LISE DUCLAUX, POETICA DEL VISIBILE E DELL’INVISIBILE

AnneClaire Budin

L’artista francese Lise Duclaux, attiva a Bruxelles, intreccia disegno, scrittura, fotografia e giardinaggio per rivelare oggi l’intelligenza nascosta del mondo vegetale.

Il vivente come materia d’arte
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Nata in Francia, vive e lavora a Bruxelles: Lise Duclaux è un’artista che ha scelto il vivente come materia prima della propria ricerca. Il suo lavoro si muove tra disegno, fotografia, scrittura, composizione tipografica, performance, installazione e giardinaggio, in un intreccio di pratiche che sfugge a ogni classificazione rigida. La sua attenzione si posa soprattutto sul mondo vegetale, su ciò che cresce ai margini, su ciò che spesso resta invisibile a uno sguardo frettoloso.

Tra arte, scienza e osservazione poetica
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L’opera di Duclaux si costruisce attraverso indagini che ricordano i metodi della biologia e della cartografia, ma senza cedere alla sistematizzazione. L’artista preferisce seguire la complessità del reale, osservando forme, processi, adattamenti e rigenerazioni che abitano gli ecosistemi. In questa prospettiva, la pianta non è semplice soggetto decorativo, ma organismo intelligente, presenza capace di relazione, resistenza e trasformazione. Anche le specie più anodine, le radici, l’humus, le vite sotterranee diventano così parte di una narrazione che unisce poesia e pensiero critico.

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Il sottosuolo come spazio politico

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Nel lavoro di Lise Duclaux affiora una domanda decisiva: che cosa non vediamo più, presi da immagini stereotipate e automatismi percettivi? L’artista scardina l’ovvio, restituisce mistero all’ordinario e invita il pubblico a rallentare. Il suo è un gesto insieme estetico e politico: dare voce agli invisibili, ai margini, alle presenze minime che popolano giardini e paesaggi quotidiani. Semi, insetti, radici, tane, stratificazioni del terreno compongono microcosmi che parlano anche di società, di tempo, di rapporto con l’altro. Così l’arte verde di Duclaux non celebra la natura come immagine rassicurante, ma la interroga come spazio di conoscenza e di resistenza. In un’epoca dominata dall’efficienza e dalla velocità, la sua ricerca suggerisce invece una pratica dell’attenzione: guardare meglio, sostare, lasciarsi trasformare da ciò che vive appena sotto la superficie.

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AnneClaire Budin – © Floraviva, riproduzione riservata – 29/03/26

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