Campagna olearia: stime sulla produzione d’olio italiana e altri dati

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Meglio le regioni del Sud Italia. Le previsioni delle associazioni di categoria per la campagna olearia 2021-22 vanno da 290.000 tonnellate (+6% sul 2020-21) a 315.000 t (+15%) di olio di oliva prodotto nella campagna olearia 2021-22. Italia Olivicola, AIFO e Cia hanno fissato un range tra 290.000 a 310.000 t e sottolineato il ruolo delle irrigazioni. Confagricoltura e UNAPOL hanno fornito una mappa di stime regionali in rapporto alle tabelle dell’anno scorso, senza sbilanciarsi sul dato nazionale (da notare il +10% di Abruzzo e Molise). UNAPROL e Coldiretti prevedono il rialzo maggiore nazionale (+15%), con maglia nera alla Lombardia (-80%) e fanno sapere che i consumi mondiali di olio sono saliti del 5% in valore nel primo semestre del 2021. 

Gli eventi climatici estremi potrebbero portare ulteriori sorprese nei prossimi giorni. Basti pensare ai temporali di questo weekend in Toscana. Ma, secondo le stime della settimana scorsa delle maggiori associazioni agricole e del comparto olivicolo-oleario, la produzione italiana d’olio d’oliva nella campagna olearia 2021-22 dovrebbe superare quella dell’anno scorso: da +5% a +15% di aumento sul 2020-21, vale a dire in termini assoluti da 290 mila e 315 mila tonnellate di olio prodotto, è la forbice delle aspettative. E questa lieve ripresa dipenderà dai buoni risultati del Sud Italia, o meglio di certe aree del Sud.
Ma vediamo come sono arrivate a tali stime le varie associazioni di categoria.

Italia Olivicola, AIFO e Cia
Le prime a esprimersi sono state il 20 settembre Italia Olivicola e Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO), con Cia – Agricoltori Italiani, che hanno stimato, in base alle prime indagini e in attesa dei dati provinciali, «un range produttivo che oscilla tra 290.000 e 310.000 tonnellate», con le «regioni meridionali che contribuiscono in maniera rilevante a una produzione di qualità» nel contesto di una «campagna nata sotto i migliori auspici con una fioritura straordinaria» che non ha purtroppo mantenuto le promesse a causa di «un andamento climatico caratterizzato dal susseguirsi di eventi meteorologici estremi e impattanti sulla produzione». «La siccità, mai come in questo caso, – ha dichiarato Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola – ha evidenziato la differenza, in termini di sviluppo delle olive e quindi di produttività, tra gli oliveti condotti in asciutto e quelli in irriguo evidenziando l’importanza fondamentale di disporre di adeguate disponibilità idriche, all’occorrenza, per essere veramente competitivi».
Le alte temperature estive e la bassa umidità, come spiegato da Italia Olivicola e AIFO, hanno contenuto parassiti e patogeni, con le dovute eccezioni indotte dai differenti microclimi. L’inizio di settembre ha portato le prime piogge che, con il rinfrescare delle temperature di questi giorni, stanno ridando fiato alle zone siccitose permettendo alla coltura in parte di reagire. Al tempo stesso, queste condizioni potrebbero creare un contesto ottimale per la mosca olearia, con l’aggravante che, da questo anno, non è più possibile intervenire con il dimetoato, prodotto larvicida bandito dalla legislazione europea che per anni ha consentito ai produttori di gestire efficacemente l’infestazione della mosca olearia.
«Gli eventi climatici e l’assenza di precipitazioni [estive, ndr] – afferma Elia Pellegrino, presidente di AIFO – condizioneranno i flussi produttivi di questa campagna olearia anche sotto il profilo qualitativo, generando quotazioni variabili sui mercati all’ingrosso. I frantoiani porranno molta attenzione nella fase di selezione e acquisto delle olive». Ad ogni modo, le condizioni climatiche descritte, contenendo per ora lo sviluppo della mosca olearia, lasciano confidare in una eccellente qualità della produzione. Se la mosca, costantemente monitorata dagli osservatori territoriali delle OP, dovesse nelle prossime settimane superare la soglia di danno, potrebbe indurre ad un anticipo della raccolta in alcuni areali, per sfuggire agli attacchi parassitari ed evitare trattamenti, condizionando però negativamente le rese in olio.
«A sostenere la produzione è il meridione d’Italia – è scritto nella nota di Italia Olivicola e AIFO - soprattutto la regione Puglia. Positivo inoltre l’impatto di altre regioni quali Calabria, Sicilia, Basilicata, Abruzzo e Molise. Sembrano fare eccezione Campania e Sardegna, le cui produzioni sono attese in diminuzione come accade pure nelle regioni olivicole del Centro: Toscana, Umbria, Lazio e Marche. Il Nord fa registrare i cali attesi più accentuati pur incidendo poco in termini ponderali sulla produzione nazionale».

Confagricoltura e UNAPOL
Anche Confagricoltura e UNAPOL (Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli) hanno parlato in un comunicato del 23 settembre di «annata migliore rispetto al 2020», ma «ancora sotto le potenzialità» a causa dei fenomeni climatici. A grandi linee, senza sbilanciarsi su un dato quantitativo nazionale, prevedono «buoni risultati qualitativi» e «quantità variabili da zona a zona» con «forti differenze tra il Nord e le aree del Centro e del Sud»: diminuisce la produzione nelle aree centrali, soffre il Nord. «La qualità è buona, e in generale gli operatori sono soddisfatti per lo stato fitosanitario delle drupe – spiegano i tecnici - L’umidità controllata ha infatti contribuito a contenere gli attacchi di mosca, ma la mancanza d’acqua, dovuta a un’estate particolarmente asciutta, limiterà la resa in molte province olivicole». Per Walter Placida, presidente della Federazione di prodotto “Olio” di Confagricoltura, «soltanto le prossime settimane, con il clima che ci sarà all'inizio dell'autunno, potranno chiarire l’andamento anche in termini di resa in olio». E il presidente di UNAPOL Tommaso Loiodice, aggiunge: «mi auguro che si possano trovare le risorse finanziare da mettere a disposizione del comparto per ampliare i sistemi di irrigazione in modo da affrontare meglio periodi di siccità».
Confagricoltura si è soffermata con attenzione sull’andamento nelle varie regioni d’Italia. «La produzione di olio extravergine d’oliva, in particolare in Veneto e Lombardia – fanno sapere -, è stata praticamente azzerata a causa delle condizioni climatiche avverse: prima le gelate, che hanno ritardato le fioriture, poi le grandinate estive che hanno dato il colpo di grazia, con perdite anche del 90%. In Liguria la riduzione arriverà al 50% per fitopatologie che a luglio hanno provocato cascola di frutti sani. Dimezzata la produzione in Emilia-Romagna». Al Centro e al Sud invece la situazione si presenta «estremamente variegata e altalenante a causa del clima e della disponibilità idrica. In Toscana, sulla costa, si avrà circa il 50% della produzione potenziale; nelle zone interne si andrà al 30%, ma lo stato fitosanitario è sotto controllo. In Abruzzo, rispetto allo scorso anno, la produzione registrerà un aumento del 10% con performance migliori nel Chietino e nel Pescarese. In Umbria si avrà un calo importante, anche se la qualità è ottima. Per Marche e Sardegna si prevede una contrazione, mentre nel Lazio l’andamento produttivo si mostrerà a macchia di leopardo, con le province di Latina e Frosinone che lasciano presagire una buona raccolta, mentre Rieti, Viterbo e Roma avranno volumi più bassi. In generale ci si aspetta una riduzione del 25% rispetto allo scorso anno». Infine, «tiene l’olio extravergine nelle regioni meridionali, ad eccezione della Campania, dove si prevede un calo del 30%. In Molise, nonostante la siccità, si prevede un aumento del 10% e un prodotto di discreta qualità. In Puglia si annuncia un’annata di carica, ma con i volumi in parte condizionati dalla siccità. Laddove è stata possibile l’irrigazione di soccorso si è riusciti a tamponare a scapito di costi di produzione più elevati. Nel Salento c’è grande attesa per i primi impianti di Favolosa (varietà resistente al batterio della Xylella fastidiosa) che entrano in produzione quest’anno e che lasciano intravedere una luce in un territorio flagellato dalla malattia. In Sicilia c’è soddisfazione per lo stato fitosanitario; la quantità invece è variabile. Si sta già iniziando a raccogliere nella zona orientale per le produzioni di alta qualità, con rese in olio limitate fra il 6% il 10%. In Calabria la campagna presenta una situazione decisamente diversificata, con le aree costiere di Cosenza e Crotone in carica e una buona produzione anche nelle zone interne. Valida la performance anche nel Catanzarese, mentre nelle province di Vibo e Reggio le produzioni si preannunciano meno positive dal punto di vista dei volumi».

Tabella - Produzione di olio per Regione nel 2020 (tonnellate)

Fonte: Elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati ISMEA e AGEA

Confagricoltura ha ricordato alcuni dati di mercato generali in cui vanno contestualizzate le stime sulla campagna olearia 2021-22: «l’Italia è il primo importatore mondiale di olio di oliva (da Spagna, Grecia, Tunisia, Portogallo) e il Paese che ne consuma di più: quasi 13 litri/anno pro capite. L’Italia è il secondo produttore, dopo la Spagna e secondo esportatore mondiale. Il 50% dell’export nazionale è concentrato su quattro Paesi, in primis gli USA, che accolgono il 30% del prodotto tricolore, poi Germania, Giappone e Francia. La produzione italiana copre mediamente il 15% di quella mondiale (a fronte del 45% in media della Spagna). La produzione nazionale è concentrata in 3 regioni (Puglia 49%, Calabria 14%, Sicilia 11%), è tendenzialmente in calo e soggetta a una eccessiva variabilità. Negli ultimi 4 anni si registra una diminuzione media del 55%».

UNAPROL e Coldiretti
La previsione più alta è quella di UNAPROL e Coldiretti che in due note del 24 settembre stimano che con la prossima raccolta delle olive si avrà una produzione di olio «in aumento del 15% rispetto allo scorso anno e una qualità ottima». Secondo le stime Coldiretti, Unaprol e Ismea infatti «la produzione di olio in Italia 375x375 spo 3potrebbe attestarsi intorno ai 315 milioni di chili, in leggero aumento rispetto ai 273,5 milioni di chili dell’annata scorsa, in media con le statistiche delle ultime campagne ma con un risultato inferiore alle attese». «Naturalmente tutto andrà verificato con l’inizio della raccolta in tutte le regioni e i primi dati sulle rese – ha dichiarato il presidente di Unaprol David Granieri -. Tutti attendevamo l’annata di carica ma, purtroppo, l’andamento climatico e la grande siccità hanno colpito duramente le aziende olivicole del nostro Paese, che hanno incrementato i propri investimenti irrigui per salvare la produzione. Conserveremo ancora il primato sulla qualità ma siamo in difficoltà sulle quantità di prodotto. Per questo non sono più rinviabili interventi strutturali di rinnovamento degli impianti e recupero degli uliveti abbandonati per consentire alla produzione di tornare sui livelli di eccellenza di dieci anni fa».
«Ad influenzare negativamente la stagione – fanno sapere UNAPROL e Coldiretti - l’assenza di piogge e la siccità che hanno colpito il polmone olivicolo del Paese, la Puglia, regione che produce la metà del prodotto italiano. Nonostante un possibile incremento produttivo a doppia cifra rispetto allo scorso anno, frutto di un concreto miglioramento di alcune aree (punte del +40%) compesato al ribasso da altre zone, in generale la produzione pugliese resterà ben distante dagli standard tipici delle annate di carica (200 milioni di kg). La Sicilia, dopo tre stagioni di difficoltà, potrebbe tornare sopra la soglia dei 40 milioni di kg, mentre qualche problema in più si registra in Calabria dove si registra un lieve incremento molto lontano dalla produzione massima regionale. Annata negativa per Toscana e Umbria (punte -50%) che scontano andamento climatico incerto e potrebbero patire, a causa dell’umidità di questo periodo, possibili attacchi della mosca olearia, mentre tra le regioni centrali il Lazio mantiene pressochè invariata la produzione dello scorso anno. Maglia nera della stagione appena cominciata alle regioni del Nord, Lombardia in testa, colpite da periodi di gelo e grande caldo che hanno ridotto al minimo la produzione (stime da -60 a -80%). Numeri che rendono la ripresa del settore più lenta del previsto e rischiano di far scivolare il nostro Paese fuori dal podio della produzione mondiale».
Anche Unaprol e Coldiretti hanno ricordato alcuni dati di mercato sulla filiera dell’olio. «In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni, con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative». La filiera «conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (42 Dop e 7 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo». Con i 315 milioni di chili previsti quest’anno, «l’Italia si colloca come secondo produttore mondiale dietro la Spagna il cui raccolto sarà stabile o in leggera flessione rispetto allo scorso anno per un quantitativo di 1,25 a 1,35 miliardi di chili. Al terzo posto la Tunisia con una campagna normale da 250 milioni di chili mentre al quarto posto scende la Grecia in cui si prospetta una delle campagne più brutte dal dopoguerra, con la produzione che dovrebbe sfiorare i 200 milioni di chili come quella in lieve calo della Turchia». Il consumo mondiale di olio, fa sapere Coldiretti, è in aumento per via degli effetti positivi sulla salute associati all’olio di oliva: nei primi 6 mesi del 2021 si è registrato un incremento in valore degli acquisti del 5%. Quasi la metà dell’olio tricolore esportato finisce nei Paesi dell’Unione Europea, dove gli arrivi sono aumentati del 98% nell’arco del ventennio, ma è in Asia che si registra l’impennata più significativa, con le esportazioni sono salite del 162%. Il principale mercato di sbocco per l’extravergine italiano si conferma quello degli Stati Uniti, che assorbono da soli quasi un terzo del totale, con un incremento del 73% in 20 anni, mentre al secondo posto si piazza la Germania (+95%) davanti a Francia, Gran Bretagna e Giappone.

L.S.