Briercliffe (Aiph) su nuovo regolamento 2016/2031 (e danni d’immagine da Xylella)

Visite: 1032

Intervista al segretario generale dell’International Association of Horticultural Producers (Aiph), l’associazione internazionale dei produttori di piante ornamentali, in occasione del convegno di Flormart 2019 “Novità normative per la gestione fitosanitaria dell’attività vivaistica e del verde pubblico”. Tim Briercliffe: positivi l’uso pervasivo dei passaporti delle piante con più sicurezza ai confini e il maggior peso dato alla competenza degli operatori professionali (che però va definita meglio); sì, ci saranno più costi burocratici, ma costano di più i danni conseguenti a controlli insufficienti; e per ricreare fiducia potrebbero esser utili certificazioni (attinenti al Regolamento) riconosciute internazionalmente dalle imprese. Infine la sua opinione sui danni d’immagine al florovivaismo italiano del caso Xylella: sono stati molti, per la percezione che il problema non fosse affrontato abbastanza velocemente e decisamente; è proprio sull’immagine all’estero che ora l’Italia deve lavorare, perché le decisioni vengono prese in base alle percezioni e non necessariamente sui fatti.

Si avvicina l’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo 2016/2031 relativo alle misure di protezione dagli organismi nocivi per le piante, in calendario il 14 dicembre 2019, e si susseguono gli incontri tecnici e di aggiornamento sul tema. Fra questi anche l’incontro organizzato da Confagricoltura Pistoia il 21 ottobre scorso sui problemi fitosanitari del vivaismo con particolare attenzione all’export, che aveva fra gli argomenti all’ordine del giorno proprio il Regolamento 2016/2031 (vedi nostro articolo).
E’ quindi ancora di grande attualità l’intervista di Floraviva a Tim Briercliffe, segretario generale dell’AIPH (International Association of Horticultural Producers) - che è la maggiore associazione internazionale di produttori di piante ornamentali - raccolta a margine del convegno organizzato da ANVE (Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori), AIDTPG (Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici di Giardini), ASPROFLOR (Associazione Produttori Florovivaisti) e AICG (Associazione Italiana Centri di Giardinaggio) nella giornata inaugurale di Flormart 2019, il 26 settembre scorso. Il convegno, intitolato “Novità normative per la gestione fitosanitaria dell’attività vivaistica e del verde pubblico”, affrontava infatti i seguenti due temi principali: a) il nuovo Regolamento 2016/2031 e b) il nuovo PAN – Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.
Tim Briercliffe era uno dei relatori, insieme ai presidenti delle associazioni sopra citate, fra cui in particolare il presidente di Anve Leonardo Capitanio, che ha svolto (con grande abilità) anche la mansione di interprete dell’intervento in inglese del segretario generale di AIPH. Il cronista di Floraviva ha posto alcune domande a Briercliffe subito dopo il suo intervento. Riportiamo qui le domande solo in italiano (in versione un po’ più sintetica dell’originale) mentre delle risposte lasciamo anche la versione originale in inglese (così da consentire all’intervistato di controllare eventuali nostri fraintendimenti nella traduzione).
Quali sono a suo avviso i cambiamenti più positivi del Regolamento 2016/2031?
«Penso che il fatto che adesso siano necessari passaporti delle piante per l’ingresso nell'Ue di qualunque cosa sia un passo davvero positivo. E aiuterà a stringere davvero i margini allentati attraverso cui le cose potrebbero entrare, perché molte cose arrivano non solo sulle piante, ma arrivano sulla terra e sui mezzi. Quindi, disponendoli su tutte le piante, i lotti di piante, allora ogni cosa sarà sottoposta allo stesso tipo di controlli e ciò che è ad alto rischio non potrà assolutamente entrare, a meno che non vi sia una valutazione del rischio molto specifica che sia stata condotta dal Paese che lo vuole portare e che sia stata approvata dall’Ue. Quindi stiamo cercando di rafforzare i confini in termini di protezione dalle malattie, che è una buona cosa. Esso evidenzia inoltre l'importanza di avere persone professionali e competenti nel nostro settore. Non definisce ciò in modo molto specifico, ma ne incoraggia comunque l’impiego, il che dovrebbe significare che abbiamo l'opportunità di raggiungere un approccio più coerente ed essere in grado di gestire la salute delle piante. Uno dei problemi di prima era che ogni Paese è stato così diverso nel modo di affrontare le questioni e questo regolamento dovrebbe ridurre tali differenze, così che abbiamo più fiducia e ciò di cui abbiamo bisogno per facilitare un commercio migliore è proprio più fiducia nella filiera: che si può acquistare da un altro Paese senza doversi preoccupare se i criteri saranno soddisfatti o meno».
I think the fact that we now have to have plant passports so that anything can come into the EU is a really positive step. And it will help to really tighten up the loose edges where things could come in, because a lot of things come in not just on the plants of course but they come in on the soil and the media. So by having it on all plants, batches of plants, then everything is coming under the same kind of controls and the really high risk ones they cannot come in at all, unless there is a very specific risk analysis which has been conducted by the country wanting to bring them in and is approved by EU. So we are trying to strenghten the borders in terms of protecting ourselves from diseases, which is a good thing. It also emphasizes the importance of professional competent people within our industry. It doesn’t define it very specifically but it does still encourage the use of that, which should mean that we have the opportunity to get a more consistent approach of being able to manage plant health. One of the problems before was that each country has been so different in how has handled the issues and this should reduce those differences, so we have more confidence and what we need to facilitate better trade is more confidence in the supply chain, that you can buy from one country confidently, without having to worry is it meeting the criteria or not».)
E qualche difetto c’è nel Regolamento 2016/2031? Per esempio in Italia alcuni temono che possa comportare costi aggiuntivi per il maggior peso burocratico, specialmente in un Paese come il nostro in cui spesso la burocrazia è più complessa e farraginosa che nel nord Europa.
«Beh, dipende da come scegli di attuare i regolamenti. Questo è qualcosa che l'Ue ha sempre sofferto, che i Paesi attuano le cose in un modo leggermente diverso. Ma sì, quasi sicuramente ci saranno più costi, ma poi devi anche considerare il costo del non farlo e penso che i Paesi, inclusa l'Italia, ne abbiano sofferto e l'alternativa è la mancanza di fiducia e che quindi si smette di comprare da altri Paesi e si chiudono i confini e il commercio si riduce. Quindi sì, c'è un costo, ma c'è un costo maggiore a non adottarlo».
(«Well it does depend on how you choose to implement the regulations. This is something that EU has always suffered, that countries implement things in a slightly different way. But yes there will almost certainly be more costs, but then you also have to consider the cost of not doing it and I think that countries, including Italy, have felt the pain of that and the alternative is that there is not the confidence and so people stop buying from other countries and they close their own borders so much and trade is reduced. So yes there is a cost, but there is a bigger cost of not doing it».)
E qualche altro aspetto negativo o almeno da migliorare nel Regolamento c’è?
«Penso che una parte in cui si potrebbe fare di meglio è la definizione di che cosa sia un operatore professionale. I regolamenti affermano che ci devono essere operatori professionali all'interno delle imprese, che devono essere competenti, sapere che cosa fanno, ma da nessuna parte si definisce che cosa sia [un operatore professionale, ndr]. E quindi che tipo di formazione sia richiesta, che tipo di livello di abilità dovrebbero avere, ecc. Ma questo può essere qualcosa su cui il comparto può lavorare insieme, tra Paesi, per definirlo più chiaramente, perché non è di alcuna utilità se una persona competente in una Paese è considerata non competente in un altro. Quindi penso che il comparto potrebbe lavorare di più su questo, perché i regolamenti non riescono a definirlo».
(«I think one part that could do better on is defining what is a professional operator. The regulations say that there have to be professional operators within businesses, that they have to be competent, to know what they are doing, but it nowhere defines what that is. So what kind of training is required, what kind of skill level should someone have, etc. But this may be something the industry can work together on between countries to define it more clearly, because it is of no use if a competent person in one country is considered not competent in another. So I think the industry could work more on that, because the regulations fall short of it on defining it».)
Pensa che riusciremo a raggiungere una fiducia reciproca fra differenti Paesi?
«Sì. Dobbiamo farlo, il comparto deve fare qualcosa, non può essere solo il governo, perché in fin dei conti sono le aziende che acquistano dalle aziende, non i governi dai governi. Quindi se manca la fiducia, il comparto [florovivaistico] deve ristabilirla».
Yes, we have to, because the industry needs to do something, not just government, because at the end of the day it’s companies who buy from companies, not governments from governments, so if the trust is not there, then the industry has to make that happen too».)
Con un accordo in seno all’Aiph o come?
«Sì, possiamo aiutare a facilitare questo, sicuramente le associazioni e organizzazioni di diversi Paesi devono lavorare insieme, in modo che ci sia una vera fiducia in esso. Può essere, ad esempio, con certificazioni su cui tutti concordiamo collettivamente. Questo è il tipo di cosa di cui abbiamo bisogno: apertura, trasparenza, essere molto chiari su tutto ciò che è permesso e ciò che non lo è».
(«Yes, we can help facilitate that, certainly the associations and organizations in different countries need to work toghether, so that there is a real trust on it. May be with certifications that we all agree collectively. That is the kind of thing we need: an openeness, transaparency. To be very clear about all the things that we do allow and the things that we don’t allow».)
Infine le chiedo una opinione sintetica sui danni d’immagine all’estero subiti dal florovivaismo italiano in seguito al caso Xylella. Alcune associazioni italiane del comparto vivaistico ornamentale (vedi nostro articolo) si sono lamentate che esso sta rendendo loro la vita più dura anche se non hanno alcun problema di Xylella.
«Penso che abbia causato molti danni d’immagine in altri Paesi, a causa della percezione che il problema non fosse affrontato abbastanza rapidamente e abbastanza decisamente. Sarò onesto con te, penso che sia sull’immagine che ora l’Italia debba fare ancora di più, andare oltre, per dimostrare che ha affrontato il problema ed è pulita. Non si tratta necessariamente di fatti, ma di percezione e immagine. Che conta assai di più, perché è ciò che fa prendere decisioni alle persone. Quindi l'Italia deve lavorare su questo».
(«I think it did a lot of damage to the image in other countries, because of the perception that the problem was not dealt with quickly enough or harshly enough. I will be honest with you, I think it is on the image that now Italy has to do even more, go beyond to show that it has dealt with the issue and it is clean. It’not necessarily about the facts, it’s about the perception and the image. It counts far more because that is what makes people make decisions. So Italy has to work on that».)

L.S.