Il prof. Nicese (UNIFI) sullo stato della filiera vivaistica toscana e del distretto pistoiese

Il prof. Nicese (UNIFI) sullo stato della filiera vivaistica toscana e del distretto pistoiese

Una valutazione dello stato di salute della filiera vivaistica toscana e in particolare del distretto ornamentale di Pistoia, alle prese con la transizione ecologica, del prof. Nicese dell’Università di Firenze dopo il suo intervento alla Conferenza regionale dell’agricoltura del 22 giugno. Nicese riscontra un più diffuso uso del Miscanthus al posto del glifosate in vasetteria e un processo ben avviato di riconversione in direzione dell’agroecologia. Sempre più trappole per il controllo biologico degli insetti, ma è necessaria gradualità su questo fronte vista l’ampia gamma di specie presenti nei vivai.

Sottovalutazione da parte dell’opinione pubblica, sia in termini quantitativi che qualitativi, della leadership e del livello di innovazione produttiva raggiunti. Forte concentrazione territoriale e spiccata vocazione all’export, con oltre il 50% del fatturato legato a vendite di piante fuori dai confini nazionali.
Sono questi, in estrema sintesi, i tratti distintivi della filiera vivaistica toscana e in particolare del suo polo leader, il Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, messi in evidenza dal prof. Francesco Paolo Nicese, docente di Coltivazioni arboree e di Tecnica Vivaistica presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) dell’Università di Firenze, il 22 giugno scorso nel suo intervento alla tavola rotonda sul tema “Le produzioni agricole della Toscana e lo sviluppo delle filiere” della Quarta Conferenza regionale dell’agricoltura. Un distretto, quello vivaistico ornamentale pistoiese, che si accinge ad affrontare la principale sfida attuale per tutti gli agricoltori: la transizione ecologica, cioè verso un modello produttivo sempre più eco-compatibile, senza però abbassare qualità, competitività e primato sui mercati.
Floraviva ha sentito il prof. Nicese dopo il suo intervento, incentrato come tutta la Conferenza regionale sulla prospettiva dello sviluppo della filiera vivaistica «in un’ottica di incremento della sostenibilità», cercando di approfondire alcuni dei temi toccati. Francesco Nicese, ribadito che «mentre gli abitanti della nostra regione sono consapevoli del peso e ruolo di viticoltura e olivicoltura, non vale lo stesso per il ruolo del vivaismo ornamentale in cui la Toscana è leader soprattutto grazie al Distretto vivaistico di Pistoia», ha così sintetizzato la sfida dell’eco-sostenibilità per il nostro vivaismo: «tenere lo stesso livello qualitativo raggiunto cercando di ottimizzare al massimo l’impiego delle risorse».
Sì, perché come spiegato anche nella relazione, «si tratta di una realtà produttiva abbastanza straordinaria» e «il livello qualitativo delle produzioni è top», al punto da rappresentare «uno standard in Italia e non solo». Il settore, ha detto Nicese, ha portato avanti negli ultimi anni un notevole «processo di ammodernamento» abbracciando le strade dell’innovazione. E in molti vivai c’è un livello molto avanzato di controllo tecnologico delle produzioni, con ad esempio casi di gestione dell’irrigazione a distanza tramite cellulare. In tale qualità e innovazione stanno le ragioni del successo dei prodotti vivaistici pistoiesi sui mercati esteri. Adesso, anche nel percorso verso un ulteriore grado di eco-sostenibilità, «il gioco è mantenere tutto questo, perché non è possibile rinunciare a tali livelli qualitativi se si vogliono conservare le quote di mercato e di esportazione raggiunte».
A che punto è di preciso il vivaismo ornamentale della Toscana e di Pistoia sul fronte della transizione ecologica, prof. Nicese?
«Non mi azzardo a lanciarmi in percentuali senza dati confortati da ricerche serie. Sicuramente però una riduzione c’è stata. Questo lo vedo visitando i vivai. Ad esempio le ultime visite per motivi didattici e di ricerca le ho fatte la settimana scorsa: sono entrato in due vivai che non conoscevo, di vasetteria, e sulla superficie dei vasi ho visto il Miscanthus, quel prodotto organico che viene utilizzato per il controllo delle malerbe, che va in sostituzione del famoso glifosato. Il Miscanthus si è molto diffuso nel distretto. Quindi anche solo questo basterebbe a dire che passi avanti ne sono stati fatti».
Altri fronti di miglioramento riscontrati?
«Nei substrati per la vasetteria già da qualche anno si assiste a una progressiva riduzione dell’uso della torba, i cui costi ambientali in termini di emissione di CO2 sono molto elevati, grazie all’impiego di altre matrici organiche, per lo più derivanti da altri settori produttivi nei quali tali matrici rappresentano scarti o sottoprodotti (ad es. cocco, fibra di legno), in una logica, molto positiva, di riutilizzo delle risorse. Sulla questione della nutrizione e quindi della fertilizzazione probabilmente ci sono margini di sviluppo e bisognerebbe ritornare, dove possibile, verso una matrice più organica di fertilizzazione. Ma in generale va bene. Sulla difesa poco so, però vedo che c’è attenzione. Comunque al momento eviterei di parlare di vivaismo biologico, ma piuttosto di un vivaismo che si muove in una direzione agroecologica. È già nei fatti. E lo sarà ancora di più per forza di cose. Perché poi si coniuga con la sostenibilità. Sono due cosette che praticamente vanno a braccetto. Questa è la direzione e sono abbastanza ottimista».
A proposito di sorveglianza fitosanitaria, è vero che nel vivaismo ornamentale è più necessaria che in altri comparti una gradualità nel passaggio al controllo biologico, reso molto complesso dall’enorme quantità di specie da controllare?
«Sempre nelle mie visite a giro per i vivai sto vedendo molte trappole per il controllo biologico degli insetti. Cosa che non esisteva nel passato. Anche questo sicuramente va nella direzione di un maggiore rispetto dell’ambiente. Resta un po’ tutta la questione delle batteriosi e degli attacchi fungini: quelli sono più complicati, ma anche lì, attenzione, ci sono delle iniziative. E in un caso stiamo cercando di fare una proposta anche a livello europeo per l’impiego di biostimolanti che, più che allo sviluppo della pianta in senso quantitativo, siano in grado di irrobustire le piante in coltivazione in modo tale che possano, non dico autodifendersi, ma consentire di ridurre moltissimo altri prodotti. Questa è una prospettiva che mi piacerebbe portare avanti, perché ho avuto degli incontri con dei colleghi europei che ci stanno lavorando».
Scusi se insisto: è una richiesta logica dei vivaisti quella di una gradualità nell’applicazione del controllo biologico, viste le difficoltà di applicazione di certi metodi legate al numero così alto di specie di piante nei vivai?
«Sì, anche questa è una peculiarità del vivaismo ornamentale. Non c’è azienda che non abbia in catalogo, pensiamo a un’azienda dalla media dimensione in su, almeno 200 o 250 fra specie e varietà. Le grandi aziende, non ne parliamo, non lo sanno neanche loro quante varietà hanno. E quindi fare un controllo del tutto biologico efficace su tutte le specie per tutte le stagioni dell’anno, mamma mia…».
… ci vuol tempo?
«Ci vuol tempo e vediamo fin dove si arriva. Ma il meccanismo è sicuramente avviato. C’è però bisogno di una gradualità. Su questo io sono totalmente dalla parte dei produttori. Lei pensi al vivaismo viticolo: chi fa vivaismo viticolo ha Vitis vinifera. Fine della storia. No, non è vero. Ha anche i portinnesti americani, ma insomma sono sempre Vitis. Hanno 4, 5 specie diverse del genere Vitis».
Quindi i parassiti sono meno?
«Più che altro sono specifici, per cui tu sai che c’è una lista x di parassiti da gestire per quella specie. Ma quando nel tuo vivaio hai cose che vanno dalle oleacee alle fagacee, alle simarubacee, alle conifere, in una lista sterminata di specie. Ci sono valanghe di famiglie botaniche nei vivai pistoiesi. Quindi è effettivamente complicato. Se viene chiesto ai vivaisti di muoversi in questa direzione io sono d’accordo, ma ribadisco che c’è bisogno di tempo e di una gradualità».
Ma il prof. Nicese ha voluto mettere in evidenza, in conclusione, anche un altro aspetto importante per lo sviluppo del vivaismo: «l’incrocio di informazioni scientifiche, soprattutto a livello europeo, è fondamentale. Dovremmo, e questa è una critica che faccio anche a me stesso, fare più incontri e più scambi di informazioni a livello di ricerca e di confronto e trasferimento nelle rispettive filiere».

L.S.