Stelle di Natale: i dati della Versilia e un esempio da Pescia

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Le stelle di Natale, comunica Coldiretti Lucca, resistono alla crisi nel polo della poinsettia della Versilia (30 aziende per 15 milioni di euro di fatturato) grazie ai piccoli formati, perché quelli grandi (come l’«Alberello») e medio-grandi hanno subito una leggera flessione. Dei quasi 5 milioni di stelle prodotte, 1 milione all’estero. Il gasolio incide per il 25% sul costo di produzione. Da Pescia il buon esempio del vivaio Bonini (che ne produce circa 25 mila): mantenuto il livello delle vendite nonostante il più 8% dei prezzi (dovuto soprattutto al costo del riscaldamento). Qualche consiglio per conservarle. [Foto di Rinina25 da Wikipedia]

Una fetta rilevante di consumatori per le feste natalizie sceglie ciclamini, lilium e gigli, ma nel complesso gli italiani non sembrano proprio voler rinunciare alla stella di Natale, o poinsettia o ancora, per usare il termine scientifico della specie, “Euphorbia pulcherrima”.
Almeno, questa è l’interpretazione che Coldiretti Lucca ai risultati di quest’anno della trentina di vivai versiliesi specializzati (per 15 milioni di euro di fatturato) che costituiscono il polo della poinsettia: una complessiva tenuta delle quantità vendute all’ingrosso, pari a quasi 5 milioni di esemplari, fanno sapere, nonostante la crisi economica generale e l’aumento dei costi produttivi per il freddo, che ha significato un più 10% di consumo di gasolio. Ciò grazie soprattutto alla «vendita dei piccoli formati», che «ha compensato la flessione dei grandi formati». La «produzione di stelle di Natale di grandi dimensioni come il famoso “Alberello” e formati mediamente grandi (vaso 30 e 40) che possono arrivare, al dettaglio, anche fino a 100 euro» è infatti leggermente calata, ma «hanno retto bene invece i formati piccoli e medi (vaso 14, 16 e 18)». Circa 1 milione di esemplari sono stati esportati sul mercato estero (Europa) confermando l’internazionalità della poinsettia versiliese. Mentre dal punto di vista dei canali di commercializzazione, il 30% è stato destinato alla grande distribuzione, un altro 30% ai negozi e un altro 30% ancora nei Garden Center.
A mettere in difficoltà i produttori di stelle di Natale della Versilia, sostiene Coldiretti Lucca, è stata ancora una volta la voce gasolio, che incide per il 25% sul costo di produzione di ogni singolo esemplare, rispetto alla vendita del quale al produttore resta “solo” il 10%. «Troppo poco per fare pensare di poter resistere ancora con questi parametri – dice Cristiano Genovali, presidente di Coldiretti Lucca e del Mercato dei fiori di Viareggio – le Stelle di Natale sono una produzione molto costosa che necessita di una temperatura fra i 15 e i 20 gradi all’interno delle serre. L’unica voce in cui possiamo intervenire è quella dei costi energetici. Le imprese stanno investendo risorse importanti per raggiungere livelli di competitività alti. Le biomasse possono aiutarci a ridurre del 40%, anche fino al 60% i costi energetici all’anno». Secondo Coldiretti (info su www.lucca.coldiretti.it), una serra di medie dimensioni può arrivare a spendere in media 15 mila euro di riscaldamento per i mesi invernali e a seconda delle varietà coltivate, mentre le serre più grandi possono arrivare anche a 40 mila euro all’anno e oltre. Ecco che dunque le energie rinnovabili entrano in gioco con forza anche in Versilia: «il nostro futuro è inevitabilmente legato alla produzione di energie rinnovabili e quindi alla riduzione dei costi di produzione. Possiamo rosicchiare quei 7-8 centesimi producendo con metodi sostenibili e meno costosi. In Versilia questo processo è già iniziato, ed è tutt’ora in atto».
Il problema dei costi, in particolare per il riscaldamento, esiste anche per l’azienda agricola Bonini di Pescia (azienda amica di Floraviva), che coltiva circa 25 mila stelle di Natale commercializzate nella grande distribuzione (50%), nei garden (25%) e presso i fioristi (25%) - come ci fa sapere Leonardo Bonini - che ammette di aver dovuto aumentare un po’ i prezzi quest’anno, circa l’8%, proprio per questo motivo, raggiungendo un range da 80 centesimi circa per le piante con microbase di 5 cm a 20 euro per quelle con vaso di 30 cm di diametro.
Ma ciò non ha impedito al vivaio Bonini di venderle tutte. Come mai questo buon risultato nonostante la crisi? «Forserisponde Boniniperché il nostro prodotto è un po’ più artigianale e robusto. Nelle stelle di Natale si vede se le piante sono coltivate in poco o tanto spazio oppure in vasi di plastica o in vasi di coccio». «Ad esempiospiega Bonini – se si usa il vaso di plastica la pianta poi cresce tendendo a dondolare, mentre nel vaso di coccio rimane più solida, perché l’apparato radicale si sviluppa di più».
Concludendo, ecco i consigli forniti da Coldiretti Lucca per «conservare al top la stella di Natale».
Posizionarla in ambienti ben riscaldati con temperature non inferiori ai 14 gradi e luminosi, ricordando che non teme la luce del sole diretta nel periodo invernale. E soprattutto innaffiarla poco, solo quando il terreno è completamente asciutto. Durante il periodo primaverile è opportuno effettuare una potatura abbastanza vigorosa e portarla in terrazzo per riporla nelle case verso ottobre-novembre in un ambiente poco luminoso (8 ore massimo di luce al giorno) al fine di facilitare la crescita di nuove foglie (che assumeranno il caratteristico colore rosso) e di nuovi rami. Un ultimo piccolo accorgimento per far rifiorire la stella di Natale è la concimazione: quest'essenza predilige concimazioni a base di potassio e fosforo, soprattutto nel periodo autunno-inverno. Così facendo l'anno successivo si potrà avere ancora la stella di Natale, scientificamente chiamata Euphorbia pulcherrima (dal latino bellissima), facendo fruttare gli acquisti fatti durante queste festività.

Lorenzo Sandiford