al termine di una riunione del Comitato di distretto da lui presieduto in cui è mancato il numero legale. Conferenza stampa in cui è stata presentata l’attività svolta dal distretto dal momento del suo insediamento come presidente a metà novembre 2011 fino ad oggi. E a cui sono intervenuti anche due membri del Comitato quali l’assessore allo sviluppo rurale della provincia di Lucca Diego Santi, che ha espresso il suo pieno appoggio all’operato di Carmazzi, e il vice sindaco di Pescia Oliviero Franceschi, che ha affermato, riferendosi al parere sul regolamento unico dei due mercati dei fiori, che «noi di Pescia siamo arrivati per tempo alle nostre decisioni politiche», aggiungendo poi: «e abbiamo aperto due nuove fasi: quella tecnica con l’indagine attenta sulla struttura del Comicent che la Regione ci consegnerà; la struttura è sotto esame e per fortuna sta dimostrando una discreta tenuta, per cui ci sarà da sostituire qualche fune o poco più, ma siamo convinti che potremo presentare al tavolo della trattativa una struttura moderna e preparata. […] Quella politica, con l’approvazione in Giunta dello statuto dell’azienda speciale che gestirà il Comicent e del relativo contratto di servizio. Ci stiamo portando avanti, grazie alle erogazioni regionali, per essere pronti a mettere a disposizione della collettività una struttura al passo con i tempi».
Carmazzi ha toccato l’argomento scottante dei rapporti fra i due mercati dei fiori del distretto e del regolamento unico, il quarto punto del suo programma e l’unico finora non portato a compimento, solo dopo aver rapidamente riepilogato quanto fatto sugli altri tre capitoli: attività di ricerca e innovazione, promozione ed energie rinnovabili.
Riguardo alla voce ricerca, a causa del mancato numero legale della riunione del Comitato, non ha potuto annunciare l’approvazione dei 5 progetti di ricerca già finanziati con 100 mila euro dall’assessorato regionale all’agricoltura, ma si tratta di una pura formalità dato che sono progetti scritti a partire da proposte del Comitato stesso e che stanno per passare alla fase della sperimentazione pratica che durerà per circa un anno. In cosa consistono? Nella «propagazione e coltivazione della Camelia changii», nella «disinfezione del terreno a basso impatto ambientale per il controllo della verticillosi del crisantemo», nella «individuazione di nuove energie alternative», nella «sostituzione parziale o totale della torba (proveniente dal Nord Europa) nei substrati con altre componenti rinnovabili e locali» e infine nella realizzazione di «un bouquet toscano a basso impatto energetico con essenze disponibili durante l’intero arco dell’anno». Su quest’ultimo punto, sollecitato da Floraviva, Carmazzi si è limitato ad anticipare che saranno «delle cultivar, delle piante che attualmente vengono prodotte come mazzetteria nelle nostre serre» e saranno scelte perché appunto coltivate qui da noi e a basso consumo energetico.
Ed era proprio la riduzione del consumo di energia tramite energie rinnovabili uno degli altri punti del programma del Comitato di distretto. Su questo Carmazzi ha confermato il documento sulle energie alternative approvato dal Comitato il 9 febbraio scorso e che mira ad abbattere le spese delle serre per il gasolio. L’assessorato regionale all’agricoltura ha dato fin dal marzo scorso la sua disponibilità a sostenere nei rapporti con le banche o con Fidi Toscana tutte quelle aziende che presenteranno precisi progetti di impiego delle energie alternative.
Il terzo punto era quello della promozione. Come già spiegato da Carmazzi il 26 aprile in una intervista su Floraviva, nell’attività promozionale del 2012-2013 il distretto floricolo cercherà di «mettere in rete tutte le manifestazioni del territorio cercando di evitare le sovrapposizioni di eventi simili» e di «selezionare sia le mostre internazionali che le fiere sul territorio locale più interessanti». Inoltre è stato individuato come braccio operativo distrettuale su questo fronte il Consorzio Toscana Produce, «l’unico soggetto – ha detto Carmazzi – che ha organizzato iniziative promozionali quali incoming di operatori stranieri e missioni all’estero».
Al termine della conferenza stampa, Carmazzi ha replicato all’implicita candidatura del Comicent come eventuale mercato unico del distretto avanzata dal vice sindaco di Pescia Franceschi, dicendo che se il progetto di valorizzazione multifunzionale del Comicent interesserà altri settori economici oltre a quello «agricolo-florovivaistico», è giusto che i fondi già messi in preventivo dalla Regione per il progetto non vengano attinti tutti dalle risorse riservate all’agricoltura. Dal canto suo il responsabile comunale del progetto Comicent, Fabrizio Salvadorini, ha ricordato il complesso iter di quel finanziamento di 10 milioni per il Comicent che risale a un accordo raggiunto dal Comune di Pescia con la Giunta regionale Martini per il trasferimento della struttura, di cui la Regione si era ritrovata in possesso suo malgrado in seguito alla riforma del titolo V della Costituzione.
Lorenzo Sandiford



