Associazione Vivaisti Italiani: Luca Magazzini succede a Vannino Vannucci

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I punti saliente dell’azione di Magazzini: intervento sui punti che bloccano e limitano le aziende, aumentare la base sociale e degli sponsor come quantità e qualità, grande attenzione al fitosanitario.

Luca Magazzini è il nuovo presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani. Sarà affiancato nel ruolo di vice presidente da Daniele Dolfi e Gilberto Stanghini. Dopo il rinnovo del consiglio composto da: Maurizio Bartolini, Marco Bessi, Daniele Dolfi, Grazia Innocenti, Luca Magazzini, Francesco Mati, Marco Romiti, Gilberto Stanghini e Andrea Zelari. Lo steso consiglio si è espresso sul nuovo presidente che succede in ordine a Giorgio Innocenti, Fabrizio Tesi, Andrea Zelari, Vannino Vannucci. «Come associazione – dice il neo presidente – continueremo a intervenire per rimuovere gli aspetti che bloccano o limitano l’attività delle aziende. Attualmente siamo 210 soci e 17 sponsor e l’obiettivo è quello di aumentare in termini quantitativi il numero dei soci e far crescere gli sponsor come numero e in termini di qualità. Continueremo ad avere grande attenzione verso gli aspetti che riguardano i fitosanitari, l’incremento della comunicazione verso gli operatori e la realizzazione di approfondimenti su tematiche utili per il settore».

Gli aspetti fitosanitari sono l’argomento di attualità per il settore vivaistico. Conoscere quindi la posizione dell’associazione sull’uso del glifosato è quindi importante. «Ci siano già attivati aprendo un tavolo di concertazione – spiega Magazzini – perché il nostro obiettivo è quello di intraprendere un percorso che rappresenti un miglioramento sull’uso della chimica nel vivaismo in modo che possa avere il migliore impatto possibile sul territorio. Un programma che si basa su nuove tecniche di produzione e nuove metodologie di lavoro, ma alla base di tutto c’è la necessità di cambiare alcune regole. Penso ad esempio al sistema dei principi attivi che abbiamo a disposizione che dovrebbero essere in numero più esteso. Se un prodotto si può usare per gli alimenti non vedo il motivo per cui non si possa fare lo stesso per le piante. Le aziende si sono già mosse utilizzando la pacciamatura per la vasetteria, siamo stati i primi ad aver introdotto il recupero chiuso delle acque, e quindi anche dei prodotti che vengono usati, fino all’esaurimento, siamo l’unica attività produttiva ad avere un saldo positivo per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica».

Redazione