RIFORMA FLOROVIVAISMO, I NODI PER CONFAGRICOLTURA LIGURIA
- Andrea Vitali
De Michelis legge la legge quadro oltre la soddisfazione: 2135 (commercio-produzione), dati, serre e logistica diranno se la riforma servirà davvero alle imprese.
Una legge attesa, ora alla prova delle imprese
Confagricoltura Liguria fissa alcuni nodi centrali della riforma del florovivaismo attraverso il commento di Luca De Michelis, presidente regionale e presidente della FNP Florovivaismo di Confagricoltura, sul via libera preliminare allo schema attuativo della legge quadro.
La posizione espressa il 4 maggio non va letta come una semplice adesione al provvedimento. È una traccia di lavoro sui temi che il settore considera decisivi: riconoscimento dell’attività florovivaistica tra produzione e comemrcio, piani distinti per floricoltura e vivaismo, dati statistici, riconversione delle serre e logistica.
Il riconoscimento dentro l’attività agricola
Il primo nodo indicato da De Michelis riguarda l’inquadramento dell’attività florovivaistica nell’ambito dell’articolo 2135 del Codice Civile. Per le imprese non è un passaggio solo formale: incide sul confine tra produzione agricola e commercio, cioè su quando vendita, valorizzazione e servizi restano attività connesse alla coltivazione e quando, invece, diventano attività commerciale autonoma.
Nel florovivaismo questo confine è decisivo. Una pianta può essere prodotta, coltivata, acclimatata, rifinita, movimentata e venduta dalla stessa impresa. La riforma dovrà chiarire meglio questo percorso, evitando incertezze per aziende agricole, vivai, garden center e operatori della filiera.
Floricoltura e vivaismo non sono la stessa cosa
Altro nodo richiamato da Confagricoltura Liguria è la distinzione tra floricoltura e vivaismo nei piani di settore. È un aspetto rilevante perché i due ambiti hanno cicli produttivi, investimenti, mercati e problemi diversi.
La floricoltura ligure, con il peso delle colture protette, dei fiori e delle piante ornamentali, non ha le stesse dinamiche del vivaismo ornamentale da esterno. Una riforma efficace deve riconoscere queste differenze senza disperdere l’unità della filiera.
Dati statistici per governare il comparto
De Michelis sottolinea anche l’avvio di una rilevazione statistica organica. È uno dei punti più concreti della riforma: senza dati aggiornati su superfici, imprese, produzione, export, occupazione e prezzi, il florovivaismo resta difficile da leggere e da rappresentare nelle politiche pubbliche.
Misurare il settore significa renderlo più visibile nelle scelte nazionali, nei rapporti con l’Europa e nella promozione del Made in Italy.
Serre e logistica, la prova per le imprese
Il piano di riconversione del comparto serricolo è uno dei nodi più sensibili, soprattutto per i territori dove energia, strutture produttive e sostenibilità pesano direttamente sui margini aziendali. La riforma potrà essere valutata dalla capacità di accompagnare le imprese verso serre più efficienti, sostenibili e coerenti con i nuovi costi di produzione.
Accanto alle serre, Confagricoltura Liguria richiama la razionalizzazione della logistica, anche attraverso piattaforme che facciano perno sui mercati all’ingrosso. Per un prodotto vivo, deperibile e legato ai tempi di consegna, la logistica non è un servizio secondario: è parte della competitività.
La legge vale se diventa strumento operativo
Il commento di Confagricoltura Liguria consegna al settore una lettura prudente ma positiva. La legge quadro è un risultato atteso da decenni, ma il suo valore dipenderà dall’attuazione: risorse, decreti, strumenti, semplificazione e capacità di distinguere le diverse anime del florovivaismo.
Per le imprese il punto non è solo celebrare una riforma. È capire se da questa cornice nasceranno misure capaci di sostenere produzione, innovazione, mercati e lavoro.
Redazione – © Floraviva, riproduzione riservata – 10/05/26
