UN ALBERO PER... SOSTITUIRE I PLATANI DELLE RAMBLAS

AnneClaire Budin

Barcellona avvia il graduale superamento dei platani urbani per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre allergie e criticità fitosanitarie. Una scelta che riapre il dibattito sulle specie più adatte alle città mediterranee del futuro.

Per oltre un secolo i platani hanno rappresentato l’immagine stessa dei boulevard europei. Ombra ampia, crescita rapida, adattabilità urbana: caratteristiche che ne hanno fatto la specie simbolo di molte città mediterranee. Ma oggi qualcosa cambia. E il segnale arriva da Barcellona, dove il Comune ha avviato un piano pluriennale di progressiva sostituzione di migliaia di esemplari lungo strade, piazze e viali storici.

Il caso delle Ramblas catalane non è solo una questione estetica. È soprattutto una riflessione sul futuro del verde urbano nell’epoca del cambiamento climatico.

Il Platanus × acerifolia, diffusissimo nelle città europee dalla fine dell’Ottocento, resta un albero di grande valore ornamentale e paesaggistico. Tuttavia mostra oggi criticità crescenti nelle aree urbane ad alta densità.2ramblas

Le allergie da polline, i problemi causati dai trichomi dei frutti, la vulnerabilità agli eventi meteo estremi e l’elevata richiesta idrica durante estati sempre più torride stanno spingendo molte amministrazioni a diversificare il patrimonio arboreo.

La strategia di Barcellona si inserisce infatti in una visione più ampia: aumentare biodiversità, resilienza climatica e capacità di adattamento delle città mediterranee.

La domanda allora diventa inevitabile: quale specie può sostituire il platano nelle città del Sud Europa?

Non esiste una risposta unica. Le città contemporanee richiedono un mosaico vegetale più articolato, evitando le monocolture urbane che in passato hanno favorito vulnerabilità fitosanitarie e costi elevati di gestione.

Tra le specie oggi considerate più interessanti dagli urbanisti del verde emergono Celtis australis (bagolaro), resistente a siccità e calore; Quercus ilex (leccio), sempreverde mediterraneo con elevata capacità di adattamento; Gleditsia triacanthos inermis, apprezzata per ombreggiamento leggero e minore impatto allergenico; Sophora japonica, adatta ai contesti urbani caldi; e Koelreuteria paniculata, sempre più usata nei viali urbani contemporanei.3ramblas

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La vera parola chiave, però, è diversificazione. Le città climaticamente resilienti del futuro saranno quelle capaci di distribuire rischio biologico, consumi idrici e funzioni ecosistemiche su più specie differenti.

Per decenni gli alberi urbani sono stati scelti soprattutto per ragioni ornamentali. Oggi la prospettiva cambia radicalmente. L’albero diventa infrastruttura ambientale.

Assorbe CO2, riduce le isole di calore, intercetta polveri sottili, regola l’umidità urbana e contribuisce al benessere psicofisico delle persone. In molte città europee il verde entra ormai nelle politiche sanitarie, energetiche e climatiche.

Questo implica anche nuove professionalità per il florovivaismo ornamentale italiano, chiamato a produrre specie resilienti, certificate e compatibili con i nuovi standard urbani europei.

Il comparto florovivaistico nazionale dispone di competenze strategiche per accompagnare questa trasformazione urbana. Secondo ISMEA, nel 2024 il florovivaismo italiano ha raggiunto un valore produttivo di 3,25 miliardi di euro, pari all’8% delle coltivazioni agricole nazionali.

Il settore conta quasi 19 mila aziende specializzate e rappresenta una componente strutturale del verde urbano europeo.

Per il distretto vivaistico italiano — da Pistoia ai poli ornamentali del Nord e del Sud — la transizione ecologica delle città europee può diventare una nuova grande occasione produttiva e progettuale.

Il punto non è “eliminare” il platano. Molti esemplari storici continueranno a caratterizzare i paesaggi urbani mediterranei ancora a lungo.

La sfida vera è superare l’idea di città costruite su poche specie dominanti. Il cambiamento climatico obbliga urbanistica, vivaistica e amministrazioni pubbliche a ragionare in termini di resilienza biologica.

E forse proprio dalle Ramblas arriva un messaggio chiaro per tutto il Mediterraneo: l’albero urbano del futuro non sarà soltanto bello. Dovrà anche essere capace di resistere.


Anne-Claire Budin – © Floraviva, riproduzione riservata – 28/05/26

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