Moria di aziende giovanili? La risposta degli Oscar Green

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Oscar Green a Cibi d'Italia

Consegnati oggi gli Oscar Green 2012 dal ministro Mario Catania e dal presidente di Coldiretti Sergio Marini durante “Cibi d’Italia”, il festival nazionale di Campagna Amica in corso a Roma fino al 30 settembre. Tra i 21 finalisti, un fiorentino e un vivaio di Ascoli PicenoSecondo una ricerca di Coldiretti la crisi ha causato la morte in un solo anno di 26 mila imprese di giovani under 35 di tutti i settori. Aumentate del 4% neltrimestre del 2012 le imprese di giovani in agricoltura.

“L’Italia ha bisogno di idee” era il titolo della tavola rotonda che stamani, nell’ambito del festival di Campagna Amica “Cibi d’Italia” al Circo Massimo di Roma, ha preceduto la consegna da parte del ministro delle politiche agricole Mario Catania e del presidente di Coldiretti Sergio Marini dei 6 più 1 Oscar Green 2012: i premi che Coldiretti Giovani Imprese ogni anno alle aziende rurali più innovative. Solo le buone idee possono salvare le imprese dalla crisi che negli ultimi tempi ne sta falcidiando parecchie e, come ha rivelato un’indagine presentata oggi alla kermesse romana da Coldiretti, in un solo anno ha fatto fuori 26 mila imprese condotte da giovani under 35 di tutti i settori su un totale di quasi 700 mila, fra cui 62 mila agricole. Con la buona notizia però, per il settore agricoltura, che qui le imprese di giovani stanno aumentando - più 4% neltrimestre del 2012 – a conferma di una sua valenza anticiclica.
E in effetti le idee e la creatività rurale non sono mancate fra i 18 finalisti delle sei categorie degli Oscar Green e i tre della Menzione Speciale di quest’anno (vedi l'elenco completo dei finalisti). Dai quali sono emersi i 7 vincitori.
A cominciare da Cristina Scappaticci di Frosinone che ha vinto la categoria “Campagna Amica”, riservato alle aziende che puntano sul rapporto diretto fra produttore e consumatore, con la soluzione «Dalle stalle alle stelle»: un agriturismo-osservatorio astronomico, vale a dire un’azienda agricola in cui di giorno si sta fra gli animali e si accolgono i bambini come fattoria didattica e la notte oltre a cenare si può osservare il cielo con i telescopi offerti dal professor Mario Di Sora.
Sorprendente la trovata che ha permesso a Marta Lugano di Genova di affermarsi nella categoria “Esportare il territorio” con il «primo spumante sottomarino». La sua azienda, Bisson, prendendo spunto da un sogno di suo padre, «non produce spumanti comuni, li colloca nei più profondi degli abissi marini in una sorta di ‘cantina naturale’ per farli invecchiare. Sott’acqua infatti si sfiora la perfezione, si riesce a riprodurre il clima, la luce, l’umidità e anche il movimento delle bottiglie attraverso le correnti, tutto quello che serve per realizzare uno spumante d’autore» e, particolare degno di nota, «ogni bottiglia è un’opera d’arte, con incrostazioni marine, conchiglie, alghe e tane di pesci che decorano il vetro»
La categoria “Ideando”, per le aziende giovanissime, è andata alla «prima coltivazione di bambù interamente made in Italy» di Andrea De Magistris di Cuneo, che nelle langhe piemontesi «produce foglie di bambù per ricavare uno squisito senza eccitanti da dare ai bambini, germogli per la ristorazione, canne per l’artigianato e foglie per realizzare cosmetici». Risultato a cui è giunto dopo aver trovato in Giappone ad Hokkaido la specie di bambù adatta a creare un bambuseto in Piemonte.
Luigi Adinolfi di Cosenza ha conquistato l’Oscar Green per la categoria “Stile e cultura d’impresa”, che premia la capacità di distinguersi sul mercato, con «il primo amaro alle olive», Ulivar, nato dalla rivisitazione di un’antica ricetta della nonna e ormai diventato un successo mondiale venduto in Scandinavia, Corea e Stati Uniti.   
La categoria “Non solo agricoltura” è stata vinta da Giulia Lovato di Verona nella sua «vecchia fattoria [che] fa miracoli» accoglie bambini anche con gravi patologie che grazie alle pratiche agricole e al contatto con la natura e gli animali ottengono spesso miglioramenti incredibili.
“In filiera” è l’Oscar Green che va a chi completa il percorso dalla terra al consumatore. Teresa Palmieri di Salerno se l’è aggiudicato ottenendo «dalle bufale mozzarelle doc ma anche borse e oggetti glamour» in pellame. L’azienda Vannulo riesce a chiudere interamente il ciclo produttivo e «sono in 15mila ogni anno a fare richiesta di compiere una visita guidata tra le perle di questa tenuta, i suoi artigiani, il caseificio, il museo e i laboratori della produzione di yogurt e budini».
Infine la menzione speciale “Paese amico” va a «Da casa al mercato comodamente in bus» del Comune di Bardolino in provincia di Verona. E’ un servizio navetta messo a disposizione dall’amministrazione comunale che porta i consumatori fino al mercato di Campagna Amica, scelto da molti come punto di riferimento per la propria spesa. Un’attenzione particolare viene riservata ad anziani e persone in difficoltà che spesso vengono accompagnati, insieme al loro cestino della spesa, fino sotto casa. Ma il servizio bus navetta è molto apprezzato anche dai turisti.
Vale la pena ricordare anche altri due finalisti: l’unico toscano e l’autore di un’interessante applicazione di un vivaio marchigiano. Nicolò Fiorelli di Firenze è entrato in finale nella categoria “Non solo agricoltura” con «Pesce made in Italy contro il Pangasio del Mekong», un progetto imprenditoriale che consiste in «un nuovo impianto di acquacoltura che destinerà parte del prodotto ittico per il ripopolamento delle acque di San Vincenzo e parte per le mense ed il mercato locale». «In tutto sono 4 gabbie con 40-60mila pesci, per un massimo di 20mila per ogni gabbia, anziché 120 mila, come avviene per gli allevamenti intensivi e industriali. Parte del prodotto viene destinato alle tavole della Val di Cornia e parte liberato nel mare. Orata, Branzino e Lombrino: tre assi nella manica per un impresa che vuole portare il mare ad ogni vicino di casa».
«In un solo click preziosi consigli su fiori e piante acquistati» è il modo in cui viene sintetizzata la soluzione escogitata da Francesco Balestra di Ascoli Piceno per il suo vivaio (sezione “Stile e cultura d’impresa”). Le sue piante oggi hanno un particolare codice a barre (QR) che racconta tutta la loro vita in un click. Grazie a questo prezioso codice, attraverso uno smartphone, è possibile conoscere tutto della pianta ed apprendere consigli utili alla sua cura, dai luoghi nei quali alloggiarla, fino alla luce, alla temperatura ideale da garantire e alla riserva d’acqua da considerare».

L. S.