Giansanti e Postorino sulle misure fiscali pro agricoltura

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Il presidente Giansanti e il direttore generale Postorino spiegano le ragioni per cui Confagricoltura ha proposto al Governo fra le misure fiscali utili a rilanciare l’economia e il settore agroalimentare il taglio del cuneo fiscale e l’abbassamento dell’Iva di certe categorie di prodotti.


Durante l’incontro del 25 giugno con i vertici di Confagricoltura Pistoia il presidente nazionale Massimiliano Giansanti ha dato il suo esplicito via libera all’esonero temporaneo dai contributi previdenziali richiesto dai vivaisti pistoiesi e altri produttori specializzati nell’export delle piante Made in Italy.
Tuttavia il ventaglio di proposte fiscali per il rilancio dell’agroalimentare di Confagricoltura è più ampio e include in particolare due proposte che sono state avanzate da Giansanti ai recenti Stati Generali del premier Conte: il taglio del cuneo fiscale e l’abbassamento dell’Iva di certe categorie di prodotti.



Floraviva ha potuto sentire sull’argomento, in margine all’incontro pistoiese, sia Giansanti che il direttore generale di Confagricoltura Francesco Postorino, che ha così sintetizzato la doppia proposta: «si tratta di due opzioni finalizzate a far ripartire la macchina economica. La prima è l’abbassamento del cuneo fiscale, per rendere possibile a una platea ampia una maggiore disponibilità finanziaria e quindi generare una maggiore domanda. La seconda è abbassare l’Iva, almeno per la parte agricola laddove abbiamo aliquote Iva al 22%, e riguarda anche il settore vivaistico e il settore vitivinicolo, che hanno sofferto. Maggiori risorse nelle tasche dei compratori e minori valori per quanto riguarda i prodotti. Ora si tratta di combinare queste due opzioni con le risorse economiche che mette a disposizione il Governo, però secondo noi se non riparte la macchina dei consumi è piuttosto difficile far ripartire l’Italia».
Gli stessi concetti li ha espressi Massimiliano Giansanti, che su quest’ultimo punto ha aggiunto: «oggi più che mai per rilanciare il sistema dei consumi in Italia è necessario che le persone possano spendere. E quindi bisogna chiedere la possibilità allo Stato di dare ai nostri collaboratori una busta paga più capiente, andando a lavorare sul tema del cuneo fiscale. E’ da tempo che se ne parla e credo che sia arrivato il momento di agire».
Riguardo all’Iva Giansanti ha precisato di aver «proposto un abbattimento per i consumatori dell’aliquota Iva a quella più bassa del 4% per rilanciare i consumi» e che «nel progetto di rilancio dei consumi un aspetto prioritario va dato ovviamente ai generi alimentari». «Abbiamo oggi i comparti dell’economia agricola nazionale – ha affermato il presidente di Confagricoltura - che sono in difficoltà, dal settore del florovivaismo al settore della pesca, al settore del vino, che hanno tutti delle aliquote superiori al 4%. Un abbattimento dell’aliquota certamente rende più appetibile l’acquisto del prodotto perché altrimenti, se non avvenisse questo taglio delle aliquote, la previsione che il nostro Centro studi ci dà è che nel breve periodo e soprattutto in autunno ci potrebbe essere il rischio di un livellamento verso il basso nella dinamica di consumo dei consumatori».



Una proposta che mira dunque a tutelare la produzione agroalimentare di qualità italiana? «In questi giorni – ha risposto Giansanti - ho sentito molto dibattito legato ai costi dei generi alimentari. E’ evidente che con la chiusura delle frontiere da parte di molti stati le catene distributive sono ricorse a prodotto nazionale. E la produzione nazionale, a differenza di altre produzioni che vengono vendute nel territorio nazionale, ha degli standard qualitativi che sono il top a livello mondiale. Noi abbiamo degli standard di controllo sul prodotto e sulla sua salubrità che non hanno eguali in Europa. A questo si aggiunge anche ovviamente un costo di prodotto più alto, perché raccogliere la frutta in Italia ha un costo diverso rispetto a chi la raccoglie oggi in Nord Africa. Per queste ragioni il prodotto italiano garantisce oggi degli standard superiori, è un prodotto premium rispetto a un prodotto generico, ma costa qualcosa di più. Con il taglio dell’Iva andremmo quindi incontro alle esigenze dei consumatori, che lamentano un aumento del costo che è semplicemente dovuto al fatto che non trovano più prodotti qualitativamente inferiori: potranno infatti ottenere prodotti di qualità superiore spendendo più o meno la stessa cifra di quella necessaria per i prodotti di qualità inferiore».

L.S.