Il marchio nazionale “Vivaifiori” sarà lanciato ad Expo 2015 e quasi certamente sarà gestito da Piante e Fiori d’Italia

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viva i fiori

Lo ha detto a Floraviva Alberto Manzo, responsabile del tavolo tecnico del florovivaismo presso il Ministero delle politiche agricole, sentito in margine all’incontro su “L’importanza del fiore italiano” a Myplant & Garden. Dopo una sorta di fase sperimentale, è completato il disciplinare di “Vivaifiori” e sarà presentato al mondo durante l’Expo milanese. Manzo ha anche ricordato che per ora nei Psr regionali al settore florovivaistico, in media, va solo il 5/6 per cento del totale dei finanziamenti.

Questa mattina a Myplant & Garden si è svolto un importante incontro sul tema “L’importanza del fiore italiano” in cui si è discusso di come ridare un’identità alla floricoltura d’Italia. Tema affrontato anche da un progetto in progress sullo stile floreale italiano, che qui alla fiera milanese si è esercitato sul barocco attraverso dimostrazioni floreali delle maggiori scuole nazionali, esposte in un’area del padiglione 10. Durante l’incontro è stato richiamato più volte il nuovo piano nazionale del settore florovivaistico, completato nella seconda metà del 2014. Ad esempio lo ha citato Rudy Casati, docente della scuola Minoprio, quando ha ricordato che nel piano florovivaistico si prevede di dare finalmente riconoscimento al titolo di studio di “fiorista” (nel testo del piano si parla di «introdurre la figura del fiorista nel Repertorio Nazionale delle Figure di riferimento previste nel sistema di Istruzione e Formazione Professionale» e di «qualifica triennale di “Operatore del Fiore e del Verde”»). Così come è stata sottolineata da più relatori l’esigenza di unità. E Cristiano Genovali, presidente dell’Associazione Piante e Fiori d’Italia, ha addirittura sostenuto che «dobbiamo avere un organo unico necessario per fare nuove sinergie: Piante e Fiori d’Italia è in mano alle camere di commercio, quindi non è di parte, e può diventare l’organo unico, il contenitore trasversale di riferimento del florovivaismo nazionale, senza impedire poi che a livello territoriale si possano declinare» in vario modo le sue decisioni.
Su tali questioni abbiamo sentito al volo il responsabile del tavolo tecnico del florovivaismo presso il Ministero delle politiche agricole, Alberto Manzo, che ci ha annunciato anche che il marchio “Vivaifiori”, già prodotto in via per così dire “sperimentale” da diverse realtà floricole italiane, sarà lanciato ufficialmente durante l’Expo 2015 di Milano.   
«Impossibile ora fare una sintesi del piano nazionale florovivaistico, che è pubblicato nel sito web del Ministero, - ha esordito Alberto Manzo -. In linea di massima si può dire che prevede per tutti e tre i settori (quindi fiori recisi, piante in vaso e piante superiori) determinati aspetti che sono ovviamente delle priorità per il settore. E’ evidente che il piano di settore prevede anche delle azioni e degli obiettivi che devono essere messi in atto dalle regioni nei propri Psr [Piani di sviluppo regionali, ndr]. Ed è evidente anche che ci sono degli aspetti che riguardano tutte le fasi della filiera che vanno sicuramente migliorate e fra queste, non ultima, ovviamente, la comunicazione, che è l’aspetto promozionale più importante».
Guardando al totale dei piani di sviluppo regionali, ha detto nel suo intervento, le risorse dedicate al florovivaismo non superano nel complesso il 5/6% del totale..
«Io ho dato una cifra che rende l’idea di quanto le regioni credono in questo settore, ma magari ci sono delle eccellenze regionali che ne hanno di più, quella è una media fra le regioni […]. In realtà ormai in tutte le regioni c’è una bella produzione florovivaistica, realtà bellissime. Ma è anche vero che in funzione dei sistemi che vengono adottati, dei criteri e dei punteggi, molto spesso quando si fanno dei bandi in agricoltura il settore florovivaistico è quello che, avendo sempre meno punteggi negli anni precedenti, ci rimette. E quindi rivedere questi criteri a livello regionale è fondamentale. Perché, per fare un esempio pratico, l’azienda florovivaistica ha bisogno di più ore lavorative ed è più intensa rispetto a un’azienda che ha delle colture estensive meccanizzate. Invece, appunto, per quanto riguarda il numero degli addetti e quant’altro, per la complessità della produzione florovivaistica ecc., evidentemente non ci sono in questo settore quei parametri che permettono di dare più punteggio alle aziende».
Lasciando la questione finanziamenti, nell’incontro lei ha parlato del marchio “Vivaifiori”: che cosa è esattamente?
«E’ un progetto che è nato nel precedente piano nazionale di settore e che è giunto al termine e consiste nella identificazione della produzione nazionale. Il marchio “Vivaifiori” non è un marchio del ministero, ma un marchio privato, perché stato fatto un progetto richiesto dal tavolo di filiera ad Ismea, Ismea ha messo a punto il progetto con un ente certificatore che è Bureau Veritas (lo diciamo ma perché è previsto nel progetto) e l’identificazione di un marchio prevede dei disciplinari di produzione nazionale. Per cui tutto ciò che viene prodotto in Italia dovrà essere marchiato ed evidenziato bene in modo da differenziarlo dagli altri prodotti che italiani non sono. Una sorta di etichettatura e tracciabilità, un marchio di garanzia nazionale per il consumatore».
Mi par di capire che sia pronto soltanto a livello di definizione dei disciplinari..
«No, no ci sono già delle associazioni, dodici associazioni a livello nazionale che hanno aderito e queste associazioni già cominciano a vendere prodotti col marchio. Anche qui alla fiera. […] Però adesso dobbiamo chiudere i disciplinari e, una volta che sono pronti, lanciarli durante l’Expo 2015. Diciamo che per ora è stata una fase sperimentale e ci sono dei prodotti già venduti. Adesso bisogna chiudere, perché ovviamente il ministero ha investito su richiesta del tavolo di filiera… Ripeto, un marchio privato: probabilmente l’idea è che – anzi quasi una certezza – si parta con l’associazione Piante e Fiori d’Italia che fa proprio il marchio come associazione leader e a quel punto si ratifica il tutto. Poi penserà il ministero a fare la promozione».
Ecco, Piante e Fiori d’Italia, come ha spiegato Genovali durante l’incontro, è in mano alle camere di commercio, vero?
«E’ ancora delle camere di commercio, ed è un’associazione che coinvolge tutti i floricoltori a vario titolo. Il problema è che le camere di commercio stanno attraversando una fase di ripensamento e quindi l’associazione ha bisogno di ripartire dal basso. Speriamo di dargli una mano anche con questa iniziativa».
Ma non si sa quale sarà l’assetto di Piante e fiori d’Italia?
«No, questo lo dovete chiedere a Genovali».
E’ stato ricordato durante l’incontro che nel piano del florovivaismo c’è un capitolo dedicato alle scuole e al titolo di fiorista, cosa è stato fatto?
«C’è una iniziativa dei fioristi [fra cui Federfiori, ndr] che ancora deve partire. Noi abbiamo sottolineato l’importanza anche della parte commerciale della filiera florovivaistica, che è l’ultimo anello ma non meno importante degli altri».

Lorenzo Sandiford