COI: produzione d’olio a -6,9% (Spagna +24,4%, Italia -26,2%) 

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Il Consiglio Oleicolo Internazionale stima nella campagna olearia 2020/21 un calo della produzione mondiale di olio di oliva pari a -6,9%, mentre i consumi sono rimasti stabili a -0,2%. La Spagna incrementa il primato con 1 milione e 400 mila tonnellate, al secondo posto a pari merito Italia e Grecia con 270 mila tonnellate. Maglia gialla dell’import gli Usa con il 33% del totale, mentre l’Ue è al 21%. Per Confagricoltura «la riduzione della produzione italiana è diventata endemica, ci vuole un Piano olivicolo nazionale che dia sostegno ai nuovi impianti e al recupero degli oliveti abbandonati».

Consumo stabile, ma produzione diminuita di ben oltre il 5% nella campagna olearia 2020/21, «mentre il settore si riprende dalla pandemia» e «l’andamento dei prezzi riflette l’oscillazione fra domanda e offerta».
Sono le stime comunicate tre giorni fa dal Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), l’organizzazione intergovernativa che riunisce i maggiori Paesi produttori di olio di oliva del mondo.
Secondo il COI, i dati della campagna 2020/21, seppur provvisori, proiettano la produzione mondiale a 3.034.000 tonnellate di olio, con un calo pari a -6,9% rispetto alla campagna precedente. Meglio invece il consumo, che si attesta intorno a 3.211.000 t (-0,2%). Le importazioni sono previste intorno a 1.074.000 t (-9,3%), mentre le esportazioni dovrebbero raggiungere 1.132.000 t (-8,8%).
La produzione è concentrata nei Paesi membri del COI, che da soli produrranno 2.834.000 t, ovvero il 93,4% del totale mondiale, nella campagna 2020/21. La produzione europea dovrebbe attestarsi a 2.057.000 t, in aumento del 7% rispetto all'anno precedente. A guidare il gruppo UE c'è la Spagna, che dovrebbe registrare un aumento del 24,4%, con una produzione stimata di 1.400 000 t. Seguono l'Italia con 270.000 t (-26,2%), la Grecia con 270.000 t (-1,8%) e il Portogallo con 100.000 t (-28,8%). La produzione negli altri Paesi membri del COI è prevista pari a 777.000 t (-32,4%). In Tunisia la produzione dovrebbe raggiungere circa 140.000 t (-68,2%), in Turchia 210.000 t (-8,7%), in Algeria 90.000 t (-28,7%), mentre in Marocco con 160.000 t si dovrebbe avere un +10,3%.
Altre 200.000 t sono attese da Paesi non ancora membri, come Siria, Australia e Cile.


Riguardo alle importazioni, la maglia gialla va agli Stati Uniti con il 33% del totale prodotto importato nell'annata 2020/21. Seguono l'UE con il 21%, il Brasile con il 9%, il Giappone con il 6%, il Canada con il 5%, la Cina con il 4% e l'Australia con il 3%, Messico e Russia con il 2% e altri paesi con il 15%.
Anche i prezzi sono diminuiti nella prima parte dell'annata agricola, passando da 480€/100kg a Bari (Italia) a 200€ a Chania (Grecia).
«La forte riduzione della nostra produzione – ha commentato Walter Placida, presidente della Federazione (FNP) olivicola nazionale di Confagricoltura – è ormai diventata endemica. Occorre risolverla presto con un approccio pragmatico e fattivo». «La nostra olivicoltura – ha aggiunto Placida - è un patrimonio inimitabile che vive difficoltà strutturali e commerciali nonostante la qualità dei prodotti. Siamo primi al mondo per biodiversità, con oltre 500 cultivar che danno vita ad oli con profili aromatici unici nel panorama mondiale, senza contare la cultura, la qualità delle produzioni, la salvaguardia ambientale e paesaggistica, lo sviluppo e la ricerca tecnologica», ma «è necessario un Piano olivicolo nazionale che consenta di impiantare nuovi oliveti e recuperare quelli abbandonati. Serve garantire, su tutto il territorio nazionale, valore al lavoro dei nostri agricoltori, riconoscendo un giusto sostegno alla filiera agricola impegnata nella produzione di un olio extravergine di oliva di qualità, garantendo un prezzo equo, adeguato e remunerativo».

Redazione