L’audizione di Canapa Sativa Italia in Commissione Agricoltura del Senato

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I suggerimenti di Canapa Sativa Italia (CSI) ai senatori della IX Commissione durante l’audizione del 26 maggio insieme a Federcanapa e “#lacanapaciunisce”. Il segretario di CSI Cusani: «la Commissione Europea (CE) ha ammesso che il CBD non è uno stupefacente», ne vanno tratte le conseguenze; e CBD e CBG sono inseriti come ingredienti nel registro CosIng (la banca dati europea sui cosmetici). Tra le proposte, inserimento chiaro delle infiorescenze tra le parti della pianta di canapa utilizzabili, l’equiparazione di coltivazione a pieno campo con quella in serra, uniformazione dei controlli delle forze dell’ordine.

Il 26 maggio si è svolta in video conferenza un’audizione di associazioni ed esperti della filiera della canapa presso la IX Commissione (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato della Repubblica. Argomento di discussione la legge di riferimento per questa filiera: la n. 242 del 2 dicembre 2016, “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, di cui sono in discussione tre proposte di legge di modifica d’iniziativa parlamentare (540,1321 e 1324).
Per Canapa Sativa Italia (CSI), associazione non profit che raggruppa produttori, ricercatori, trasformatori dal seme al prodotto finito di tutte le regioni italiane, è intervenuto il segretario generale Mattia Cusani, che siede anche al Tavolo tecnico insediatosi questo febbraio al Ministero delle politica agricole alimentari e forestali (Mipaaf).
«Abbiamo avuto a disposizione 15 minuti in video-conferenza per portare le nostre proposte correttive del comparto, che sono state prima condivise con tutti i nostri soci e con le altre associazioni di settore – ha spiegato Cusani in una successiva nota alla stampa -. La legge 242/2016 si poneva lo scopo di rilanciare la filiera della canapa industriale compromessa da decenni di anacronistiche politiche proibizionistiche. A seguito dell’approvazione della legge, nonostante la vendita delle infiorescenze e dei loro derivati non fosse espressamente prevista, in Italia hanno aperto più di 3.000 partite IVA che includono anche i «canapa shop», negozi che vendono la cosiddetta «cannabis light» ovvero fiori di canapa industriale con percentuale di tetraidrocannabinolo (THC) molto bassa, inferiore allo 0,6 per cento, e quindi del tutto priva di effetto psicoattivo. La nostra associazione si sta impegnando fin dalla sua costituzione per far sì che questo settore riesca a svilupparsi nel rispetto delle regole. Abbiamo bisogno di una normativa che ci consenta di lavorare».
Che cosa ha detto Cusani ai senatori della IX Commissione?
Innanzi tutto ha fatto il punto della situazione ricordando che «durante la pandemia, molti ed importanti nodi legislativi sono stati sciolti: le Nazioni Unite hanno riconosciuto ufficialmente le proprietà medicinali della cannabis in un voto espresso a Vienna dagli Stati Membri nel corso della Commissione Droghe delle Nazioni Unite (CND), l'organo esecutivo per la politica sulle droghe. La cannabis viene quindi tolta dalla Tabella 4, quelle delle sostanze ritenute più pericolose in virtù dei suoi impieghi terapeutici ed inserita nella Tabella 1 (sostanze non dannose)».
Mentre sul tema “novel food” ha fatto presente che «la Commissione europea, il 3.12.20, ha ammesso che il CBD non è uno stupefacente. Una decisione inevitabile dopo che la Corte di Giustizia UE ha statuito l’illegittimità di qualsivoglia divieto a commercializzare il cannabidiolo come previsto dalla sentenza del 19 novembre 2020 nella causa 663/18 della Corte di Giustizia Europea». Per cui «l’eventuale rifiuto, da parte di una giurisdizione nazionale, di tener conto di una sentenza della Corte di Giustizia può implicare l’apertura di una procedura di infrazione e la presentazione da parte della Commissione del ricorso di inadempimento di cui all’art. 258 TFUE». Così l’«EFSA (European Food Safety Authority) può riprendere a valutare le richieste di autorizzazione del CBD come novel food» e svaniscono «gli ostacoli del controllo internazionale, imposti dal 1961 dalla Convenzione Unica sulle sostanze narcotiche, alla produzione della cannabis per fini medico-scientifici».
Inoltre Mattia Cusani ha riferito di aver «sottolineato che il ‘Cannabidiolo (CBD) (Cannabidiolo – derivato da estratto o tintura o resina di cannabis)’ e di recente anche il Cannabigerolo sono le nuove voci introdotte nel registro CosIng. Il CBD naturale e il CBG vengono così definitivamente ammessi quale ingredienti dei cosmetici prodotti o comunque immessi nel mercato unico europeo. La banca dati CosIng non ha un valore legale formale. Essa tuttavia rappresenta un atto di indirizzo dell’Esecutivo europeo, in vista della piena armonizzazione del mercato interno nel settore della cosmetica».
Infine, «sulla coltivazione di piante di canapa da sementi certificate per destinazione farmaceutica - come fatto anche dall’associazione #lacanapaciunisce - ci è parso importante sottolineare che proprio il 24 maggio, sul sito del Ministero della Salute, è stato pubblicato l’iter autorizzativo per la produzione di canapa ai fini del conferimento ad officina farmaceutica, che coinvolge per adesso soltanto 2 o 3 operatori del settore».
«Vorremmo – ha affermato Cusani passando alla fase propositiva - che venisse chiarito in maniera univoca come tale autorizzazione non sia condizione necessaria alla produzione di canapa di per sé, per evitare, inequivocabilmente, il rischio di confondere la necessità di autorizzazione per questa specifica destinazione d’uso con la libera coltivazione prevista dalla legge 242/2016 portando ad ulteriori incertezze, che vanno ad aggiungersi a quelle evidenziate dall’esperienza di questi ultimi 5 anni».
Cusani ha poi sottolineato che «la corretta impostazione di una filiera della canapa per l’Italia costituisce già modello di economia circolare. Grazie alla varietà dei metodi di produzione e la poliedricità propria del prodotto canapa anche nell’utilizzo dei suoi scarti - dando seguito alle sperimentazioni in corso, al lavoro del tavolo tecnico di filiera e sciogliendo i “nodi normativi” ancora presenti - si potrebbe finalmente attuare un processo di sviluppo completo». Per cui «dobbiamo dare la possibilità alle migliaia di lavoratori del settore, età media 25-40, la più vessata dalle recenti crisi, di esprimere appieno le proprie potenzialità attivando un processo che porterebbe benefici per tutte le tipologie di capitale: umano, materiale e finanziario di cui un sistema economico necessità per funzionare».
Canapa Sativa Italia ha quindi sottoscritto una serie di proposte correttive ai progetti di modifica della L. 242/16 in discussione in Commissione. In particolare, insieme alle altre associazioni presenti, «l’inserimento chiaro e letterale delle infiorescenze tra le parti della pianta di canapa utilizzabili, l’equiparazione di coltivazione a pieno campo con quella in ambiente protetto (serra)». Così come è stata rimarcata «l’importanza di uniformare i controlli da parte delle forze di Polizia per evitare duplicazioni e vessazioni sollecitando il Mipaaf ad approvare un decreto Ministeriale che li armonizzi (entro sei mesi) e che contenga anche chiare e specifiche metodiche di campionamento del prodotto in caso di controlli».

Redazione