Cia sul florovivaismo toscano: 6.500 ettari pari a 1/3 del fatturato agricolo

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Al convegno organizzato da Cia Toscana a Pistoia con imprese, addetti ai lavori e istituzioni, l’assessore all’agricoltura Remaschi ha comunicato che il settore florovivaistico a livello regionale si è attestato l’anno scorso a 900 milioni di euro di fatturato.


«Il florovivaismo toscano è in salute, c’è stata la ripresa dei mercati, ma può fare di più, visto che non mancano gli spazi per una crescita ulteriore. Basti pensare che soltanto in 6.500 ettari di superficie (lo 0,90% della Sau regionale), il settore vale un terzo del fatturato (900 milioni di euro) dell’agricoltura toscana. Con oltre 3.313 imprese florovivaistiche (di cui 2.060 vivaistiche e 1.900 floricole, molte lo sono entrambi), con una grande incidenza su occupazione ed economia indotta, oltre ad una forte vocazione all’export». 
Questa la sintesi tracciata da Cia Toscana in una nota al termine del convegno sul florovivaismo toscano che ha organizzato questo pomeriggio a Pistoia presso il centro Gea - Green Economy and Agriculture, ex Cespevi (Centro sperimentale per il vivaismo). Grande partecipazione di florovivaisti, addetti ai lavori con la presenza degli assessori regionali all’agricoltura, Marco Remaschi, che ha dato la notizia del valore di 900 milioni di euro di fatturato raggiunto l’anno scorso dal florovivaismo toscano, e all’ambiente Federica Fratoni, che ha confermato che la strategia di sviluppo del vivaismo toscano sarà nel segno della sostenibilità verso il glifosate free, ma che le aziende dovranno ricevere aiuti pubblici per gli investimenti necessari. 
«Ci sono grandi spazi di crescita per il settore – ha sottolineato Luca Brunelli, presidente di Cia Toscana (che rappresenta 940 imprese florovivaistiche nella regione, il 25% della Toscana) – se pensiamo che negli ultimi 10 anni in Toscana sono stati abbandonati 300mila ettari di superficie agricola utilizzabile. Riteniamo che questo territorio possa essere utilizzato dalle imprese florovivaistiche toscane, non solo di quelle pistoiesi che rappresentano comunque il 38% dell’export del vivaismo nazionale. E’ necessario dare più forza al distretto florovivaistico, per dare più forza alle nostre aziende sui mercati. Fra le problematiche più urgenti – ha aggiunto Brunelli – gli aspetti fitosanitari, in un mercato sempre più globalizzato tutto questo si amplia: serve maggiore coordinamento fra gli enti di controllo ed il ruolo tecnico e politico delle Regioni».
Sandro Orlandini, presidente di Cia Toscana Centro, ha parlato di un settore in salute, con un mercato in ripresa che sta tornando al periodo pre-crisi: «sta aumentando la richiesta di verde, bisogna puntare sulla qualità che è nella tradizione pistoiese per essere competitivi sul mercato globale» ha detto. 
«Siamo un settore che all’interno del sistema agricolo italiano gode di scarsa considerazione – ha detto Aldo Alberto, presidente Associazione Florovivaisti Italiani -, perché anche i nostri prodotti sono tipici e vengono esportati, con le nostre aziende che sanno stare sul mercato. Senza dimenticare che il florovivaismo vale il 5% del pil agricolo nazionale con un numero maggiore di occupati. Chiediamo un tavolo ad hoc all’interno del Mipaaf, che abbia maggiore peso in fatto di determinazione delle politiche di settore».
«Grandi potenzialità per il florovivaismo – ha affermato Dino Scanavino, presidente Cia Agricoltori Italiani – settore però un po’ dimenticato anche se è al centro delle politiche verdi ed ambientali a livello nazionale e europeo (green deal ad esempio). Crediamo che il settore possa avere possibilità di sviluppo, serve però meno burocrazia, ed è necessario sapere cosa dobbiamo fare senza rischi di sanzioni per le nostre aziende». E sul recente “no al glifosato” deciso dalla Regione Toscana, anticipando l’Europa? «Significa un aggravio di costi per le aziende – ha concluso Scanavino -, ma vedremo di far fronte ad una difficoltà che ci mette di fronte ad una sfida sia dal punto di vista tecnico, sia da quello economico. Bisognerà tenerne conto anche nei Piani di sviluppo rurale».

Redazione