Interesse (con prudenza) nel vivaismo pistoiese per i giardinieri professionisti

in Servizi
Visite: 1736


Al seminario di Flora trade sulla qualità del lavoro del giardiniere presenti esponenti del florovivaismo pistoiese. Per Roberto Chiti la competenza del giardiniere «valorizza le piante», ma ciò che interessa di più è la «coesione della filiera». Renato Ferretti: «basta imprese di pulizie negli appalti a verde, ci vuole una categoria specifica», «la strada per l’albo è difficile, ma se arriva, tanto meglio».

Il mondo florovivaistico pistoiese guarda con interesse, ma un po’ di prudenza, ai progetti dell’ancora piccolo ma agguerrito e preparato movimento dei giardinieri professionisti capitanato dall’Aigp, che mira a un albo professionale dei giardinieri, a cui riservare l’esercizio delle attività di costruzione e manutenzione del verde.  
Almeno questa è la sintesi dei pareri espressi da due qualificati esponenti di quel mondo che sono intervenuti ieri l'altro a Flora trade a Rimini come relatori nel seminario tecnico “Qualità e innovazione nel lavoro del giardiniere”. Roberto Chiti, vivaista pistoiese che riveste il ruolo di responsabile florovivaismo nella Confederazione italiana agricoltori, ha tenuto una relazione intitolata “Il giardiniere professionista e l’importanza di una filiera verde coesa”. Mentre Renato Ferretti, esperto di florovivaismo e direttore della manifestazione pistoiese Vestire il paesaggio, ha parlato sul tema “La qualità del materiale vivaistico come elemento qualificante nel lavoro del giardiniere”.  
«A noi interessa prevalentemente cercare di sviluppare rapporti di filiera, tenendo assieme gli agricoltori da noi rappresentati con i finalizzatori del nostro lavoro, che sono i giardinieri – ha detto poi a Floraviva Roberto Chiti, ringraziando Aigp per l’invito al seminario -. Questo è il quadro in cui ci poniamo oggi per cercare di sviluppare assieme temi comuni e per cercare di risolverli, portando una voce più forte, unita, di una filiera compatta e determinata nelle stanze che contano». 
Ma è davvero utile per i produttori avere a che fare con giardinieri professionisti? «Certamente – ha risposto Chiti -. Avere una cultura del verde, avere una filiera del verde attiva, quindi creare quella cultura di un verde che sia di qualità e che porti benessere alla cittadinanza per noi è fondamentale. Sapere che coloro che vanno a realizzare queste opere, siano aziende agricole o giardinieri professionali, hanno comunque una cultura e una competenza per poterlo fare per noi è una garanzia che i nostri prodotti siano valorizzati nei mercati».
E cosa pensa sulla prospettiva di un albo professionale dei giardinieri? Ci crede? «Io credo che tanto percorso debba ancora essere fatto. Dovrà essere aperto, intanto, in accordo con l’articolo 12 della legge 154/16 ("Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare", ndr), un dialogo con le regioni per capire quali sono le intenzioni, essendo esse gli enti deputati a redigere le norme della formazione professionale atta a qualificare le figure professionali. Resta chiaro che gli agricoltori iscritti al Rup (Registro ufficiale produttori) sono all’interno di questo percorso. Certamente siamo perché si porti avanti la formazione a tutti i livelli. Noi tra l’altro abbiamo un’agenzia formativa in Cia molto qualificata e radicata sui territori. Quindi accettiamo la sfida e cerchiamo di portarla in fondo».
«Il corpo centrale del mio intervento – ha spiegato invece Renato Ferretti - è dedicato a come si fanno le piante e alla qualità della piante del distretto florovivaistico pistoiese, che indubbiamente sono un valore aggiunto per la realizzazione dei giardini, dei parchi e dei progetti di paesaggio». 
Quali le prospettive che si arrivi davvero a un albo o almeno a un percorso formativo e una certificazione?
«Io credo che non sia una strada facile, anche perché credo che sia in controtendenza rispetto a quello che viene fatto sulle professioni che storicamente hanno un albo. Quindi non credo che sia facile. Credo però che sia importante puntualizzare i livelli qualitativi che devono avere le aziende che realizzano parchi, giardini e impianti a verde alla stessa stregua di quello che fanno per tutte le altre realizzazioni di tipo edile, stradale, idraulico e impiantistico. Non è più tollerabile che le imprese di pulizie possano partecipare agli appalti a verde: è una cosa che stride perché poi ovviamente i risultati sono sotto gli occhi di tutti in termini di potature, di errori gestionali, di scelta materiale non idoneo e chi più ne ha più ne metta».
E se non un albo, almeno una qualche forma di certificazione volontaria?
«Ma direi piuttosto una sezione quanto meno delle aziende che possono operare in questo settore sia sulla Soa (Società per le opere pubbliche) sia su quelli che ormai sono i punti di riferimento per la fornitura di servizi, dove bisogna che ci sia una categoria specifica riferita alle opere a verde, opere di giardinaggio, e per accedervi bisogna avere determinati requisiti. Bisogna evitare che chi genericamente fa altri lavori acquisisca questo tipo di lavori che necessitano di una qualificazione professionale. Ovviamente questo presuppone che tu abbia un’esperienza, che tu abbia una struttura organizzativa con le qualifiche professionali necessarie e quindi da questo punto di vista credo che questo sarebbe già un notevole passo avanti. Poi se arriva qualcosa di più come l’albo tanto meglio».
 
L.S.