All’Accademia dei Georgofili il lato verde di Mr. Esselunga

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Durante la conferenza di ieri Caprotti, sollecitato dall'uditorio, non ha lesinato frecciate sull’attualità: limite di 1500 mq per la media distribuzione? «non liberale»; l’approccio della nostra Regione alle aperture domenicali? «un po’ come il papa». Agli “accademici” ha proposto un argomento di studio: come ripopolare di piante il malridotto nord Italia e con «quale verde»? 

«Prima di morire voglio tornare a Londra a vedere il Chelsea Flower Show». E ancora: «voi toscani avete un grande privilegio: vivete in un ambiente ancora bello, avete l’olivo, il cipresso, il pino… ma passando nei territori padani l’ambiente è desolante: non c’è più una pianta. A Milano c’è stata una strage di alberi, è rimasto solo l’ailanto che cresce ovunque. Nel Monferrato le querce non ci sono più, ci sono solo le robinie – da non confondere con le acacie - che però sono infestanti e ammazzano tutto… a Milano i platani sono piantati a 7 metri di distanza, ma hanno bisogno di 18 metri di raggio… Ah, il pino silvestre! […] penso di essere l’unica persona che ultimamente abbia piantato questo albero in Italia».
Sono solo alcuni estratti della parte dedicata all’ambiente della scoppiettante conferenza tenuta ieri all’Accademia dei Georgofili di Firenze da Bernardo Caprotti, il quasi 87enne fondatore di Esselunga che ne dimostra molti di meno. Frasi che ne hanno mostrato il lato verde – anche se non è mancata qualche battuta al vetriolo contro gli ambientalisti – e apparentemente fuori tema, visto che il titolo della sua relazione era “Il nuovo ruolo della grande distribuzione dai rapporti di filiera alle liberalizzazioni”. Ma non casuali, perché Bernardo Caprotti ha toccato questo argomento con un intento preciso: proporre ai Georgofili, rappresentati nella circostanza dal presidente Franco Scaramuzzi che introduceva e moderava l’incontro, di studiare la questione di come ripopolare di piante il Nord Italia e con quali specie, con «quale verde» per usare la sua espressione.
Nell’occasione, sollecitato dalle domande del pubblico, Mister Esselunga non si è tirato indietro nemmeno sulle questioni di attualità. E ha risposto, ad esempio, a una domanda su alcuni aspetti della nuova legge sul commercio della Regione Toscana recentemente anticipati in un’intervista a Sandro Bennucci della Nazione dall’assessore Cristina Scaletti. Fra cui in particolare il confine di 1500 metri quadri tra media e grande distribuzione. «Non conosco bene la situazione – ha detto Caprotti – ma non sembra molto liberale, questo è lapalissiano. E’ vero che con 1500 metri quadri si possono fare cose interessanti, ne potremmo fare uno o due a Firenze di quelle dimensioni… comunque l’approccio è pianificatorio». Del resto, ha osservato con espressione ironica Caprotti, «la Regione Toscana non vuole liberalizzare gli orari di apertura un po’ come il Papa. Io però sono per la libertà selvaggia».
Non poteva mancare una sollecitazione del pubblico sulla vicenda delle battaglie legali con le Coop in seguito alla pubblicazione del suo libro ‘Falce e carrello’, alla quale il fondatore di Esselunga ha replicato così: «con la concorrenza abbiamo sempre avuto dei rapporti molto corretti. Anche con le Coop abbiamo avuto dei buoni rapporti. Sono soltanto successi degli episodi che io ho denunciato nel mio libro…».
Riguardo invece al tema della conferenza, molti gli spunti della sua vivace relazione, fra i ricordi e gli esempi legati alle varie fasi di sviluppo della sua catena di supermercati, che risale alla fine degli anni ’50, e i commenti sul presente. Due sono parsi comunque i concetti chiave del suo discorso: la necessità di spazi per garantire ampio assortimento di prodotti e la libertà imprenditoriale. «Oggi – ha detto Caprotti – abbiamo circa 1200 articoli all’anno e almeno 400 contemporaneamente ogni giorno. Se non c’è spazio come si fa a offrire un servizio alla gente?» D’altra parte i consumatori hanno bisogno di un’ampia gamma di prodotti e, tanto per fare un esempio, vogliono il pomodoro tutto l’anno. «Io non mangio gli asparagi peruviani a novembre, anche se sono buoni. Io aspetto i mesi di febbraio e marzo e compro quello campano… ma perché togliere la possibilità di vendere anche gli altri. Bisogna spiegare ai politici cosa sono gli spazi e la libertà».  
Le liberalizzazioni di Monti, secondo il fondatore di Esselunga, «non cambiano molto le cose». Più rilevante fu la riforma Bersani del 2006. «Bersani nel luglio del 2006 ha liberalizzato il pane» e da quel momento «abbiamo deciso di produrre 18 tipi di pane» e «oggi abbiamo 90 panifici, 320 forni tutti uguali e 1500 addetti di cui 850 sono panettieri». Ad ogni modo, sulla liberalizzazione delle aperture e degli orari dei supermercati, Caprotti non vede problemi: «abbiamo più richieste di lavoro la domenica di quante ce ne occorrano, perché si lavora un po’ meno e si guadagna di più». E a proposito della riduzione dei tempi di pagamento, obiettivo giusto visto che «negli Stati Uniti il limite è 30 giorni», Caprotti dice ironicamente che gli dispiace di questa nuova imposizione, perché cosi Esselunga non potrà più mettersi in evidenza quale buon pagatore.
Caprotti ha infine sottolineato quanto sia migliorata la qualità della frutta e della verdura rispetto a 50 anni fa. «La qualità è salita in un modo che era impensabile – dice –; sì le leggi hanno contribuito, ma è anche merito del mercato e soprattutto delle tecnologie» fra le quali in primis la genetica.

Lorenzo Sandiford