Remaschi: a Lucca faremo valere con Hogan le ragioni della nostra agricoltura di qualità

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Alla presentazione a Firenze della Conferenza regionale di settore che si terrà il 5 e 6 aprile a Lucca l’assessore Remaschi ha sottolineato le parole chiave della nostra agricoltura: qualità, innovazione e sviluppo. Al Commissario europeo dell’agricoltura Hogan saranno chiesti criteri di assegnazione delle risorse della Pac post 2020 non più centrati sulle superfici agricole. L’assessore ribadisce la sinergia positiva fra agricoltura e turismo all’insegna del paesaggio toscano.

«Sarà una due giorni importante, viste presenze istituzionali quali il Commissario Hogan, il ministro dell’agricoltura Martina, Paolo De Castro, il presidente della Regione Enrico Rossi, oltre alle presenze delle organizzazioni professionali e gli attori principali della nostra filiera agroalimentare. Una due giorni in cui ci concentreremo sulle parole chiave su cui stiamo lavorando: qualità, innovazione e sviluppo».
Così l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi ha illustrato oggi a Firenze nella sede della Giunta regionale, al cospetto del gotha dell’agricoltura toscana, la prossima Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, che si svolgerà a Lucca dal 5 al 6 aprile con il titolo “Obiettivo terra, agricoltura di qualità, innovazione e sviluppo intelligente delle aree rurali” (vedi nostro articolo). Un’occasione in cui il mondo agricolo toscano e non solo si incontrerà per fare il punto sul suo stato di salute e per gettare le basi su cui lavorare nei prossimi anni. E questo davanti, appunto, al Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan - che resterà in Toscana anche il 7 aprile per partecipare a Firenze all’inaugurazione dell’anno accademico dei Georgofili -, cioè a colui che tirerà le fila della nuova Politica agricola comunitaria, la cosiddetta Pac post 2020, in vista della quale sono iniziate le consultazioni a partire dallo scorso febbraio.
«Noi dobbiamo mettere in campo – ha detto Marco Remaschi prima dell’inizio della presentazione della Conferenza agli esponenti del mondo agricolo - delle politiche che tendano a rafforzare il lavoro delle nostre imprese agricole, delle azioni che siano più performanti nel contesto della globalizzazione dei mercati. Dobbiamo capire come si può migliorare l’aspetto dell’approccio ai mercati, facendo reti d’impresa, tramite il mondo della cooperazione o le organizzazioni dei produttori, e quali siano le politiche da intraprendere con l’Europa in relazione alla Pac post 2020, perché se alcuni criteri di ripartizione delle risorse finanziarie dipendono principalmente dalla sau, la superficie agricola utilizzata, questo è penalizzante per la Toscana e per l’Italia e quindi dobbiamo farlo presente con forza al ministro Martina, ma anche all’Europa». «Altri devono essere i criteri sui quali ci dobbiamo misurare – ha continuato Remaschi - e li dobbiamo concordare con gli altri Paesi membri. Abbiamo tempo ma ci dobbiamo lavorare. E poi dobbiamo fare in modo che ci sia anche da parte del mondo degli agricoltori un cambio culturale: dobbiamo favorire il ricambio generazionale degli agricoltori ma dobbiamo riprendere anche a investire e cercare di rendere le nostre aziende più competitive sui mercati».
«La Toscana, che punta da sempre sulla qualità delle sue produzioni, che sono legate al nostro paesaggio, al nostro territorio, e che ha un microclima particolare, - ha detto Remaschi - deve insistere a fare della qualità delle produzioni e della loro salubrità un valore aggiunto e deve anche educare il consumatore finale per valorizzare ulteriormente alcune filiere. Mi viene in mente ad esempio quella olivicola, su cui stiamo lavorando ma senza aver raggiunto determinati livelli che sono necessari per fare non solo apprezzare il nostro olio a livello mondiale ma per permettere ai nostri agricoltori di investire, cosa che è stata fatta con grandi risultati nella viticoltura».
Sollecitato sulle aggregazioni dai giornalisti, Remaschi ha risposto: «dobbiamo affrontare un mercato globale, ogni singolo agricoltore chiaramente non ce la può fare da solo. C’è la grande distribuzione che è un’interfaccia importantissima. Noi ci dobbiamo presentare ai mercati globali con un’offerta di produzioni che possono essere soltanto di grande qualità. Noi non possiamo lavorare sulla quantità, saremmo perdenti e ciò vorrebbe dire declinare a morte certa le imprese agricole toscane. Noi facciamo grande vanto del nostro paesaggio, anche l’agricoltura deve rispettare questo approccio. Non è facile, ma c’è la consapevolezza di quanto il made in Toscana sia forte e rilevante, ci è riconosciuto e dobbiamo rafforzare questa idea».
Sollecitato sulla compatibilità fra turismo enogastronomico e agriturismo da un lato e produzione primaria dall’altro, Remaschi ha concluso affermando: «che l’agricoltura e il turismo vadano a braccetto lo diciamo da tempo. Sicuramente l’agricoltura e l’agroalimentare sono un volano per il nostro turismo, perché tanti vengono qui e apprezzano il nostro stile di vita, il buon mangiare e il buon bere che c’è in Toscana. Ugualmente il turismo è un volano importantissimo per la nostra agricoltura: quando noi vendiamo una bottiglia di olio e una bottiglia di vino, non è soltanto il contenuto della bottiglia di olio e di vino, ma c’è dentro tutta l’identità territoriale. Noi dobbiamo puntare sulla qualità».
 
Lorenzo Sandiford