Coldiretti: strage Xylella, necessario nuovo stato di calamità naturale

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A quasi cinque anni dall’insorgere di Xylella Fastidiosa, Coldiretti ha organizzato una storica marcia a Lecce per fermare la strage di olivi. Si chiede un nuovo provvedimento di declaratoria di stato di calamità naturale. Occorre poi guardare al futuro, dopo l’estirpazione, ci suggerisce Pietro Barachini, da sempre impegnato a difesa della biodiversità, si dovranno piantare varietà autoctone.

«Era l’ottobre del 2012 - ricorda la Coldiretti - quando fu data la prima segnalazione di anomali disseccamenti su un appezzamento di olivo, i primi sintomi della Xyella fastidiosa, una lunga agonia che, oltre a seccare gli alberi prima a Lecce e, poi, a Taranto e a Brindisi, ha profondamente cambiato il tessuto economico e sociale pugliese.»
Nei cartelli dei manifestanti della Coldiretti si legge: “Fa più danni la burocrazia della Xylella”, “Senza gli Ulivi la Puglia muore”, “Riprendiamo il nostro territorio” per denunciare gli ostacoli alla lotta ad una delle peggiori fitopatie al mondo, che consegna oggi uno scenario spettrale. Tra Lecce, Brindisi e Taranto secondo le stime della Coldiretti almeno 140 mila olivi sono stati compromessi dalla Xylella fastidiosa con agricoltori che sono senza reddito da anni. 
floraviva, spo La gestione della malattia ha portato ad una diminuzione del 20% della capacità produttiva del Salento e il conto rischia di salire se verrà perpetuato l’errore di non agire nelle aree dove la Xylella non è ancora insediata e dove ogni singolo focolaio va affrontato secondo normativa. Serve con urgenza secondo la Coldiretti un nuovo provvedimento di declaratoria di stato di calamità naturale, a valere sulla Legge 102/2004, che ricomprenda anche le aree dichiarate infette negli ultimi due anni, in modo da poter completare a stretto giro l’istruttoria delle pratiche per consentire ai coltivatori di poter essere sostenuti della risorse del Fondo di solidarietà nazionale. Vanno inoltre erogati i fondi destinati a rimborsare l’estirpazione obbligatoria delle piante che giacciono incredibilmente nelle casse, in attesa di una manovra di assestamento di bilancio.
Occorre poi guardare al futuro, dopo l’estirpazione infatti si dovrà provvedere a reimpiantare. Come ci ricorda Pietro Barachini della Società Pesciatina di Orticoltura e da sempre impegnato nella lotta a difesa della biodiversità degli olivi: «Il mio auspicio per un futuro migliore per queste terre così colpite da Xylella è che si possa procedere a un reimpianto di varietà autoctone, dopo aver effettuato l’estirpazione e la necessaria pulitura. L’unica risorsa che abbiamo in Italia sono le varietà autoctone, in grado di rendere competitivo l'olio extravergine di qualità italiano nel mercato mondiale.»
 
Redazione