Le proposte di Cia Toscana su agricoltura, sviluppo rurale e Pac

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Per Luca Brunelli l’agricoltura ha bisogno di europeismo e un budget comunitario all’altezza; sbagliata la contrapposizione fra piccole e grandi aziende agricole, ma bisogna privilegiare chi vive di agricoltura. Filippo Legnaioli: ora più risorse per favorire l’aumento dei livelli produttivi, a cominciare dall’olio. Enrico Rabazzi: questa Pac è complicata, ci vuole una effettiva semplificazione.

«La Toscana rappresenta e deve continuare a rappresentare un esempio di “buone prassi” nel campo delle politiche agricole e di sviluppo delle aree rurali. Ma ce la possiamo fare solo se affrontiamo i problemi dell’agricoltura e delle aree rurali con impegni che vanno oltre la Pac (Politica agricole comune) ed il Psr (Piano sviluppo rurale); solo se nel nostro paese riparte una stagione di investimenti diffusi nei territori, che rivitalizzino le aree rurali sotto il profilo strutturale, infrastrutturale e dei servizi». Questo richiede maggiore stabilità e certezze sia a livello di governo nazionale che europeo. E ci vuole una Pac con un budget che sia garantito da un bilancio comunitario all’altezza, il che significa credere nell’Europa: l’agricoltura richiede europeismo.
A sostenerlo è stato Luca Brunelli, presidente Cia Agricoltori italiani Toscana, in occasione della Conferenza regionale di Cia su agricoltura e sviluppo rurale e sulla Pac post 2020, che si è tenuta questa mattina a Firenze, nella sala Pegaso della Regione Toscana, con la partecipazione del presidente nazionale Cia Dino Scanavino e dell’assessore all’agricoltura Marco Remaschi, che ha fatto gli onori di casa e preso atto delle proposte di Cia. Una assemblea che precede di due giorni la conferenza economica nazionale di Cia, a Bologna dal 29 al 31 marzo, e di otto giorni la “Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale” della Toscana del 5 e 6 aprile prossimi a Lucca. E dalla quale sono emerse quelle che Cia Toscana considera le tre sfide principali che attendono l’agricoltura nella nostra regione: il reddito, la nuova Pac e l’efficienza del sistema territoriale. 
A proposito di reddito, «la competitività delle imprese e del territorio – ha sottolineato Filippo Legnaioli, vicepresidente Cia Toscana - è l’unica strada di sopravvivenza per le aree rurali: non basta ribadire il valore del modello di sviluppo rurale di qualità della Toscana; se non si rilancia la competitività, si rischia di essere velocemente surclassati da altre realtà produttive agricole». Per arrivare ad una redditività accettabile – secondo la Cia Toscana – servono aggregazione, un’economia di scala, strategie commerciali di promozione dell’agroalimentare e una migliore valorizzazione economica e sociale dei territori. «Le risorse importanti messe a disposizione dalla parte pubblica (Europa, Regione o quant’altro) – ha poi aggiunto Legnaioli - bisogna che incomincino a spostarsi significativamente sul settore produttivo. Uno dei problemi che abbiamo nel settore a me più vicino, che è quello olivicolo, è la mancanza di prodotto quando abbiamo invece un mercato, soprattutto internazionale, attento alle dop alle igp, grazie all’ottimo lavoro fatto in passato in Toscana, ma non abbiamo prodotto da vendere. Quindi ora come ora bisogna ritornare a piantare olivi, ma anche vigne». Che tipo di sostegni? «Alle disponibilità economiche per l’acquisizione di nuove superfici agricole, agli acquisti di nuove piante e alla realizzazione di nuovi impianti per produrre olio, vino, perché adesso in Toscana si sta producendo troppo poco». Inoltre ha aggiunto, riguardo alle dop e igp, che è necessario «non moltiplicarle eccessivamente perché presuppongono strutture capaci di promuoverle, di produrle in quantitativi sufficienti, facendo quella massa critica necessaria per stare sui mercati nazionali ed esteri».
La nuova Pac potrà essere un fondamentale strumento di sostegno all’impresa ed al presidio del territorio: «L’agricoltura toscana ha da sempre svolto un ruolo da protagonista nel coniugare agricoltura e ambiente – ha aggiunto Enrico Rabazzi, vicepresidente vicario di Cia Toscana -, ed è in prima linea nella sfida dell’innovazione. Ma non è più accettabile una Pac che, di fatto, penalizza fortemente i territori che maggiormente contribuiscono al presidio ambientale ed allo sviluppo sostenibile. Per questo occorre rilanciare la Pac mantenendo l’attuale budget finanziario, anche in considerazione che non è solo una politica di settore ma puntando ad un cambiamento radicale di indirizzo». C’è necessità, secondo la Cia regionale, di una nuova Pac dinamica, in grado di allargare la platea dei beneficiari, superando le rendite di posizione, nel 1° pilastro come nel Psr, e di sostenere la diffusione delle conoscenze e dell’innovazione. Inoltre di una Pac effettivamente semplificata per gli agricoltori («l’ultima è complicatissima» ha osservato Rabazzi), con norme ed adempimenti proporzionati alle diverse attività e rischi, a partire dalla eco-condizionalità. Sul capitolo Pac, ha detto a Floraviva Luca Brunelli, «abbiamo bisogno di una revisione dei suoi concetti. Noi non possiamo accettare ad esempio il principio della storicità, dove la Toscana oggettivamente perisce, perché su un oliveto in Toscana si prendono 400 euro, nel sud Italia si può arrivare a 8 o 12 mila euro. Questo perché la storicità dei titoli veniva fatta sulla produzione degli anni precedenti, che in Toscana era oggettivata da registri reali, mentre in altre regioni no. Inoltre il concetto della sostenibilità va modificato in funzione del binomio tra impatto ambientale e capacità di reddito nelle aree rurali. Poi abbiamo bisogno di dare una risposta certa a chi di agricoltura ci vive, a chi in agricoltura mette il suo sudore, il suo futuro. Per cui dobbiamo dare una premialità alle vere figure agricole». Infine Brunelli ha criticato recisamente la distinzione fra piccole e grandi aziende agricole, che non riflette necessariamente una migliore redditività e competitività delle seconde.
La terza e ultima sfida da vincere è quella di un sistema-territorio che sia efficiente e competitivo: l’efficienza, la competitività e la qualità della vita del territorio, infatti, sono punti strategici per la sua valorizzazione, identità ed affermazione. Un nuovo dinamismo dei territori e delle istituzioni locali, a partire dalla loro interlocuzione positiva con il sistema delle imprese; ma anche un sistema amministrativo efficiente».
La Regione Toscana, afferma il documento di Cia, ha messo in campo un’azione legislativa importante, attraverso percorsi partecipativi e di condivisione non comuni nel contesto politico generale: dalla disciplina urbanistica al tanto discusso piano paesaggistico; dalla Legge obiettivo sul riequilibrio faunistico alle norme sulla multifunzionalità (agriturismo, agricoltura sociale, bonifiche). «Ma fare impresa agricola – conclude Cia Toscana - resta un percorso ad ostacoli: bene ad esempio la nuova disciplina urbanistica, ma si rischia la disapplicazione da parte di molti Comuni; sull’ambiente, c’è un labirinto di vincoli, adempimenti, scadenze di pagamento di numerosi tributi da tenere sotto controllo, al quale non si accompagna una vera ed efficace politica ambientale attiva, in grado di valorizzare e premiare i fattori ad esternalità positiva dell’agricoltura. Resta poi l’emergenza nella gestione faunistica: nonostante i primi risultati siano incoraggianti siamo ancora in emergenza. Servono infine sostegni al welfare nelle aree rurali».
 
L.S.