Insediamento tavolo della canapa: il settore agricolo ci crede

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tavolo della canapa

Ieri si è insediato il tavolo di filiera della canapa. Il Ministero delle Politiche Agricole sollecita il confronto verso un piano di settore in cui siano precisati obiettivi, fabbisogni e finanziamenti. Confagricoltura: è un’opportunità produttiva, oltre ai finanziamenti del fondo di rilancio delle filiere agricole minori, necessario attingere al Recovery Fund. Coldiretti ricorda i tanti usi della canapa e stima un giro d’affari potenziale di oltre 40 milioni di euro. Cia: il comparto canapicolo è performante e green, ma va migliorata la Legge 246/2016 sulla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, ci sono ancora troppe incertezze. 


Il Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali (Mipaaf) e le tre maggiori associazioni di categoria agricole sono concordi nel credere nelle opportunità del comparto della canapa e prendono tremendamente sul serio la sfida del rilancio di una filiera che fino alla metà del secolo scorso aveva dato tante soddisfazioni all’Italia. Purché si eliminino una volta per tutte le incertezze normative.
E’ quanto emerso alla riunione di insediamento, tenutasi ieri in videoconferenza, del tavolo interministeriale della canapa industriale, che ha coinvolto, oltre al Mipaaf, i ministeri di Interno, Giustizia e Sviluppo Economico, e poi Agenzia delle Dogane, Arma dei Carabinieri, Crea, Ismea, Agea e tutti gli attori del comparto. Riunione in cui, come ha fatto sapere una nota del Mipaaf, si è parlato anche dell'utilizzo «di parte dei fondi messi a disposizione per il 2021 dall’ultima Legge di Bilancio, pari a 10 milioni di euro».
«Oggi poniamo le basi per rilanciare e sostenere le produzioni nazionali di canapa, una pianta nelle cui potenzialità crediamo molto – ha detto il sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L'Abbate -. Auspicando un confronto attivo e proficuo con i protagonisti della filiera, ci poniamo l'obiettivo di approvare un piano di sviluppo del settore affinché si evidenzino i fabbisogni e le necessità del comparto, così da intervenire con finanziamenti adeguati in grado di farne crescere la produzione vista la molteplicità di finalità di utilizzo di questa pianta».
«La crisi economica in atto - ha osservato Confagricoltura nell’incontro - si supera dando alle aziende agricole anche nuove prospettive e mercati innovativi: la canapa può essere davvero un’importante opportunità per le imprese, con risposte in chiave produttiva, nei settori emergenti della bioeconomia, ma anche in chiave ambientale. Poi non bisogna dimenticare che pure l’agricoltura è chiamata a contribuire al contrasto dei cambiamenti climatici e al raggiungimento dell’obiettivo di neutralità carbonica al 2050 attraverso la sua capacità naturale di assorbire CO2 in percorsi di carbon farming, dove la canapa potrà assumere un ruolo incisivo». Ad avviso di Confagricoltura è giunto il momento di superare tutte le incertezze legate alle singole destinazioni d’uso della canapa industriale che ne hanno frenato lo sviluppo e di collaborare alla costruzione di un percorso di crescita del settore che possa essere una concreta opportunità per le imprese agricole, anche in relazione ad eventuali riconversioni di alcune produzioni. «Attendiamo dal Tavolo - ha concluso Confagricoltura - proposte e impegni condivisi ed efficaci, a partire dai finanziamenti previsti dal Fondo per la tutela ed il rilancio delle filiere agricole cosiddette minori (tra cui la canapa), che ha una dotazione complessiva, per il 2021, di 10 milioni di euro. Sarà pure importante la possibilità di accedere alle ulteriori risorse del Recovery Fund per un settore che necessita di investimenti in ricerca e sviluppo e in filiere strutturate».
«Uscire dalla giungla di norme e controlli e dare una uniformità di applicazione della legge a livello nazionale al di fuori di singole interpretazioni a livello locale». E’ quanto chiesto da Coldiretti, che ricorda: «in Italia i terreni coltivati a canapa nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte superando i 4000 ettari da Nord a Sud della penisola, dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Fino agli anni ‘40 la canapa era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore al mondo dietro soltanto all’Unione Sovietica, poi il declino per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta». «La canapa sta vivendo oggi una seconda giovinezza – aggiunge la Coldiretti – con un vero e proprio boom su più fronti dall’alimentare alla medicina. In commercio si trovano dai biscotti e dai taralli al pane, dalla farina di all’olio, ma c’è anche chi la usa per produrre ricotta, tofu e una gustosa bevanda vegana, oltre che la birra. Dalla canapa si ricavano inoltre oli usati per la cosmetica, resine e tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. Se c’è chi ha utilizzato la cannabis per produrre veri e propri eco-mattoni da utilizzare nella bioedilizia per assicurare capacità isolante sia dal caldo che dal freddo, non manca il pellet per il riscaldamento che assicura una combustione pulita». «Si stima – conclude la Coldiretti – un giro d’affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro con un rilevante impatto occupazionale per effetto del coinvolgimento di centinaia di aziende agricole».
Per Cia – Agricoltori italiani «a livello nazionale, ma anche europeo, ci sono margini importanti per dare impulso al comparto, particolarmente performante e green». «Oggi - spiega Cia - le centinaia di aziende agricole che stanno investendo su questa coltura (+200%), portando a oltre 4 mila gli ettari di canapa seminati, chiedono un necessario salto di qualità che sostenga questa importante occasione di reddito agricolo e il loro contributo a sviluppare produzioni sempre più innovative, capaci di ridurre il consumo di suolo, favorire le rotazioni agronomiche, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli pesanti». «Dal Tavolo di filiera è, dunque, urgente -sottolinea Cia - che si proceda, subito, anche all’istituzione del tavolo di settore, appena annunciato, e che s’intervenga per migliorare la Legge 246/2016 relativa alle disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. Il settore canapicolo resta, infatti ancora imbrigliato in incertezze normative che ne frenano la crescita, nonostante la stessa legge abbia tentato di ridare fiducia alla coltivazione e alle sue trasformazioni». «Allo stesso tempo - conclude Cia - occorre orientare al meglio le risorse a disposizione, come i 10 milioni stanziati per le filiere minori nell’ultima Legge di Bilancio, e attrarre le opportunità rappresentate dalla nuova Pac e dalla transizione verde Ue, ambiti che posso a buon diritto annoverare la coltivazione canapicola in quanto promotrice di pratiche agronomiche sostenibili».


L.S.