Cimici: guida alle specie di interesse agrario della Fondazione Mach

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Cimice da Fondazione Mach
Molte specie di cimice colonizzano le piante di interesse agrario ed è importante distinguere quelle che determinano un danno alle colture da altre che invece sono predatrici di altri insetti, svolgendo quindi un utile ruolo di controllo biologico.
Il Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach ha appena pubblicato un approfondimento monografico intitolato Cimici. Guida al riconoscimento delle specie di interesse agrario nel Nord Italia. Lo ha realizzato il suo gruppo di lavoro sulla cimice asiatica nel contesto del progetto di lotta biologica “SWAT”. 
La guida è costituita da 25 schede, corredate da oltre 200 fotografie, che descrivono i caratteri utili al riconoscimento di 21 specie e 4 generi di cimici, comprendendo gli individui adulti, i vari stadi di sviluppo e le ovature. Sono in prevalenza specie autoctone o di recente introduzione, insieme ad alcune specie non ancora presenti in tutte le regioni italiane ma in potenziale espansione sul territorio nazionale (Bagrada hilaris e Acrosternum heegeri).
Si tratta di una guida pensata per la consultazione in campo le cui schede, allo scopo di facilitare il lettore, sono raggruppate in quattro categorie (“cimici marmorizzate”, “cimici verdi”, “altri pentatomidi” e “non pentatomidi”). Il paragrafo conclusivo è dedicato all’interpretazione delle ovature di cimice, che possono essere soggette al controllo biologico, consentendo di riconoscere la presenza di parassitizzazione o di predazione delle uova.
Come spiega nella presentazione iniziale del volume Claudio Ioriatti, dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Mach, «nelle regioni del Nord Italia la fauna dei pentatomidi è ben rappresentata e relativamente diversificata, ed include specie per gran parte autoctone, anche se non mancano talune di recente introduzione. A questo proposito, preoccupa particolarmente la recente invasione della cimice asiatica, Halyomorpha halys, specie aliena originaria dell’Asia orientale, che in pochi anni è divenuta un fitofago chiave di numerosi agroecosistemi, causando ingenti danni economici su frutticole, orticole e anche su colture estensive». «Alla diffusione di ulteriori nuove cimici invasive, alcune in fase di comparsa lungo il bacino del Mediterraneo, in Italia come in altri paesi del Sud Europa – continua il testo di Ioriatti - si è sommato l’incremento delle popolazioni anche di specie autoctone, accompagnato talvolta da un aumento dell’impatto sugli agro-ecosistemi anche di cimici sino ad ora considerate indifferenti o scarsamente dannose. Si tratta per lo più di specie polifaghe che colonizzano sia ambienti vegetali naturali che coltivati, in funzione della disponibilità di substrato alimentare».
«Nell’ambito del progetto di lotta biologica alle specie aliene, finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento - spiega ancora Ioriatti - si sono attivate diverse iniziative al fine di mettere a disposizione di decisori e agricoltori adeguati mezzi informativi e strategie di protezione delle produzioni agrarie minacciate da queste nuove emergenze fitosanitarie. A tal fine, oltre all’allevamento e rilascio del parassitoide alieno della cimice asiatica, Trissolcus japonicus, obiettivo primario del progetto, sono state condotte osservazioni puntuali in merito ai cicli biologici delle specie bersaglio, alla valorizzazione ecologica degli antagonisti naturali autoctoni e alla loro interazione con la specie esotica di recente introduzione. La valutazione delle conseguenze del rilascio di una nuova specie in un nuovo ecosistema non può limitarsi al solo studio dell’efficacia nel controllo della specie aliena dannosa, ma deve necessariamente considerare anche le possibili ripercussioni negative su specie autoctone, e sugli equilibri fra queste e i loro antagonisti naturali».
«Per questo motivo – conclude la presentazione - è indispensabile saper riconoscere le diverse specie di cimici presenti nei nostri areali, ricostruirne la biologia e comprenderne il ruolo nel complesso agroecosistema di riferimento. La guida che qui presentiamo assolve proprio a questo scopo: facilitare l’identificazione delle diverse specie di cimici che sono più frequentemente rilevabili nei campi agricoli, negli ambienti forestali, nei parchi, negli orti o nei giardini delle regioni del Nord Italia». Dunque un «utile strumento non solo per consulenti tecnici, per il personale delle agenzie agricole e per gli studenti ed amanti della natura, ma anche per efficace supporto ai professionisti del mondo agricolo, gli agricoltori».
Ulteriori informazioni sulla guida, che è disponibile gratuitamente in formato pdf qui, e su come ottenerla in formato cartaceo si trovano a questo link.  


L.S.