Arte verde: Bruegel padre e figlio, pittori di fiori

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Nei Paesi Bassi, nel XVII secolo, realtà e simbolismo si mescolano in una sorta di pittura che seduce tutta l'Europa: la natura morta. I Bruegel, padre e figlio, sono specialisti in questo: su uno sfondo nero liscio, i mazzi di fiori mostrano magnifiche e scintillanti corolle.
Jan Bruegel il Giovane, figlio di Jan Bruegel il Vecchio noto come Velvet, evoca per lo spettatore la brevità della vita come messaggio subliminale dei vari fiori. La ricchezza causata dal notevole boom commerciale, lo sviluppo della conoscenza, in particolare la conoscenza botanica, e il primeggiare della scienza sull'educazione religiosa si scontrarono con la coscienza protestante e cattolica. Questi dipinti decorativi sono lì per ricordarci che in questo mondo tutto è vanità, "la vanità delle vanità" degli ecclesiastici. Nei giardini di Anversa, Bruges e Bruxelles, i fiori esotici vengono portati da spedizioni lontane e molto costose; tuttavia, evocano una sorta di paradiso sulla terra, una fantasia che Jan Bruegel traspone meravigliosamente nella pittura. Sebbene siano molto vari, questi fiori imitano il corso di una vita umana, dal bocciolo ai petali che cadono fino alle foglie che si appassiscono passando da una fioritura sublime. Tutto non poteva che essere piacere: l'odore grazie al dolce profumo di rose, garofani e gelsomini, la vista attraverso le tavolozze dei loro fiori ed il tatto con la consistenza vellutata dei loro petali.
Le composizioni floreali di Bruegel non sono certamente immagini fedeli della realtà ed anche lo spettatore oggi immagina che siano state messe in scena sfidando le leggi delle rispettive fioriture. Questi fiori sono sia un elogio alla bellezza dell'universo ed alla sua natura effimera, sia un invito alla meditazione morale.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin