Da Cno e Unasco è nata Italia Olivicola: in dote 50% degli olivicoltori

Visite: 556
Il 9 ottobre è stata battezzata ufficialmente a Roma “Italia Olivicola”, organizzazione nata dalla fusione tra il Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) e l’Unione nazionale dei produttori olivicoli (Unasco), che punta a rappresentare il comparto in un momento difficile perseguendo quattro obiettivi: concentrazione dell’offerta, miglioramento del reddito dei produttori, costruzione di una filiera olivicola moderna e coesa, difesa del Made in Italy contro le frodi e le contraffazioni.
Italia Olivicola rappresenterà 250 mila produttori, pari al 50% degli olivicoltori italiani, di 15 regioni rappresentate attraverso 57 O.P. (organizzazioni di produttori) che fatturano annualmente circa 54 milioni di euro e che esportano in 42 Paesi del mondo olio extravergine d’oliva di qualità al 100% italiano.
«Più di novant’anni di storia tra Cno e Unasco si fondono per dare vita ad una nuova storia per l’olivicoltura italiana – ha dichiarato Gennaro Sicolo, neo presidente di Italia Olivicola –. È un passo fondamentale per centinaia di migliaia di famiglie e sono orgoglioso di compierlo insieme a Luigi Canino, che come me è prima di tutto un produttore, un olivicoltore». «Lotteremo con ancora più forza affinché venga invertita la rotta di quest’ultimo decennio e l’olivicoltura italiana possa riprendere a crescere, in termini di capacità produttiva e di abilità ad affrontare i mercati a livello domestico e internazionale, facendo in modo di riconquistare la storica posizione di leadership che l’Italia ha lungamente e solidamente ricoperto in passato – ha aggiunto il presidente Sicolo –. Italia Olivicola ha l’ambizione di essere interlocutore privilegiato delle componenti industriali e commerciali della filiera, nonché delle Istituzioni pubbliche nazionali e regionali, per costruire insieme una strategia di sviluppo, modernizzazione e consolidamento del nostro settore».
Luigi Canino, vice presidente vicario della nuova organizzazione ha detto: «abbiamo diverse sfide da affrontare per garantire il giusto valore alla produzione italiana, che mantiene il primato incontrastato nella qualità, nella ricchezza delle quasi 500 cultivar presenti su tutto il territorio, nella sostenibilità del nostro sistema basato su tracciabilità e certificazione del prodotto ed impianti intensivi rispettosi dell’ecosistema».
 
Redazione