Un fiore per David C.H. Austin

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Il "padre delle rose inglesi" David C.H. Austin, giardiniere e imprenditore britannico, è morto martedì scorso all'età di 92 anni nella sua casa di Albrighton. Nato il 16 febbraio del 1926 ha dedicato la sua vita a questi fiori riuscendo a crearne di più di 200 varietà.
Nel 1961 ha realizzato la sua prima rosa, la Constance Spry, dedicata all'omonima fondatrice del decoro floreale moderno, realizzando l’archetipo di ciò che noi conosciamo come “rosa inglese”.
Nel 2007 fu insignito del titolo di commendatore dell’Ordine dell’Impero britannico (Obe) dalla Regina Elisabetta che, più volte, si è recata in visita al suo vivaio per ammirare le sue stupende e profumate rose.
Quasi sessant’anni fa Austin creò la David Austin Roses Ltd, una piccola impresa a gestione familiare facendola diventare, nel corso degli anni, un vero e proprio impero del giardinaggio. Tutto iniziò dalla semplice idea di ibridare le rose moderne con quelle antiche, e dopo anni di ricerca ottenne le  celebri “rose inglesi”. Ad oggi, nei laboratori della David Austin Roses Ltd, vengono effettuati 150mila incroci ogni anno con una coltivazione complessiva di oltre 1,2 milioni di rose all’anno.
Il suo libro 'English Roses', vincitore del premio Garden Writer's Guild nel 1994, è considerato la bibbia degli appassionati di tutto il mondo.
Le rose inglesi, rimasero quasi sconosciute fino al 1983, quando furono introdotte 'Graham Thomas' e 'Mary Rose', il cui successo è tuttora planetario e intramontabile. Il catalogo di Austin conta su 900 varietà di rose di ogni tipo, ma il punto di forza del vivaio sono le rose inglesi, molte delle quali vincitrici di premi di grande prestigio. Nel 1982 furono presentate per la prima volta al Chelsea Flower Show e, da allora, la Medaglia d'Oro viene assegnata a una rosa di Austin quasi ogni anno. Non c'è da stupirsi che la Royal Horticultural Society abbia chiesto proprio ad Austin di creare quattro rose per la collezione di piante dedicata nel 2004 al bicentenario della celebre istituzione britannica.
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Redazione