Bob Verschueren: il land artist che provoca domande

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Bob Verschueren è un artista visivo autodidatta, nato in Belgio, nel 1945. Ha iniziato la sua carriera artistica alla fine degli anni Sessanta praticando la pittura. Nel 1978 si è rivolto alla Land Art creando dei "Wind paintings", pigmenti naturali diffusi nel paesaggio dal vento e dei "Light paintings", una riflessione sulla natura di fronte alla luce.
Dagli anni Ottanta, per realizzare le sue opere, utilizza esclusivamente materiali naturali, soprattutto piante. Da allora, ha creato più di 250 installazioni in Europa e altrove.
Per ogni sua opera, Bob Verschueren si assicura che l'architettura del luogo, la natura e il materiale scelto siano in perfetta armonia. Rimossi dal loro ambiente naturale, gli elementi raccolti per costruire gli impianti sono destinati a decomporsi. In questo modo Verschueren mette costantemente in discussione il legame indissolubile tra la vita e la morte.
Esplora anche altri campi come il suono (Catalogue de plantes), l'incisione (Phytogravures), la fotografia... Una terra desolata, una foresta, uno spazio espositivo diventano per lui tanti spazi di sperimentazione. Solo due delle sue opere sono permanenti. Sono presentate a Bruxelles presso la Maison d'Erasme e il Jardin des Visitandines ed entrambe costituiscono una bolla di meditazione all'interno della città.
“Le mie opere non contengono messaggi. Evocano più le mie domande sui rapporti antinomici tra la vita e la morte, la creazione e la distruzione, sul posto dell'uomo nella natura e sui rapporti tra etica ed estetica. Cercano inoltre di cambiare il nostro punto di vista sui rifiuti e di farci riflettere sui problemi che ne derivano.
Ogni opera ha il valore di una metafora e non di un simbolo. Non voglio incapsulare le mie opere in letture obbligatorie e univoche. Preferisco lasciarle all’interpretazione di ognuno, con la propria sensibilità, la propria conoscenza. Cerco di dare alle mie opere un carattere da evento. Quando un'opera entra in risonanza con il luogo in cui viene installata, diventa evidente, instaurando una tensione tra l'atemporalità della proposta e la sua natura effimera.
Per me, la natura effimera di un'opera ha un'influenza sul modo in cui la gente la guarda. Ritengo che ogni visitatore di una mostra sia portatore della sua memoria. La fotografia di un'opera non è la finalità della stessa, ma una parte della sua memoria.
Nella stragrande maggioranza dei casi, i materiali utilizzati sono dei rifiuti. Il passaggio dallo status di "natura" a quello di "spazzatura" è uno dei punti centrali della mia riflessione.
Vedo l'intera opera come una sorta di viaggio iniziatico, in cui la natura mi dà vere e proprie lezioni di filosofia, lezioni di vita".

 

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin