Sandro Orlandini: per il distretto vivaistico puntiamo su Mati e sul documento di settore di Agrinsieme

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Intervista al presidente di Cia Pistoia, all’indomani di un incontro al Cespevi, sul ruolo del centro di sperimentazione, a cui si vogliono affidare ricerche mirate su richiesta dei vivaisti, e sul futuro del distretto pistoiese. Nel documento sul florovivaismo firmato dall’alleanza Cia-Confagricoltura si parla di «certificazioni d’area» e brevetti, «carta dei valori» in relazione anche ai pagamenti. Orlandini dice la sua pure sulla questione Imu.

Ieri si è tenuto a Pistoia un importante incontro al Centro di sperimentazione per il vivaismo (Cespevi), presieduto da Renato Ferretti, a cui erano presenti le associazioni di categoria e numerosi imprenditori agricoli del vivaismo. Fra gli intervenuti c’era anche Sandro Orlandini, presidente di Cia Pistoia, al quale abbiamo posto alcune domande non solo a proposito dell’incontro, ma anche su altri temi all’ordine del giorno nel florovivaismo e in tutto il settore agricolo pistoiese
Cosa è venuto fuori dalla riunione del Cespevi? Qualche novità?
«L’incontro aveva per tema il futuro e il ruolo del Cespevi. Tra le proposte emerse per valorizzarlo ricordo l’idea di utilizzare il Centro di sperimentazione per ricerche mirate sulle esigenze del settore, sia ispirate dai bandi di finanziamento pubblico europei e regionali, sia su commissione delle aziende interessate ad approfondire questioni specifiche. La risposta dei vivaisti presenti è stata positiva, a cominciare da quella di Vannucci, presidente del distretto uscente».
Ecco, avete parlato anche del distretto vivaistico pistoiese, di cui va trovato il nuovo presidente, che sostituirà Vannucci? Qual è la posizione di Cia in ogni caso?
«Qualche scambio di battute sul distretto c’è stato. A me preme ricordare la posizione di Cia in proposito. Come Agrinsieme [il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative italiane, ndr] c’è innanzitutto l’accordo sul nome di Francesco Mati, responsabile nazionale per il florovivaismo di Confagricoltura e titolare di un’azienda storica del vivaismo pistoiese, nonché persona preparata e al passo coi tempi. Poi, sempre nell’ambito di Agrinsieme, abbiamo sottoscritto da poco un documento che afferma quello che dovrebbe fare il distretto vivaistico pistoiese non appena insediata la nuova presidenza».
Può anticipare qualche aspetto di questo documento sul florovivaismo?
«Fra i punti sottolineati con forza c’è l’esigenza di valorizzare la produzione vivaistica locale attraverso certificazioni d’area. Bisogna poi strutturarsi per i brevetti, e su questo fronte un ruolo importante potrebbe averlo anche il Cespevi. Inoltre, nell’ambito del distretto, verrà elaborata una carta dei valori sui rapporti economici all’interno della filiera, soprattutto in relazione ai tempi di pagamento».
La questione Imu è sempre calda su più fronti, da quello della batosta ai terreni agricoli delle comunità montane a quello delle disparità nelle rendite catastali in agricoltura. Cosa ne pensa in sintesi?
«Ci opponiamo in maniera assoluta all’inasprimento dell’Imu che ha colpito i terreni agricoli nei comuni montani, già provati dalla mancanza di redditività e dai problemi legati all’assetto idrogeologico. Mi conforta, tuttavia, aver ricevuto ieri da Cia nazionale una nota che riferisce di un incontro organizzato dai gruppi parlamentari del Pd, il maggior partito, nel quale è stato assicurato che la norma verrà completamente riformulata venendo incontro alle necessità delle aziende presenti nelle zone montane e svantaggiate».
E, riguardo alle rendite catastali, è vero che esistono disparità significative che danneggiano l’agricoltura del territorio di Pistoia?
«Ora come ora, quando si parla di vivaismo, non è più oro quel che luce ed è giusto, pertanto, adeguarsi ai tempi. E quindi si possono accettare aliquote un po’ più alte, ma non di 3 o 4 volte, come succede adesso nel confronto fra territorio pistoiese e altre zone florovivaistiche d’Italia, oppure nel rapporto fra il nostro territorio e aree con altri tipi di coltivazioni». 
 
Lorenzo Sandiford