Vigilia del tavolo florovivaistico: il coordinatore fa il punto sul settore

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Intervista ad Alberto Manzo, coordinatore del tavolo tecnico del settore florovivaistico, che traccia il quadro della situazione del florovivaismo italiano: «crisi alle spalle», la novità principale è la voglia di «puntare i mercati esteri con più forza», anche se le «grandi aziende vivaistiche» ce la fanno ma alle piccole manca il traino di un «sistema Italia» come per il vino. E annuncia i prossimi impegni, a partire dai temi della seduta del tavolo tecnico del 28 marzo. Fra cui, le partecipazioni alla fiere, con l’ipotesi “Padiglione Italia” a Essen, e i requisiti dei manutentori del verde, che dovrebbero essere migliorati rispetto all’accordo del 22 febbraio modificando l’art. 12 del Collegato agricolo.   

 
Mercoledì 28 marzo, presso il Comando Carabinieri per la Tutela agroalimentare del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), si terrà una seduta del tavolo tecnico del settore florovivaistico. All’ordine del giorno i seguenti sei punti: 1) il documento che fissa, in seguito all’accordo del 22 febbraio in Conferenza Stato-Regioni, lo standard professionale e formativo necessario per svolgere attività di manutentore del verde o giardiniere; 2) le strategie di comunicazione e promozione del settore; 3) la proposta di partecipazione unitaria delle aziende florovivaistiche italiane alla fiera tedesca di Essen; 4) la commercializzazione non autorizzata nella Unione europea (Ue) di varietà di petunia geneticamente modificate; 5) aggiornamento sull’emergenza Xylella fastidiosa; 6) stato di avanzamento del Regolamento europeo 2031/2016 contenente le misure di protezione contro gli organismi nocivi per le piante.
Alla vigilia di questa importante seduta, Floraviva ha intervistato proprio il coordinatore del tavolo florovivaistico, Alberto Manzo, funzionario tecnico del Mipaaf. Gli abbiamo posto alcune domande per capire meglio, innanzi tutto, il quadro della situazione del florovivaismo italiano, tenendo conto dell’andamento delle fiere di settore, a cominciare da Myplant & Garden, svoltasi lo scorso febbraio alla Fiera di Milano con risultati molto positivi sia per numero di espositori che di visitatori, e una presenza molto significativa della stampa internazionale. Ad Alberto Manzo abbiamo chiesto anche quali siano i prossimi maggiori impegni per il settore florovivaistico made in Italy e gli obiettivi del tavolo da lui coordinato.
Che fotografia d’insieme del settore florovivaistico e di tutta la filiera del verde è venuta fuori dall’ultima edizione di Myplant, diventata, numeri alla mano, la fiera n. 1 d’Italia in questo momento?
«Personalmente ho partecipato alle prime due giornate di Myplant e, oltre alla gentilezza dell’organizzazione nella persona di Valeria Randazzo, ho potuto constatare indubbiamente l’evoluzione della Fiera e ascoltare direttamente i commenti positivi degli addetti ai lavori sia espositori che partecipanti a vario titolo ricavandone una fotografia d’insieme positiva e rivolta con attenzione agli anni a venire. Il Ministero ha partecipato con un proprio stand gentilmente messo a disposizione dalla Fiera nonché abbellito dalle piante dell’Associazione Piante & Fiori d’Italia e dall’azienda Floramiata Società agricola S.r.l., socio Anve. Con l’occasione il Ministero ha riproposto all’attenzione nel proprio stand il marchio VIVAIFIORI, finalmente in fase di operatività ovvero nella fase di coinvolgimento delle aziende ai fini della certificazione di processo in applicazione del disciplinare approvato».
Sono emerse alcune novità degne di nota a suo parere?
«Intanto mi sembra di poter dire che la crisi e le grosse difficoltà del settore trascinatesi almeno dal 2012 sono alle spalle e la novità più evidente del settore è la voglia di migliorare ulteriormente dal punto di vista qualitativo delle produzioni, ma soprattutto l’intenzione di andare a puntare i mercati esteri con più forza». 
Quali invece gli aspetti ancora negativi del settore?
«Su questo aspetto delle esportazioni verso i paesi terzi appare evidente l’aspetto negativo del settore che si muove spesso in maniera troppo autonoma, ovvero le grandi aziende vivaistiche hanno la capacità (e la forza economica) di andare verso nuovi Paesi che richiedono i nostri prodotti ben conosciuti per la loro qualità, mentre manca l’unità di settore piena, ovvero l’aggregazione vera delle aziende al di là di distretti regionali, consorzi e associazioni che spesso tra loro si parlano con difficoltà e non creano il cosiddetto “sistema Italia”, che tanto successo ottiene in altri comparti agricoli, dal vino all’olio, dall’ortofrutta al settore caseario, con marchi nazionali noti in tutto il mondo. Appare superfluo ricordare come le capacità di esportazione siano maggiormente efficaci con una logistica adeguata a livello nazionale ed una sinergia, auspicabile ormai da anni, tra i mercati floricoli nazionali, che tuttavia da quanto ho saputo non si sono incontrati in Fiera nonostante ci fosse un appuntamento programmato. E’ solo un esempio, magari casuale, ma rende bene la difficoltà di fare sistema, cosa che invece fanno molto bene i nostri competitors e comunque anche senza andare a scomodare i colleghi olandesi dei quali sono ben note le capacità commerciali».
Situazione politica permettendo, quali sono in questo momento le principali linee di azione e le prossime tappe/eventi del tavolo di filiera del florovivaismo da lei coordinato?
«Intanto, al tavolo tecnico convocato per il 28 marzo, la parte più importante l’avranno le strategie di comunicazione e promozione del settore, già attivate dal Mipaaf nel 2018 a Vinitaly Verona, Euroflora Genova Parchi di Nervi, Flormart Padova, e nel 2019 con Myplant & Garden Milano ed Essen (Germania). In particolare è molto importante, da parte della Fiera di Padova, la proposta al Mipaaf di partecipazione delle aziende florovivaistiche italiane ad Essen 2019 in un unico padiglione; al riguardo verrà presentato un rendering del “Padiglione Italia” che si spera abbia il consenso favorevole del Tavolo di filiera. Inoltre nel tavolo è prevista la discussione sul documento relativo allo “Standard professionale e formativo di manutentore del verde” in attuazione del comma 2 dell’art. 12 della legge 154/2016 (accordo sancito il 22 febbraio u.s. in Conferenza Stato-Regioni); si auspica sia solo il primo passaggio per poi andare a migliorare anche la legge nella prossima legislatura. Un altro punto saliente della riunione riguarda gli aggiornamenti circa l’emergenza Xylella fastidiosa e le modalità di attuazione del decreto. Da ultimo mi preme ricordare che con la prossima legislatura avremo un nuovo Ministro, al quale come primo atto tangibile sottoporremo alla firma l’aggiornamento del Tavolo tecnico del settore florovivaistico».
Sui requisiti per l’idoneità all’attività di manutentore del verde ho letto qualche lamentela sui social media: i requisiti sarebbero, per alcuni, insufficienti, a cominciare dal numero di ore di formazione. Che ne pensa?
«Ho già evidenziato che queste linee guida, che con difficoltà sono state condivise collaborando tra amministrazioni centrali (Mipaaf, Minambiente e Ministero del Lavoro), Regioni, parte agricola e parte formazione, trovando un accordo, saranno migliorate come previsto dal decreto del dispositivo di approvazione che prevede un tavolo tecnico aperto, di cui farà parte anche l’Anci, per rivedere la normativa di base ovvero l’art.12 del Collegato agricolo. Sulle ore, siamo partiti da una linea guida che ne proponeva solo 60 e siamo arrivato a 180 di cui 60 di teoria e le restanti 120 di teoria nelle materie concordate in allegato. Infine, tra gli altri aspetti da sistemare, avremmo già voluto gli elenchi regionali delle aziende autorizzate on-line al fine di fornire un servizio agli utenti sul territorio, ma al momento non è stato approvato per problemi organizzativi».    
Può anticipare qualcosa sulla Xylella fastidiosa?
«Il punto sulla Xylella ed anche sul regolamento europeo sono di competenza di un’altra Direzione Generale, quella dello Sviluppo Rurale, e attendiamo la presenza dei funzionari preposti. Sono curioso anch’io di conoscere le novità. Ovvio che questi aspetti rivestono grande importanza per il settore florovivaistico, considerate le specie ornamentali che vi sono implicate a livello commerciale».     
 
Lorenzo Sandiford