Bouquet di fiori italiani a San Valentino per l’economia e l’ambiente

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Fiori italiani anemoni

Cia – Agricoltori italiani e Asproflor invitano ad acquistare come doni di San Valentino bouquet di fiori made in Italy. Il 90% delle rose arriva da Africa e Sud-America con alti consumi per viaggio e frigoriferi, mentre i fiori italiani, come anemoni e ranuncoli, sono più ecologici e hanno costi abbordabili. Cia: San Valentino vale circa il 10% del fatturato annuo della filiera del fiore e nel 2021 atteso giro d’affari da 80 mln di euro in Italia. Confagricoltura consiglia di combinare fiori e prodotti enogastronomici in un fine settimana in agriturismo. Mentre Cia Toscana Centro spinge per il mazzo di fiori made in Tuscany, dove si concentra «il 13% del mercato floricolo nazionale». 


Le associazioni di categoria agricole e del florovivaismo unite nell’invito ai cittadini a donare fiori e piante italiani a San Valentino, momento dell’anno importantissimo per l’attività dei floricoltori e dei fioristi.
Ha cominciato Coldiretti l’11 febbraio con il richiamo a una sorta di mobilitazione all’acquisto di prodotti florovivaistici nostrani (vedi), hanno proseguito fra ieri e oggi Cia – Agricoltori Italiani e Asproflor con inviti più specifici alla scelta di mazzi di fiori prodotti in Italia, sia per ragioni economiche che di sostenibilità ambientale. E la Cia Toscana Centro ha ristretto ulteriormente il raggio d’azione dell’invito al bouquet sostenibile made in Tuscany, visto che la Toscana «vale il 13% del mercato floricolo nazionale», grazie in particolare al distretto di Pescia e Lucca. Confagricoltura nel frattempo, oltre a invitare a esprimere il proprio amore ai partner con i mazzi di fiori, ha suggerito di farlo nel contesto campestre di agriturismi assaporando i nostri prodotti enogastronomici.
«Un bouquet di fiori locali – hanno ricordato da Cia - è sicuramente più fresco e profumato rispetto alle tradizionali rose e orchidee in arrivo al 90% da Equador, Colombia, Kenya, Etiopia Taiwan, che, oltre ai giorni di viaggio, hanno alle spalle una lunga conservazione nelle celle frigorifere, provenendo da climi caldi, in Paesi dove il basso costo della manodopera non rende più competitiva la produzione europea di questi fiori. Il nostro prodotto locale viene, invece, incontro sia alla sostenibilità ambientale (non c’è uso indiscriminato di fitofarmaci come nei Paesi extra-Ue) che a quella economica: costo medio al dettaglio, 15 euro a bouquet». Fiori consigliati da Cia per i bouquet made in Italy: anemoni, ranuncoli, lilium, papaveri, gerbere e poi calendule, bocche di leone, garofani e fresie, con l’aggiunta di fronde verdi per l’addobbo. 
Sulla stessa linea d’onda Asproflor, secondo cui se «uno dei simboli della festa di San Valentino è la rosa rossa, fiore di provenienza keniota e peruviana», negli ultimi anni si nota «una novità nelle vendite in occasione di questa ricorrenza: al posto del classico fiore rosso si preferisce regalare bouquet composti da fiori di stagione, come primule, amarillis, ginestre, anemoni e ranuncoli. Questo cambiamento è significativo dal 2013 in poi: la diminuzione della vendita di rose infatti è netta. Ciò che è costante è la scelta di donare fiori, simboli di bellezza e di gentilezza, che generano anche benefici all’interno dei rapporti sociali». «Emerge un mutamento nelle scelte di consumo – ha dichiarato il presidente di Asproflor Sergio Ferraro – La nostra ricerca, effettuata presso i garden center e i punti vendita dei nostri associati, evidenzia un calo di prenotazioni per quanto riguarda le rose rosse, certamente da ricondurre alla provenienza». In questo periodo dell’anno, infatti, la rosa viene importata da Stati come il Kenya, il Perù e l’Etiopia: il suo costo va da 1,20 euro fino a 3,50 euro a stelo, tramite il mercato olandese. Tra l’altro, osservano ad Asproflor, «con questo mutamento e la crisi dei consumi, causata dalla pandemia nelle vendite dei fiori, l’azienda keniota che produceva circa 8 milioni di steli di rose all’anno ha convertito la sua produzione in prodotti alimentari: si va dai fagioli al mais, passando per le cipolle e le patate». Il presidente Ferraro e il vicepresidente Franco Colombano propongono quindi di acquistare prodotti italiani e di stagione ricordando che «l’Italia oggi è ai primi posti in Europa per la produzione di ranuncoli ed anemoni, piante da giardino e piante mediterranee. La produzione di piante in vaso era aumentata dell’8,9% e le piante da vivaio del 3,3% nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia e che nel 2020, in sole sei settimane, il mercato europeo perdesse 4 miliardi di euro, di cui 1 miliardo riguardante i fiori recisi (fonte Union Fleurs)».
Ma quanto può incidere l’acquisto di bouquet italiani a San Valentino nei bilanci delle aziende della filiera florovivaistica italiana? Di che boccata di ossigeno stiamo parlando? Un’idea la dà Cia nazionale: nella giornata di San Valentino «si realizza, abitualmente, il 10% del fatturato annuo di produttori e commercianti». E «in queste settimane c’è cauto ottimismo nei distretti più importanti di Pescia e Imperia, dove si è registrato un calo degli ordinativi inferiore alle attese (-15% rispetto al passato)». Inoltre «la contrazione della produzione internazionale dovuta alla pandemia ha favorito il fiore reciso italiano, diminuendo del 10% l’import estero». Tutto considerato, Cia «stima, dunque, per questo San Valentino la vendita di 25 milioni di fiori, con un giro d’affari di 80 milioni e una spesa media pro-capite pari a 30 euro». 
Il florovivaismo nel nostro Paese, ricorda Confagricoltura, «rappresenta quasi 3 miliardi di euro di fatturato, 30 mila imprese ed oltre 100mila addetti» (includendo naturalmente, come precisa Asproflor, pure chi si occupa di «produrre vasi, terricci, concimi e semi»). E quindi garantisce un contributo rilevante in termini di crescita ed occupazione, senza dimenticare, sottolinea Confagri, «i benefici che i nostri vivai generano per l’ambiente e l’ecologia», la qualità della vita e le prospettive di salute del pianeta.


L.S.