KOTCHAKORN VORAAKHOM, LA CITTÀ POROSA
- AnneClaire Budin
A Bangkok Kotchakorn Voraakhom trasforma parchi, tetti e ponti in spugne urbane contro alluvioni, calore e consumo di suolo.
A Bangkok, dove l’acqua è memoria e minaccia, Kotchakorn Voraakhom ha scelto una strada semplice e radicale: non respingere la pioggia, ma darle spazio. La paesaggista thailandese, fondatrice di LANDPROCESS e del Porous City Network, lavora su una città che affonda nel delta e che ha progressivamente dimenticato canali, sedimenti e suoli permeabili.
Il progetto che l’ha resa un riferimento internazionale è il Chulalongkorn University Centenary Park: dodici acri di verde pubblico inclinati di tre gradi. Non è un gesto formale. È una macchina civile: la pendenza convoglia l’acqua verso zone umide, prati di detenzione e un bacino capace di trattenere le piogge intense. Il parco non decora la città. La aiuta a respirare.






La lezione è utile anche all’Europa mediterranea. Di fronte a eventi estremi sempre più ravvicinati, il paesaggio non può essere l’ultimo capitolo del progetto urbano. Deve entrarci all’inizio, quando si decide dove va l’acqua, quanta ombra serve, quale suolo resta vivo. Alberi, tetti verdi, invasi e giardini non sono arredo: sono infrastrutture climatiche.
Voraakhom recupera il sapere vernacolare thailandese: case su palafitte, mercati galleggianti, risaie terrazzate. Il futuro, per lei, non è fuga tecnologica dalla natura, ma nuova alleanza con ciò che un territorio sa già fare. Alla Thammasat University Urban Rooftop Farm, il tetto diventa risaia urbana, rallenta il deflusso, produce cibo e restituisce funzione a una superficie spesso sprecata.





Lo stesso principio guida il Chao Phraya Sky Park, dove un’infrastruttura abbandonata sopra il fiume è stata trasformata in spazio pubblico. È un messaggio netto per progettisti, vivaisti, amministratori: adattarsi al clima non significa aggiungere verde a progetto finito. Significa cambiare il modo in cui si costruisce. La città porosa chiede piante adatte, sistemi radicali sani, biodiversità funzionale, manutenzione e lettura dei microclimi. Il paesaggio, quando è progettato bene, non consola. Lavora.
Anne-Claire Budin – © Floraviva, riproduzione riservata – 12/05/26
