Editoriali
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Pieter Bootsma, CEO di Royal FloraHolland, ha recentemente condiviso la sua visione sul mese di febbraio, toccando diversi temi chiave per il settore florovivaistico. Tuttavia, dietro il linguaggio istituzionale e le dichiarazioni di intenti, emergono alcuni aspetti critici che meritano una riflessione più approfondita.
Andamento del mercato: il vero nodo irrisolto
Bootsma celebra la solidità dei prezzi dei fiori, attribuendola alla legge della domanda e dell’offerta. Ma il vero problema, ovvero la diminuzione dei volumi rispetto all’anno precedente, viene solo accennato senza un’analisi chiara delle cause e delle possibili contromisure. Se da un lato l’aumento della domanda di fiori per San Valentino è un dato positivo, dall’altro non si affrontano le difficoltà strutturali che potrebbero mettere in crisi i coltivatori nel lungo periodo.
Sostenibilità e certificazione: vincolo o opportunità?
FloraHolland insiste molto sulla certificazione come garanzia di trasparenza e qualità. Tuttavia, il tema viene trattato più come una difesa d’ufficio che come una reale strategia di supporto ai coltivatori. La certificazione obbligatoria FSI2025 dal 2026 potrebbe rappresentare un onere aggiuntivo, soprattutto per i piccoli produttori, nonostante l’introduzione di uno schema semplificato. Le tempistiche e le modalità di attuazione saranno davvero sostenibili per tutti gli operatori?
Un modello economico in contrasto con la sostenibilità ambientale
L’industria florovivaistica olandese è basata sul fiore reciso e sulle piante fiorite di breve durata, prodotti consumer ad alta rotazione che puntano più al margine veloce che alla sostenibilità di lungo termine. Per quanto ancora il mercato continuerà a promuovere un modello che ignora la durabilità del prodotto e penalizza l’ambiente? La logica della commercializzazione esclusiva tramite asta internazionale implica un impatto ambientale significativo, con prodotti che viaggiano da un capo all’altro del mondo per finire nei negozi nel giro di pochi giorni.
Ovviamente, non possiamo e non vogliamo sottovalutare che Royal FloraHolland, con il suo sistema di aste e la logistica collegata, sia il più grande hub logistico mondiale per il commercio di piante e fiori. Tuttavia, non può e non deve vendersi solo come un'organizzazione di produttori, perché è la commercializzazione a giocare il ruolo centrale. La domanda chiave è: le nuove generazioni vorranno continuare a consumare fiori recisi o piante di breve durata acquistati a centinaia o migliaia di chilometri di distanza? O il mercato dovrà adattarsi a un futuro in cui sostenibilità e filiera corta diventeranno esigenze non più negoziabili?
Innovazione e dialogo con i soci: chi decide davvero?
Il CEO parla di un mercato "a prova di futuro" e di strategie condivise con il Consiglio dei soci. Ma la vera domanda è: quanto peso hanno davvero i coltivatori nelle decisioni strategiche? La menzione di incontri e onboarding per i nuovi membri sembra più un esercizio formale che una reale apertura a un confronto costruttivo sulle criticità del settore.
Conclusione: una cooperativa a misura di chi?
FloraHolland ribadisce il proprio impegno nel "rafforzare la cooperativa" e nel "dialogo con i soci", ma l’impressione è che il modello decisionale sia ancora troppo sbilanciato verso una governance centralizzata. I coltivatori avranno davvero voce in capitolo sulle nuove regole e sulle strategie di mercato? Oppure dovranno semplicemente adeguarsi a scelte già prese? La sfida per il futuro non è solo costruire un mercato resiliente, ma garantire un vero equilibrio tra le esigenze di chi produce e quelle di chi gestisce.
Andrea Vitali
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
L’IPM Essen 2024 ha evidenziato una trasformazione in corso nel mercato europeo del verde, con l’affermazione del giardinaggio climatico come nuova specializzazione professionale. Questo concetto, sempre più presente nelle strategie di gestione del verde urbano, porta con sé implicazioni dirette per il floro-vivaismo italiano, un settore che all’estero viene spesso percepito in modo indistinto tra produzione di piante ornamentali e floricoltura, ma che invece presenta dinamiche specifiche che meritano di essere analizzate.
L’approccio del giardinaggio climatico non si limita alla selezione di specie resistenti, ma coinvolge un’interazione più profonda tra progettazione, ecologia e gestione sostenibile. La richiesta non è solo estetica o funzionale, ma legata alla capacità del verde di mitigare l’impatto del cambiamento climatico, dall’ombreggiamento degli spazi urbani alla gestione del bilancio idrico.
FLORO-VIVAISMO E NUOVE TENDENZE DI MERCATO
Le aziende italiane, sia nel comparto vivaistico che in quello floricolo, si trovano di fronte a una serie di cambiamenti di mercato che si stanno consolidando in alcuni paesi del centro Europa. L’Austria, ad esempio, che nel 2023 ha rappresentato il 3% dell’export del floro-vivaismo di Pistoia, ha registrato un lieve calo nei primi nove mesi del 2024, evidenziando alcune dinamiche che potrebbero avere ripercussioni anche su altri mercati:
- Crescita del segmento “chimica per giardini, terricci e semi” (+11,9%): L’aumento della vendita di substrati e sementi riflette una maggiore autonomia nella gestione del verde da parte dei consumatori. Questo fenomeno impatta soprattutto la floricoltura, con una crescente preferenza per soluzioni “do it yourself” che riducono la domanda di fioriture stagionali pronte per la vendita.
- Negozi autonomi e distribuzione diretta: La sperimentazione di punti vendita 24/7 senza personale potrebbe modificare il rapporto tra produttori, distributori e consumatori. Se questo modello si affermasse su larga scala, potrebbe cambiare anche le dinamiche dell’export, richiedendo nuove strategie di distribuzione per floricoltura e vivaismo.
- Selezione delle varietà più adatte ai cambiamenti climatici: Nel vivaismo, si rafforza la domanda di piante resilienti, con un crescente interesse per specie capaci di adattarsi a condizioni di stress idrico o termico. Nel comparto floricolo, invece, l’attenzione si sposta sulla durata e sulla capacità delle piante di offrire fioriture prolungate con una gestione idrica ridotta.
Questi cambiamenti di mercato richiedono una riflessione su come il floro-vivaismo italiano possa posizionarsi in un contesto sempre più attento alla sostenibilità e alla gestione autonoma degli spazi verdi.
IL RUOLO DEL FLORO-VIVAISMO ITALIANO
Se da un lato il distretto vivaistico di Pistoia rimane un punto di riferimento nella produzione di piante ornamentali da esterno, la floricoltura italiana, con poli produttivi fortemente specializzati, si trova ad affrontare una competizione crescente con modelli di consumo che si stanno evolvendo rapidamente.
L’incremento dell’uso di semi e substrati specializzati suggerisce che sempre più appassionati e professionisti stanno optando per una gestione più autonoma del verde, puntando su fioriture dirette o perenni che riducono la necessità di acquistare piante già pronte. Questo potrebbe incidere su segmenti specifici del mercato floricolo, spostando la domanda verso varietà che meglio si adattano a questo approccio.
Parallelamente, nel vivaismo si assiste a un’evoluzione nella richiesta di piante certificate per la sostenibilità, con un crescente interesse per sistemi produttivi a basso impatto ambientale. Questa attenzione potrebbe diventare un requisito sempre più stringente per l’export, imponendo alle aziende italiane di rivedere non solo il prodotto, ma anche il processo produttivo.
VERSO UNA NUOVA VISIONE DEL MERCATO
La distinzione tra vivaismo e floricoltura, spesso sfumata nelle analisi di mercato internazionali, diventa fondamentale per comprendere come il giardinaggio climatico influenzerà i diversi segmenti del settore. L’autonomia del consumatore nella gestione del verde ha implicazioni molto più immediate sulla floricoltura, con un potenziale impatto sulla domanda di piante stagionali e da fiore. Il vivaismo, invece, potrebbe vedere un’evoluzione più graduale, con una maggiore attenzione ai criteri di sostenibilità e adattabilità climatica.
Le aziende del settore sono chiamate a valutare attentamente queste tendenze, senza cedere a facili entusiasmi o allarmi prematuri. Il mercato del verde, pur in continua evoluzione, ha dimostrato di sapersi adattare alle richieste del pubblico e alle dinamiche ambientali. La vera sfida sarà comprendere quanto e come queste trasformazioni incideranno sulle strategie produttive e commerciali nel medio-lungo termine.
Le prossime stagioni ci daranno indicazioni più precise, ma una cosa è certa: il floro-vivaismo italiano dovrà essere pronto a interpretare i cambiamenti del settore con un approccio pragmatico e lungimirante.
Andrea Vitali
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Dal 5 al 6 novembre a Rimini, in occasione di Ecomondo, si terrà la XII edizione degli Stati Generali della Green Economy, un evento che si preannuncia cruciale per il futuro della transizione ecologica in Europa e la sua promessa di piantare 3 miliardi alberi entroil 2030. Questo appuntamento, tra l'altro, coincide con momenti politici internazionali di rilievo: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e la COP sul clima a Baku, che seguirà la fiera, che offriranno uleriori spunti di riflessione.
Promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy, con il Ministero dell'Ambiente e il patrocinio della Commissione Europea, l’incontro vedrà la partecipazione di oltre 66 organizzazioni d'impresa, anche se non sono stati ancora definiti i dettagli sui paesi partecipanti. Credo e spero che un tema centrale, soprattutto durante la sessione plenaria internazionale del 6 novembre, sarà il divario tra le ambiziose promesse del Green Deal e i progressi reali, ancora lontani dall assicurare il raggiungimento degli obiettivi climatici ed ecologici prefissati dall’Unione Europea. Un esempio emblematico di questo divario è la messa a dimora dei 3 miliardi di alberi entro il 2030. Ad oggi, sono stati piantati solo 14,9 milioni di alberi, ovvero meno dell'1% del traguardo. Di fronte a questi numeri, il fallimento di una strategia pianificata appare evidente. Le cause? Prima di immaginare soluzioni di “produzione,” occorre comprendere l’essenza di questa sfida: come produrre tre miliardi di alberi? Molti puntano il dito contro il mancato sostegno finanziario e la carenza di superfici adeguate per la piantumazione. Tuttavia, il vero errore è stato dimenticare che gli alberi sono organismi viventi che necessitano di tempo per crescere. Parlare di produzione di massa è del tutto inadeguato; non stiamo parlando di oggetti, ma di esseri viventi che devono poter svolgere la propria funzione ecologica. Non si tratta di una “linea di produzione” da velocizzare.
Durante Ecomondo, mi auguro che i partecipanti possano confrontarsi su come le politiche ambientali europee possano essere ricalibrate per garantire non solo il raggiungimento di questi obiettivi, ma anche un approccio più realistico e sostenibile per tracciare un percorso concreto verso la transizione ecologica, sollecitando azioni che trasformino le promesse in risultati tangibili. Leggo dei temi di approfondimento, tutti importantissimi: economia circolare, green city, gestione delle risorse idriche, qualità dell'aria ed economia “Nature Positive”; sono tutti temi che devono essere integrati per evitare che quei tre miliardi di alberi diventino l'eco nel mondo dell'ennesima illusione.
Andrea Vitali
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Scopri la nuova agenda di Floraviva dedicata al turismo del vivaismo floreale in Italia, con mostre-mercato in location imperdibili ed eccellenze del Made in Italy.
Sono lieto di annunciare l'inaugurazione di una nuova agenda dedicata al "Turismo del vivaismo floreale in Italia" su Floraviva. Questa sezione è pensata per offrire una panoramica completa delle mostre-mercato del verde floreale che si svolgono in tutto il paese, dove produttori di piante e fiori incontrano direttamente gli appassionati e i consumatori finali durante i fine settimana. Un'occasione unica per chi coltiva con passione e chi apprezza la bellezza del verde, contribuendo a creare un legame profondo tra natura, arte, cultura, paesaggio e turismo. Il floro-vivaismo italiano non è semplicemente un settore produttivo, ma una vera e propria espressione del nostro paesaggio, un biglietto da visita del Made in Italy e del nostro stile di vita. Con questa rubrica, Floraviva si impegna a dare visibilità a questi eventi, alle aziende partecipanti e ai contenuti connessi, facilitando l’incontro tra produttori e consumatori, e a promuovere questa forma di turismo grazie all’eccellenza del vivaismo floreale italiano, anche e soprattutto all’estero. Vi invitiamo a seguire questa nuova rubrica, a partecipare agli eventi e a condividere con noi la vostra passione per il verde, segnalando nuove manifestazioni o modifiche agli eventi già in calendario all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Continuate a seguirci per restare sempre aggiornati sugli appuntamenti più interessanti del mondo florovivaistico in Italia, anche sui nostri canali social Facebook, XTwitter, Instagram e LinkedIn, o iscrivendovi alla newsletter gratuita di Floraviva.
Andrea Vitali
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
ph: Caroline Planque
L'importanza degli alberi nel mitigare l'impatto ambientale e contrastare il cambiamento climatico è innegabile. Tuttavia, è cruciale adottare un approccio critico che valuti sia i benefici sia gli aspetti limitanti di affidarsi esclusivamente agli alberi come panacea per la soluzione dei problemi ambientali. Inizialmente, va sottolineato che gli alberi rappresentano una risorsa naturale fondamentale per assorbire il carbonio e contribuire alla regolazione del clima. Ogni anno, le foreste e i prodotti forestali svolgono un ruolo significativo nell'assorbire una considerevole percentuale delle emissioni di carbonio generate dalla combustione di combustibili fossili. Tuttavia, l'entusiasmo nei confronti di questa soluzione naturale non dovrebbe farci perdere di vista la complessità della sfida che abbiamo di fronte. È innegabile che la riforestazione e la gestione intelligente delle foreste urbane possano potenziare ulteriormente l'efficacia degli alberi nel mitigare il cambiamento climatico. Tuttavia, è necessario adottare una visione critica per evitare di cadere nell'illusione che gli alberi da soli siano la terapia risolutiva dei mali del nostro pianeta. Un punto critico è la necessità di ridurre le emissioni inizialmente, piuttosto che affrontare solo le loro conseguenze. Gli alberi possono offrire un contributo significativo, ma la priorità deve essere quella di adottare politiche e pratiche che riducano drasticamente la nostra impronta di carbonio. Confidare esclusivamente sugli alberi senza affrontare direttamente le cause dell'inquinamento atmosferico è un approccio incompleto e rischioso. Un approccio più equilibrato richiede una sinergia di azioni, dalle politiche di riforestazione alla transizione verso fonti di energia rinnovabile, dalla promozione di pratiche agricole sostenibili alla sensibilizzazione ambientale. Inoltre, la gestione delle foreste dovrebbe contemplare la diversità biologica, evitando la monocultura che potrebbe portare a uno squilibrio ecologico. La sfida di piantare alberi in modo sostenibile va ben oltre la mera quantità di alberi piantati. È essenziale adottare un approccio oculato che consideri attentamente diversi fattori al fine di massimizzare gli impatti positivi e minimizzare gli effetti collaterali negativi. La diversità delle specie è un aspetto fondamentale da considerare. La monocultura, o la piantagione massiccia di una singola specie, può portare a una vulnerabilità ecologica e aumentare il rischio di malattie e parassiti che possono devastare l'intera foresta. Un approccio più equilibrato dovrebbe mirare a promuovere la biodiversità, integrando alberi nativi e adattati alle specifiche condizioni del suolo e del clima. Infine, ma non certamente meno importante, la programmazione degli impianti forestali deve coinvolgere attivamente i produttori vivaisti che svolgono e svolgeranno un ruolo cruciale nel garantire la disponibilità di alberi sani e adattati alle condizioni locali. La selezione delle specie e la disposizione degli alberi devono essere pianificate in modo strategico per massimizzare i benefici ecologici, come la cattura del carbonio, la conservazione della biodiversità e la promozione di ecosistemi resilienti. La grave mancanza di coinvolgimento dei produttori vivaisti sottolinea una fallacia intrinseca che mina la sostenibilità e l'efficacia di tali progetti creando così una situazione illusoria in cui gli obiettivi di piantagioni massive sono esaltati pubblicamente, ma la realizzazione pratica è minata dalla scarsità di alberi sani e adattati alle condizioni locali. I produttori vivaisti, i veri custodi del patrimonio vegetale, vengono trascurati e ignorati in queste iniziative. La mancanza di un loro coinvolgimento attivo e della loro fondamentale importanza rappresenta non solo una sconfitta per la sostenibilità delle foreste urbane, ma anche una negazione della loro competenza nel garantire che le piante selezionate siano adatte al contesto urbano e alle sfide ambientali specifiche. Il risultato è che molte iniziative di forestazione urbana si trasformano in vuote promesse elettorali, finalizzate più a catturare la benevolenza degli elettori che a promuovere un cambiamento effettivo. Gli amministratori locali possono esibire progetti di verde urbano come simbolo di impegno ambientale, ma la mancanza di una partnership solida con i produttori vivaisti rende questi sforzi poco più di una facciata. La mancanza di piante adatte e la scarsa diversità vegetale mettono a rischio la resilienza ecologica delle foreste urbane. Senza una varietà di specie selezionate attentamente in base alle condizioni locali, le foreste urbane diventano vulnerabili a malattie, parassiti e condizioni climatiche estreme. In breve, la mancanza di coinvolgimento dei produttori vivaisti mina la stessa salute delle foreste che dovrebbero preservare. Per invertire questa tendenza, è essenziale che gli amministratori locali e i progettisti ambientali riconoscano l'importanza cruciale dei produttori vivaisti e li coinvolgano attivamente nei progetti di forestazione urbana e stipulino con loro degli accordi sulla stregua dei contratti di coltivazione. Questo coinvolgimento deve andare oltre una mera consultazione e dovrebbe includere una collaborazione significativa nella selezione delle piante, nella loro coltivazione e nell'implementazione di pratiche sostenibili. In conclusione, sebbene gli alberi rappresentino una componente essenziale nella nostra lotta contro il cambiamento climatico, è imperativo evitare l'illusione che possano risolvere tutti i nostri problemi. Una programmazione degli impianti lungimirante, una riduzione effettiva delle emissioni e una gestione sostenibile delle risorse naturali sono tutti elementi cruciali per un approccio comprensivo ed efficace nella salvaguardia del nostro pianeta.
Francesco Ferrini
Presidente del Distretto Rurale Vivaistico-Ornamentale della provincia di Pistoia
®️ Riproduzione riservata