Giornata dell’EVO di Coldiretti: +34% al Sud, -1/3 al Centro-Nord. Su i prezzi (+42%)

Giornata dell'extravergine italiano di Coldiretti - produzione di olio di oliva - prezzi dell'olio

Il report di Coldiretti sull’aumento dei prezzi dell’olio extravergine di oliva (+42%) per il deficit produttivo internazionale (-34% in Spagna) e le stime sulla nuova raccolta in Italia in occasione della “Giornata nazionale dell’extravergine italiano” del 13 ottobre a Roma. Per il presidente Prandini «l’obiettivo è rilanciare la produzione nazionale» e per il presidente di Unaprol Granieri «non è più rinviabile un piano strategico per l’olivicoltura».

                                 
«Al via la raccolta 2023 delle olive in Italia per la produzione dell’olio extravergine nazionale con il Sud che segna un +34% rispetto allo scorso anno e salva l’Italia dalla caduta verticale del Centro-Nord (-1/3), per un totale nazionale che sarà di circa 290mila tonnellate, al di sotto della media dell’ultimo quadriennio». 
Lo afferma il report di Coldiretti “Prezzi, l’autunno caldo dell’extravergine” realizzato su dati Unaprol-Ismea e diffuso ieri in occasione del Villaggio contadino al Circo Massimo di Roma, dove si svolgeva la “Giornata nazionale dell’extravergine italiano” con la prima spremitura dell’olio degli antichi romani dalle olive del Colosseo, di Villa Adriana a Tivoli e di Pompei, con la partecipazione del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini oltre al ministro della Salute Orazio Schillaci, della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, dello sport Andrea Abodi e il presidente della Cei Matteo Maria Zuppi, insieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini, accanto a «migliaia di agricoltori giunti da tutte le parti d’Italia a sostegno della candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco».
Nel report di Coldiretti emerge anche che «con il crollo della produzione a livello internazionale si impennano a +42% i prezzi dell’olio extravergine di oliva, che è il prodotto che ha fatto registrare i maggiori rincari nel carrello della spesa delle famiglie a tavola». Su questo aumento dei prezzi, spiega Coldiretti, «pesano i risultati della scarsa raccolta all’estero, in particolare nella penisola iberica, che è il primo produttore ed esportatore mondiale». Quest’anno, infatti, «la Spagna dovrebbe attestarsi a circa 765 mila tonnellate, del 34% inferiore alla media degli ultimi quattro anni. Mentre in Turchia la produzione di olio dovrebbe scendere intorno alle 280 mila tonnellate, circa 100mila tonnellate in meno rispetto alla scorsa campagna».  E crolla anche la Grecia con «200mila tonnellate previste rispetto alle 350mila dello scorso anno». «Solo la Tunisia – continua Coldiretti - sembra in recupero con una produzione che può superare le 200 mila tonnellate, sopra le 180mila dell’ultima stagione, avvicinandosi alla media degli ultimi 5 anni che è di 228 mila tonnellate».
Non sono certo in grado di cambiare questo quadro i dati sopra richiamati della produzione in Italia, dove la raccolta «inizia dal Sud, fra Sicilia, Puglia e Calabria, per poi risalire la Penisola fino a Nord, dove l’ulivo con i cambiamenti climatici è arrivato fino alle vallate alpine della Lombardia». Da noi ha pesato quest’anno «il clima impazzito con eventi estremi: piogge durante la fioritura, siccità e alte temperature che hanno messo a dura prova gli uliveti nazionali». Senza dimenticare che «il mese di ottobre è fondamentale per la completa maturazione delle olive e oltre ai volumi inferiori alle attese c’è l’incognita della resa in olio». Ma, fa sapere Coldiretti, «a salvare il bilancio nazionale in particolare è la Puglia, che rappresenta la metà della produzione italiana e cresce del +50% rispetto alla difficile campagna dello scorso anno, nonostante le devastazioni portate dalla Xylella». Anche per la Calabria «si attende un incremento, sebbene meno rilevante di quello pugliese», mentre «in Sicilia si stima una produzione sostanzialmente stabile rispetto alla già bassa produzione dello scorso anno e comunque al di sotto della media». In buona ripresa pure Abruzzo e Basilicata, mentre per le altre regioni meridionali «si prospetta una produzione inferiore allo scorso anno». 
Dunque, in questo contesto, con le scorte che si stanno esaurendo, sottolinea Coldiretti, il prezzo medio dell’olio extravergine d’oliva, arrivato a livelli record, sembra destinato a salire ancora. «Si è creata una situazione mai vista prima – spiega il presidente di Unaprol David Granieri – con scarse produzioni, soprattutto in Spagna, scorte basse e inflazione, che ha fatto impennare i valori dell’extravergine d’oliva con il raddoppio dei prezzi per gli olii di origine comunitaria». E l’Italia, come ricorda Coldiretti, è fra i primi 3 maggiori consumatori di extravergine di oliva al mondo, con circa 480 milioni di chili, subito dopo la Spagna e prima degli Stati Uniti, rappresentando il 15% dei consumi mondiali secondo gli ultimi dati IOC (International Oil Council, il Consiglio oleicolo internazionale).
«Occorre intervenire – dichiara il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - per salvare un patrimonio unico del Paese con 150 milioni di piante che tutelano l’ambiente e la biodiversità ma anche un sistema economico che vale oltre 3 miliardi di euro grazie al lavoro di un sistema di 400mila imprese tra aziende agricole, frantoi e industrie di trasformazione». «L’obiettivo – aggiunge - è di rilanciare una produzione nazionale dell’olio extravergine d’oliva, che è uno dei pilastri della Dieta Mediterranea conosciuta in tutto il mondo grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici per la salute».
Ma come intervenire? Secondo Coldiretti e Unaprol, per sostenere le produzioni nazionali, resistere ai cambiamenti climatici e difendere la sovranità alimentare nazionale occorre realizzare nuovi impianti olivicoli con varietà italiane, contrastare l’aumento vertiginoso dei costi di gestione delle aziende agricole e dei frantoi e realizzare nuovi sistemi di irrigazione, ma servono anche opere infrastrutturali di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana in modo da raccoglierla quando è troppa e gestirne l’utilizzo quando serve. «Non è più rinviabile – ha detto Granieri - un piano strategico nazionale dell’olivicoltura che metta al centro le aziende che sono sul mercato, producono reddito e occupazione, oltre al recupero dei tanti uliveti abbandonati che devono essere rinnovati per ridare ossigeno e speranze ai territori».
Più nell’immediato, per sostenere il settore, Coldiretti e Unaprol fanno appello ai consumatori a scegliere le produzioni Made in Italy verificando attentamente l’etichetta. «Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati – denunciano Coldiretti e Unaprol – non sempre è messo in evidenza e ben leggibile che si tratta di “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva per garantire ai consumatori una maggior consapevolezza su quello che acquistano». Bisogna quindi «guardare con attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli».
Sempre in tale prospettiva, «i contratti di filiera con i fondi del Pnrr sono fondamentali per lo sviluppo di prodotti 100% italiani per dare opportunità di lavoro, sostenendo ambiente e cultura facendo crescere l’agroalimentare Made in Italy, in un contesto di grande instabilità internazionale» afferma il presidente di Coldiretti Prandini, che conclude ricordando che «l’olio extravergine d’oliva è una delle componenti fondamentali della Dieta Mediterranea e della cucina italiana, candidata a diventare patrimonio dell’Unesco come riconoscimento di un legame fra enogastronomia, storia, società e lavoro che rappresenta ormai un asset determinante per il Paese».
 

L.S.