Xylella fastidiosa: a rischio 23 mila ettari di uliveti

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xylella fastidiosa

Allarme della Cia per il batterio killer che sta uccidendo le olive e l’olio di Puglia: “ma la soluzione non è abbattere le piante”.

L’emergenza Xylella va affrontata subito, senza perdere ulteriore altro tempo. Il batterio gram-negativo, appartenente alla famiglia delle Xanthomonadaceae, sta minacciando oltre 23 mila ettari di uliveti nel territorio salentino della Puglia e rischia di attaccare altre piante. E’ a rischio un comparto di fondamentale importanza per il settore con migliaia di aziende interessate nella produzione di olive e olio, con un indotto che muove centinaia di milioni d’euro. Questo è l’allarme lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla questione della “Xyella Fastidiosa” che sta flagellando gli ulivi del Salento in Puglia.

Il problema -secondo la Cia-  deve essere risolto partendo da un dato di fatto sul quale non si può transigere: gli ulivi non vanno abbattuti ma vanno salvaguardati, perché rappresentano un patrimonio dal valore inestimabile a livello paesaggistico e culturale, oltre che economico. L’abbattimento, tra l'altro, non risolverebbe la questione perché si tratta di una patologia che alberga anche nelle piante ornamentali, quindi bisogna trovare rimedi e soluzioni alternative.

L’opzione eradicazione degli ulivi -prosegue la Cia- non esiste, ed ecco perché ribadiamo con forza che della questione Xylella deve prendersene carico il Governo nazionale e l’Unione Europea, concependo anche misure risarcitorie per coprire parte dei danni già subiti dai produttori.

Chiediamo -sottolinea la Cia- una accelerazione al “Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari” approvato lo scorso gennaio, costituendo un tavolo tecnico che affronti immediatamente la questione. Il batterio Xylella va combattuto, infatti, colpendo soprattutto i vettori, con sistemi di lotta integrata e biologica e con un uso controllato della chimica e dei prodotti fitosanitari, valutando l’impatto sanitario che si potrebbe avere sul territorio, con una implementazione delle pratiche agronomiche di potatura, pulizia, diserbo con mezzi meccanici e manutenzione periodica del terreno.

 Gli olivicoltori -conclude la Cia- devono essere coinvolti in tutti i processi che si attueranno per far fronte alla emergenza.