Il vivaista
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- Scritto da Andrea Vitali
L’impatto della Covid sulla filiera del verde urbano secondo il panel di operatori del Flormart Green City Report del III trimestre. Sale dal 75% all’85% la quota di chi attesta le conseguenze negative, ma scendono dal 37% al 32% coloro che le classificano “molto pesanti”. Giudizi più positivi rispetto al II trimestre sulla reazione del settore all’emergenza, ma peggiorano le previsioni sui tempi di ritorno ai livelli pre-crisi. Tra i problemi principali, scendono mancanza di liquidità e riduzione degli ordini ma salgono difficoltà di recupero crediti e di spostamenti. Migliorate le performance aziendali rispetto ai tre mesi precedenti: da 18% a 30% le aziende in crescita e dal 60% al 38% quelle in decrescita. Scendono dal 20% al 4% le previsioni di forte calo del fatturato.
Risultati del terzo trimestre migliorati rispetto al secondo, con meno problemi di liquidità e sul fronte ordini, e una netta diminuzione degli operatori con aspettative fosche di veri e propri crolli di mercato. Ma anche un lieve aumento di coloro che ammettono le conseguenze negative della pandemia e uno spostamento in avanti nel tempo della piena ripresa.
Questo, in estrema sintesi, l’andamento del mercato del verde urbano che emerge dalla seconda parte del Flormart Green City Report del terzo trimestre, a cura di Grs Research & Strategy, che è stato presentato nel roadshow online del 6 ottobre scorso (vedi nostro articolo). Una seconda sezione dedicata appunto all’impatto della Covid-19 sulla filiera del verde urbano. Così come rappresentata dal panel di 167 operatori professionali, di cui il 56% impegnati (oltre la metà in quanto titolari) in aziende di produzione, manutenzione e progettazione del verde di varie dimensioni.
Ma lasciamo parlare i risultati di questa indagine, rispettando l’ordine di presentazione di Grs.

La prima domanda è stata la seguente: «quanto ha impattato l’emergenza Covid-19 nel settore del verde urbano?». E la risposta è piuttosto chiara: per la maggior parte degli operatori gli effetti si sono fatti sentire. Rispetto a giugno, sale dal 75% all’85% la quota di coloro che rilevano un impatto da “abbastanza” a “molto” pesante e non solo “così e così” o meno ancora, anche se all’interno di tale quota decrescono dal 37% al 32% coloro che parlano di impatto “molto pesante”.

Il secondo quesito richiedeva una valutazione sulla reazione, più o meno positiva, del settore del verde all’emergenza. E il complesso delle risposte mostra che la reazione del settore è migliorata nel terzo trimestre rispetto al secondo, con coloro che rispondono “bene” saliti dal 34% al 50% e quelli che rispondono “male” scesi dal 9% al 5%, così come sono diventati la metà anche i pochi super critici (“molto male”: dal 4% al 2%).

Un altro interrogativo riguardava le previsioni di ripresa del settore: quando si tornerà ai livelli pre-emergenza? E su questo punto c’è stato un peggioramento di aspettative rispetto a giugno. Nel senso che «gli esperti – si legge nel rapporto - ora tendono a spostare in avanti la data di una totale ripresa del settore: per tre rispondenti su quattro questa non avverrà prima della seconda metà del 2021». E salgono dal 25% al 44% coloro che pensano che bisognerà aspettare almeno il 2022.
Le aziende
Nel rapporto vengono esaminate anche le questioni più strettamente aziendali. A cominciare dai principali problemi operativi attuali, dai fattori che più influenzano in questa fase l’attività delle aziende o enti in cui gli operatori lavorano. E si sono verificati dei cambiamenti fra il secondo trimestre e il terzo. «Se prima riduzione degli ordini e mancanza di risorse finanziarie erano i più citati – si osserva nel rapporto – ora si cita più spesso la difficoltà a spostarsi e viaggiare e a recuperare i crediti». Sono infatti scese dal 46% al 36% le risposte focalizzate sul calo degli ordini e sono salite dall’11% al 34% quelle che evidenziano le difficoltà di movimento, mentre il riferimento alla mancanza di liquidità è diminuito dal 37% al 26%.

Riguardo alle performance aziendali del terzo trimestre, emerge un sensibile miglioramento, sia pure non quantificato. E’ salita infatti dal 18% del secondo trimestre al 30% del terzo trimestre la percentuale di coloro che registrano miglioramenti di performance della propria azienda. E le dichiarazioni di andamento negativo sono scese dal 60% al 38%.

Infine le aspettative sui risultati aziendali nel quarto trimestre 2020. «Tre rispondenti su quattro – dice il rapporto – si attendono una performance stabile (da +15% a -15% del fatturato)». In particolare scendono dal 20% di giugno al 4% di settembre le previsioni di forte calo del fatturato (da -15 a -30 per cento) nel trimestre successivo. Mentre salgono dal 2% al 9% le stime di forte aumento (da +15 a +30 per cento di fatturato).

Riguardo alle azioni necessarie per aiutare il settore, nessuna differenza significativa rispetto alla rilevazione di giugno, con il supporto da parte del Governo e delle pubbliche amministrazioni di gran lunga in cima ai pensieri degli operatori.
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
Nel rapporto Flormart Green City sulle tendenze del verde urbano presentato il 6 ottobre si conferma fra gli operatori l’aspettativa che prevalgano gli interventi di riqualificazione e gestione del verde esistente sulla creazione di nuove aree verdi (salita però dal 36% al 42%). Ma si registrano alcune modifiche di trend rispetto al report di giugno: meno attesa di forestazioni (da 50% a 35%), meno attenzione alla biodiversità (da 33% a 20%), più spazio a giardini verticali e pensili, migliorano le previsioni del segmento “giardinaggio” (dimezzati i segni meno). Focus sul recupero dei giardini storici e artistici: importante per quasi tutti, ma prioritario solo per il 30% degli intervistati.
Quali saranno i trend del verde urbano a breve e medio termine? Che tipologie di interventi prevarranno nelle città e quali segmenti della filiera green andranno meglio?
Sono gli interrogativi al centro della prima parte del “Flormart Green City Report – osservatorio sulle nuove tendenze del mercato del verde urbano” di Grs Research & Strategy per conto della Fiera di Padova e in particolare di Flormart, lo storico salone internazionale del florovivaismo e dell’architettura del paesaggio. Un’indagine, come spiegato da Grs, che è basata sulle risposte di un panel di operatori professionali di tutta la filiera del verde: produttori di piante, progettisti di spazi verdi, agronomi, amministratori e accademici.
Il 6 ottobre, nel corso di un roadshow online intitolato “Il verde urbano, la conservazione del verde storico e la qualità delle città”, è stata presentata la seconda edizione di tale rapporto, che fa seguito alla prima dello scorso fine giugno (vedi nostro servizio). Il panel è cresciuto di dieci unità rispetto a giugno: 167 operatori di filiera, di cui il 56% impegnati in aziende di produzione, manutenzione e progettazione del verde, l’11% agronomi e consulenti, l’11% enti pubblici, più un 23% non specificati.
«Dal nostro osservatorio arrivano segnali positivi per il settore – ha dichiarato Luca Veronesi, direttore generale di Padova Hall, società proprietaria del marchio di Fiera di Padova che cura lo sviluppo del quartiere fieristico –. Con questa seconda rilevazione prosegue il percorso che ci sta traghettando dal lockdown al 1° dicembre, quando con il Flormart City Forum la community del verde potrà finalmente tornare a ritrovarsi in presenza, nella massima sicurezza. In quell’occasione presenteremo una terza e ultima rilevazione e avremo indicazioni precise su tutte le evoluzioni in atto».
Ma vediamo i risultati di questa prima parte del Flormart Green City Report, intitolata appunto “Verde urbano e tendenze”, che comprende un focus sul recupero dei giardini storici o artistici.

La prima domanda posta ai 167 operatori della filiera del verde è stata la seguente: quali saranno gli orientamenti e le tendenze nel settore del verde urbano nel suo complesso? Ovvero quali tipi di interventi a verde saranno fatti nei prossimi anni nelle città? Il podio dei trend più citati dagli operatori interrogati da GRS a settembre è composto dalle stesse tre tendenze dello scorso giugno, ma al primo posto, nonostante che sui media se ne parli maggiormente, non c’è più il “verde estensivo o la forestazione urbana”, che essendo citato nel 35% dei casi (contro il 50% di giugno) cala al secondo posto. Al primo, sia pure con poco scarto a favore, adesso compaiono “orti e giardini comunitari” (36% delle risposte), mentre al terzo “giardini e parchi ricreativi” (33% contro il 38% di giugno). In ogni caso, pare consolidarsi nelle aspettative il trend «verso un utilizzo sociale del verde». Da segnalare la crescita delle aspettative sul “verde verticale” (dal 18% di giugno al 25% di settembre) e sul “verde pensile” (dal 17% al 22%). Ma soprattutto il forte calo di attese sulla “biodiversità”, scesa dal 33% al 20%.

Il secondo interrogativo è stato: quali sono le sue previsioni per i prossimi 12 mesi nei vari segmenti della filiera del verde in termini di valore? Su questo aspetto nessuna variazione significativa rispetto a giugno. Si conferma che, per usare le parole del rapporto, i segmenti «più promettenti sono legati alla “materia prima” e i suoi utilizzi: le piante e la progettazione e manutenzione del verde (visti stabili o in crescita da 9 operatori su 10)». Nei settori che riguardano le attrezzature e l’arredo ludico/sportivo prevalgono invece le previsioni di andamento stabile, con quelle positive intorno al doppio delle negative, confinate a poco più del 10%. Unico dato caratterizzato da una variazione degna di nota la voce “giardinaggio”, con il dimezzamento delle attese di segno meno (dal 13% al 6%) e l’aumento delle aspettative positive.

La terza domanda era questa: in che cosa consisteranno (di che tipi saranno) gli interventi (a verde) nelle aree urbane nei prossimi tre anni? Stando alle risposte, anche a settembre è «la valorizzazione dell'esistente a prevalere», come sottolinea il comunicato di Flormart. Dal momento che, mostra il rapporto di Grs, «la riqualificazione e una buona gestione dell’esistente» restano «le modalità più citate dai rispondenti, mentre più staccate appaiono le azioni volte alla creazione di nuovi spazi» verdi. «Si può però osservare – viene sottolineato - una leggera tendenza all'innovazione a settembre rispetto a giugno: aumentano infatti la propensione a realizzare nuove aree (dal 36 al 42%) o ad adottare nuove soluzioni». Comunque va evidenziato che il quadro generale si conferma positivo, con solo il 12% degli operatori (erano il 13% a giugno) a prevedere l’assenza di grossi interventi nei prossimi tre anni.
Focus sui giardini storici
Come emerge dalla prima domanda del rapporto, solo il 12% degli operatori si aspetta un trend di interventi sui giardini storici e artistici. Ma il report ha messo a fuoco questa problematica ponendo due domande: a) pensando alle attuali esigenze del verde pubblico in Italia, quanto ritiene importante il recupero e la conservazione dei giardini storici? b) secondo lei, in che cosa si dovrebbe concretizzare un intervento di recupero/manutenzione dei parchi e giardini storici?

Dalle risposte alla questione (a) emerge che il recupero di queste tipologie di giardini è ritenuto molto importante dal 90% degli operatori, ma solo il 29% di essi lo ritiene una priorità nella gestione del verde urbano.
Mentre dalle risposte alla domanda (b) si evince che per questi operatori della filiera del verde il recupero dei giardini storici e artistici dovrebbe partire da una maggior cura della materia prima vegetale, cioè piante e arredi a verde. Ma al secondo e terzo posto si trovano la realizzazione di iniziative culturali capaci di dare vita ai giardini e una «maggior comunicazione verso il pubblico».
Lorenzo Sandiford
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L.S.
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Dal 19 settembre al 18 ottobre 2020 nei garden center dell’Associazione italiana centri giardinaggio (Aicg) si svolgerà la 5^ edizione del “Garden Festival d’Autunno” all’insegna di due progetti: “Labirinto sensoriale d’Autunno” e “Piantiamo Italiano”. In evidenza le piante da siepe, le aromatiche, l’arte topiaria e il ciclamino nei 61 garden coinvolti di 11 regioni italiane, con in testa Veneto (17 centri), Lombardia (16) e Piemonte (7). La Toscana non c’è.
L’autunno come momento di ripartenza, come invito a rinnovare gli spazi verdi. E’ anche questo l’obiettivo della quinta edizione del Garden Festival d’Autunno organizzato da sabato 19 settembre a domenica 18 ottobre nei garden center di Aicg, l’Associazione italiana centri giardinaggio, costituitasi nel 2012 per favorire lo sviluppo virtuoso delle aziende che operano nel settore specializzato del giardinaggio e florovivaismo (centri di giardinaggio o Garden Center) e della cultura del verde. Con particolare attenzione alle piante italiane. Un ruolo propulsivo che si confà a piante e verde, che nei mesi scorsi sono stati un aiuto fondamentale per il benessere di molte persone: il giardinaggio come cura dello stress a contatto con la natura e nell’appagamento dei sensi.
Due gli elementi di novità del festival quest’anno. Innanzi tutto, all’interno di ogni singolo garden, oltre alle consuete aiuole dimostrative e didattiche, sarà allestito un “Labirinto sensoriale”, un percorso all’aperto, da percorrere in sicurezza e nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale, che invita a conoscere meglio le piante italiane e autunnali.
Anche l’altra novità riguarda il made in Italy florovivaistico. Si tratta del coinvolgimento del progetto “Piantiamo Italiano”, che porrà l’accento, a settembre, sulla vasta e varia produzione delle aromatiche e, a ottobre, promuoverà la produzione vivaistica nazionale di piante da siepe e l’arte topiaria che ha fatto scuola in tutto il mondo. Il progetto “Piantiamo Italiano” da un anno e mezzo punta a sensibilizzare i consumatori ad un acquisto consapevole, attento all’impatto ambientale e al risparmio energetico.
Ma sono tanti altre le iniziative e gli eventi. E naturalmente anche quest’anno sarà protagonista il ciclamino, robusto e resistente fiore autunnale e invernale per eccellenza, che si potrà trovare in tante varietà e sfumature di colore nei Garden Center. Con il ciclamino rosa in primo piano, a seguito dei risultati positivi dell’iniziativa “Margherita per Airc” che ha consentito di finanziare quattro annualità di una borsa di studio per una giovane ricercatrice. Aicg ha scelto nuovamente di sostenere nell’ambito del Garden Festival d’Autunno la campagna “Nastro Rosa Airc”: per tutto il mese di ottobre e per ogni vaso di ciclamino di colore rosa venduto, i centri giardinaggio aderenti devolveranno 1 euro a sostegno della ricerca contro il cancro al seno dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.
Anche se l’elenco dei centri di giardinaggio che partecipano al festival può essere variato un po’ da allora, ecco come era al 2 settembre, ultimo comunicato ufficiale sul sito di Aicg.it (www.aicg.it). In tutto 61 garden center, di 11 regioni: Basilicata (1), Emilia Romagna (8), Friuli Venezia Giulia (3), Lazio (3), Liguria (1), Lombardia (16), Piemonte (7), Puglia (2), Sardegna (1), Trentino Alto Adige (2), Veneto (17).
Redazione
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REGIONE |
PUNTO VENDITA |
INDIRIZZO |
CITTA’ |
PROVINCIA |
CAP |
SITO |
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Basilicata |
DICHIO GARDEN |
S.S. 99 KM 12, 700 |
MATERA |
MT |
75100 |
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Emilia Romagna |
CORTE DEI FIORI |
44019 |
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Emilia Romagna |
GARDEN BATTISTINI |
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Emilia Romagna |
MINELLI GARDEN |
BUONACOMPRA DI CENTO |
FE |
44041 |
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Emilia Romagna |
MONVERDE |
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Emilia Romagna |
GARDEN VIVAI MORSELLI |
MEDOLLA |
MO |
41036 |
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Emilia Romagna |
SOLGARDEN |
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Emilia Romagna |
IL GERMOGLIO |
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Emilia Romagna |
BIA HOME&GARDEN |
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Friuli Venezia Giulia |
GARDEN ANNA |
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Friuli Venezia Giulia |
GARDEN TRENTIN |
PN |
33170 |
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Friuli Venezia Giulia |
VERDE VIVO GARDEN |
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Lazio |
CELLILLI GARDEN STORE |
VIA LAURENTINA KM 24,200 |
POMEZIA |
RM |
00071 |
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|
Lazio |
ZANNONI GARDEN |
LOC. PONTICELLO SNC |
SAN LORENZO NUOVO |
VT |
10020 |
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Lazio |
GARDEN TERRE DEI PAPI |
nd |
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Liguria |
TOPGARDEN |
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Lombardia |
CENTRO VERDE |
VIA TREVIGLIO SNC |
CARAVAGGIO |
BG |
24043 |
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Lombardia |
PIROLA CENTRO VERDE DELL’ISOLA |
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Lombardia |
FLORARICI |
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Lombardia |
FLOVER DESENZANO |
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Lombardia |
GARDAFLOR |
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Lombardia |
GARDEN BEDETTI |
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Lombardia |
CIP GARDEN |
CO |
22100 |
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Lombardia |
MOLTENI GARDEN |
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Lombardia |
GARDEN ORCHIDEA |
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Lombardia |
GARDEN FRIENDS – HOME EMPORIO |
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Lombardia |
CENTRO GIARDINAGGIO SAN FRUTTUOSO |
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Lombardia |
VIVAIO BANFI |
MI |
20024 |
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Lombardia |
STEFLOR |
MI |
20037 |
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Lombardia |
IDEALVERDE |
STRADA PROVINCIALE 34/D |
CASTANO PRIMO |
MI |
20022 |
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Lombardia |
AGRICOLA HOME & GARDEN |
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Lombardia |
ECOPARK GARDEN PRAVETTONI |
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Piemonte |
COMASCO GARDEN CENTER |
EX S.S. 211 PER TORTONA |
SALE |
AL |
15045 |
nd |
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Piemonte |
GARDEN VIVAIO ROAGNA |
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|
Piemonte |
AZIENDA FLORICOLA DONETTI |
VIA MATIRI 151 |
ROMAGNANO SESIA |
NO |
28078 |
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Piemonte |
LE SERRE FLORICOLTURA GARDEN CENTER |
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Piemonte |
PERAGA GARDEN CENTER |
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Piemonte |
DAVELI GARDEN CENTER |
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Piemonte |
HORTILUS GARDEN CENTER |
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Puglia |
Lavermicocca Gardening & Design |
BA |
70124 |
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Puglia |
CASANATURA VIVAIO |
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Sardegna |
INNAVOFLORA VIVAI |
S.P. 59 km 3,00 Loc. Petralonga Porto Cervo |
ARZACHENA |
SS |
07021 |
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Trentino Alto Adige |
FLORICOLTURA RONCADOR VALENTINO |
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Trentino Alto Adige |
FLOVER VOLANO |
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Veneto |
FLORICOLTURA GARDEN CAVINATO |
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Veneto |
VIVAI PIANTE SALMASO |
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Veneto |
ZOCCAGARDEN |
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Veneto |
BAIA FIORITA |
VIA A. VOLTA 27 |
VEDELAGO |
TV |
31050 |
|
|
Veneto |
BARDIN GARDEN STORE |
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|
Veneto |
VERDECHIARA |
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|
Veneto |
DAMETTO GARDEN CENTER |
VIA VERDI 87 – STRADA CADORE MARE |
ODERZO |
TV |
31046 |
|
|
Veneto |
FLORIDEA CASA ORTO GIARDINO |
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|
Veneto |
BRONTE GARDEN |
VE |
||||
|
Veneto |
IL GERMOGLIO GARDEN CENTER |
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Veneto |
DONNAFLORA |
VE |
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Veneto |
FLOVER BUSSOLENGO |
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Veneto |
FLOVER AFFI |
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Veneto |
FLOVER VERONA – CA’ DI DAVID |
CA’ DI DAVID |
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Veneto |
FLORICOLTURA MARCON |
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Veneto |
GARDEN VICENZA VERDE |
36100 |
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Veneto |
VIVAI DALLE RIVE |
VIA VIVARO, 35 |
ZUGLIANO |
VI |
36031 |
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- Scritto da Andrea Vitali
Il vice di Salvini all’incontro dell’Associazione vivaisti coi candidati leghisti alle regionali Alessio Bartolomei e Cinzia Cerdini, che si sono detti pronti a tutelare il vivaismo. Fra i problemi evidenziati dal presidente dell’Associazione vivaisti italiani Magazzini: i bandi del Psr penalizzano il numero di occupati a ettaro, nostro punto di forza, e la Regione ha aiutato sinora solo il fiore reciso, ma Avi «si attende da chiunque vinca le regionali che venga mantenuto l’impegno degli aiuti previsti nel Protocollo per la riduzione degli erbicidi». Bartolomei concorda con Magazzini: «ci vorrà più attenzione a come vengono scritti i bandi».
«Noi siamo sempre a favore del lavoro e dell’impresa e soprattutto dei distretti tradizionali insediati sul territorio. Quindi qui a Pistoia c’è questa realtà, una realtà storica, e va tutelata. Certamente la componente regionale è fondamentale. Quindi l’attenzione che è stata dedicata ad altri settori, anche nell’ambito florovivaistico, deve essere dedicata anche al settore del vivaismo. Questo è l’impegno che noi come Lega prendiamo: di ascolto e di attenzione a tutte le realtà vere e storiche radicate sul territorio».
Redazione
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- Scritto da Andrea Vitali
L’Associazione vivaisti italiani (Avi) ha dato spazio ieri nella “Serata del Vivaismo 2020” ad Agribios, cooperativa agricola specializzata nella gestione degli scarti vegetali fino al loro reimpiego agricolo, che ha visto crescere il materiale ricevuto nell’impianto di Chiesina Montalese (PT) da 16.500 m3 nel 2018 a oltre 24.900 m3 nel 2019 (vicina al tetto di 25.000 m3). Il vice presidente di Legacoop agroalimentare Carlotti ha sottolineato che l’obiettivo di Agribios è derubricare definitivamente lo scarto agricolo dalla voce “rifiuto”. Il presidente di Avi Magazzini ha detto che prenderà in considerazione l’idea della presidente di Agribios Marchionni di un marchio che certifichi l’adesione all’economia circolare del distretto vivaistico per dare più forza commerciale alle piante pistoiesi. Il presidente del Distretto Mati, segnalato il calo di 80 mln di euro dell’export florovivaistico quest’anno, si è detto d’accordo sulla utilità di una strategia di territorio che usi l’impegno sul fronte ecosostenibile come valore aggiunto delle piante.
Nuova tappa sulla via della sostenibilità ambientale, sempre coniugata con quella economica, dell’Associazione vivaisti italiani, soggetto referente del Distretto vivaistico di Pistoia, che con il suo presidente Luca Magazzini scommette su recupero e reimpiego degli scarti verdi all’insegna dell’economia circolare.
La “Serata del vivaismo 2020” di ieri, tenutasi al Circolo di Masiano subito dopo l’assemblea annuale in cui è stato ratificato all’unanimità un bilancio consuntivo 2019 dal segno più e senza sorprese, è stata l’occasione per aprire le porte ad Agribios, cooperativa agricola di Chiesina Montalese (Pistoia) che grazie al suo impianto di triturazione e vagliatura fornisce ai propri soci fruitori, per il 90% vivaisti del Distretto, un servizio completo di recupero e valorizzazione dei residui vegetali dell’attività agricola. Dando una risposta a un importante fabbisogno delle aziende agricole del territorio pistoiese, come sembrano dimostrare i dati illustrati ieri dalla presidente Stefania Marchionni.
Diventata operativa nel 2017, dopo aver ricevuto a fine 2016 l’autorizzazione unica ambientale del Comune di Pistoia, Agribios è subito cresciuta velocemente per numero di soci, per fatturato e per quantità di materiale ricevuto. A fine 2018 infatti i soci erano 90, il fatturato annuale intorno a 280 mila euro e la quantità di materiale ricevuto circa 16.500 metri cubi, mentre nel 2019 i soci sono saliti a 110, il fatturato (che dipende anche dall’ampliamento dei servizi offerti) a circa 780 mila euro e la quantità di materiale a oltre 24.900 metri cubi, cioè fino quasi al tetto che per adesso non può essere superato (per ragioni normative e di autorizzazioni). Quest’anno i soci sono già più di 140 e le aspettative di fatturato per fine anno di 850 mila euro. Nel frattempo la cooperativa spera, dice Stefania Marchionni, «di poter realizzare l’ampliamento con un altro sito per puntare a raggiungere l’obiettivo di 100.000 metri cubi di materiale».
L’attività di Agribios ruota attorno all’impianto, che funge da punto di raccolta finalizzato al recupero e alla gestione dalla A alla Z dei residui vegetali: biomasse derivate da piante sciupate e non più vendibili, da potature e sfalci, ma anche il substrato contenuto nei vasi o nelle zolle. Il processo aziendale prevede, in estrema sintesi, il ritiro degli scarti vegetali con i substrati dalle singole aziende socie, lo stoccaggio in settori dedicati del sito, poi la riduzione volumetrica e vagliatura delle due componenti primarie (lignocellulosica e substrato colturale), poi la triturazione di raffinazione da cui si ottengono tre componenti (legname, terriccio, pomice) da ricollocare, il trasporto e conferimento dei materiali alle aziende agricole per il loro riutilizzo colturale, quando possibile all’interno dello stesso distretto.
In sostanza, come sottolineato dal vice presidente di Legacoop agroalimentare Massimo Carlotti nel suo intervento, l’obiettivo di Agribios è derubricare definitivamente lo scarto agricolo dalla voce “rifiuto”. E fra gli aspetti distintivi segnalati da Stefania Marchionni c’è il fatto che «gli scarti vegetali consegnati dai soci hanno l’autocertificazione che non sono stati trattati con anticrittogamici da 60 giorni e ogni 3 mesi noi controlliamo l’assenza di inquinanti».
La presidente di Agribios ha lanciato infine una proposta: «far diventare il Distretto ornamentale pistoiese il primo distretto vivaistico d’Europa con un marchio, da decidere insieme alle imprese, che certifichi l’adesione a un sistema circolare che non lascia scarti e anzi è in grado di dare nuova vita ai sottoprodotti agricoli». Operazione che Luca Magazzini, dopo l’incontro, ha detto di voler prendere in considerazione perché, «se ben progettata, potrebbe rafforzare l’immagine delle piante pistoiesi e rappresentare un volano anche sul piano commerciale, un’occasione di sviluppo». Dello stesso avviso, il presidente del Distretto Francesco Mati, che, dopo aver segnalato il dato che quest’anno l’export florovivaistico italiano sta perdendo 80 mln di euro, soprattutto nella componente floricola, si è detto d’accordo sulla utilità di una «strategia di territorio» che faccia leva sull’impegno per l’ecosostenibilità come «valore aggiunto delle piante».
I CINQUE BENEFICI PER IL TERRITORIO
1) riduzione di scarti verdi nelle discariche
2) utilizzo dei sottoprodotti in agricoltura tramite la creazione di una filiera locale
3) recupero di notevoli quantità di sostanze organiche e terricciato che possono contrastare la mineralizzazione dei terreni
4) minore necessità di ricorrere all’abbruciamento dei residui legnosi
5) incremento della produzione di energia rinnovabile a mezzo di biomassa
Redazione





