FLOROVIVAISMO: RIFORMA ALLA GEA, IL NODO FILIERA

Andrea Vitali

A Pistoia, venerdì 8 maggio alle 11, incontro alla Gea con La Pietra e Gori: sul tavolo la legge quadro e i confini della filiera.


Venerdì 8 maggio alle ore 11
, al Parco Gea di Pistoia, ex Cespevi, si terrà l’incontro “La riforma per il florovivaismo. Opportunità e prospettive”, promosso dal Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia e da AVI, Associazione Vivaisti Italiani.

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Alla Gea il confronto con La Pietra e Gori

L’appuntamento porta a Pistoia uno dei dossier più attesi dal comparto: la nuova cornice normativa del florovivaismo. Non in un luogo qualunque, ma nel cuore di un distretto che sul vivaismo ornamentale ha costruito imprese, lavoro, competenze e mercato.

Parteciperanno il Sen. Patrizio La Pietra, Sottosegretario di Stato al MASAF con delega al florovivaismo, e l’On. Irene Gori, componente della Commissione Agricoltura. Arrivano al confronto con una linea politica già tracciata; l’utilità dell’incontro sarà capire quali istanze operative arriveranno dalle imprese e dai territori.

Dopo il decreto, la prova dei contenuti

L’incontro arriva dopo l’avvio, il 30 aprile 2026, del decreto attuativo della legge delega. È un passaggio politico rilevante: per la prima volta il settore vede aprirsi una strada organica, dopo anni di interventi parziali e spesso insufficienti.

Ma il riconoscimento, da solo, non basta. Il florovivaismo non è il reparto decorativo dell’agricoltura. È produzione, export, lavoro specializzato, paesaggio, verde urbano, gestione del territorio e Made in Italy. Per questo ha bisogno di norme chiare, applicabili e misurate sulla realtà delle imprese.

La filiera è una, le funzioni no

Qui si gioca la partita tecnica. La filiera va riconosciuta come un sistema unitario, ma non può essere descritta come se tutti facessero la stessa cosa. Produrre, completare il ciclo produttivo, commercializzare, distribuire e intermediare sono attività legittime. Non sono però attività equivalenti.

Un conto è coltivare, radicare, accrescere una pianta e assumere il rischio biologico della produzione. Un altro conto è acquistare, movimentare o rivendere prodotto. Costi, responsabilità, esposizione finanziaria e ricadute amministrative cambiano. Una legge quadro seria deve partire da qui.

Il punto di Floraviva

Floraviva lo ha scritto nell’analisi “Florovivaismo, la legge quadro ora deve definire la filiera”: la riforma sarà utile se saprà riconoscere il comparto senza confondere ruoli e funzioni.

Non è una distinzione per dividere il settore. È il contrario: serve a dargli regole più giuste. Dove le definizioni sono deboli, il mercato diventa meno chiaro per le imprese, meno corretto per chi investe nella produzione e più difficile da difendere nel confronto europeo e internazionale.

Il tema è già aperto anche a Bruxelles. ENA ha portato al Parlamento europeo le richieste del vivaismo: accesso alla PAC per i vivai in vaso, standard di qualità, biosicurezza, carbonio e innovazione. Floraviva ne ha scritto qui: “ENA al Parlamento europeo: il vivaismo chiede PAC per i vivai in vaso”.

Per le imprese contano regole e tempi

Le aziende, di solito, non chiedono formule. Chiedono regole comprensibili, tempi certi, semplificazione amministrativa e strumenti utilizzabili. Qualità, professionalità e sostenibilità devono diventare criteri concreti: amministrativi, contrattuali e commerciali.

Per questo l’incontro alla Gea non è solo un passaggio d’agenda. È l’occasione per riportare la discussione nel punto in cui va misurata: la vita quotidiana delle imprese, dei distretti produttivi e delle relazioni di mercato.

Per orientarsi nel settore

Per inquadrare numeri, definizioni, attori e tendenze del comparto, Floraviva ha pubblicato anche la guida “Florovivaismo in Italia: guida completa 2025-2026”, con riferimenti su produzione vivaistica, floricoltura, mercati, innovazione, export e approfondimenti settoriali.

Pistoia, Pescia e Viareggio: tutta la filiera

Per Pistoia parlare di florovivaismo significa parlare di vivai, lavoro, suolo agricolo, export e verde ornamentale. Ma la riforma non può fermarsi a questa lettura. Accanto al distretto vivaistico pistoiese c’è il distretto interprovinciale Pescia-Lucca-Viareggio, con la Versilia: un’area dove la componente floricola ha produzioni, mercati, logistica, competenze e problemi propri.

Qui il confronto assume un valore più ampio. Tra vivaismo ornamentale pistoiese e floricoltura dell’asse Pescia-Viareggio si ritrovano molte delle questioni aperte anche nel resto d’Italia: dove finisce la produzione, dove comincia il commercio, come si distinguono le funzioni e con quali regole si rappresentano distretti diversi dentro una stessa legge quadro.

La norma dovrà dimostrare di essere davvero una riforma di settore. Il florovivaismo è floro e vivaismo: piante ornamentali, fiori, mercati, servizi, territori produttivi e responsabilità differenti. Tenerli insieme non significa confonderli. Significa dare al comparto una rappresentazione più vera e regole più utili.

La presenza di La Pietra e Gori dà all’incontro un rilievo istituzionale. La prova, però, sarà concreta: raccogliere le istanze dei territori, distinguere le funzioni e costruire una norma capace di parlare a tutta la filiera, non solo alla sua parte più visibile.

Andrea Vitali – © Floraviva, riproduzione riservata – 01/05/26

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