Confagricoltura auspica ancora intesa Ue-Uk senza dazi doganali

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Il presidente di Confagricoltura Giansanti sottolinea che il ripristino dei dazi doganali e dei controlli alle frontiere dal 1° gennaio 2021 porterebbe forte instabilità nei mercati agricoli dell’Unione europea, visto che oltre il 70% dell’import agroalimentare del Regno Unito (Uk) arriva da paesi dell’Ue. Per l’Italia essenziale il riconoscimento dei prodotti a indicazione geografica protetta, pari al 30% del nostro export agroalimentare in Uk. Giansanti: «in caso di mancato accordo attivare tutte le misure possibili, con finanziamenti adeguati, per reagire».  

«La prospettiva in assoluto più negativa per il settore agricolo italiano ed europeo sarebbe quella di un mancato accordo con il Regno Unito, con il conseguente ripristino dei dazi doganali e dei controlli alle frontiere dal 1° gennaio dell’anno venturo».
Lo ha sostenuto ieri l’altro il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in vista della riunione del Consiglio europeo che si tiene oggi e domani. Occasione nella quale i capi di Stato e di governo dell’Unione stanno per fare il punto sul negoziato sulle future relazioni commerciali con il Regno Unito.
«Senza un accordo – ha sottolineato Giansanti – i mercati agricoli Ue sarebbero esposti a una grave condizione di instabilità, tenuto conto che oltre il 70% delle importazioni agroalimentari del Regno Unito arriva dagli Stati membri dell’Unione. I controlli penalizzerebbero, in particolare, i prodotti più deperibili. Il tempo è limitato, ma è ancora possibile raggiungere un’intesa fondata sull’assenza di contingenti e dazi doganali, in modo da consolidare gli attuali flussi commerciali bilaterali».
«Sarà di fondamentale importanza – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura - l’equivalenza delle regole in materia di criteri di produzione, sicurezza alimentare, protezione delle risorse naturali e benessere degli animali, anche nell’ottica dell’applicazione del Protocollo sulla Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord». L’eventuale difformità, infatti, imporrebbe un rigoroso controllo sui prodotti in transito nell’Irlanda del Nord e destinati agli Stati membri, per non infrangere il corretto funzionamento del mercato unico europeo.
«Per l’Italia – ha poi osservato Giansanti - è anche essenziale il riconoscimento e la tutela dei prodotti a indicazione geografica protetta, che incidono per oltre il 30% sulle nostre esportazioni agroalimentari destinate al mercato britannico».
«Ci auguriamo che dal Consiglio europeo arrivi l’indicazione per una positiva conclusione delle trattative con il Regno Unito – ha concluso Giansanti -. Tuttavia dobbiamo prepararci a tutti gli scenari. In caso di mancato accordo, dovrebbe partire dai capi di Stato e di governo l’invito ai ministri dell’agricoltura di attivare tutte le misure possibili, con finanziamenti adeguati, per reagire alla scontata instabilità dei mercati che andrebbe ad aggiungersi alle difficoltà determinate dalla pandemia».

Redazione